Feis Ile 2018 Tasting #2 – Whisky Club Italia

Dopo le prime quattro chicche del Feis Ile 2018, completiamo il tour isolano con altri tre imbottigliamenti e le nostre stringate emozioni/impressioni. Con l’occasione ringraziamo ancora WhiskyClub Italia per aver dato la possibilità di assaggiare gli imbottigliamenti del Festival a tanti appassionati, la cui sola colpa è stata quella di non aver avuto per tempo la geniale intuizione di farsi una settimana di delirio whiskyco (?!) su Islay.

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Bowmore 15 yo Feis Ile (2018, OB, 52,5%)

Un po’ carico, il legno è molto presente e la prima sensazione è di una dolcezza bruciacchiata un po’ ‘troppa’, di mastice: e però si alza (e cresce di brutto) quella nota tropicale, di maracuja salata, che ci fa esplodere. Liquirizia dolce. Tostato, brioche dolce. Con acqua esce il floreale (si dice lavanda, buganville) Al palato l’esplosione tropicale è devastante, poi toffee e caramello. Un po’ di cicciolato bianco. Ricchissimo ma semplice. Piacevolissimo, l’acqua alleggerisce il naso e smarmella di toffee il palato. Il finale si chiude curiosamente su una combo di aringa affumicata e aghi di pino.
Mah. 86/100

Kilchoman 11 yo Feis Ile (2018, OB, 55,5%)

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Naso di pera (in ogni sua forma) e ostriche e scarpe di gomma. Lime, limone, limonata zuccherata. Sulle prime un po’ strano, si normalizza man mano che passano i minuti, lasciando svenire le suggestioni mentolate. Al palato è coerentissimo, con in più una vaniglia spiccata. Sarà che è il sesto, ma il fumo è molto leggero, in disparte. Buono, ‘banale’ ma di una banalità straordinaria. 87/100
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Bunnahabhain 2007 Feis Ile (2018, OB, 59,5%)

Il naso è unico. Note di paprika, worchester, tabasco chipotle e bbq sauce. Paprika affumicata. Grasso di porco. Liquirizia. Il palato mostra l’alcol, resta molto dolce e ricco di fumo intenso. Pieno, molto avvolgente, mentre al finale (breve) restano molto bbq e fumo. 86/100, ottimo ma monotono. Ma che naso…

Sottofondo musicale consigliato: Ulver – Southern Gothic

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Feis Ile 2018 Tasting #1 – Whisky Club Italia

IMG_4818Venerdì scorso abbiamo partecipato ad una degustazione davvero imperdibile: grazie a Whisky Club Italia e a Claudio Riva, giunto ormai al suo quindicesimo Feis Ile, abbiamo assaggiato sette imbottigliamenti proprio dal Feis Ile 2018, appena concluso. Qui il resoconto dei primi quattro dram, a domani per gli ultimi tre.

35051311_1924071064277876_1023718125155123200_nIl primo whisky assaggiato, in realtà, era questo Kilkerran di 8 anni, 1020 bottiglie da un paio di Recharred Sherry casks, imbottigliato per l’open day di Glengyle, a Campbeltown – l’evento che precede il festival di Islay.

Kilkerran 8 yo ‘Open Day’ (2018, OB, 58,4%)

Spettacolare. Nonostante un barile così attivo, lo sherry resta delicato, con note fruttate (fragola/lampone e mela rossa), e soprattutto perfettamente integrato con l’anima minerale e costiera (grafite, aria di mare, odore di porto) in evidenza. Eccezionale. Con acqua si apre e si scalda (accanto alla festa di frutta, sviluppa anche note di stalla, di pecora, secondo alcuni). 90/100

Seconda bottiglia aperta: un pezzo grosso del lotto di imbottigliamenti speciali, sua maestà Lagavulin! 18 anni, invecchiato in barili ex-bourbon a primo e secondo riempimento ed ex-sherry, solo 6000 bottiglie e prezzo in asta già alle stelle.

