Deanston 18 yo (2019, OB, 46,3%)

Di Deanston, distilleria “fuori museo dentro liceo” – vale a dire respingente come una fabbricaccia modello Thatcher dall’esterno ma affascinante e old style all’interno – si è già scritto. Situata sulla strada che da Stirling porta ai Trossachs, dove i Glaswegians amano andare in gita, è una meta sottostimata. Così come non pienamente riconosciuto è il valore del suo (poco) single malt. Fratelli Branca da poco lo importa in Italia e ci ha gentilmente spacciato sottobanco una dose del novissimo 18 anni. Al contrario delle precedenti edizioni in batches dalla confezione marrone, soltanto affinate in barili ex bourbon di primo riempimento, il malto in questione invecchia totalmente in questo tipo di botti, di norma molto marcanti. La gradazione di 46.3% rimane identica, ma non siamo qui per giocare ai piccoli chimici, bensì per berlo.

dstob.18yov3N: pressoché analcolico all’impatto, colpisce una pulizia di aromi non comune. Mostra un ottimo bilanciamento tra acidità (torta al limone, cedro candito) e dolcezza, molto spontanea: ha sì note di vaniglia, pere sciroppate e mele cotte, ma non sembra una dolcezza “pompata”, bensì raggiunta naturalmente, senza eccessi né artifici. Albicocca disidratata, suggerisce G.I. Joe Bombana, che beve con noi. È un whisky che sa di whisky (ci sono tante note di cereale), e ha un tratto fresco, come di erba appena tagliata, felce, perfino un che di garza… Stupisce che siano solo barili first-fill. C’è una punta di spezie del legno (noce moscata, cocco essiccato) a rivelare il peso del tempo – pardon, del barile.

P: cremoso, piacevolissimo, conferma le premesse del naso. Qui i barili first fill si sentono molto di più, con crema pasticciera, vaniglia e shortbread. Molto burroso, senza però mai diventare stucchevole. Anche la parte fruttata rifugge gli eccessi: è “giallo” senza però essere succoso, con ananas disidratato e miele – ma non troppo dolce, diciamo miele d’eucalipto, perché siamo gente che vuole stupire. Buccia d’agrume, con un sentore delicatamente amaro: arancia amara? Il tutto è come ben inscritto in una cornice di legno, perché i 18 anni si sentono anche qui, pur senza prevaricare: spezie chiare, liquirizia e legno di balsa, dolce.

F: l’età vien fuori, con note di rovere, altra crema e pasta di mandorle. Un baleno di spezie e… avete presente le nocciole al miele?

“Sembra talco, ma non è”, cantava quella tossicodipendente di Pollon nei cartoni animati anni ’80. Anche questo Deanston sembra semplice, ma ha una sua grande profondità, piena di sfumature. È come l’arte concettuale, ci si illude che la possano fare tutti, ma in realtà il difficile è pensarla. Resta davvero equilibratissimo, dolcezza e parte amara non lottano mai, si contendono la palma del migliore in campo a suon di colpi di fioretto, evitando pugni e schiaffi. Sia lode alla misura: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Kinks – Mister Pleasant

Mystery Orkney 2006 (2019, Signatory Vintage for Die Whiskybotschaft, 64,8%)

Nel tripudio di Highland Park non dichiarati che da qualche tempo stanno invadendo il mercato degli imbottigliatori indipendenti, tempo fa abbiamo adocchiato (e comprato) questo Mystery Orkney 2006/2019, un single cask ex-sherry refill imbottigliato da Signatory per Die Whiskybotshaft, negozio e locale tedesco. La gradazione mostruosa ci ricorda che sì, è cask strength.

N: ti schiaffeggia senza aspettare di presentarsi con un uno-due di cerino spento, rame, zolfo, torbina fumigante. Dopo un po’ si agita sotto una nota di frutta supermatura, arancia quasi andata, albicocca matura, cioccolato, mon cheri… L’acqua, tanta acqua, lo rende più dolce, più aperto, con note decisamente più fruttate, ancora mele cotte e arancia.

P: al primo sorso sei steso, al secondo l’alcol continua a sentirsi, ma resta più aperto e complessivamente godibile. Torba minerale, ancora note sulfuree e minerali. Più fruttato, con frutta cotta, ancora arancia rossa troppo matura. Ciliegia sotto spirito. Molto speziato, cannella. L’acqua apre, rende l’esperienza più godibile, ma il profilo resta il medesimo: sulfureo, metallico e ramato, molto sporco, con uno sfondo di frutta cotta e cannella.

F: sulfureo ancora, lungo, legno caldo allappante e note amare, speziate, cioccolato fondente, frutta rossa e arancia amara. Ma soprattutto sulfureo.

Ora, noi amiamo il grado pieno, per carità: ma a questa gradazione l’impatto non è solo sull’esperienza (al palato devastante), è disturbante complessivamente – a maggior ragione su un profilo del genere, contundente e spigoloso e sporco come pochi. L’aggiunta di acqua è dunque essenziale: e pure, comunque, la componente sulfurea è fin troppo aggressiva per i nostri gusti da donnicciole, dunque ci fermiamo a 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Massimo Pericolo – Amici.

