royal brackla whisky

Royal Brackla 20 yo Rare Malts (1978/1998, OB, 59,8%)

Con la recensione del Teaninich Rare Malts 23 yo solo qualche giorno fa rievocavamo il ciclo di quattro degustazioni di Rare Malts che abbiamo avuto il piacere di tenere all’Harp Pub di Milano. Bene, visto che nel torpore agostano sicuramente repetita iuvant, ci incaponiamo e replichiamo sia i complimenti al proprietario dell’Harp, Angelo Corbetta, protagonista di una strage di 16 imbottigliamenti diversi (ma chi oggi in un locale in Italia apre più queste bottiglie?!), sia la degustazione di un Malto Raro dell’iconica serie di Diageo. Oggi tocca a Royal Brackla, con un imbottigliamento che ci regala una piccola curiosità storica. Questo ventenne è stato rilasciato infatti proprio nell’anno in cui Diageo cedette la distilleria a Dewar’s (gruppo Bacardi-Martini), del cui omonimo blended Royal Brackla è peraltro da sempre grande contributore. Che cosa lascia questo inciampo della Storia all’uomo del 2019? Nulla, ma era bello darne conto.

royal brackla whiskyN: per caso ci hanno ribaltato un saccone di frutta gialla nel naso? Si prenda uno di quei pasticcini di pasta frolla alla crema e si mettano in cima pezzetti di frutta a scelta tra pesca, albicocca, ananas, clementina. Anche limonata. Sentiamo anche un vago senso balsamico (tipo di pino) e una sottile patina minerale.

P: al palato la patina si tramuta in una discreta cerosità, molto gradevole. Ancora sugli scudi è però soprattutto la frutta, con bordate importanti di ananas, mandarino, limonata zuccherata. L’immagine di una meringa al limone ci rapisce e ci porta chissadove. Lascia una certa freschezza, tra il pepe bianco e un che di balsamico.

F: medio lungo, e a farci compagnia c’è ancora tanto ananas. Torta paradiso.

Non è un whisky da analizzare per ore, di estrema complessità, ma una bevuta energica, godereccia e potente: 88/100. Regala bordate di frutta ricca e matura da vero campione di edonismo, confermando en passant l’ottima qualità media di questa serie di Diageo che – ricordiamolo con piacere – ha rappresentato da metà anni ’90 un fenomeno molto importante per il mondo del whisky, dal momento che vedeva il più grosso produttore di Scozia mettersi in gioco con una vasta serie di malti OB imbottigliati a grado pieno: non una cosa così comune in quegl’anni. Oggi il prezzo è schizzato fino a 400 euro, anche perchè queste bottiglie sono, come appena ricordato, un pezzetto di Storia.

Sottofondo musicale consigliato: Joan ThieleLe Vacanze

Annunci

Teaninich 23 yo ‘Rare Malts’ (1973/1997, OB, 57,1%)

Qualche mese fa si è concluso il ciclo di degustazioni dell’Harp Pub dedicato alla serie dei Rare Malts di Diageo – ciclo di degustazioni francamente storico (chi altro apre 12 Rare Malts, al giorno d’oggi, in Italia, per condividerli con appassionati? ditecelo, chi?) e che abbiamo avuto il privilegio di tenere, come ‘relatori’. Qualche sample ci è rimasto ancora in bacheca, è il caso di ridurre questa imponente presenza, non credete? Dunque eccoci alle prese con un Teaninich del 1973 (quando c**** ci ricapita di assaggiare un Teaninich del 1973!?, spiegatecelo!), imbottigliato del 1997.

N: che profilo d’altri tempi… Oleoso, erbaceo, a tratti anche un po’ ‘sbagliato’, se ci concedete l’eresia, con note di distillato spigoloso, al limite del sulfureo che tira schiaffi. Incenso. Note di propoli, di cereale macerato, di olio d’oliva; poi perfino un ricordo di amaro centerbe, di artemisia fresca, di una bustina di tè al bergamotto lasciata lì a raffreddare. A regalare a questo naso una dimensione ulteriore è anche una nota fruttata, zuccherina e lievemente acida, da frutta gialla: prugna gialla anzi.

