Puni ‘Nova’ (2015, batch #1, OB, 54%)

punivalleSabato scorso abbiamo avuto il piacere di tornare a Puni, la prima distilleria italiana di whisky: ne abbiamo già parlato in passato, ma ci piace ribadire il nostro pieno supporto ad un progetto molto ambizioso, curato nei minimi dettagli (dalla splendida architettura dell’edificio agli alambicchi Forsyths di Rothes alla cura nel marketing). Peraltro, anticipiamo una grande novità: come sapete, Puni ha usato negli anni scorsi una miscela PUNI - Kubus 3di cereali (orzo maltato, segale altoatesina e grano), ma da questo gennaio sta distillando solo orzo maltato; quindi, con un po’ di pazienza, avremo anche il primo single malt whisky italiano! Lo scorso autunno il distillato di Puni ha compiuto tre anni, e dunque può ufficialmente fregiarsi del titolo di whisky. I primi imbottigliamenti sono stati Nova ed Alba, entrambi a grado pieno per il batch #1: il secondo è una miscela di botti ex-Marsala, a unire idealmente Alto Adige e Sicilia, finite poi in botti ex-Islay (noi avevamo assaggiato un single cask ex-Ardbeg, ma in distilleria assicurano di essersi riforniti da diverse distillerie ‘torbate’, e si tratta di botti che avevano contenuto whisky tra i 7 e i 20 anni), mentre quello che assaggiamo oggi è un mix di botti ex-bourbon first fill, finito in botti di rovere vergini. Bando alle ciance, via con l’assaggio.

puni-nova-single-malt-batch-2-43-0-7l-gp_1400x2000N: a 54%, abbastanza accogliente: rivela un profilo schietto e con una bella acidità, che da subito ci richiama l’accoppiata ‘pera e limone’: freschi, ma anche in centrifuga. Poi c’è enfasi – ovvia – sul distillato, con note ampie di cereali zuccherini, di lieviti: insomma, sa proprio di distilleria al lavoro. Yogurt (alla banana), pasta di mandorle ed una vaniglia molto delicata. Delicata perché – intendiamoci – siamo di fronte a un naso per nulla ruffiano, orgoglioso delle sue nudità.

P: …e anche al palato non concede nulla al cliché del bourbon cask più ‘cremosone’ e facile; anzi, si presenta austero e raffinato, di una pulizia davvero esemplare; salgono ancora i cereali, con note di pane (cotto a legna), anche leggermente amaricanti, di quel lieve amaro del cereale. Non c’è infatti una dolcezza bourbonosa troppo marcata, ma quel senso di dolceamaro della frutta secca (buccia di mandorla). Ancora la pera (yogurt alla), limone, e un senso di frutta candita.

F: medio-lungo, pulito e cerealoso, con un inatteso ritorno di vaniglia cremosa ed ancora pane, mandorla e frutta secca.

12669624_1105423922809265_4585188219463096566_nTemevamo un whisky fin troppo rinforzato di vaniglia dolciona, viste le botti ex-bourbon a primo riempimento e quelle di legno vergine, e invece Puni ha avuto il coraggio di rimanere focalizzata sulla miscela di cereali e sulla pulizia del distillato, mantenendo così le promesse dei primi imbottigliamenti che ancora, tecnicamente, non erano whisky; il risultato è garbato ed elegante ma per niente banale, e in tutta onestà ci è capitato di assaggiare coetanei scozzesi non altrettanto convincenti. Quindi, ci piace premiare questo imbottigliamento con un 84/100. Questo primo batch, in edizione limitata, è piuttosto costoso, coerentemente con le linee del mercato di adesso e con le ambizioni dei proprietari; il #2, con grado ridotto a 43% è decisamente più avvicinabile, e dopo averlo apprezzato in distilleria, lo recensiremo qui nelle prossime settimane.

Sottofondo musicale consigliato: Tessa Rose Jackson – The Pretender.

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Bowmore 25 yo (1990/2015, Valinch & Mallet, 52,5%)

Ci piace rimanere su Islay, e come avevamo promesso non ci spostiamo neppure di distilleria: al fianco di un piacevolissimo 8 anni ufficiale, abbiamo assaggiato un single cask di Bowmore, maturato 25 anni e imbottigliato da Valinch & Mallet, selezionatore italiano di cui stiamo iniziando a scoprire le potenzialità. Poche parole, tanto whisky:

12312534_10153284761011958_1019409631_nN: tutto veramente monstre, compresa la sua innata delicatezza. La torba c’è, ma come da tradizione di casa Bowmore è più minerale, terrosa e acre che non fumosa o bruciata. Ha una marinità certo presente, anche se molto levigata. Ciò che davvero stimola le nostre sinapsi è però il lato più zuccherino, diviso in due fazioni: da un lato c’è una dimensione tropicale, fruttata e floreale davvero magnifica (maracuja, lime; fiori, lavanda ed erica; caramelle alle violette); dall’altro, una cremosità crescente sostanziata di vaniglia e confetto. Un che di balsamico, proprio eucalipto.