SMWS Italia @Mulligan’s – 26.3.2018

Con un paio di settimane di ritardo diamo conto di una degustazione molto importante appena tenutasi a Milano – molto importante non tanto, o non solo, per la qualità delle bottiglie aperte, che commenteremo tra poco, quanto piuttosto per l’imbottigliatore coinvolto: da pochi mesi, infatti, è tornata in Italia la Scotch Malt Whisky Society, quella società che – per intenderci – imbottiglia whisky senza dichiarare la distilleria, o meglio nascondendola dietro ad un codice e legando ad ogni codice un aforisma. Si tratta di una realtà storica, anche se è stata fondata ‘solo’ nel 1983, perché ha avuto il merito di essere tra i principali responsabili della fase moderna del mercato del whisky: fin dall’inizio ha puntato sull’imbottigliamento di single cask, a gradazione piena… Dopo la prima fase, iniziata come pionieristica e quasi dilettantesca e culminata con un grande successo globale, la SMWS è passata nel 2004 al gruppo Glenmorangie, che l’ha gestita fino al 2015, quando è stata acquisita da un gruppo di investitori privati, che ha deciso di rilanciare completamente il prestigioso marchio.

Tra le novità spicca la volontà di trovare dei brand ambassador nei vari paesi, che si assumano onere ed onore di tenere una degustazione nei locali affiliati per presentare ogni nuovo lotto di imbottigliamenti: dopo qualche anno di delusioni tricolori legate alla SMWS, finalmente in Italia la Society è tornata, e per farlo si è affidata al grande Mauro Leoni, già animatore del Gluglu Whisky Club come Glen Maur, collezionista e straordinario appassionato dell’amata acquavite di cereali. Prossimamente abbiamo in programma un incontro con Mauro, Brand Ambassador italico, per farci raccontare nel dettaglio le novità della SMWS, sia a livello aziendale che grafico, i progetti suoi e dell’azienda-madre – quindi, come si suol dire, stay tuned. A Milano sono due i locali-embassy della Society, il Mulligan’s e l’Octavius @The Stage, per quanto molto diversi entrambi iconici della Milano-da-bere. Noi siamo stati proprio al Mulligans per la presentazione dell’ultimo batch di imbottigliamenti, per i quali riportiamo le nostre impressioni qui sotto; segnaliamo come si tratti dei single cask più ‘giovani’ del lotto, dato che il BA non ha modo di scegliere le bottiglie da aprire, ma dipende in questo dalle scelte verticali della proprietà – questo è probabilmente un aspetto su cui lavorare per il futuro, ma sappiamo che Mauro è animato da grande volontà in questo senso. Per acquistare le bottiglie, in ogni caso, bisogna registrarsi al sito inglese ed effettuare gli ordini direttamente da lì: non si può comprare direttamente nei locali-embassy.

Ora le tasting notes, in forma di sentenza, di tre dei cinque assaggi – che ci volete fare, la compagnia era piacevole e mica abbiamo scritto tutto. I voti, come sempre in questo caso, sono ancor più aleatori del solito, segnati per ricordare la classifica di gradimento, diciamo.

foto random pescata ‘dal web’ – ma le nuove bottiglie sono così

39.159 A whale of a time

Tanta pera al naso, piuttosto zesty; una nota di polish e un velo di cera d’api; pasta di mandorla e pandoro. Complessivamente la gradazione è molto coprente, resta alcolico anche al palato. Giovane e onesto, era un Linkwood di 9 anni. 83/100

107.2 Bloodshed at the old sawmill…

Anch’esso ‘spiritoso’ ma buono, soprattutto al palato (per la cronaca e per i supergeek, i barili di bourbon usati dalla distilleria sono quasi tutti di Heaven hill, ci dice Fabio Ermoli) – al naso note segheria, poi note zesty, limone; al palato, più morbido e convincente, anche un sentore inaspettato di datteri. Siamo lì con il primo, forse ci ha convinto un po’ di più quello, ma non ci sbilanciamo sulla valutazione. La distilleria è Glenallachie, 9 anni di maturazione. 83/100

68.14 An Old Fashioned on a roller coaster

Molto diverso dagli altri, si sente l’apporto aggressivo del legno (un hogshead re-charred, presumibilmente sherry): sciroppo d’acero, aceto di mele; tabacco da pipa, anzi quel profumo dei contenitori di legno del tabacco da pipa. Complessivamente è piaciuto poco (“puzza”, diceva qualcuno), a mio gusto è rimasto piacevole ma con un po’ troppe note di aceto di mele. Molto particolare, però, e per questo non scenderemmo sotto al 80/100. Trattavasi di Blair Athol, 8 anni.

In tutta onestà, gli imbottigliamenti assaggiati non sono stati travolgenti, anche i due (tre, compreso il piacevolissimo secondo batch di Exotic Mango, un blended malt di casa SMWS che ha avuto davvero grande successo) – ma d’altro canto si trattava per lo più di single casks piuttosto giovani, dai prezzi comunque coerenti col mercato (intorno alle 60€). Come detto sopra, sappiamo che lo stesso Mauro spera di convincere la proprietà a farsi inviare anche bottiglie di fascia più alta – bottiglie che comunque saranno sempre disponibili all’assaggio nelle ambasciate della Society. Qui a fianco la locandina del prossimo evento: noi non ci saremo perché saremo in Scozia per lo Spirit of Speyside, ma a chi può consigliamo caldamente la presenza: verrano presentati gli imbottigliamenti celebrativi dei festival dello Speyside, appunto, e di Islay…