P: molto particolare, ancora austero, erbaceo, oleoso, minerale… ma con un’esuberanza fruttata davvero godibile. Una nota di propoli, ancora erbe tipo artemisia, ancora agrumi (limone; e anzi, di nuovo un senso di Earl Grey). Cereale oleoso. Poi però ci sono sentori fruttati, intensissimi: addirittura ananas, ci sentiamo di dire con sicurezza.

F: lungo, più sbilanciato sulla dolcezza di ananas; in seconda battuta torna una punta erbacea, da erba aromatica, che ricomplica.

Una testimonianza di uno stile che oggidì è davvero raro: distilleria poco nota, mix di barili lasciati liberi di invecchiare con calma in barili non troppo aggressivi… La ricetta perfetta. Mamma mia: può avere dei difetti magari, ma è unico, seriamente. 89/100. Grazie pikkolo Ancielo Corbetta, tanto amore per te.

Sottofondo musicale consigliato: Johnny Cash & Bob Dylan – Wanted Man.

st magdalene rare malts recensione

St. Magdalene 19 yo (1979/1998, OB, 63,8%)

Sabato scorso Angelo Corbetta, proprietario dell’Harp Pub Guinness, ha ospitato la seconda degustazione a tema Rare Malts, dopo la prima gloriosa dello scorso giugno, e ne ha affidato nuovamente la conduzione ai vostri amati Whisky e Facile. Ve lo dobbiamo spiegare noi che oggidì una degustazione di Rare Malts, imbottigliati tutti tra 1997 e 1999, è qualcosa di speciale, di unico? Chi altro vi aprirebbe, in Italia, bottiglie del genere? Per darvi l’idea della proporzione della cosa, oggi vi presentiamo il terzo RM aperto sabato: un St.Magdalene di 19 anni, distillato nel 1979 e imbottigliato nel 1998 alla gradazione mostruosa di 63,8% – alta gradazione peraltro tipica dei RM. La distilleria delle Lowlands, situata a Linlithgow, fu chiusa da Diageo nel 1983 assieme a tante altre, e in tal modo terminò la storia di un produttore attivo da metà ‘700 (anche se ufficialmente la licenza arriva solo negli anni ’90 del secolo). Oggi l’edificio, un tempo lebbrosario, poi convento e ospedale, infine distilleria, è stato trasformato in condominio, ma ancora campeggia la pagoda sul tetto, a ricordare gli antichi fasti. Piccolo bigino esaurito, via col bicchiere! Ci accompagnano della degustazione Marco Zucchetti e Corrado De Rosa: se avete problemi prendetevela con loro, ma occhio ché a differenza nostra sono dei veri e pericolosi ribaldi facinorosi.

st magdalene rare malts recensioneN: esaltante perché è in costante evoluzione, a ogni snasata cambia. Sa di sauna (legno e vapore). Profumo di bosco, silvestre (balsamico, erbacee, sottobosco, legno, foglie bagnate dalla pioggia). Molto complesso, ha note fruttate difficili da identificare, una sorta di uber-frutta fresca, mista, cotta, caramelizzata (a ruota libera ci vengono in mente cotognata, pesca matura, mela rossa, forse perfino accenni di fragola). Corrado dice “la pozione polisucco” di Harry Potter, ma non perché è un matto scollato dalla realtà (anche se forse lo è, clinicamente non escludiamo l’ipotesi): perché è frutta multiforme e cangiante, tipo una megamacedonia. Ha una nota ossidata, fantastica, che non sapremmo se definire cera a tutti gli effetti, o di cereale umido… È freschissimo, nonostante la complessità. E questa venatura che appare appena mineralina, quasi – tremiamo a dirlo – lievemente torbata… Candela spenta. Ah, che spettacolo.

P: oleoso e compattissimo, ancora con una vena minerale e terrosa molto sottile ma piacevolissima, e (lo dobbiamo scrivere subito) si chiude su una punta sapida; ancora uno schermo ceroso spaventoso. Ha una dolcezza d’uovo, tra zabaione, crema all’uovo… Quasi non c’è acidità, sviluppa una dolcezza fruttata molto compatta che muove quasi verso il tropicale (papaya?). Poca spezia. Con acqua, forse, si semplifica leggermente ma tende a spalancare ed esaltare la parte fruttata, sviluppando bene un’arancia dolce che prima restava appena accennata. Salamoia, torba vera.