35247235_1925225954162387_8466141973693071360_nLagavulin 18yo Feis Ile (2018, OB, 53,9%)

Ottimo: naso straripante, grasso (grasso di maiale, ma anche arachidi), piccoli frutti rossi, mela gialla, ostriche molluschi e fumo smoggoso. Borotalco. Il palato è molto più bruciato, se vogliamo più ‘banale’ rispetto al naso. Biscotti al burro. Toffee. Dolcezza marcata, poco mare. Finale bruciatissimo e poco altro. Con acqua esplode l’agrume (arancia), complessivamente migliora un po’, si apre al mentolato, diventa sempre più medicinale. Il solito, eccellente Laga. 89/100

Terzo tempo? No, terzo dram! Ecco l’Eretico: Port Charlotte, il torbato di casa Bruichladdich. Miscela degli ultimi 5 barili rimasti dalle distillazioni del 2001, tra cui ex-bourbon ed “ex-french wine” (sic), di fatto è il più vecchio PC mai messo in commercio.

35198999_1926494890702160_6546022525564878848_nPort Charlotte ‘The Heretic’ (2001/2018, OB, 55,9%)

L’apporto delle botti ex-vino è abbastanza evidente (legno, frutti rossi, mirtilli). Torba ‘alta’ e pungente, salamoia, olive nere, una punta cremosa. Note mentolate. Agrume (lime/kumquat). Al palato il legno si sente tanto, poi inchiostro, agrumi e una cremosità veramente hardcore. Sale (ma non mare). A nostro gusto c’è un po’ troppo legno per essere un campionissimo, e pure è un dram molto godibile. 86/100

Non c’è tre senza quattro, si suol dire, no? Stavolta non è l’imbottigliamento per il festival, ritenuto non all’altezza, ma lo splendido 10 anni Cask Strength di Laphroaig. E Claudio se ne intende di Laphroaig, dunque…

35240548_1927903090561340_2836673315999842304_nLaphroaig 10 Cask Strength #10 (2018, OB, 58%)

Un Laph da manuale. Fumo, medicinale, lime, si sente tanto il profumo del cereale torbato dopo il giretto nel kiln. Tanta marinità: alga marcescente, suggerisce Claudio. Il palato esplode sulle stesse note, con una torba intensa e pneumatica (nel senso che sa di copertone!) infinita. Zenzero candito. Si chiude sulla liquirizia. Fumo aggressivo, molto persistente. Delizioso, semplice magari ma quintessenziale. 88/100

Sottofondo musicale consigliato: Iron Maiden – The Number of The Beast.

 

Connemara ‘peated original’ (2017, OB, 40%)

Tra gli addetti ai lavori e non è oramai opinione diffusa che il whiskey irlandese, a lungo bistrattato durante il Secolo Breve, si appresti a prendersi una saporitissima rivincita nei confronti del whisky scozzese. Sono molte le aperture recenti di nuove distillerie e ancora di più sono i nuovi marchi, che si alimentano tramite l’acquisto di botti dalle distillerie storiche. Tra queste, anche se non proprio dalla storia secolare, figura Cooley, fondata nel 1987 e autrice dietro le quinte di ottimi singoli barili, acquistati e imbottigliati da realtà indipendenti più o meno famose. Cooley, che nel 2012 è stata acquistata da jim Beam, ha inoltre da tempo creato una linea di whiskey torbati, a partire dal qui presente Nas ‘original’. Questo malto è nato per sparigliare alcuni dei clichè più consolidati dell’industria del whiskey irlandese: è infatti torbato e distillato non tre, ma due volte. Ci sono tutte le premesse per una sapida recensione.

connemara-peated-single-maltN: schietto e semplice: impasto del pane, tanto limone; biscotti ai cereali (quelli al malto e miele, ad essere precisi); e poi la torba, che si sente bene, intensa anche se delicata, con un po’ di liquirizia e lontano legno bruciato. Un’indistinta aura floreale, soooo irish!

P: corpo debole, molto etereo. Piacevole, più dolce e fruttato del naso: ha note di carambola perfino, poi di mela gialla. Vaniglia. Ancora cereali. Ancora torba, non brutale ma presente. Sa di zucchero bianco, di sciroppo di zucchero.

F: slegati alcol (l’effetto è quello di un profumo vecchio) e una torba a metà tra il plasticoso e il legno bruciato. Dolcezza astratta, forse la parte meno convincente.

