Lagavulin 16 yo (2014, OB, 43%)

Grave il manto della colpa cade sulle nostre spalle e rubizzo è il nostro volto nel volgere il pensiero a ciò che mancava: e ciò che mancava, qui sul sito, era il re dei single malt, la bottiglia che più facilmente fa breccia nel cuore degli appassionandi al malto, il torbato oggetto di culto di ogni whiskofilo che si rispetti (e qui intendiamo: che rispetti se stesso). Alludiamo al Lagavulin 16 anni, unica versione stabile del core range, assieme alle edizioni annuali (12 anni e Distiller’s Edition): perché per imporre uno stile basta una bottiglia, non c’è mica bisogno di età differenti, NAS e finish in Tavernello, no: basta la qualità. E beh, dopo aver assaggiato il 12 anni White Horse degli anni ’70, quale miglior modo per calcare ancora le terre di Islay?

lagavulin_16_yearN: sembra determinante l’influenza delle botti ex sherry, pur incastonata in uno di quei profili ‘fusi’, compatti, di grande espressività e monolitica varietà. Un whisky appiccicoso, a volerlo descrivere con un colore sarebbe ‘marrone’: ti si incolla alle narici con note di caramello, tamarindo, arance glassate, prugne cotte, marmellata ai frutti di bosco. Anche scorza d’arancia rossa. Mica male nemmeno la torba, che è pesante, smoggosa e supportata da una marinità intensissima (alghe riarse); anche una nota di carne su barbecue. Suggestioni di cuoio.

P: che compattezza e che ricchezza! In coerenza col naso si conferma assai marino fin dall’attacco: è proprio salato. Nello stesso istante però si percepisce anche una dolcezza, pronunciata ma elegante, che richiama liquirizia, frutta cotta (mele e prugne; ma anche confettura di fragola), arancia e chinotto, caramello bruciacchiato. A proposito di bruciato, qui la torba ricorda il legno carbonizzato e il bacon. Ancora una sensazione pesante di smog.

F: lungo, lunghissimo. Salato e bruciato, con splendidi inserti di caramello e agrumi.

Notevole complessità, eccellente intensità, sorprendente bilanciamento: il Lagavulin 16 anni è, semplicemente, il miglior single malt torbato tra le versioni ‘base’ – e badiamo bene a questo aspetto, è una versione ‘base’, appunto, che assaggiata blind non avrebbe nulla da invidiare ad espressioni più esotiche e – certamente – più costose. Apprezziamo anche i punti di contatto (di coerenza e consistenza) con il ‘nonno’, il 12 White Horse degli anni ’70 Ci inchiniamo al Lord of the Malts: 90/100, e forse siamo stati bassi (ad esempio, il prode IBR è più munifico; ma date un’occhiata anche ai voti di Serge)…

Sottofondo musicale consigliato: Deep Purple – Child in time.