F: candela spenta, cera, un cereale caldo e fruttato infinito… Non lunghissimo ma intenso, ha una vampata di frutta e poi si richiude sul cereale e sulla mineralità torbata.

Ottimo, spaventoso, spettacolare; elegante, oleoso, profumato, minerale e lussuriosamente fruttato. Oggi tendiamo ad associare alle Lowlands solo dei whisky un po’ sciapi, tendenzialmente debolini, ma se diamo un’occhiata al passato ci rendiamo conto che la nostra è una deformazione prospettica: Rosebank, St. Magdalene, Littlemill… Tutti produttori con grande personalità. Se pensiamo che questa bottiglia non si trova in commercio a meno di 1000€, ci rendiamo conto ancora una volta che poterlo assaggiare sabato scorso (e riassaggiare ieri sera per la recensione, ehm) è stato un privilegio assoluto, e non possiamo assegnare meno di 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Bowland – It’s All Grey.

Benrinnes 21 yo ‘Rare Malts’ (1974/1996, OB, 60,4%)

Angelo Corbetta, sovrano assoluto del Gran Regno dell’Harp Pub, ci concede sempre il privilegio di scegliere con lui, dalla sua ricca cantina, le bottiglie per le degustazioni che insieme organizziamo, generalmente pezzi storici che è raro vedere aperte in assaggio. “Privilegio” anche perché, oltre al piacere di assaggiare i whisky durante gli eventi, ci portiamo a casa un sample da recensire con calma nei mesi successivi. Un paio di mesi fa abbiamo aperto quattro dei suoi Rare Malts (e occhio: tra non molto annunceremo i prossimi due appuntamenti sempre a tema Rare Malts – e se dicessimo Brora e St. Magdalene?), e il primo era questo Benrinnes da oltre 60%. Diamoci dentro.

benrinnes-1974-21-year-old-rare-malts-with-box-965-pN: devastante come la gradazione passi inosservata, anzi, inodorata. Spicca in avvio una fascinosa patina minerale, di cera d’api e di cereale caldo ed essenze oleose di arancia. Sprigiona una gran ricchezza d’aromi, tra brioche integrale al miele, zucchero caldo – siamo travolti dall’immagine delle nastrine appena uscite dal forno – e una frutta gialla matura e aromatica (pesche e mele soprattutto). Un naso all’apparenza ordinato e ordinario, e invece c’è tanta libidine…

P: di grande intensità, gli oltre sessanta gradi qui si fanno sentire un po’ di più. Vive di fiammate: l’attacco è austero, ancora sulla cera, su una mineralità oleosa, poi sterza verso una frutta vivace (qui proprio pesca, forse sciroppata), poi scatta sulla pastafrolla, ancora zucchero caldo, brioche al miele… E che cereale, che cereale! Pieno e molto soddisfacente.

F: lungo e persistente, prima resta il calore e poi la cera si conquista il palcoscenico.

Poco da dire: semplicemente ottimo, con un profilo che oggidì è davvero raro da trovare. Questa patina di cera, a schermare il lato più fruttato e cerealoso, a noi fa letteralmente impazzire! Una sorpresa, tra i meno quotati della collezione Rare Malts, ma per noi è un pezzo da non perdere. 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Aphex Twin – T69 Collapse.

Piove Whisky (anche d’estate…)

Per la serie “ma chi ci ferma a noi!?”, ecco una bella carrellata estiva di whisky più o meno irrinunciabili.

Hopkins Navy Supreme 12 yo (OB, 75 cl, 43%)

177932-bigUn blended degli anni ’70 per il mercato italiano e prodotto a Oban. Al naso l’alcol è molto rarefatto, con note antiche di tabacco da narghilè alla frutta rossa. Fruit joy, propoli e rabarbaro, a render conto del lato balsamico. In bocca troviamo una grande masticabilità e un bel corpo. Un whisky scuro, con note di miele di castagno, caramello, more e ancora rabarbaro e propoli. Termina lungo, profondo. Frutta rossa/nera. Leggera nota minerale, ferrosa. Un bell’87/100 per questo nettare del passato.