La nostra valutazione si ferma un po’ a sorpresa (e già immaginiamo i lettori sbigottiti) a 78/100. Al naso tutto sembra far pensare a un whisky senza pretese ma piacevole, irlandesemente easy. Tuttavia al palato e al finale si perde tra un corpo insufficiente e qualche smagliatura alcolica di troppo. D’altra parte è pur sempre vero che questo insolito irlandese torbato varcherà la soglia di casa vostra se sarete disposti a spendere circa 35 euro, il che lo rende comunque un prodottino dal buon rapporto qualità/prezzo, coi tempi che corrono.

Sottofondo musicale consigliato: The Cranberries – Linger

Ardbeg 20 yo (1993/2014, Cadenhead’s, 55,9%)

Qualche giorno fa abbiamo assaggiato un Ardbeg Cadenhead’s dalle specifiche molto simili, solamente imbottigliato qualche anno prima, nel 2008. L’obiettivo, accostandovi in degustazione quello di oggi, era di cogliere eventuali differenze. L’inizio degli anni ’90 è tra l’altro un periodo molto particolare nella storia della distilleria, appena riaperta dopo un decennio di inattività. Questo ventenne è maturato in una botte ex bourbon, che ha sfornato 186 bottiglie. Piccola nota di colore (cupo): su whiskybase l’ultima quotazione è di 320 euro!

IMG_8621N: la prima cosa che impressiona è la grande somiglianza, è talmente simile che l’unico modo per non fare copia/incolla è concentrarsi sulle differenze: questo è più austero, con una vaniglia più nascosta; qui, se il fumo è appena più lieve, c’è di certo tanta più legna bruciata. L’agrumato è più verde, sul lime e cedro. Si tratta di un naso spigoloso, meno piacione ma -intendiamoci- le differenze non sono così marcate.

P: che schianto! Anzitutto, generalmente parlando, batte l’altro 3-0 in quanto a sapore. Poi, si assiste uno sperticato e folle equilibrio, che mai lo crederesti possibile, tra le componenti che all’unisono si contendono il primato. Anzitutto la dolcezza non è di sola vaniglia, ma si pregia di una quota di frutta gialla matura (pera); ancora tanto lime, bello succoso; liquirizia. Dall’altro lato, mare e torba sono imponenti e variegati: legno bruciato e sentori ‘chimici’. Infine, una gran sapidità. Che vivacità questa torba ventenne!

F: se nell’altro a un palato dolcissimo seguiva un finale di soli copertoni bruciati, qui la gomma arde in compagnia di una bella dolcezza vanigliata.

Questi single cask sono la ragione per cui il mito di Ardbeg, dopo gli anni d’oro delle distillazioni fino a metà anni ’70, continua ad alimentarsi anche ai giorni nostri. Se la produzione ufficiale della distilleria si è progressivamente normalizzata e anzi rimane, con l’eccezione del 10 anni, un po’ deludente in quanto a rapporto qualità/prezzo, gli imbottigliatori indipendenti ancora ci regalano (mai espressione fu più fuorviante) sprizzi di vera e maestosa ardbegtudine. Un whisky indomabile, prepotente eppure anche così raffinato e invitante alla bevuta. Pure magic: 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Godot – The fragrance of black coffee

Connemara Turf Mor (2010, OB, 58,2%)

Usciamo per un attimo dai confini della cara Scozia per assaggiare un whisky irlandese molto particolare, sfornato in edizione limitata dalla distilleria Cooley nel 2010, un anno prima della sua acquisizione da parte di Suntory. Questo imbottigliamento contiene malto torbato con una percentuale di fenoli di 58 ppm contro i 20 ppm delle uscite usuali della distilleria. A quel che ne sappiamo è l’imbottigliamento più torbato d’Irlanda. Ah, “turf mor” in irlandese significa “big peat”, fate voi…

irish_con8N: un whisky dall’intensità inaudita, ma su un profilo molto irlandese – ed è proprio questo che colpisce. Una muraglia di gomma fusa, solvente, cenere e gas di scarico si abbatte su una muraglia di limone, pera e vaniglia. In questa guerra senza quartiere, ogni elemento resiste indomito, andando a codificare un naso semplice, a suo modo ‘delicato’ e al contempo brutale.

