Glen Keith 25 yo (1991/2016, Valinch & Mallet, 55,9%)

Davide Romano ci aveva pregato di aspettare, prima di recensire questo Glen Keith, perché quando ne abbiamo recuperato un sample era stato appena messo in vetro, e aveva bisogno di qualche tempo per stabilizzarsi. Sono passati più di nove mesi e adesso, come dire, è giunta l’ora fatale per questo campione. Distilleria chiusa nel 1999 e riaperta nel 2013, Glen Keith è famosa soprattutto perché teatro di esperimenti sulla produzione di single malt da parte della proprietà, Pernod, e del suo dipartimento “ricerca e sviluppo”.

valinch&mallet-geln-keith-25yoN: descrivendolo per sommi capi, ci stordisce subito un cestone di frutta: pesche gialle, mele cotte; poi dolciumi, quindi brioche con la marmellata (cioè confettura d’albicocca, per i secchioncelli), certe croste di torta quasi bruciacchiate… Strudel, e quindi cannella e mela cotta. C’è poi una particolare sensazione, come quando si mette lo zucchero a velo sulla torta calda, appena sfornata; poi, un sottofondo altrettanto ‘pesante’ da crema di marroni. Forse c’è una venatura minerale, ma compare solo a tratti. Marmellata d’arancia, in cottura.

P: se il naso era tutto giocato su suggestioni ‘cotte’, da dolciumi, da pasticceria, il palato è invece molto più fruttato – e certo non ce lo aspettavamo così… Esplode questo lato, si diceva, del tutto dominato dalla tropicalità: maracuja senz’altro, poi ananas maturo; pesche gialle. Ci vengono in mente i lokum (dolcetti turchi), e se dovessimo spingerci ad un’intollerabile divinazione, diremmo: lokum alla rosa. Poi, certo, resta una dolcezza bruciacchiata in sottofondo, ancora da torta dimenticata in forno quel minutino di troppo.

F: molto lungo e persistente, ancora molto fruttato e con note di torta.

È uno di quei barili in bourbon ‘eccessivi’, molto scuri, pesanti – almeno al naso, perché al palato svela una felice incoerenza e aggiunge un’ondata di frutta, soprattutto tropicale, molto piacevole e convincente. Non ci pare un mostro di complessità, ma punta tutto sull’intensità e questa, beh, è una fase che gli riesce molto bene: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ani DiFranco – Emancipated Minor.

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“Il whisky alla conquista del mondo”, pensieri sparsi di un Brand Ambassador

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Brand Ambassador del terzo millennio…

Ogni tanto, si sa, ci piace atteggiarci a persone serie e ben piantate nel mondo. E così abbiamo per una volta deciso di occuparci di whisky non col consueto approccio sensoriale ed emozionale, ma nella sua veste di prodotto di un’industria che muove centinaia di milioni di euro, con tutto il corollario di trend globali di consumo e strategie di marketing. Insomma, un mondo a noi molto distante e per la cui esplorazione ci siamo affidati ai pensieri ‘spettinati’ di Andrea Gasparri, Brand Ambassador Italia per il whisky di Pernod Ricard. L’intervista la trovate esattamente qui su L’Indro, una testata giornalistica online con cui uno di noi due ha recentemente iniziato a collaborare. Buona lettura!

 

Longmorn 15 yo (2006, OB, 45%)

Questo 15 anni è sempre stato l’unico imbottigliamento ufficiale di Longmorn, anche dopo l’acquisizione della distilleria da parte di Pernod Ricard nel 2001. Nel 2007 però è arrivato il pensionamento, il suo posto è stato preso da un 16 anni ridotto a 48% e alcuni appassionati non l’hanno presa granchè bene, giudicando il precedente imbottigliamento di maggiore qualità. Al di là della naturale nostalgia del passato sempre pronta a confondere i sensi e distorcere i giudizi, un dato oggettivo da considerare per un possibile cambio di personalità di Longmorn è la fine, nel 1994, della distillazione a fuoco diretto; il che significa che presumibilmente quasi tutto il distillato della nuova versione è stato prodotto tramite il riscaldamento a vapore.

longmorn-15yoN: un classico whisky ricco, tutto da godere grazie a generose note fruttate (frutta rossa, pesche sciroppate, uvetta) e a un malto cerealoso che riesce a emergere con personalità. Una punta agrumata ammicca, con una bella acidità che si guadagna spazio. Rotondo e a tratti cremoso, vaniglioso e mieloso.

