Tomatin 23 yo (1966/1990, Signatory Vintage, 46%)

Oggi, 27 marzo, è il vero International Whisky Day, secondo la volontà del grande Micheal Jackson – no, burloni, non il cantante appassionato di auto-sbiancamento, antidepressivi e infanti, bensì il celebre scrittore di birra e whisky. Ci piace celebrare l’occasione con un sample speciale, donatoci dal magico GPP, ovvero un Tomatin del 1966, imbottigliato da Signatory Vintage ormai 29 anni fa. Non è un single cask, ma sono quattro: i barili 9250 – 9253. Siamo fortunati ad avere amici del genere, o no?!

N: il naso è di quelli suadenti, complessi e delicati che solo i whisky del passato riescono ad avere. E allora ecco una patina intensa di carta vecchia e polverosa, di sala manoscritti in biblioteca (questa è per pochi, andate di più in biblioteca!) e candela spenta (forse un poco di torba, perfino). Da non dimenticare però è anche quel che si agita lì dietro: ricca la frutta nera (ribes e mora), poi prugne secche, melograno e un gran sentore di mele. A fare da collante, una seducente nota di pasticceria turca.

P: con ogni probabilità, nel corso degli anni ha perso qualcosa nella gradazione, e la sensazione tattile al palato ne risente un poco. C’è anche una leggera nota metallica, come di rame, ma resta in onda lo spettacolo di un intero frutteto che si infrange sul palato (buccia di mela rossa, pompelmo rosa, fragola). Molto ‘vecchio stile’, con robuste botte di malto e ancora una sensazione di stoppino. Tè lasciato in infusione a lungo.

F: vien fuori un pizzico di amarino, anche se si mantiene su livelli di piacevolezza importanti. Carruba e farina di castagna.

Elegante e coerente con le sue radici di whisky d’antan, in grado di mostrare tutta l’intensità fruttata di Tomatin e quelle straordinarie note ‘setose’ di cera e cantina polverosa, che – lo sapete bene – per noi sono garanzia di salivazione aumentata e sbrodolamenti vari, e che si trovano solo nei malti del passato. Provate a negare l’evoluzione in bottiglia, provateci, dai! La risolviamo fuori, eh?, con le mani! Se solo avesse avuto un palato un poco più vivo, saremmo volati via ben oltre le soglie di 89/100. Grazie infinite a GPP, promettiamo di ricambiare degnamente appena avremo occasione.

Sottofondo musicale consigliato: The Honeydrippers – Sea of Love.

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Ospitaletto Whisky Festival 2014

1898688_10203455085846149_744983341_oCome sapete, l’Italia si pregia di avere tre whisky festival: Milano, Roma e… Ospitaletto! Per il quarto anno consecutivo, GP e Dameris hanno preparato un tasting di livello altissimo, e per il quarto anno consecutivo la fortunata comunità che gravita attorno al forum singlemaltwhisky.it si è ritrovata per una splendida giornata di amicizia, carne alla griglia e beh, naturalmente tanto single malt! Oltre al parterre previsto, ci sono state numerose integrazioni: innanzitutto, il forum ha assaggiato e dato la propria opinione su cinque samples di botti di Arran, per consigliare Claudio e Davide che prepareranno un imbottigliamento speciale, forse già per Roma; poi, i Laphroaig sono diventati tre, per un istruttivo confronto tra invecchiamenti in barrels e in hogsheads; e infine, il sommo Giuseppe Gervasio Dolci ha omaggiato i presenti di uno splendido Tobermory del 1972 imbottigliato da Moon Import per la serie “De viris illustribus”… Insomma, uno spettacolo. Un saluto e un abbraccio vanno a tutti gli amici che abbiamo ritrovato e che non nomineremo: come si suol dire, you know who you are. Un ringraziamento enorme va a GP e Dameris, che come sempre sono stati ospiti eccezionali, di simpatia e disponibilità veramente uniche, regalandoci un pomeriggio speciale: grazie!