P: da subito arriva una botta atrocemente compatta, non va per fiammate, ma è un muro di intensità costante. Questo è il risultato di uno scontro-fusione tra acqua di mare e frutta esuberante, che appunto porta a questo sapore unico: Bowmore!  Ripartiamo dalla frutta: lo spettacolo tropicale è di mango e maracuja, ma anche pesche succosissime; fragole, a sorpresa. All’improvviso una suggestione di fruit joy (sì, scusate) alla frutta, miste, tutto il pacchetto ingurgitato assieme. C’è una cremosità vanigliata, ma senza mai prevaricare la frutta. In aumento il fumo di torba, anche se molto discreto; manca solo una splendida venatura floreale, ancora tra violette e lavanda, che c’è, eccome. Chapeau.

F: legno bruciato, floreale, poi frutta intensissima… Ti rimbomba sontuoso nella testa per ore.

È un whisky eccellente, mostra perfettamente il miglior volto della distilleria per come lo abbiamo conosciuto nella nostra pur limitata esperienza: unisce un raffinatissimo lato torbato, minerale e marino ad un altro fruttato e floreale di grandiosa intensità, ha un naso complesso e compito ed un palato esplosivo. 93/100; complimenti ancora a Valinch & Mallet. Più passa il tempo, più questi Bowmore ci convincono, bene bene…

Sottofondo musicale consigliato: Lawrence Arabia – The Bisexual.

Port Charlotte ‘PC9’ (2009, OB, 59,2%)

Da tempo non facciamo una sosta su Islay… Ravanando nel nostro parco-sample, ci siamo resi conto di avere, nascosti sotto una coltre di polvere, con le etichette smangiate, con lo sguardo sofferente di due cuccioli di labrador dimenticati fuori dal supermercato… due sample (già!, non bastava l’affronto dell’oblio, doveva essere anche duplice!) di PC9, una versione limitatissima di Port Charlotte, il torbato di casa Bruichladdich: si tratta di una tiratura di 6000 bottiglie, solo invecchiamento ex-bourbon, imbottigliata nel 2009. Come sapete, ogni anno dal 2006 sono state messe sul mercato diverse edizioni limitate a numerazione progressiva (PC5, PC6, PC7, PC8, PC9…), fino ad arrivare al recente PC12, che assaggeremo a breve; la qualità è sempre stata molto alta, quindi altrettanto alte sono le nostre aspettative.

pclob.non1N: la gradazione monstre non è un problema, si snasa che è un piacere. Uno dei Port Charlotte più marini che abbiamo mai incontrato: brillano proprio le note salmastre, di spuma, di sale incrostato; poi la torba, solo in parte fumosa (anche se… il fumo c’è, intenso e acre, sia chiaro, ma tra due titani pare vincere il minerale); poi, ecco le conifere, gli aghi di pino; e poi la vernice… Il lato fruttato ricorda il succo pera e limone, mentre non c’è traccia di vaniglia se non dopo un bel po’ d’aria.

P: molto aggressivo, ancora attacca sull’acqua di mare, intensissima, come concentrata; e poi torba, acre, violenta e cenerosa. Al fianco cresce una dolcezza più smaccata che al naso, ma meno fruttata: borotalco, limone, vaniglia (legna bruciata). Un pit di menta, perfino un velo di peperoncino. Zolfo (di fiammifero), e un che di balsamico.

F: plastica bruciata, zucchero a velo, sale. Ancora zolfo e fiammifero. Lunghissimo e intensissimo.

Diverso dalle altre release ufficiali di PC, ma non per questo meno convincente: anzi, con il lieve sbilanciamento verso il lato più austero e marino, il distillato rivela una capacità di modularsi a seconda delle esigenze… Ma siccome dietro a queste distillazioni, a queste selezioni e a questi imbottigliamenti c’è il genio di Jim McEwan, beh: non c’era da dubitarne. 88/100 il giudizio, alla grande.

Sottofondo musicale consigliato: Maribou State – Steal.

