Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 8

Il “Calendario Avventato” al giorno n.8 ci regala Puni Sole, whisky italiano che maturaIMG-20181203-WA0008 due anni in botti ex bourbon e altri due in ex Pedro Ximenez. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #8

47395305_1991443727820369_8674536119062233088_nIl naso è molto timido ed erbaceo, sostanziabile solo con del cereale macerato, un malto giovane, acidino. Solo dopo un po’ vengono fuori zaffatine di vaniglia, molto trattenute e molto ‘ideali’. Il palato torna sulle stesse zone: si conferma la nudità stilistica, ma compaiono note di panna rappresa, ancora di cereale, di lievito, con dei leggeri sentori di mela e di vaniglia. Perfino dell’anice. Il finale non è lunghissimo, anche qui diviso tra erbaceo, mela e panna/latte.

L’abbiamo trovato molto esile, molto candito, molto evanescente, covando addirittura il dubbio che fosse un distillato diverso dal whisky. Al contrario ci era piaciuto un po’ di più nella degustazione standard, dove in effetti l’avevamo descritto come più ricco, fruttato e in definitiva influenzato dalle botti di Pedro Ximenez. Possiamo ipotizzare che in una degustazione blind le note giovani di cereale tendano a risaltare maggiormente, perché chi beve le va a cercare e le “sopravvaluta” per stabilire la (giovane) età di un whisky. Alla cieca gli diamo l’insufficienza, ma a questo punto siamo curiosi di fare un terzo assaggio per un giudizio definitivo: 76/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 3

Il “Calendario Avventato” al giorno n.3 ci regala Puni Nova, una creazione della IMG-20181203-WA0003distilleria altoatesina invecchiata 3 in anni in botti di quercia europea e americana. L’avevamo già recensito qui e siamo contenti di constatare una certa coerenza con le note alla cieca. La sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #3

47180740_1989758501322225_2804480160999407616_nUn naso aperto e aromatico, con pera candita, giovane, purea di mele, note tra lo zucchero bianco e una certa cremosità. Molto zuccherino, con anche un leggero sentore  balsamico di pino mugo. Poi c’è un agrume astratto (cedro, limone) e a tratti troviamo un piccolo schermo minerale. Al palato appare un po’ watery in ingresso, e poi è tutto di cereale, di pera, con zucchero bianco. Ha però ancora una venatura minerale, con erba fresca e un senso che non sapremmo definire se non con “pioggia”. Aghi di pino, con una dimensione balsamico/mentolata un po’ buttata lì. Il finale è molto pulito, leggermente mentolato, tutto incentrato sull’orzo.

Un whisky molto semplice, con un corpo poco avvolgente, privo di una qualsiasi esplosività: non ha però difetti veri e propri, a parte quella nota mentolata rinfrescante ma un po’ slegata, e non possiamo sparacchiare meno di 81/100. Da un 3 anni non si può pretendere molto di più, signori.

Puni ‘Vina’ (2018, OB, 43%)

La distilleria italiana Puni ha di recente sfornato due nuovi whisky, entrambi di 5 anni. Il primo, ambiziosamente chiamato Gold, si è giovato di un invecchiamento in barili ex bourbon, mentre il whisky di oggi ha riposato in botti di quercia europea che hanno contenuto Marsala. Ultimamente questa tipologia di affinamento si sta facendo sempre più largo nella mente dei guardiani delle cantine, accanto ad altri vini liquorosi come Porto e Sauternes; e proprio Puni, legando idealmente le estremità italiane, sembra avere un debole per i sentori tipici del vino siciliano, avendo già avuto modo di legarvi il proprio distillato, con risultati invero alterni, con Opus e Alba.

N: la prima nota, spiazzante, ricorda nitidamente la gomma, anzi: una boule dell’acqua calda. Fortunatamente va scomparendo man mano. Una nota evidente di brandy all’arancia (leggi: Grand Marnier), e in generale l’arancia sembra il sentore più evidente (caramella gommosa all’arancia). Ha una punta acetica che ci fa venire in mente l’aceto di more. Zuccherino, astrattamente.

