Glen Keith 1988 (2018, Càrn Mòr, 42,5%)

Con l’aiuto dei prodi Morrison & MacKay, proprietari del marchio indipendente Càrn Mòr, torniamo a “celebrare il barile” di whisky con un Glen Keith di quasi 30 anni, maturato in un singolo barile ex-bourbon e imbottigliato quasi al pelo, alla gradazione piena di 42,5%. La serie si chiama appunto “Celebration of the Cask”, ma noi vogliamo dirvi le nostre due stupidaggini sulla distilleria: fondata nel 1957, è sempre stata una vacca da traino per i blended di casa Chivas (Chivas, appunto, 100 Pipers…), e ha visto un solo imbottigliamento ufficiale in passato come single malt. Chiusa per una decina d’anni, ha riaperto nel 2013. Embè?, direte voi a ragione: meglio bere (siamo affiancati dal sommo Marco Zucchetti e da Angelo Corbetta).

N: su due piedi lo definiremmo un mostro d’eleganza. Sicuramente tropicale (ananas maturo) e floreale (gardenia, tuberosa), si distingue poi per una super patina minerale di paraffina che tutto avvolge e ci sconvolge. In aggiunta ha tutto un lato verde fresco, di cereali e sentori balsamici (Zucchetti ha l’ardire di suggerire… la Brooklyn alla clorofilla, a testimoniare la zuccherinità). A margine un cenno di pasticceria e pasta di mandorle.

P: vive di stadi molto diversi e tutti esaltanti. Inizia oleoso, pesante e avvolgente. Sembra di sentire una viscosità da ricotta (eh? ma l’abbiamo scritto davvero? boh…); si passa poi alla fase balsamica, agrumata e fresca; infine, quasi non più attesa, inizia l’età dell’oro della frutta tropicale (maracuja), persistente e ricca.

F: lungo, con tanta frutta, tipo una bavarese e a suo modo pulito, erbaceo e maltoso.

Davvero buono, buono e buono. Ultra-complesso, come si richiede a un trentenne, stupisce anche e soprattutto per l’intensità, che con soli 42,5% poteva restare trattenuta: e invece è un muro di sapore, esplosivo a suo modo. La conferma che Glen Keith, superata una certa età, diventa un tripudio fruttato ed erbaceo, minerale ed oleoso. Ma shhh, non ditelo a Chivas… 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Massive Attack – Spying Glass.

Annunci

Aberlour 17 yo ‘Distillery Reserve’ (1999/2017, OB, 52,8%)

In una delle nostre recenti sessioni intensive di degustazione presso l’Harp Pub Guinness di Milano abbiamo affrontato una golosissima edizione di Aberlour: si tratta di un ‘Distillery Reserve’, cioè una serie di imbottigliamenti single o double cask, a grado pieno, delle distillerie del gruppo Chivas / Pernod, disponibili per l’acquisto solo lassù dove il whisky lo si fa. In questo caso, abbiamo davanti due barili (#4868 e #4886) ex-sherry Oloroso distillati nel 1999, imbottigliati dunque a 17 anni nel 2017. Roba forte, direbbe qualcuno: ringraziamo il prode Andrea del Monkey Whisky Club per essersi inerpicato fino ad Aberlour per portare a casa cotanta bottiglia. Siamo coadiuvati nella bevuta dal sommo Angelo Corbetta.

N: uno sherry monster fatto e finito, anche se decisamente più maturo e ‘pieno’ rispetto all’Abunad’h – ha note succosissime di frutta rossa, dalla ciliegia / amarena al lampone, poi cioccolato (cioccolato con ciliegie, diciamolo: mon cheri). C’è una venatura di clorofilla. Brioche (ai frutti rossi, naturalmente); note di malaga, ‘dolci’ e cremose. Legno caldo, e punte speziate.