Benrinnes 15 yo (1998/2013, Silver Seal, 47,9%)

Benrinnes è una distilleria Diageo, ed è sita presso Aberlour, ameno paesino nel cuore dello Speyside, a due passi da Dufftown, vera capitale maltata della regione. Anche grazie ad alcune peculiarità tecniche (come ad esempio l’uso dei worm tubs o la parziale tripla distillazione; date un’occhiata qui e qui), Benrinnes produce un distillato decisamente particolare, spesso caratterizzato da una non indifferente torbatura, da note minerali e ‘meaty’ – un po’ come accade a Mortlach… Ma insomma, ci annoiamo da soli: oggi assaggiamo un single cask imbottigliato da Silver Seal nel 2013, si tratta di un 15 anni probabilmente (scommetteremmo noi) ex-refill sherry.

Schermata 2015-07-24 alle 13.21.35N: inizialmente esibisce decise e personalissime note ‘sporche’, tra il legno umido, il ‘chiuso’, perfino di formaggio stagionato… Poi cuoio, polvere da sparo. Presto, però, si capisce che la personalità esuberante trova sostanza anche in altri versanti dell’altopiano aromatico (eh? ragazzi, fa troppo caldo, forse dovreste smettere di bere): spicca in particolare una bella frutta rossa, bella e tanta (rfagole e lamponi – anche in versione gelée; poi ribes rosso). C’è anche una ‘dolcezza’ diversa: crostatina all’arancia, caramello.

P: il percorso è inverso rispetto al naso: qui si nota prima un attacco di frutti rossi e di caramello, di maron glacée; poi, quasi deglutendolo, improvvisamente, il palato si ‘impolvera’: tornano le note sporche del naso, qui ancora più uniche, minerali, perfino sulfuree: asparago, polvere da sparo… La frutta non si ritira però, ed anzi insiste e si reinventa tropicale (papaya).

F: lungo, molto, e persistente. Ancora polvere da sparo, con un senso di fumo lieve; arancia, frutta rossa ricca.

Come gli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela minerale e ‘pirico’; a differenza degli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela (a nostro gusto, permalosoni) ben cesellato dalla botte, che aggiunge carattere e dolcezza ad un distillato di suo non certo facile. L’esito è, secondo le nostre papille, pari a 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jonathan Wilson – Coming to Los Angeles.

Glengoyne Cask Strength (2015, OB, batch #3, 58,2%)

Passata la tempesta di caldo, arriva Caronte con i giorni più caldi della storia; seguirà il ciclone Circe. E quindi? E quindi beviamoci su un whisky, suvvia: cosa c’è di più estivo e rinfrescante di un Glengoyne a grado pieno? Pare aiuti anche a sconfiggere il panico collettivo da eccessiva esposizione a tg4 e Studio Aperto, quindi lo consigliamo (caldamente, ca va sans dire). Come abbiamo già avuto modo di dire da poco, Glengoyne è una distilleria che amiamo e che ci piace seguire da vicino: questo, ad esempio, è il terzo batch della versione Cask Strength, nessuna età dichiarata, grado pieno e invecchiamento in sherry – comme d’habitude.

glengoyne-cask-strength-batch-3-whiskyN: aperto ed aromatico, nonostante la gradazione bella alta (certo, l’alcol è pungente e si fa sentire, però non risulta mai sgradevole). Come già nel batch #2, si sentono delle note giovani (proprio di malto, ricorda quasi il profumo dei mash tun); note gradevolissime di legno caldo e arancia disidratata. A proposito d’arancia: suggestioni di liquore all’arancia, appunto… Frutta rossa disidratata: uvetta, ma anche quei mix di frutta secca e prugne. Emerge anche una certa cremosità, di crema al limone; perfino qualche punta di panettone, di pane al latte? Con acqua, aumentano le note di caramello e toffee; l’uvetta e la frutta rossa (ciliegia, se non ci s’inganna) crescono esponenzialmente, senza che svaniscano le suggestioni più ‘giovini’.

P: a sorpresa, l’alcol non è così invasivo. C’è una bella esplosione sherried di frutti rossi, con bombette di uvetta, di fragola (a tratti ricorda una crostata alla fragola); marmellata d’arancia e cornetti caldi (quelli integrali, al miele); belle note di malto, caldo e croccante (a qualcuno viene perfino in mente: farro!, non salato ovviamente). Ancora frutta secca (nocciola), qui e là con punte ‘legnose’ lievemente speziate (cannella? non ci giureremmo) che aumentano con acqua.

F: abbastanza lungo e persistente; frutta secca, frutta rossa, ancora quelle note di cereali che chiudono il cerchio del malto.

Il batch #2 ci era piaciuto ma ci era parso un passo indietro rispetto al #1, davvero splendido, complesso e maturo; qui ripartiamo dalle retrovie per fare un saltino in avanti, senza tornare ai primi fasti ma confermando la costanza della qualità media degli imbottigliamenti di distilleria. 85/100, attendiamo il quarto batch…

Sottofondo musicale consigliato: Wally Badarou – Hi Life.