P: attacca molto alcolico (proprio come sapore, non come intensità), poi si apre verso sentori più dolci: innanzitutto ancora aceto di more (e forse di mele), poi tanta albicocca disidratata. Castagnaccio (o biscotti di castagne). Un senso di legno muffito. Strano, molto strano…

F: non lungo, diviso tra castagna e albicocca secca.

Già assaggiando l’Alba avevamo riscontrato una certa acidità, marcata e totalizzante.In generale questo Vina ci pare abbastanza semplice e forse non proprio centratissimo. Ma soprattutto, al di là dell’ingenuità di un distillato che con invecchiamenti più robusti crediamo ci stupirà, registriamo il ripetersi di una nostra idiosincrasia verso le maturazioni piene in marsala. Non prendetela sul personale, il problema è tutto nostro: 72/100. Registriamo in chiusa un elemento solo positivo: come già il Gold, anche questo Vina costa un po’ meno rispetto alle precedenti release (siamo intorno alle 50€), e ci sembra in assoluto un ottimo segnale. PS: vi abbiamo mai raccontato del nostro reportage su Puni scritto per Rivista Studio? No? Eccolo qui.

Sottofondo musicale consigliato: davvero difficile resistere alla tentazione di piazzare una hit certo immortale di Jenny MarsalaFeuer.

 

Puni ‘Gold’ (2018, OB, 43%)

Una delle release più attese di Puni, l’unica distilleria di whisky italiana: il primo 5 anni interamente maturato in barili ex-bourbon. Si tratta anche in questo caso di una miscela di cereali (dunque non single malt) che comprende grano e orzo maltato dalla Germania e segale locale, altoatesina. Per una scheda della distilleria rimandiamo al nostro reportage di un paio d’anni fa, indiscutibilmente il miglior pezzo di giornalismo mai scritto sul whisky italiano – siamo ancora in attesa del Pulitzer, confidiamo che arriverà. Siccome Puni è sempre molto attenta ai dettagli di design, ci piace segnalare la scatola della bottiglia, che nel cartone replica la struttura della bellissima architettura esterna della distilleria.

N: l’apporto del barile è molto chiaro e convincente: abbiamo note di vaniglia, di crema pasticciera, di zucchero a velo. Non disdegna anche un inserto di frutta più marcato, con un poco di banana matura, profumata e aromatica. A tratti vien fuori il sentore del distillato che svela l’età sempre giovane, con note di canditi e di pera. Non complesso ma decisamente piacevole, delicato come nello stile di Puni.

P: l’impatto conferma la delicatezza, che qui forse è fin troppo… delicata. Molto beverino ma anche un po’ deboluccio di corpo. I sentori del naso si confermano qui al palato, anche se in una versione attenuata: e dunque, ancora, un po’ zucchero a velo e di pera, qualche punta di pepe bianco (come peraltro riportato dalle note ufficiali) e una qualche innegabile speziatura. Un sentore nitido di pane.

F: non lungo, non troppo persistente, resta ancora un senso astratto di zucchero a velo e qualche nota erbacea, dal distillato, e ancora di pane.

Senza dubbio l’anima gentile di Puni è in bella evidenza in questo Gold, e in particolare il naso è foriero di non poche soddisfazioni: il palato curiosamente è molto leggero, un poco debole di corpo, ma sostanzialmente coerente con il naso. Se da un lato non possiamo che applaudire a un imbottigliamento ‘per tutti’, che dovrà diventare membro stabile del core range e al ricalibramento dei prezzi (erano sempre stati un po’ alti, secondo noi, ora questa bottiglia viene a casa con circa 50€), dall’altro non sappiamo nascondere una certa delusione proprio per l’eccessiva timidezza di questo whisky: abbiate coraggio, amici di Puni, alzate la gradazione e spingete un po’ di più sull’intensità! Resta un dram più che dignitoso, intendiamoci, solo pare sempre avere il freno a mano tirato: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Forest Swords – Crow.

“Demetra” – BLEND Whiskybar, Castelfranco Veneto

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Ci risiamo! I ragazzi del BLEND whiskybar di Castelfranco Veneto non riescono a stare17309322_1695590797405665_2746426314597896541_n fermi un secondo e hanno sfornato la seconda ricetta. Eravamo partiti sfidandoli con un Tobermory- un whisky difficile, pieno di spigoli- e il risultato era stato il Mullevardier; questa volta abbiamo una richiesta ancora più spiazzante. Stiamo tra le mura di casa, miscelateci Puni!