 

Royal Lochnagar 23 yo Rare Malts (1973, OB, 59,7%)

La cosa pazzesca è che è a 60%, e sembra a 40!, è apertissimo e aromatico. La prima royal-lochnagar-23-year-old-1973-rare-malts-whiskysensazione è come di una lievissima schermatura di cera d’api, di favo di miele. Tutto l’arco parlamentare della frutta gialla (dall’arancia alla mela alla pesca), poi una leggera nota di legno. Al palato ancora favo di miele, frutta. Pizzica un po’ l’alcol, qui, per fortuna. Molto giallo, e poi pure una ciliegia sotto spirito. Finale non lunghissimo ma intenso, pieno, ancora su miele soprattutto e frutta gialla. 87/100

Glen Elgin 20 yo (1995/2016, Clanxton’s, 51,5%)

glen-elgin-1995-20yo-claxtonsNon appena si supera una coltre alcolica inaspettata, si dispiega un caldo tripudio fruttato ed estivo: pesche sciroppate e marmellata di albicocca, miele in crescita, cera d’api e cereale. Il palato accentua una nota oleosa di cioccolato bianco, ancora con cera (tantissima) e delle belle note floreali. Fetta biscottata. Non è complessissimo forse, ma ha una semplicità assertiva e delicata davvero gradevole. 87/100

Benromach Wood Finish ‘Hermitage’ (2005/2015, OB, 45%)benromach-2005-bottled-2015-hermitage-wood-finish-whisky

Fin dal naso appare un po’ alcolico. Svela le note torbate, terrose e minerali del distillato di Benromach, che si combinano in un modo un po’ spigoloso e tagliente con la vinosità del barile. Note di inchiostro, di prugne nere secche; il tutto condito da una venatura sulfurea, di stoppino, dura a morire. Intenso ma non particolarmente espressivo, se vogliamo – si salva per le solite suadenti note grasse di Benromach. 82/100

 

Sottofondo musicale consigliato: Lacuna Coil – Heaven’s a lie

 

Ospitaletto Whisky Festival 2014

1898688_10203455085846149_744983341_oCome sapete, l’Italia si pregia di avere tre whisky festival: Milano, Roma e… Ospitaletto! Per il quarto anno consecutivo, GP e Dameris hanno preparato un tasting di livello altissimo, e per il quarto anno consecutivo la fortunata comunità che gravita attorno al forum singlemaltwhisky.it si è ritrovata per una splendida giornata di amicizia, carne alla griglia e beh, naturalmente tanto single malt! Oltre al parterre previsto, ci sono state numerose integrazioni: innanzitutto, il forum ha assaggiato e dato la propria opinione su cinque samples di botti di Arran, per consigliare Claudio e Davide che prepareranno un imbottigliamento speciale, forse già per Roma; poi, i Laphroaig sono diventati tre, per un istruttivo confronto tra invecchiamenti in barrels e in hogsheads; e infine, il sommo Giuseppe Gervasio Dolci ha omaggiato i presenti di uno splendido Tobermory del 1972 imbottigliato da Moon Import per la serie “De viris illustribus”… Insomma, uno spettacolo. Un saluto e un abbraccio vanno a tutti gli amici che abbiamo ritrovato e che non nomineremo: come si suol dire, you know who you are. Un ringraziamento enorme va a GP e Dameris, che come sempre sono stati ospiti eccezionali, di simpatia e disponibilità veramente uniche, regalandoci un pomeriggio speciale: grazie!

Come al solito, alcuni whisky li abbiamo assaggiati lì, e vi proponiamo qui sotto delle tasting notes un po’ discorsive e ‘buttate lì’; prendetele con le pinze, insomma! Del Mannochmore, che uno di noi ha avuto il piacere di presentare, avevamo già parlato qui: delle altre bottiglie, attendetevi nei prossimi giorni recensioni più approfondite…

foto 3-2Bladnoch 23 yo (1977/2000, OB, Rare Malts, 53,6%)

Una bella sorpresa da una distilleria misconosciuta: un malto pulitissimo, con l’invecchiamento in bourbon ben presente e vivo, con note di vaniglia, cocco, frutta gialla e tanta crema; sfumature agrumate, soprattutto al palato, molto gradevoli, e punte erbacee e cerealose, soprattutto verso il finale. Così a naso, gli daremmo 86/100: semplice, pulito, va dritto per dritto verso l’obiettivo.