P: l’impatto è esplosivo, con deflagrazioni di cioccolato fondente e frutta rossa, come ci si attendeva; note di babà al rum, ci suggerisce Angelo – e poi va chiudendosi verso l’amaricante / astringente, con note di fondo di caffè. Spezie (chiodi di garofano, noce moscata).

F: burroso, cioccolatoso, dolce, annega le suggestioni amaricanti e torna su territori più ruffiani. Maestoso.

Eccellente come solo un Aberlour in sherry di circa 18 anni può essere. A suo modo incoerente, con un naso succoso e dolcino e un palato, invece, succoso e amaricante, con presenza netta del legno e delle spezie. Siccome abbiamo paura di non berlo mai più, e la paura fa 90, ecco il voto: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Lacuna Coil – Reverie.

Scapa 16 yo (1993/2010, OB, 60,9%)

Tra le gemme sottovalutate del mercato sono senz’altro da annoverare gli imbottigliamenti che Pernod riserva alla sola vendita nelle distillerie di proprietà: la “cask strength edition” con cui ci confrontiamo oggi è uno Scapa del 1993, imbottigliato a grado pieno nel 2010. Il senso di questi imbottigliamenti è proprio il rendere disponibili come single malt, cask strength, espressioni di distillerie magari meno conosciute ma di sicura qualità: Scapa ad esempio, la seconda distilleria delle Orcadi, non ha nel suo core range una versione a grado pieno, e dunque ci avviciniamo all’assaggio con curiosità. Grazie a Claudio Riva per il sample.

N: a pieno grado è un’esplosione monodimensionale del legno: una vaniglia, burrosa, monolitica, e pure in mille declinazioni – torta paradiso, ciambellone, pastafrolla, oppure pan di Spagna e pure pandoro; tantissimo marzapane; una quantità di mela gialla inestimabile. Una buccia di limone fa capolino, e con lei un più intenso zenzero fresco. Semplice ma di una intensità travolgente. L’acqua apre un poco su un legno più caldo, e aumenta le sfumature – sempre rimanendo in pasticceria, chiariamoci.

P: la gradazione così elevata si sente tutta, ti infiamma il palato. Giunti i pompieri, in estrema coerenza col naso esplode il forno del pasticcere: torta di mele, torta paradiso, pastafrolla, zucchero a velo, pan di Spagna. Rispetto al naso, si affaccia più convinta una frutta gialla matura (mela soprattutto) e pure del cocco esuberante. Ancora è il legno a dare la linea.

F: la gradazione elevata favorisce un finale molto persistente, anche se senza grosse sorprese rispetto al copione già visto sopra.

Partendo dal finale, proprio in questa piena prevedibilità stanno croce e delizia di questo whisky: tanta personalità da mettere in mostra, certo, ma poi, alla fine, è proprio necessario essere qualcuno, come diceva il conte Mascetti? Non sapendo rispondere all’esistenzial quesito, affibbiamo il nostro arbitrio fatto numero: 86/100 – in fondo ci è piaciuto molto.

Sottofondo musicale consigliato: Jesse Harris – Slow Down.

Glen Keith 10 yo (1994, OB, 43%)

Oggi scriviamo un’introduzione al whisky come se fossimo a scuola, prendendo appunti. Glen Keith. Fondata nel 1957, no imbottigliamento ufficiale fino a questo dieci anni, nel 1994- solo indipendenti, e un paio di release distillery only nella serie di Pernod/Chivas. Resta chiusa tra il 1999 e il 2013. Smettono di usare il maltatoio nel ’76, quindi qua non c’è niente, o ben poco, di quel passato glorioso e artigianale. Distilleria sorella di Strathisla, finisce nel Chivas Regal. Daje.

N: ci sorprende una ricchezza sì semplice, ma molto espressiva (e per questo, appunto, ricca): note che sembrano rappresentare una certa predominanza di botti ex-bourbon, con vaniglia, miele, perfino pesche sciroppate… C’è del succo di mela, e poi ineludibile è una nota davvero convincente di cereale caldo, che ricorda quasi una fetta biscottata calda, o una bella brioche burrosa appena sfornata. Proprio una nota di burro, questa volta fresco, ci fa ricordare che rimane costante una venatura, a metà tra un lievissimo minerale e un che di vegetale, erbaceo, che rende il profilo davvero molto gradevole.