Questa la risposta:

Ciao Ragazzi, rieccoci! Siamo molto felici di essere stati pungolati sul nostro italico Puni, non abbiamo perso tempo e ci siamo messi subito al lavoro. Cercando di dare spessore olimpico alla sfida per valorizzare questo whisky, abbiamo optato per una prodottistica tutta Grecia-Italia dalla quale è nato il nostro “Demetra”, ma entriamo nel dettaglio!

Demetra-003Puni Sole, dalle chiare note di miele selvaggio, quercia e arancia rossa conferitegli dai suoi 4 anni di Bourbon barrel e Pedro Ximenez, si è dimostrato molto duttile in miscelazione. In questo drink abbiamo cercato di donare freschezza e vivacità riprendendo i sentori agrumati e speziati di un rosolio di bergamotto Italicus per poi buttarci su un mondo resinoso e balsamico avvalendoci di un duo d’eccezione come Pino Mugo Quaglia e Roots Mastiha, dal quale abbiamo rubato il nettare degli alberi di mastice nativi di Chios. Per continuare nella giostra di freschezza, concludiamo con un distillato d’anice greco, l’ouzo. Con “Demetra” abbiamo voluto mescolare le note morbide e calde di Puni Sole con una prodottistica che potesse dare brio e freschezza al whisky italiano. Da questo abbraccio Grecia-Italia crediamo sia nata un’ottima coppettina in grado di farsi bere con l’avanzare della bella stagione. Brindiamo alla vostra!

Ingredienti
Puni Sole – 4,5cl
Italicus – 1,5cl
Pino mugo – 0,5cl
Mastiha spirit – 0,5 cl
Vaporizzazione di Ouzo

Autore: Daniele Trovato

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Puni Nova #02 vs Puni Nova #03 (2016 e 2017, OB, 43%)

Nova è uno dei due imbottigliamenti ‘base’ di Puni, distilleria altoatesina di cui non sappiamo stancarci di lodare il lavoro. Grazie alla consueta gentilezza dello staff, e di Julia in particolare, abbiamo ricevuto campioni del Batch #02, edizione 2016, e del batch #03, uscito nel corso dell’estate 2017. Trattasi di un (anzi, due) tre anni: miscele di quercia europea ed americana. Facciamo per comodità una sola recensione in confronto, come già provato per le due versioni di Puni Nero, ma, d’altro canto, reason is in comparison.

N: pur avendo la medesima età dichiarata, il batch #02 si presenta subito leggermente più ricco di sentori di lieviti, canditi, mash tun, e con una componente alcolica più leggermente avvertibile. Volendo riassumere in una figura unica, la differenza (se pure, attenzione!, di sfumature si tratta) è quella che passa tra una pera matura e una pera acerba… Per il resto, i punti comuni sono tanti: la morbida vaniglia, la buccia di banana verde, una mandorla fresca, olii essenziali di limone; un leggero pan di Spagna. Col tempo e l’ossigeno, in entrambi cresce la vaniglia, quasi la crema pasticcera.

P: come già accaduto per il batch #001, il batch #02 esibisce in pieno un’austerità singolare (pane, cereale, erba fresca), giocando le sue carte su un nonsoché di secco e amarognolo che sorprende; il batch #03, tuttavia, come già al naso ci appare leggermente più equilibrato e forse più di nostro gusto, risultando maggiormente equilibrato. Aumenta infatti una certa consistenza cremosa e fruttata: frutta gialla, forse financo banana. Volendo riassumerli entrambi, comunque vaniglia, cereali e pera, lieviti e (semino di) limone; la buccia di mandorla, amara.

F: per entrambi il finale è componente pregevole, con una bocca che resta pulita, intensi sentori di frutta secca oleosa (mandorla, noce) e l’evidenza dell’apporto del bourbon.

Veniamo alle considerazioni finali. Innanzitutto, chiariamo che la consistenza è notevole, le differenze (necessarie quando si imposta un imbottigliamento in batch) sono davvero minime, sfumature, e il profilo è effettivamente molto molto simile. A voler dire la nostra, comunque, 02 si prende 80/100, 03 si prende 81/100, ci sembra più cremoso, più ‘maturo’, anche se proprio di poco.