Schermata 2014-02-24 alle 11.57.37Ardbeg 17 (circa 2000, OB, 40%)

Questo quasi diciottenne di Ardbeg, sostituito nel 2006 dall’Airigh Nam Beist, ha un livello di ppm più passo del Blasda: ma che diversa personalità…! Molto più corpo, a dispetto della gradazione, davvero cremoso e masticabile; leggero, certo, ma proprio per questo pericolosamente bevibile… Perfetto equilibrio tra marinità torbata e una dolcezza di caramello e vaniglia, veramente ottimo. Punte di confettura di fragole al finale, e soprattutto dopo un po’ punte di formaggio (di grana, per la precisione…) al naso. Notevole, un Ardbeg easy ma di personalità. 87/100.

foto 4Laphroaig 11 yo Cairdeas ‘Master Edition’ (2010, OB, 57,3%)

Ops, Claudio ci perdonerà… ma abbiamo perso il foglietto in cui ci eravamo appuntati le nostre note! Di sicuro, ricordiamo che l’avevamo segnalato come un perfetto esempio di giovane Laphroaig ‘moderno’, con un mix di legno, liquirizia, note tropicali e speziate… Buono è buono, fidatevi! Saremmo stati attorno all’88: se ritroviamo le tasting notes che abbiamo scritto, giuriamo!, le pubblicheremo…

Sottofondo musicale consigliato: Anna FDNA, che si prolunghi il clima di festa!

Rosebank 22 yo (1981/2004, ‘Rare Malts’, OB, 61,1%)

Dopo un Festival fantastico, e dopo una seratina niente male passata con alcuni amici all’inaugurazione del Club 1909 di Milano (ne riparleremo… ma intanto, tenete d’occhio il sito e le degustazioni che organizzeranno) continuiamo a trattarci bene, e assaggiamo una perla rara di una distilleria chiusa delle Lowlands: parliamo di Rosebank, e parliamo dell’ultima versione ufficiale uscita nella serie dei “Rare Malts”. Dorato chiaro è il colore di un malto imbottigliato alla gradazione monstre di 61,1%.

Schermata 2013-11-13 alle 18.26.34N: l’alcol c’è, ma non trattiene, non pare chiudere: sembra essere lontano chilometri da un profilo di Rosebank ‘nudo’, con un invecchiamento che ha prodotto tante variazioni su un tema: il malto. Partiamo da qui allora, da un malto ‘profumoso’, delicato come solo Rosebank sa essere: note di tè, poi c’è una bella componente fruttata, con le consuete punte agrumate ‘acidine’ (limone, pompelmo); ma c’è anche tanto altro: un nerbo di frutta gialla (mela, confettura d’albicocca, tutto delicato), poi punte briosciose. Col tempo, tende a mutare continuamente, ossigenandosi. Ancora una volta, riesce il miracolo di Rosebank: è succoso ma al contempo si conferma un profilo secco, erboso e ‘composto’. Miracolo!, ad aggiungere complessità, qualche spezia legnosa e un po’ di frutta secca.

P: la stessa alternanza rilevata al naso tra secchezza e succosità si ripete, in modo ancora più netto: l’ingresso è infatti una vera carrellata di frutta (mela, pompelmo, a tratta suggestioni quasi tropicali), che lascerebbe pensare a un crescendo fatto di lingue di sapore. Invece, a sorpresa, il whisky sembra addomesticarsi in bocca, facendosi secco, quasi evaporando in una maltosa amarognolignità. E dopo questa fuga immaginifica e neologistica, il silenzio. Anzi no: mandorle amare, legno, frutta secca. Sempre più amaro, soprattutto con acqua (che, a dispetto dei 61%, non consigliamo). I più arditi rileveranno anche un po’ di formaggio dolce (emmenthal).

F: media lunghezza, in pieno stile Lowlands, a base di malto erboso – che pare ripulire la bocca, per passare a un nuovo dram.