P: l’attacco è bello saporito, intenso, per essere diluito a 43% ha una bella presenza all’imbocco. Rispetto al naso, si accentua quella nota di malto (biscotto ai cereali?), soprattutto nella sua declinazione erbacea, che pare prendersi molto più spazio. Un whisky che sa di whisky, verrebbe da dire, reso assolutamente gradevole da note di frutta gialla (mela, senz’altro) e ancora un po’ di miele.

F: continua erbaceo e maltoso, perfino un poco di mentolato.

Semplice, gradevolmente erbaceo, rappresenta molto bene quel che offre un malto giovane dello Speyside. Interessante la maltosità, piacevole sempre il lato gentilmente fruttato: 82/100 e un plauso all’onestà del bicchiere.

Sottofondo musicale consigliato: LP – Halo.

Ballantine’s 17 yo (anni ’80, OB, 43%)

Il marchio Ballantine’s, attualmente appiccicato su uno dei blended più venduti al mondo (il secondo, dopo il giuàn caminador), risale addirittura al 1827, ovvero ad uno dei tanti momenti d’oro dell’industria del whisky scozzese: ad avviare la storia è il signor George Ballantine, di Edimburgo, che volendo far evolvere il suo negozietto di vini e liquori decide di blendarsi da solo il whisky. Fino al 2002 la quota di grain veniva prodotta a Dumbarton (nelle Lowlands), dove guardacaso c’era una enorme distilleria di whisky di grano ora chiusa, fondata negli anni ’30 del ‘900 dagli stessi proprietari di Ballantine’s. In quegli anni, proprio per garantire sempre nuovo blend, il proprietario canadese di allora acquistò pure Miltonduff e Glenburgie; ora il grain viene da Straithclyde, distilleria di proprietà di Pernod, come d’altro canto lo stesso marchio Ballantine’s. Cenni storici un po’ buttati lì per introdurre un blended diciassettenne degli anni ’80, tra i più apprezzati alla degustazione della scorsa settimana.

ballantine17__43155.1312365134.1280.1280N: molto aromatico, le chiacchiere stanno a zero e pure l’alcol. Si sente parecchio la quota di grain, e presumibilmente si tratta di un grain bello maturo: ci sono note di toffee, di lucido per legno, di caramello… Burro di arachidi. Ben evidente è pure l’apporto dello sherry: uvetta, frutta rossa disidratata, cioccolato. Anche albicocche e prugne secche; ma emerge forte e chiaro anche un lato più cremoso: proprio zabaione.

P: al palato l’impatto è ancora più convincente rispetto ad un naso già di alto livello. Mostra una grande intensità, supportata da un corpo davvero denso e oleoso. Sostanzialmente, a grandi linee replica le componenti della prima fase: c’è un senso ‘dolceamaro’ e molto maturo di caramello, miele, frutta disidratata (uvetta, prugne); un velo di liquirizia, poi crema catalana. Cresce la frutta secca (nocciola, ma anche castagna) ed esce una punta di minerale/torbato, molto delicata ma che nondimeno conferisce un ulteriore livello a questo whisky. Pepe, legno.

F: di media durata, rimane molto pulito sul malto, sul legno tostato (a pacchi) e sulla frutta secca.

Veramente molto, molto buono. Si sente che è un whisky ‘importante’, con una certa età: soprattutto ha una personalità veramente convincente, divisa tra una quota di grain molto piacevole e di un malto che riesce ad essere anche cremoso. Ah, i whisky di una volta… E questo vale anche per i Ballantine’s, sappiatelo! 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Paul Simon – Wristband.