Sottofondo musicale consigliato: Angel Canales – Dos Gardenias.

Puni Sole batch 01 (2017, OB, 46%)

Dopo aver assaggiato i due Nero, edizioni speciali di Puni introdotte nel 2016, oggi mettiamo alla prova Sole, la ‘special release’ del 2017 (dispiace se la chiamiamo così?) – si tratta di una maturazione più tradizionale rispetto a quella in Pinot nero, ed è la prima volta che entrano dei barili ex-sherry in un imbottigliamento ufficiale della distilleria italiana, a quel che ci risulta. Due anni in bourbon e altri due in Pedro Ximenez, Sole è tributo al sole (ah!) che fa appassire le uve e al metodo solera usato nella maturazione dello sherry – fughe foniche, giochi linguistici e metafore ardite, eh.

N: davvero tutto molto esuberante anche se a suo modo delicato. Dimostra una bella maturità per l’età che ha. Anzitutto pare che venga accidentalmente versato un bel barattolo di miele nel naso, poi tante pesche, albicocche, vaniglia e crema pasticcera. Come da tasting notes ufficiali della distilleria, troviamo un bel lato agrumato a base di scorza d’arancia. Piacione, piacente,piace.

P: anche in bocca una sensazione di miele liquido lega tutto il palato. Fresco e agrumato (biscotto all’arancia) con in più generose note di mele e pesche. Invero, molto semplice e diretto, ma senza veri difetti e anzi con qualche evidente pregio. Tipo quella sensazione dì pasticcino pastafrolla e crema… mmm!

F: di media durata. Richiami alla botte con frutta secca: noce e mandorla.

La qualità è indubbiamente alta: rispetto ad altri imbottigliamenti è più ‘normale’ come profilo, con il cereale meno evidente, meno nudo se confrontato al Nova – meno speziato del Nero, certo più ‘centrato’, a nostro gusto, rispetto all’Alba, con cui condivide un concept virato su una sobria dolcezza. Non bisogna aspettare una complessità travolgente, ma se cercate un buon whisky dolce, pieno e diretto, questo Sole fa per voi. Bravi ragazzi, e grazie a Julia per il sample! 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Mink DeVille – Spanish Stroll.

Puni Nero (2016, OB, 43%) vs Puni Nero (2017, OB, 46%)

Continuiamo il nostro viaggio all’interno dei confini di Puni, la distilleria altoatesina più amata dagli appassionati dell’acquavite di cereali – e te credo, dice, è pure l’unica a far whisky in Italia! Siccome poi ci piace autocelebrarci, vi rimandiamo a questo nostro reportage sulla distilleria pubblicato da Rivista Studio. Questa volta affrontiamo Puni ‘Nero’,  edizione limitata in due versioni, 2016 e 2017: trattasi di whisky maturato per tre anni (o quattro, per quel che riguarda il 2017) in barili di Pinot Nero locale. Siccome li assaggiamo uno al fianco dell’altro, incorporiamo il confronto tra le due espressioni in un’unica recensione. Ha senso, non ha senso? Secondo noi sì, quindi procediamo.

l’edizione 2016

N: pare che anche nelle distillerie sappiano associare i loro whisky a dei descrittori, sorprendente, vero? Così ci sentiamo di approvare appieno le tasting notes ufficiali allorché descrivono entrambi i batch di questo Nero come dominati da buccia d’arancia e prugne secche. Davvero l’agrume è molto pronunciato, con note al limite del sulphury con la buccia di un’arancia troppo matura. Sono due nasi “scuri” e molto carichi in effetti, ma scavando più in profondità, e volendo a tutti i costi trovare minime differenze, il 2016 sembra essere più ‘fresco’ e succoso, con più frutta rossa (e nera: quanto mirtillo) e un che di vaniglioso, mentre il 2017 ci sembra più liquoroso e speziato, e chissà che la gradazione alta non influisca nelle percezioni… Per entrambi, comunque, l’apporto vinoso è piuttosto marcato ma mai eccessivo, anzi.

