whisky benriach 21 yo

Benriach 21 yo (1994/2016, OB for Pellegrini, 54,2%)

Dovete scusarci, perché ogni tanto ci distraiamo davvero tanto e ci capita allora di perdere certe chicche, addirittura in esclusiva per il mercato italiano. Ad esempio due anni or sono Pellegrini, l’importatore italiano di Benriach, ha portato a casa l’imbottigliamento di due single cask: uno era questo 10 anni invecchiato in Porto, che ci era parso eccellente, l’altro il whisky di cui leggerete tra poco. Benriach, che appartiene a Brown Forman assieme a Glendronach e Glenglassaugh, è una distilleria molto prolifica in quanto a imbottigliamenti, ma poco si sa di come vanno le cose tra le sue mura, non avendo un visitor center e non essendo dunque visitabile facilmente. Ci sono insomma tutti i presupposti per qualche leggenda spaventosa sul mostro che nottetempo si aggira tra gli alambicchi di Benriach; intanto noi, più modestamente, assaggiamo questo 21 anni invecchiato in un refill hogshead.

whisky benriach 21 yoN: si presenta torbatino, ma di una torba sottile, pungente. Un che di pasta del dentista e di chiodi di garofano… Tanta gomma, anche gomma bruciata. La tela cerata (e perché non un Barbour?). Dopo di che arriva una bella frutta, variegata (quasi tropicale): mela rossa, albicocca, forse perfino melone.

P: urca, pieno e aggressivo, molto intenso – la botta iniziale è massiccia. Resta molto torbato, ancora con pasta del dentista e fumo. La dolcezza è nuovamente di frutta arancione (melone, di brutto). Una spruzzatina di peperoncino. L’agrume emerge nitido, soprattutto con acqua, e lo definiremmo d’imperio come lime: anzi, ci folgora il buon Zucchetti, oscuro manovratore di questa recensione, con la sua immagine di caramella al limone frizzante. Poi, anice e liquirizia, anzi: finocchietto.

F: lungo, un po’ monodimensionale, tutto spinto sulla torba: resta molto chimico e torbato, gomma bruciata.

Dovendo mettere in parole le emozioni forti che questo single cask sa dare, lo divideremmo sicuramente in due parti: il naso è molto piacevole, oltre che ricco di sfumature certo insolite, come il melone e la pasta del dentista. Il palato, pur mantenendo le stesse curiose sorprese, ha un “problema” di aggressività, con tutti i sapori sparati a mille a sbaragliare l’incolpevole cavo orale. Intendiamoci, complessivamente resta un ottimo dram, di cui consigliamo vivamente l’assaggio, ma se è un daily dram che cercate… state sbagliando tutto: 86/100. Grazie mille a Samuel per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Glenn Miller & His Orchestra – Moonlight Serenade

 

 

 

BenRiach 10 yo (2005/2015, OB for Pellegrini, 58,9%)

Pellegrini è importatore di Adelphi e di BenRiach, e ormai tre anni fa ha imbottigliato due single cask della distilleria di Longmorn, all’epoca di proprietà di Billy Walker: per distrazione non ce n’eravamo accorti, ma per fortuna a emendare quest’onta ci ha pensato l’amico Samuel Cesana, collaboratore di Whisky Club Italia da qualche mese entrato a lavorare in Pellegrini, che ci ha portato alcuni campioni da provare. Noi, siccome in fondo siamo delle brutte persone, mettiamo subito il naso su quello che, sulla carta, temiamo di più: un 10 anni di maturazione di Porto. Sapete quanta paura ci faccia questa carta d’identità…

N: urca, che strano! Molto intenso e molto particolare, a tratti pare ricordare la dolcezza intensa di un bourbon (noce di Pecan, banana spappolata), e pure sembra molto più raffinato. Innanzitutto non si sente la pungenza vinosa e la legnosità sbracata di molti invecchiamenti in Porto, e questa per noi è già una buona notizia, lo sapete; non ha nemmeno i cliché organolettici del Porto, che esibisce quasi sempre una nota di marmellata di fragola, e anzi ha un profilo per noi assolutamente unico. Procediamo sparsamente, e quindi: uvetta intensa e intensissima, poi torrone morbido, quasi un po’ disciolto; malaga; cioccolato al latte e uvetta; un che di tuorlo d’uovo, anzi meglio: zabaione; caramello; cocco. Solo dopo un po’ vien fuori una nota un po’ speziata, ma sempre in abbinata a una dolcezza di fondo: viene in mente il panforte.

P: come era facile attendersi, resta davvero estremo: esplosivo, bizzarro e con bombe all’idrogeno di sapore. Diciamo un’eresia se ci sembra un bourbon finito in Porto?! La vinosità è infatti viva e vibrante, con il Porto evidente e integrato, con note di composta d’uva dolce – vinosità però innestata in una costellazione di richiami gustativi che ricordano quasi un bourbon, ancora con noce di Pecan e legno speziato; e poi ancora vaniglia, uvetta e cioccolato bianco; caramello. L’acqua sembra ‘seccare’ un po’ quella cremosità, pare anzi esaltare la componente legnosa – per questo quando lo assaggeremo di nuovo ne faremo a meno.

F: lunghissimo e persistente, ancora uvetta, uva nera e frutta secca grassa.

Grazie a Samuel, finalmente abbiamo trovato uno scotch invecchiato in Porto davvero buono. Incredibile! Siamo sinceri, il profilo è molto particolare: è molto carico, c’è tanto barile e la dolcezza da legno è molto intensa – al contempo però il contributo del Porto è armonico, si integra alla perfezione e, nel tripudio zuccherino, risulta quasi sfumato. Complimenti a Pellegrini per la selezione! 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fela Kuti – Water no get enemy.