Glentauchers 17 yo (1996/2015, Valinch & Mallet, 52,2%)

Di proprietà di Pernod, Glentauchers riposa placidamente nel cuore dello Speyside. Il whisky lì prodotto è tradizionalmente utilizzato per il blending: è infatti parte strutturante di Ballantine’s, un tempo lo era del Teachers… Insomma, l’ennesima distilleria misconosciuta, una zona d’ombra nella quale cercare gioielli nascosti, dimenticati: e sappiamo bene che al giorno d’oggi la scommessa è proprio infilarsi nelle maglie dell’industria del whisky, trarne gemme impolverate e riportarle all’attenzione dell’esigente appassionato.

Schermata 2016-02-24 alle 12.37.47N: il primo impatto rivela note di solvente e, soprattutto, di un’imponente mandorla, di orzata… Si sentono belle sensazioni di legna calda al sole, ed anche di vaniglia e burro. Frutta gialla, mela e il nostro amato pasticcino alla frutta (crema pasticciera e pasta frolla). È un profilo molto regolare, da perfetto speysider coi panni risciacquati nel bourbon, ma comunque di pregevole ed innegabile eleganza.

P: un po’ alcolico all’imbocco; mantiene ciò che il naso prometteva, ma con un’intensità davvero deflagrante, con lingue di sapore massicce e insistenti. La dolcezza è tutta sulla pasta di mandorle, sulla vaniglia, anche sul miele… Frutta gialla astratta e intensa. Ma soprattutto è il biscotto al burro che domina lo show. Si agitano qui e là fini nervature lievemente erbacee e cerealose. Con acqua l’intensità diventa più accessibile e il complesso pare più dolce, più zuccherino; ma anche più maltoso, sembrando più bilanciato.

F: pasta di mandorle, vaniglia e biscotti al burro, infiniti.

Buono, sostanzialmente privo di difetti, rotondo e ben cesellato, con una notevole intensità al palato, è in fondo un whisky didattico: regala quello che ci si aspetta da uno Speysider in bourbon di quest’età, nulla di meno e nulla di più. Ma in fondo, se vogliamo, questo è anche il suo limite, dato che – al nostro discutibile giudizio – gli manca quel quid per emergere, per distinguersi sulla massa informe, per diventare un cavallo vincente: gli manca quella nota inattesa che ancora ci sa riportare ai primi stupori di fronte alla maestosa complessità del whisky. E Valinch & Mallet ci ha abituato troppo bene, non ci accontentiamo di malti scolastici: a proposito di scuola, se non potremmo certo mandare questo whisky dietro alla lavagna, sul registro non ci sentiamo di andare sopra gli 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Elisa – No hero.

Longmorn 18 yo (1990/2008, Cadenhead’s, 46%)

La distilleria Longmorn era una delle tre proposte alla serata tenuta con Pernod Ricard. Questo indipendente oramai maggiorenne, invecchiato in una botte ex bourbon, ha sfidato l’unico malto messo sul mercato da Longmorn come single malt, il 16 anni. A detta di molti, l’imbottigliamento di Cadenhead’s ne è uscito con le ossa rotte.

IMG_20140411_204002N: molto lineare, da copione. Cremoso e maltato, panna cotta, vaniglia, banana e lucido per legno. C’è anche un po’ di legno odoroso ed erba. Mandorle, di certo. Un naso profumato, delicato, ma non esuberante e nemmeno complessissimo. Ad ogni modo, si lascia annusare gradevolmente.

P: A tratti un filo troppo alcolico. Non intensissimo e molto coerente con quanto trovato al naso. Non molto dolce e ancora maltoso/erbaceo. Completa una bella frutta secca (mandorle). Forse una spruzzatina di menta. A tratti pare quasi troppo asciutto e vegetale.

F: pulito e maltoso. Ancora un poco di cremosità e burrosità. Tracce di legno.

La parola d’ordine di questo single cask è la semplicità, sia di carattere che di bevuta. Buono certo, ma a quest’età avremmo potuto già trovare note speziate e di frutta matura che certo non avrebbero guastato. Ci attestiamo su un voto mediano, 82/100. Avanti un altro!