Questa curva juicy – austero ti illude che questo whisky possa contenere infiniti mondi possibili; in verità, la bilancia del reale pende decisamente dalla parte dell’amarognolignità, che è la nostra nuova parola preferita. Non esiste? Vero, ma anche questo whisky è difficile da trovare, e quindi. Il voto sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: FoalsBlack Gold // Track 8

Inchgower 27 yo (1976/2004, OB, Rare Malts, 55,6%)

Tra le tante distillerie dello Speyside più o meno ‘dimenticate’ dal mercato c’è la Inchgower: le espressioni ufficiali, almeno negli ultimi vent’anni, si contano sulle dita di una mano, e la Diageo non sembra avere intenzione di modificare i suoi piani… Ricordiamo infatti che, in ossequio alle proporzioni di vendita, i whisky della maggior parte delle distillerie sono per lo più destinati a finire nei blended; come ci insegnano in questa pagina Davide e – non ce ne vorrà il primo, ma – soprattutto Pino Perrone (date un’occhiata ai commenti), Inchgower è parte di Bell’s, Johnny Walker e White Horse. Affrontiamo oggi una versione della serie “Rare Malts” di Diageo, serie molto apprezzata dai collezionisti, come si sa; è del 1976 ed è stata imbottigliata nel 2004 a gradazione piena.

ingrm.1976N: mmm, wow! Ma siamo sicuri di non essere nelle Highlands più a nord? Ci sono note di una profonda affumicatura – profonda ma tenue, si capisce che intendiamo? forse no -, accanto a suggestioni inattese, minerali, ‘polverose’ (quando abbiamo letto Serge scrivere di ‘vecchi libri’ abbiamo subito condiviso) e di legno umido. Miele, in gran quantità. Affianco, c’è una dimensione sherried molto discreta, con note di succo di mela, di frutti rossi (fragole e lamponi), di frutta secca (mandorla). Zucchero di canna, caramello. Pere, a pacchi, forse candite?, poi una bella maltosità. Una nota come di Campari? Buono, complesso e inatteso.

P: ancora resistono le note minerali del naso, rivelando aromi di torba nitidi ma delicati e una puntina di olio d’oliva; anche una buonissima epifania di zenzero candito (è ‘piccantino’). Poi, una dolcezza educata ed elegante, tra pere e mele, una lieve suggestione di frutti rossi, di panna cotta… Non mancano tracce di mandorla e noce brasiliana (cosa?), né punte cerealose (proprio i fiocchi della Kellog’s, sì). Suggestioni ‘balsamiche’ e mentolate.

F: burro!!! Persistente ma non lunghissimo, tra note burrose di pera e una timida suggestione ancora mentolata; malto, quasi erbaceo. Molto pulito.

Confessiamo, questo Inchgower è stato una sorpresa inattesa: buono e delicato, molto minerale ed erbaceo, con note fruttate che quasi non sembrano rivelare la maturità del distillato. Forse a tratti, soprattutto al palato, la dimensione che chiamiamo ‘vegetale’ prende un po’ il sopravvento, ma di certo ne consigliamo l’assaggio. Il Milano Whisky Festival spesso ne ha una bottiglia aperta, ai suoi Ring of Malt; se venite al World Whisky Day all’Entropia a Milano, il 18 maggio, magari lo potete provare. Intanto, la nostra valutazione è di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Morcheeba – Trigger Hippie.

Linkwood 30 yo (1975/2005, OB, Rare Malts, 54,9%)

Torniamo nello Speyside, ed eccoci alle prese con una bottiglia a suo modo storica: questo Linkwood, infatti, è l’imbottigliamento ufficiale più vecchio della distilleria, ed è parte della prestigiosa serie dei “Rare Malts” della Diageo. Il colore è dorato.

106443N: già aperto a 54,9%; profumatissimo e di grande intensità, probabilmente da sole botti ex-bourbon: c’è infatti una eccezionale vaniglia cremosa e burrosa (brioche), poi molta pasta di mandorle. Toffee. Si nota poi un misto di frutta davvero buono: albicocca, pera, caramelle gelée ai frutti rossi, scorzette d’arancia candita. Anche note di frutta tropicale (ananas) e di melone. I 30 anni hanno anche portato qualche richiamo legnoso, non invadente ma caratterizzante; resta comunque molto fresco.