P: limone, pasta di mandorle e noci; pera acerba, vaniglia, cedro candito e lime; gomma fusa. Ecco, provate a immaginare tutti questi sapori che vi devastano il palato con fiammate alcoliche contundenti. Poi aggiungeteci ancora un pizzico di violenza… ed ecco a grandi linee il profilo di questo whisky.

F: torba bella inorganica, gomma bruciata, disastro ambientale (?).

Se non sapete cosa fare una sera di queste e a un certo punto vi sentite tentati da un’esperienza estrema, evitate per una volta di legare la vostra compagna al letto e provate questo Connemara Turf Mor, un malto che è un viaggio di sola andata per l’inferno o per il paradiso (sul web si trovano infatti recensioni abbastanza contrastate, tra chi lo premia e chi esprime qualche riserva). Noi col voto ci fermiamo al purgatorio: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: NevermoreSound of silence a proposito di esperimenti estremi, ascoltatevi questa cover…

Benromach 10 yo (2014, OB, 43%)

Quando nel 1992 Gordon&MacPhail acquisì Benromach si dovette totalmente provvedere all’acquisto di tutti gli attrezzi del mestiere, come si usa dire, eccezion fatta per gli washback e lo stock di barili già in maturazione. Per riavviare la produzione ci vollero ben sei anni, ma da qualche tempo Benromach è tornata con fierezza nelle nostre case, sfornando tra l’altro un ampio core range. L’anno scorso è arrivata anche questa nuova versione di base, ottenuta con un mix di botti ex bourbon (80%) e botti ex sherry (20%), che hanno trascorso l’ultimo anno d’invecchiamento in botti ex sherry Oloroso first fill. Ne esiste anche una versione a grado pieno a 57%, che ci incuriosisce molto e di cui abbiamo giusto giusto un campioncino…

benromach10newlrgN: la nostra recensione del 10 anni imbottigliato nel 2011 iniziava con “lieve coltre di fumo…”; beh qui la coltre c’è ancora, ma non così lieve: si distinguono infatti perentorie zaffate di pancetta fresca affumicata. Molto particolari sono anche note nitide di succo di pomodoro. In generale è minerale, con salamoia a go go, sale e pepe. Un profilo strano e seducente, tra l’altro reso bello corposo da un latto zuccherino che via via si guadagna spazio: vaniglia in stecchette, frutta sciroppata e marmellata di mandarini. Tanto tabacco da pipa e malto fresco, cereali. Un ottimo naso e anche complesso, per così dire ‘soggettivo’, dove il portato esperienziale di ognuno si può sbizzarrire, indirizzando le suggestioni in molti sensi.

P: si conferma intensamente affumicato, ricordando ancora quella splendida pancetta. Il lato minerale/vegetale prende il sopravvento (salmastro, olive, ancora un poco di succo di pomodoro), arrivando a sembrare un po’ un Mortlach o un Longrow/Springbank per la particolarità di queste note ‘sporche’. C’è anche un’arancia ipermatura. Ancora tabacco, poi una dolcezza pesante di liquirizia (si sente anche il legno). Un gran misto di frutta cotta indistinta e bella corposa. Caramello salato.

F: di nuovo generosamente affumicato (braci). Come talvolta accade qui la torba pulisce molto, lasciando spazio a un bel sentore di legno.

Sapete che questo signorino di grande personalità appena diecenne si trova solitamente in vendita a meno di 40 euro? Sapete che difficilmente a questo prezzo potrete accaparrarvi un malto con un profilo così ben caratterizzato e personale? Beh, se lo sapete probabilmente una bottiglia l’avete già nel vostro angolo alcolico di casa. Al di là delle considerazioni squisitamente commerciali, dobbiamo comunque confermare l’ottima stampa di cui questo nuovo Benromach gode (su tutti leggetevi Serge), con un’unica avvertenza: si tratta di un single malt abbastanza particolare, con qualche nota contundente e per forza di cosa finirà per non incontrare i gusti di alcuni. Che non siamo noi: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Yoko Komatsu帰路2