Come al solito, alcuni whisky li abbiamo assaggiati lì, e vi proponiamo qui sotto delle tasting notes un po’ discorsive e ‘buttate lì’; prendetele con le pinze, insomma! Del Mannochmore, che uno di noi ha avuto il piacere di presentare, avevamo già parlato qui: delle altre bottiglie, attendetevi nei prossimi giorni recensioni più approfondite…

foto 3-2Bladnoch 23 yo (1977/2000, OB, Rare Malts, 53,6%)

Una bella sorpresa da una distilleria misconosciuta: un malto pulitissimo, con l’invecchiamento in bourbon ben presente e vivo, con note di vaniglia, cocco, frutta gialla e tanta crema; sfumature agrumate, soprattutto al palato, molto gradevoli, e punte erbacee e cerealose, soprattutto verso il finale. Così a naso, gli daremmo 86/100: semplice, pulito, va dritto per dritto verso l’obiettivo.

Schermata 2014-02-24 alle 11.57.37Ardbeg 17 (circa 2000, OB, 40%)

Questo quasi diciottenne di Ardbeg, sostituito nel 2006 dall’Airigh Nam Beist, ha un livello di ppm più passo del Blasda: ma che diversa personalità…! Molto più corpo, a dispetto della gradazione, davvero cremoso e masticabile; leggero, certo, ma proprio per questo pericolosamente bevibile… Perfetto equilibrio tra marinità torbata e una dolcezza di caramello e vaniglia, veramente ottimo. Punte di confettura di fragole al finale, e soprattutto dopo un po’ punte di formaggio (di grana, per la precisione…) al naso. Notevole, un Ardbeg easy ma di personalità. 87/100.

foto 4Laphroaig 11 yo Cairdeas ‘Master Edition’ (2010, OB, 57,3%)

Ops, Claudio ci perdonerà… ma abbiamo perso il foglietto in cui ci eravamo appuntati le nostre note! Di sicuro, ricordiamo che l’avevamo segnalato come un perfetto esempio di giovane Laphroaig ‘moderno’, con un mix di legno, liquirizia, note tropicali e speziate… Buono è buono, fidatevi! Saremmo stati attorno all’88: se ritroviamo le tasting notes che abbiamo scritto, giuriamo!, le pubblicheremo…

Sottofondo musicale consigliato: Anna FDNA, che si prolunghi il clima di festa!

Da Ospitaletto a Roma: Port Ellen 10th release (1978/2010, OB, 54,6%)

Ed eccoci qui a chiudere con i whisky assaggiati a Ospitaletto due settimane fa; chiudiamo alla grande, con la decima edizione del Port Ellen ufficiale. E tra poco inizia lo Spirit of Scotland… Ma insomma, non divaghiamo: il colore di questo malto di 32 anni è dorato chiaro.

port ellenN: rispetto all’undicesima, riconosciamo alcuni tratti comuni ma subito distinguiamo sensibili differenze: è come se le stesse componenti comparissero in diverse proporzioni. Là era un naso ‘caldo’, cremoso e aperto; qui si fa tutto più affilato e nervoso. C’è una prevalenza dei tratti più isolani e austeri (torba ancora vivace, iodio) e una bella mineralità a rendere il tutto più spigoloso (note di motore diesel?). Come se non bastasse, un bel po’ di limone e una nota intensa di cera completano il quadro. Poi, certo, anche vaniglia e frutta (la solita banana, però acerba, pere). Latte di mandorla, a complicare con austerità una ‘dolcezza’ sempre composita.

P: del naso si recuperano immediatamente una stratosferica (beh? A noi piace un sacco!) nota di cera, che prelude a una dimensione minerale molto buona e intensa. Se il lato affumicato cede qualcosa, la torba è lì, bella salda e ‘vegetale’. Solo parzialmente più in disparte si agita una dolcezza, fruttata, tra la vaniglia, il marzapane, ancora latte di mandorla, poi frutta matura (cocco e banana). Liquirizia.