P: ribadisce l’intensità già apprezzata al naso, se possibile aumentandola in un loop papillare (ma checcazz…?) di lunga durata. In bocca questo malto vive di più fiammate, diviso tra bombe di frutta (pesche, albicocca, pere, cocco) e una vaniglia davvero massiccia. C’è poi un lato agrumato più intenso che al naso a portare punte leggermente amare. Il legno fa la sua parte, e certo non è un comprimario, assieme a una maltosità davvero invitante; il tutto tende ad essere un po’ amaro, soprattutto verso il finale. Comincia ad emergere un po’ di frutta secca…

F: …che al finale si prolunga indefinitamente, confondendosi con il legno e un malto di buona personalità.

Sembra imbottigliato al momento giusto, con un legno imponente col suo apporto amaro ma non ancora dittatore, ed una frutta matura ben definita. L’acqua è superflua, anche se tende a rendere soprattutto il palato un po’ più cremoso. Semplice ma intenso: il voto di 88/100 è legittimato proprio da questa intensità, soprattutto al naso. Qui le opinioni di Serge, cui è piaciuto un po’ meno. Non costava moltissimo, all’epoca (circa 130 euro) ma adesso tutti i Rare Malts hanno subito un’impennata.

Sottofondo musicale consigliato: Blue MinkGood morning freedom.

Brora 24 yo (1977/2001, Rare Malts, OB, 56,1%)

È Natale, e dopo un deludente Clynelish dobbiamo tirarci un po’ su il morale: cosa possiamo assaggiare se non un prodotto dei dirimpettai, la mai abbastanza celebrata Brora? Abbiamo accennato nello scorso post alle vicende che legano le due distillerie, ma se volete saperne di più potete leggere le parole del massimo feticis… ehm, esperto di Brora in circolazione, ovvero il buon Serge Valentin (qui e qui). La bottiglia che abbiamo tra le mani è una vera chicca, un whisky della prestigiosa serie dei Rare Malts della Diageo distillato nel 1977, quindi sei anni prima della chiusura, ed imbottigliato nel 2001. Il colore è giallo paglierino.

N: come per il Clynelish, la primissima nota che spicca è la cera; questa volta, però, questa si colloca in una complessità che immediatamente impressiona. In primo luogo, a fianco della cera c’è un qualcosa di deliziosamente ‘opprimente’, che pian piano andiamo definendo verso un odore di campagna, di casolare umido, di fieno, a tratti proprio di malga, di stalla. Ci sono note torbate di grande gentilezza (no affumicato) con cui danzano in perfetta armonia altre note fruttate: uvetta, mela matura, fragola. È un vero tripudio olfattivo. Tutto ciò, senz’acqua!, perché va aprendosi splendidamente con il tempo e dopo pochissimo le note alcoliche più pungenti si dissolvono. Ci sono deboli note speziate, sullo sfondo, in particolare di noce moscata; tabacco dolce da pipa; panettone; miele, che emerge soprattutto aggiungendo acqua. Il legno è da orgasmo. Grande complessità e soprattutto fantastica evoluzione.

P: è molto compatto, nel senso che è armonioso e bilanciato, ma al contempo regala vere e proprie fiammate di sapore: liquirizia, agrumi, ancora fragola, malto. Se pure a 56% è di grandissima bevibilità; con acqua, si sente molto di più una torba delicatissima, gustosissima, e ancora una volta note di miele fanno capolino nel tripudio generale. Non è un palato dolce tout court, però: la sensazione è che il miele (che senz’acqua rimaneva una nota dolce misteriosa) faccia da eufonico collante tra la dolcezza fruttata e la spigolosità del legno e della liquirizia. Grande equilibrio, il bilanciamento perfetto rende questo palato davvero magnifico.

F: torba, legno caldo, lieve affumicatura; dolce, su frutta secca; risalgono vere e proprie zaffate di malto. Grande finale, lungo, persistente e in continua evoluzione.

Al netto di alcune differenze, ricorda molto certi vecchi Talisker, come profilo; corpo e compattezza (e dolcezza, e ruvidità) sono eccezionali, semplicemente. Capiamo molto bene le ragioni per le quali due esperti blogger come Serge e Ruben perdano la testa per i malti di questa distilleria: il nostro umile verdetto è 94/100. (update: negli stessi giorni, anche Angus di whisky-online.com ha bevuto questo malto… trovate la recensione in coda ad un articolo molto interessante, qui)

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – Clap hands, dal bellissimo album Rain dogs. Buon Natale.