P: al palato le differenze, fortunatamente, sono più evidenti: il 2016 è molto equilibrato, dolce ma non ruffiano, facilmente si potrebbe confondere con un giovane whisky scozzese costruito su barili ex-sherry: c’è frutta rossa (mirtilli, more, uvetta), c’è cioccolato, c’è del cereale ‘grezzo’ ma accattivante; poi arancia rossa. Il 2017, per contro, è meno fresco, più affilato, con un legno che non sempre pare accordarsi al distillato, e coi tre gradi in più che sparano un po’. Aumentano decisamente le spezie (al limite del panforte), aumenta certo una dolcezza vanigliosa ma soprattutto c’è un senso di slegato complessivo e di bustina di tè dimenticata nell’acqua calda (overinfused).

F: tornano più simili qui, entrambi su mirtilli e legno caldo, e vaniglia, anche se il secondo ha un ‘fuoco’ alcolico più aggressivo, al limite del peperoncino.

Noi non abbiamo dubbi nel confronto: il batch del 2016 ci sembra migliore, più complesso e più riuscito, soprattutto grazie ad un palato sensibilmente diverso. 84/100 al 2016, mentre al 2017 assegneremmo 79/100. Il secondo non si giova della gradazione più alta, e anzi appare sensibilmente più alcolico – e paradossalmente sembra anche più ‘giovane’, più grezzo, se vogliamo. Forse un anno di troppo nel barile? Non sapremmo; quel che sappiamo per certo è che dallo shop online il primo batch è esaurito… Un commento conclusivo: la prossima settimana assaggeremo altre due espressioni di Puni, e ci teniamo a notare come tra tentativi ed esperimenti la qualità media resti sempre molto alta: ci aspettiamo grandi cose da voi nel futuro! Grazie alla bellissima Julia e all’intero staff di Puni per la costante gentilezza (e – naturalmente – per i campioni!).

Sottofondo musicale consigliato: Portugal, The Man – Feel it still.

Puni ‘Alba’ (2015, batch #2, OB, 43%)

Lo scorso weekend gli amici di Whiskyclub Italia hanno fatto un giretto in Val Venosta per trovare Puni, la splendida distilleria italiana situata nel cuore delle Alpi sudtirolesi. Noi ci siamo stati ormai tre volte, ed una di queste è stata pretesto per scrivere un articolo su una rivista patinata assieme ad un dotto giornalista e a una fotografa bravissima (qui il link, dategli un’occhiata perché ehi!, è un articolo fantastico). Oggi assaggiamo Alba, ovvero un triple malt (segale, orzo, grano) con due anni di maturazione in botti ex-Marsala ed un terzo in botti ex-Islay: corre voce si tratti di Ardbeg, ma in distilleria giurano che non è solo Ardbeg. Testiamo il secondo batch, a grado ridotto.

puni-alba-3-y-p-batch-02-e1466335121893N: a prima snasata risulta un po’ pungente, ma senza ‘odore di alcol’, se ci capite. Spiccano note molto generose, ‘dolci’ ma anche ‘acide’ di mele cotogne, marmellata di arancia… La gioventù del distillato, fatta di lieviti e canditi, sposandosi con botti così marcanti rende questo effetto un po’ ambiguo. Dall’altra parte, la torba è certo presente, leggermente fumosa: una bizzarra sensazione sulfurea (tra i cerini e la buccia di arancia rossa andata a male), ed anche un pit di pepe e chiodi di garofano. Piccoli frutti rossi, direbbe qualcuno.

P: la torbatura, pure ancora vivace, resta terrosa più che affumicata, lieve e poco invasiva, dando un’ulteriore dimensione a questo profilo… Questo è fatto per lo più di un curioso (e forse non del tutto convincente) matrimonio tra un distillato giovane e bello vivace (ancora canditi, yogurt, lieviti) e una dolcezza marsalata e aranciata fin troppo spiccata (marmellata di arancia, caffelatte, caramello).

F: non lunghissimo, mela cotogna e canditi. Persiste a lungo una certa astratta terrosità.

