BenRiach 10 yo (2005/2015, OB for Pellegrini, 58,9%)

Pellegrini è importatore di Adelphi e di BenRiach, e ormai tre anni fa ha imbottigliato due single cask della distilleria di Longmorn, all’epoca di proprietà di Billy Walker: per distrazione non ce n’eravamo accorti, ma per fortuna a emendare quest’onta ci ha pensato l’amico Samuel Cesana, collaboratore di Whisky Club Italia da qualche mese entrato a lavorare in Pellegrini, che ci ha portato alcuni campioni da provare. Noi, siccome in fondo siamo delle brutte persone, mettiamo subito il naso su quello che, sulla carta, temiamo di più: un 10 anni di maturazione di Porto. Sapete quanta paura ci faccia questa carta d’identità…

N: urca, che strano! Molto intenso e molto particolare, a tratti pare ricordare la dolcezza intensa di un bourbon (noce di Pecan, banana spappolata), e pure sembra molto più raffinato. Innanzitutto non si sente la pungenza vinosa e la legnosità sbracata di molti invecchiamenti in Porto, e questa per noi è già una buona notizia, lo sapete; non ha nemmeno i cliché organolettici del Porto, che esibisce quasi sempre una nota di marmellata di fragola, e anzi ha un profilo per noi assolutamente unico. Procediamo sparsamente, e quindi: uvetta intensa e intensissima, poi torrone morbido, quasi un po’ disciolto; malaga; cioccolato al latte e uvetta; un che di tuorlo d’uovo, anzi meglio: zabaione; caramello; cocco. Solo dopo un po’ vien fuori una nota un po’ speziata, ma sempre in abbinata a una dolcezza di fondo: viene in mente il panforte.

P: come era facile attendersi, resta davvero estremo: esplosivo, bizzarro e con bombe all’idrogeno di sapore. Diciamo un’eresia se ci sembra un bourbon finito in Porto?! La vinosità è infatti viva e vibrante, con il Porto evidente e integrato, con note di composta d’uva dolce – vinosità però innestata in una costellazione di richiami gustativi che ricordano quasi un bourbon, ancora con noce di Pecan e legno speziato; e poi ancora vaniglia, uvetta e cioccolato bianco; caramello. L’acqua sembra ‘seccare’ un po’ quella cremosità, pare anzi esaltare la componente legnosa – per questo quando lo assaggeremo di nuovo ne faremo a meno.

F: lunghissimo e persistente, ancora uvetta, uva nera e frutta secca grassa.

Grazie a Samuel, finalmente abbiamo trovato uno scotch invecchiato in Porto davvero buono. Incredibile! Siamo sinceri, il profilo è molto particolare: è molto carico, c’è tanto barile e la dolcezza da legno è molto intensa – al contempo però il contributo del Porto è armonico, si integra alla perfezione e, nel tripudio zuccherino, risulta quasi sfumato. Complimenti a Pellegrini per la selezione! 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fela Kuti – Water no get enemy.

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Glencadam 17yo (2015, OB, 46%)

Torniamo a visitare Glencadam, distilleria con sede a Brechin di proprietà di Angus Dundee: si tratta di un produttore dal piglio molto poco sexy, con bottiglie dal look obsoleto – cosa che a noi, si sa, piace tanto. Generalmente il whisky di Glencadam è molto piacevole e fruttato, grazie anche, si dice, alla peculiare forma degli alambicchi con i lyne arms angolati all’insù, cosa che favorisce il reflusso. Oggi assaggiamo un’edizione limitata dal ricco range della distilleria, il 17 anni finito in barili di Porto. Sapete come la pensiamo sul Porto nella maturazione del whisky, ma abbiamo stima di Glencadam e non partiamo prevenuti.

IMG_1322_5N: l’apporto del Porto (riusciremo mai a evitare questo giochino di parole veramente pessimo? forse no) non si nasconde, con grandi note di marmellata di fragole; mantiene però una sua grande eleganza anche maltosa, con note di marzapane, di pane nero tostato, un sentore di brioche; e ci pare di trovare, ad equilibrare questi descrittori così zuccherini, perfino una venatura minerale, conferendo freschezza. Angelo Corbetta, che beve con noi, insiste sulla mela rossa.

P: l’attacco è fin da subito molto zuccheroso, con ancora note di marmellata di frutta e di croissant ultra-burroso. Molta vaniglia. Una nota vinosa piena, robusta, molto persistente; insistono poi note maltose dal distillato, e sicuramente i sentori di cereale sono ben fusi all’interno di questo universo di dolcezza – cosa non scontata con il Porto.

F: lungo, persistente, ancora molto dolce, richiudendosi con la frutta secca e un po’ di malto.

Chiariamoci subito: dolce, è dolce. E però nel complesso ci appare migliore della media dei finish in Porto, con i barili certamente presenti ma senza essere del tutto prevaricanti sugli aromi del distillato. Equilibrato, dunque, e piacevole: 86/100, anche se certo non costa poco…

Sottofondo musicale consigliato: Masayoshi Takanaka – Sexy Dance.

BenRiach 15 yo ‘Solstice’ (2011, OB, 50%)

Assaggiando questo whisky durante la masterclass Pellegrini all’ultimo Spirit of Scotland, l’abbinamento ‘BenRiach torbato’ e ‘finish in Porto’ non ci era parso così male… Vediamo se le impressioni sono confermate, a qualche mese di distanza. Il colore è quello di tutti i whisky finiti in Porto (ehm, quasi tutti), ovvero un rosso rubino.

bnrob.15yov3N: è un whisky senz’altro dosato e costruito, quindi fatto di aromi forti, nitidi e ruffiani; non per questo, però, abbiamo tra le mani un dram spiacevole. Gelée alla fragola affumicata, questa è l’immagine nitida che abbiamo davanti. L’affumicatura è davvero decisa e cresce col tempo, con una torba che verte anche sul medicinale (colluttorio, dentista). Liquirizia, in quantità, mentre gli anni in bourbon quasi non lasciano traccia (di vaniglia manco l’ombra). C’è una coltre vinosa e fruttata molto intensa che certo arriva dal finish: fragola (caramelle e confettura); note di legno di botte e un po’ di spezie (cannella, noce moscata). Tutto prorompente, e proprio per questo non c’è spazio per le sfumature.

P: si replica il naso, senza cadute di stile: intendiamoci, lo stile è questo e deve piacere… Subito si avverte un fumo davvero acre e intenso; spesse note di legno bruciato, ancora sentori medicinali. Tanta dolcezza da vino fortificato, con ancora frutti rossi caramellosi e ruffiani. Stupisce una buona traccia di farina di castagne.

F: idem con patate.

Come al solito, finita la recensione abbiamo letto le parole di Serge, e in effetti la nostra sembra copiata… Felici di sentirci abili quasi quanto il baffuto maestro, a questo punto all’identità di vedute dobbiamo confessare anche identità di valutazione: 84/100 è il verdetto per un whisky molto ‘moderno’, nel senso di ‘costruito’. Però costruito bene, tutto sommato; c’è poco, ma quel che c’è è deciso, intenso, tagliato con l’accetta ma di indubbia qualità (e pensiamo proprio alla qualità di aromi e sapori); neanche una sfumatura, neanche una traccia dell’invecchiamento in bourbon di oltre 14 anni, ma – come dire – fa niente, è buono.

Sottofondo musicale consigliato: Sir Mix-A-LotBaby Got Back, un classicone dell’hip hop che celebra il culo (sempre sia lodato).