Sottofondo musicale consigliato: Giulia y los Tellarini Barcelona

Strathisla 12 yo (2013, OB, 43%)

Qualche giorno fa da Alcoliche Alchimie abbiamo avuto il piacere di affiancare Andrea Gasparri, brand ambassador di Pernod Ricard in Italia, in una degustazione dai contenuti insoliti: lui schierava alcuni cavalli di razza del portafoglio Pernod (Longmorn 16, Aberlour IMG_20140411_212520a’bunadh batch 47 e appunto lo Strathisla 12 yo che recensiamo oggi), noi ribattevamo colpo su colpo con tre imbottigliamenti di Cadenhead’s delle medesime distillerie. Alla fine non c’è stato un vincitore assoluto, ma possiamo dire che, come previsto, l’a’bunadh è piaciuto proprio a tutti. Intanto, ecco le nostre note di degustazione per questo malto proveniente da Keith, da una delle distillerie più belle di Scozia.

Strathisla-12-2013-LARGEN: come prima impressione ci pare una spanna sopra i cosiddetti ‘everyday dram’, più che altro per una questione di intensità e compattezza degli odori. Ad ogni modo è molto fresco, quasi floreale, e molto mieloso. Pera matura e caramella mou. Rosso d’uovo. Arrivano generose zaffate di malto, anche tendente al giovane, ma risulta comunque abbastanza cremoso e avvolgente. Anicetta e canditi, con un poco di uvetta. A completare, una lieve nota di legno, frutta secca e scorza d’arancia. Non così semplice, dai!

P: confermiamo quanto detto sulla “spanna sopra”, ha infatti un corpo abbastanza pieno. Cremoso (tanto toffee) e maltosissimo. Irrompe la frutta secca (nocciola) che controbilancia le note dolci di vaniglia, miele e pere. Sembra quasi meno giovane rispetto al naso. Inoltre l’alcol sparisce del tutto e invita quindi alla bevuta con spensieratezza.

F: malto a palate e ancora crema. Poi, mentre va spegnendosi, torna vegetale ed erboso con note finali di malto cerealoso.

Nel 2013 la distilleria ha lanciato una nuova versione di questo imbottigliamento, abbassando la gradazione da 43 a 40%, e abbandonando le forme squadrate della storica bottiglia verde per una silhouette arrotondata. A detta di Andrea, pare che Pernod volesse rendere più accattivante il prodotto per i nuovi mercati asiatici; noi, polverosi uomini del Vecchio Continente, preferivamo la geometria vintage dello Strathisla che fu. A parte il dettaglio estetico, il contenuto ci ha lasciato veramente soddisfatti per quanto riguarda la categoria ‘speysiders’ giovincelli: questo 12 anni è caratterizzato da aromi profumati e godibili e da una consistenza in bocca che non risulta mai annacquata. Saremmo veramente molto curiosi di assaggiare un’espressione ufficiale con qualche annetto in più, perché le potenzialità certo non mancano: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cocorosie Tears for animals

#milanowhiskyweek?

Normalmente non ci occupiamo di ‘eventi’, se non di quelli cui partecipiamo noi stessi attivamente: sapete, siamo egocentrici. Ma insomma, in questi giorni ci siamo resi conto che – sarà un caso? – dopo il festival romano anche qui a Milano i molti attori del whisky stanno aprendo la primavera in grande stile… E a ben vedere, nei giorni tra il 7 e il 16 aprile ci sarà un vero tripudio di eventi: in alcuni saremo presenti come spettatori, in altri come relatori, ma senz’altro ci pare opportuno dare rilievo anche qui sul blog a questa inusuale concentrazione di tasting. E vi facciamo una proposta: siccome siamo tanto contemporanei, e siccome non tutti noi appassionati potremo essere presenti fisicamente a ogni evento ma di certo chi ci sarà condividerà foto e opinioni sui social network… che ne dite di usare tutti l’hashtag #milanowhiskyweek? È un’idea stupida forse, ma almeno si potrà facilmente ripercorrere una settimana (pff, sì, son dieci giorni…) che per tutti gli amanti del whisky tra Milano e dintorni non potrà che essere indimenticabile.