Un naso senz’altro dignitoso, mentre il palato tradisce le attese – per lo meno, le nostre. Pare sentirsi tanto la segale, forse un po’ troppo a nostro gusto. Un passo indietro rispetto all’Opus 1 (che aveva composizione simile ma era un vatting di due botti); di certo, tra i due membri del core range ci sentiremmo di consigliare l’acquisto del Nova, ma in fondo chi siamo noi per dare suggerimenti non richiesti? 74/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gus Gus – Arabian horse.

 

Puni ‘Nova’ (2015, batch #1, OB, 54%)

punivalleSabato scorso abbiamo avuto il piacere di tornare a Puni, la prima distilleria italiana di whisky: ne abbiamo già parlato in passato, ma ci piace ribadire il nostro pieno supporto ad un progetto molto ambizioso, curato nei minimi dettagli (dalla splendida architettura dell’edificio agli alambicchi Forsyths di Rothes alla cura nel marketing). Peraltro, anticipiamo una grande novità: come sapete, Puni ha usato negli anni scorsi una miscela PUNI - Kubus 3di cereali (orzo maltato, segale altoatesina e grano), ma da questo gennaio sta distillando solo orzo maltato; quindi, con un po’ di pazienza, avremo anche il primo single malt whisky italiano! Lo scorso autunno il distillato di Puni ha compiuto tre anni, e dunque può ufficialmente fregiarsi del titolo di whisky. I primi imbottigliamenti sono stati Nova ed Alba, entrambi a grado pieno per il batch #1: il secondo è una miscela di botti ex-Marsala, a unire idealmente Alto Adige e Sicilia, finite poi in botti ex-Islay (noi avevamo assaggiato un single cask ex-Ardbeg, ma in distilleria assicurano di essersi riforniti da diverse distillerie ‘torbate’, e si tratta di botti che avevano contenuto whisky tra i 7 e i 20 anni), mentre quello che assaggiamo oggi è un mix di botti ex-bourbon first fill, finito in botti di rovere vergini. Bando alle ciance, via con l’assaggio.

puni-nova-single-malt-batch-2-43-0-7l-gp_1400x2000N: a 54%, abbastanza accogliente: rivela un profilo schietto e con una bella acidità, che da subito ci richiama l’accoppiata ‘pera e limone’: freschi, ma anche in centrifuga. Poi c’è enfasi – ovvia – sul distillato, con note ampie di cereali zuccherini, di lieviti: insomma, sa proprio di distilleria al lavoro. Yogurt (alla banana), pasta di mandorle ed una vaniglia molto delicata. Delicata perché – intendiamoci – siamo di fronte a un naso per nulla ruffiano, orgoglioso delle sue nudità.

P: …e anche al palato non concede nulla al cliché del bourbon cask più ‘cremosone’ e facile; anzi, si presenta austero e raffinato, di una pulizia davvero esemplare; salgono ancora i cereali, con note di pane (cotto a legna), anche leggermente amaricanti, di quel lieve amaro del cereale. Non c’è infatti una dolcezza bourbonosa troppo marcata, ma quel senso di dolceamaro della frutta secca (buccia di mandorla). Ancora la pera (yogurt alla), limone, e un senso di frutta candita.

F: medio-lungo, pulito e cerealoso, con un inatteso ritorno di vaniglia cremosa ed ancora pane, mandorla e frutta secca.

12669624_1105423922809265_4585188219463096566_nTemevamo un whisky fin troppo rinforzato di vaniglia dolciona, viste le botti ex-bourbon a primo riempimento e quelle di legno vergine, e invece Puni ha avuto il coraggio di rimanere focalizzata sulla miscela di cereali e sulla pulizia del distillato, mantenendo così le promesse dei primi imbottigliamenti che ancora, tecnicamente, non erano whisky; il risultato è garbato ed elegante ma per niente banale, e in tutta onestà ci è capitato di assaggiare coetanei scozzesi non altrettanto convincenti. Quindi, ci piace premiare questo imbottigliamento con un 84/100. Questo primo batch, in edizione limitata, è piuttosto costoso, coerentemente con le linee del mercato di adesso e con le ambizioni dei proprietari; il #2, con grado ridotto a 43% è decisamente più avvicinabile, e dopo averlo apprezzato in distilleria, lo recensiremo qui nelle prossime settimane.

Sottofondo musicale consigliato: Tessa Rose Jackson – The Pretender.