F: il finale vede il predominio del fumo, quasi catrame, gomma bruciata. Un po’ di cera e un’astratta dolcezza.

L’undicesima edizione è più rotonda, è un whisky quasi ‘perfetto’ nel bilanciamento di tutte le componenti in gioco, tutte presenti e intense. La decima è invece più nervosa, austera e instabile, ma con note – se vogliamo – più personali e comunque di notevole intensità. C’è stato contrasto nell’assegnazione dei voti: senza rivelare chi preferiva quale, alla fine ci siamo accordati sull’eccellenza di entrambi. Serge la pensa così, mentre Ruben così. Quindi 93/100 ad entrambi, e via così.

Sottofondo musicale consigliato: Pink FloydThe great gig in the sky (e ne approfittiamo per consigliare un bel libro di Michele Mari, Rosso Floyd)

Ospitaletto Whisky Festival pt.2 – Laphroaig 10 yo Cask Strength (2007, OB, 55,7%)

Proseguiamo nel nostro riepilogo dei malti assaggiati all’Ospitaletto Whisky Festival, procedendo in ordine sparso… L’ultimo whisky bevuto è stato un Laphroaig 10 anni Cask Strength, imbottigliato nel 2007; la serie è ancora in commercio, ma – come ci ha insegnato Claudio – è sensibilmente cambiata a livello qualitativo da quando, tra 2009 e 2010, è iniziata l’era dei batch e delle patacche rosse sull’etichetta. Noi non siamo mai teneri con gli imbottigliamenti ufficiali di Laphroaig, ma dobbiamo ammettere fin d’ora che questo whisky ci ha pienamente convinto… Seguono stringate tasting notes.

13852_355941457854135_344763067_nN: affumicatura molto intensa, ma sotto si staglia un profilo davvero complesso; intensamente medicinale, con note torbate ‘minerali’; ci sono invitanti tracce marine, di salamoia, di motore acceso. Segue un tripudio di liquirizia, accanto a crescenti note fruttate molto ‘calde’ e marmellatose (tra l’arancia e la fragola). Buono buono. P: liquirizia, ancora, predominante in attacco, poi note medicinali sempre più intense, che integrate nel complesso ricordano quasi certi sciroppi per la tosse. Molta frutta, massiccia e buona, tra cui albicocche disidratate, banane, suggestioni tropicali… Sapido e marino, con l’affumicatura più composta rispetto al naso, ma sempre bella viva. F: come dice Claudio, “se non c’è liquirizia al finale, non è Laphroaig”. Beh, qui c’è… Poi note di cenere e perfino di bacon.

Decisamente migliore rispetto ai Laphroaig ufficiali più recenti che ci è accaduto di bere, complesso, intenso, equilibrato, pieno di sfaccettature, meritevole di essere bevuto con calma. Se verrete allo Spirit Of Scotland, festival romano ormai sempre più imminente, noi saremo al banchetto di Laphroaig e Angel’s Share a dare una mano, e ci farà piacere chiacchierare di whisky magari sorseggiando proprio questo dram: siamo curiosi di sapere che ne pensate voi, cari ventisei lettori (ché noi ne abbiamo più di Manzoni), perché il giudizio di Whisky Facile è 90/100. Questo è ciò che ne pensa Serge.

Sottofondo musicale consigliato: Ms MrBones.