Ma insomma, ecco di che si tratta.

Lagavulin-37-Year-Old1. The ultimate tasting @Mulligan’s Pub – 7 aprile (info qui)

Quei ragazzacci del Milano Whisky Festival (e chi, se non loro?) aprono le danze con un evento che definire esclusivo è fargli torto: grazie al Master Ambassador di Diageo Franco Gasparri, i fortunati partecipanti all’evento (uno di noi ci sarà! e ovviamente la degustazione è sold out) potranno assaggiare – tra gli altri – i pezzi grossi delle Special Release 2013: Lagavulin 37 e Port Ellen 13th release. C’è bisogno di dire altro? Sì: Andrea, Giuseppe, GRAZIE!

Schermata 2014-03-26 alle 23.48.522. Un sogno: il formaggio @Alcoliche Alchimie – 10 aprile (info qui)

A leggerlo così, il titolo può far sorridere; ma qui non si scherza, per niente. Claudio Riva e Davide Terziotti (se leggete queste pagine virtuali, sapete di chi si tratta) hanno invitato Stefano Franco, storico rivenditore e connaisseur del mondo dei formaggi a proporre alcuni suoi prodotti, da degustare rigorosamente in abbinamento ad alcuni imbottigliamenti del neonato marchio WhiskyClub.it – la prossima settimana inizieremo a recensire alcuni dei loro whisky, che presentati a Roma hanno riscosso già un grande successo. E considerando i nasi che li hanno scelti, non c’era da averne dubbio…

pernod-ricard3. Cadenhead’s incontra Pernod Ricard @Alcoliche Alchimie – 11 aprile (info qui)

Andrea Gasparri, Brand Ambassador di Pernod, scende nell’agone e porta tre imbottigliamenti ufficiali di alcune distillerie di punta del suo portfolio (Aberlour, Strathisla, Longmorn) per metterli a confronto con tre indipendenti, selezionati da Cadenhead’s e presentati da noi, i vostri amati ragazzi di whiskyfacile. Chi vincerà? Se avrete l’accortezza di partecipare, lo potrete decidere voi stessi…

[UPDATE: partecipando a entrambe le serate da Alcoliche Alchimie (2. e 3.), si avrà uno sconto di 10 euro… Più whisky per tutti!!!]

logo20104. Bowmore vs Lagavulin @Entropia – 14 aprile (info qui)

Proseguono le eliminatorie proposte dal Milano Whisky Festival per scegliere la distilleria regina di Islay: alla prima semifinale sono arrivate Lagavulin e Bowmore, e sarà il pubblico a scegliere chi si meriterà lo scontro decisivo. Siccome noi non potremo esserci (uno di noi lavora, l’altro discute la sua tesi di dottorato… bravo Jacopo, finalmente la disoccupazione!), andateci e votate bene (cioè Lagavulin, eheh).

Schermata 2014-03-26 alle 23.53.315. (non)solo birra @SoloBirra, Monza – 16 aprile (info qui)

Il malto regna in Brianza: Matteo, il manager metallaro dello splendido locale SoloBirra ha chiesto a Davide di portare le sue bottiglie e la sua sapienza in via Bergamo, a Monza, per provare a far capire ai birrofili che oltre alla birra c’è di più, basta avere la pazienza di distillare. Noi non potremo mancare, dato che buona parte dei nostri amici più cari (già, noi siamo monzesi d.o.c.) passano lì tutte le loro serate e pure noi, alle volte, ci siamo presi delle chiucche niente male… Daremo una mano a Davide a presentare le bottiglie: un motivo in più per non mancare, no?

Sottofondo musicale consigliato: Dai dai dai!