P: in attacco rimane molto ‘sul pezzo’, di buona intensità. Tutto sommato semplice e orientato verso un misto di frutta rossa un po’ indistinta, nocciola e suggestioni di brioches fragranti. In definitiva è abbastanza coerente col naso, che però pareva più variegato. A suo modo risulta raffinato: non dolcissimo, equilibrato ma senza strapparsi i capelli.

F: nocciola, poi nocciola e ancora una bella nocciola. Maltosissimo e gradevole.

Appena possibile ci procureremo un sample del nuovo re solitario del core range Longmorn e confronteremo con molta curiosità. Per ora però non possiamo non condividere lo sconcerto di un bevitore abituale di questo buon 15 anni, che tra l’altro all’epoca veniva acquistato con un altrettanto buon rapporto qualità/prezzo, nel vederlo scomparire dagli scaffali dei punti vendita. Perché, perché, perché? Perché i tempi cambiano e chi ha avuto, ha avuto…noi diamo 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rosemary ClooneySway

Glenlivet XXV (OB, 43%)

Anche quest’anno la Pernod Ricard, rappresentata dal Brand Ambassador Andrea Gasparri, proporrà una masterclass durante il novembrino Milano Whisky Festival. Il parterre è davvero di tutto rispetto, con quattro imbottigliamenti ‘distillery only’ e due Glenlivet ufficiali, l’ormai irraggiungibile ‘Cellar’ e l’ultimo nato ‘Alpha’. Il consiglio, complice il prezzo veramente risibile della degustazione, è di non farsi sfuggire i biglietti rimasti, così come noi l’anno scorso non abbiamo mancato di partecipare all’evento Pernod Ricard del Festival. E proprio di quel piovoso giorno rinvanghiamo oggi il ricordo gradevole ma sbiadito di questo Glenlivet XXV, l’imbottigliamento ufficiale più anziano oggi nel core range della distilleria, ottenuto dal vatting di malto “finito” per un paio di anni in botti ex sherry Oloroso.

scotchtprN: come ci aspettavamo, c’è fin da subito un gran bailamme di frutta, bello compatto ma comunque variopinto (fragola, pesche gialle, un che di tropicale- ananas?- uvetta e prugne secche). Con anche una spruzzatina di arancia. Spicca poi una grande burrosità e maltosità; la suggestione è la solita brioche, ma anche il caffèlatte zuccherato, impasto per torte e zucchero bruciato. Questo whisky ci pare bello rotondo, elegante, cesellato. Conserva inoltre una sua freschezza, una lievità già percepita in altri Glenlivet pur attingendo alla grande anche da quanto il legno di botte aveva da offrire: incantevole il profumo di warehouse che rimane incollato al bicchiere.

P: complice forse la gradazione il corpo risulta leggermente penalizzato. Si confermano comunque una certa cremosità e una dolcezza levigata, tutta basata quest’ultima su sentori fruttati: ancora pesca gialla, albicocca, ancora note tropicali e uvetta. Al robusto apporto del malto si aggiungono qui nocciola e liquirizia. La legnosità diventa via via sempre più importante, senza però eccedere. Molto equilibrato, dunque.

F: gradevole, delicato e abbastanza lungo. Il quartetto è frutta, malto, legno e nocciola.

Siete amanti di whisky dai sapori delicati, sapientemente dosati per offrire un mix equilibrato di malto, legno e frutta? Sì? Beh, questo è il vostro whisky, non troppo impegnativo e con cui tuttavia è possibile giocare a lungo, viste le tante suggestioni (soprattutto olfattive) a cui può dare adito. Tutto molto appropriato, dunque, a parte il fatto che vi servirà un portafoglio altrettanto raffinato per portarne a casa una bottiglia; il prezzo infatti non è proprio popolare, ben oltre i 200 euro. Noi passiamo la mano e ci limitiamo ad appiccicarci sopra un numerino: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: il contesto ideale per questo Glenlivet Franco Battiato Summer on a solitary beach