Ospitaletto Whisky Festival 2013

DSC_0006Il 2013 del whisky si è ufficialmente aperto sabato scorso, con la terza edizione dell’Ospitaletto Whisky Festival, convention nazionale (così c’era scritto, così era) del forum singlemaltwhisky.it; whisky facile non poteva mancare, con una delegazione limitata ma impreziosita da un’acconciatura più che discutibile e da un hangover sconfitto solo faticosamente e a colpi di malto. Gli impeccabili padroni di casa Gian Paolo e Dameris hanno approntato per tutti i presenti un programma eccellente: ampio aperitivo con abbondanza di carne di maiale, formaggi e grassi saturi, annaffiato da quattro birre del birrificio artigianale Fratelli Trami (chi scrive non capisce nulla di birra ma ha molto apprezzato la weiss Col De Serf e la bruna Grostè), il tutto seguito dal tasting vero e proprio, con sei malti di specchiata nobiltà presentati dalle sapienti parole di Claudio Riva e Davide Terziotti. Prima di entrare nel dettaglio dei whisky, nel salutare tutti gli amici che si sono ritrovati mi permetto una menzione speciale per Monica del team-Sacile, che eroicamente ha abbandonato a casa marito e figli malati per raggiungerci da sola in treno e che mi ha omaggiato di un sample di Port Ellen 19 anni Hart Brothers… Chapeau. Altra menzione d’onore, ça va sans dire, per il Ciambellone.

DSC_0041Ma tuffiamoci a pesce nei whisky: il primo assaggio è stato un’esclusiva assoluta, ovvero un undici mesi in bourbon di Puni, ovvero l’invecchiamento – per ora – massimo della neonata distilleria altoatesina. Mi è piaciuto, debbo dire, rispetto agli imbottigliamenti fin ora proposti assomiglia di più – ovviamente – al whisky che sarà; la gradazione piena di certo ha aiutato. Poi, questo il parterre: Craigellachie Rattray 20 anni (1991-2011), Glenfarclas 25 anni ufficiale, Clynelish della serie Coilltean di Samaroli 1995-2008 in sherry, il Port Ellen ufficiale 10th release, 31 anni (1978-2010), Ardbeg 10 anni (1993-2004) imbottigliato da Douglas Laing nella serie Old Malt Cask, ed infine il Laphroaig 10 anni Cask Strength, l’ultimo precedente l’era dei batch, imbottigliato a 55,7%. Bando alle ciance, eccoci alle tasting notes, come sempre in questi casi più brevi del solito e impreziosite dai suggerimenti dei presenti.

DSC_0052Del Glenfarclas 25 abbiamo già parlato in passato: Tomislav Ruszkowski, collezionista e appassionato croato, ci ha spiegato però che quello che abbiamo bevuto sabato era più vecchio, con la penultima etichetta della serie, ed anche un po’ più buono dei recenti imbottigliamenti ufficiali. Rispetto a quello che abbiamo recensito noi, in effetti era un po’ più buono, anche se non di molto… Il giudizio è stato condiviso dai presenti, e il discorso, per quel che mi riguarda, è il solito: non male, ma da un 25 anni in sherry mi aspetto qualcosa di più.

DSC_0012Craigellachie 20 yo (1991/2011, AD Rattray, 59,5%)

N: ci son subito note di ‘segheria’, di legno appena tagliato; c’è poi una frutta intensissima e molto varia: dalla frutta cotta (mele e prugne) alla frutta gialla, poi fichi freschi… molto buono. Note di caramello e vaniglia. Un naso semplice, standard, ma davvero molto godibile. P: Speyside, we love you! ancora colpisce l’intensità dei sapori, soprattutto di un’albicocca esuberante (in generale, molto fruttato); la dolcezza viene incrinata da una delicata nota di cera d’api, forse di propoli, che complica un po’ il palato e che a me è piaciuta un sacco. F: medio-lungo, non persistentissimo; pacchi di liquirizia. Il giudizio potrebbe essere intorno agli 86/100: un whisky semplice ma intenso e ‘saporito’. Approvato, peccato che i Craigellachie siano imbottigliati così di rado…

Domani, la seconda puntata. Intanto, sottofondo musicale consigliato: The Carpenters(Long to be) close to you.