Tomintoul 1967 (2011, Samaroli, 40%)

Dopo una settimana così intensa e così goduriosa, grazie ai sample portati a casa dal Feis (Sac)ile 2013, dobbiamo restare – come dire – su alti livelli: dopo whisky giovani e torbati, passiamo a un piccolo confronto tra due attempati gentle drams, ovvero due Tomintoul ultraquarantenni (ce ne sono diversi, sul mercato, di questi tempi) imbottigliati di recente da due marchi storici del whisky italiano, Samaroli e Silver Seal. Il primo che assaggiamo è il Samaroli: 44 anni per un whisky messo in botte (#2562) due anni dopo l’apertura della distilleria e in bottiglia nel 2011. Il colore è paglierino.

samaroli_tomintoul_1967N: molto amichevole e gentile, par quasi placido. Non nasconde però l’età di vegliardo, e vive di composte, felici contraddizioni: ricco ma non complessissimo, profondo e accattivante ma non certo esuberante. La quarantennale interazione tra botte e distillato ha donato generose note di erbe di campo, aromatiche, secche ed infuse, e qualche lieve suggestione di rabarbaro. C’è poi una dimensione maltata, vagamente burrosa (diciamo brioche) e della frutta gialla ‘calda’ e delicata (pesche e albicocche). Olio di mandorla. Tracce di cioccolato al latte, in grande crescita col tempo.

P: l’attacco è delicatissimo, e il corpo, a 40%, è un po’ scarico. Si replica parzialmente il naso (con la sordina sempre pigiata), soprattutto per quel che riguarda il lato vegetale / erbaceo, con qualche nota in più di propoli. C’è un buon malto levigato e dolcino, e sul finale tende a riemergere un po’ di frutta gialla (pera e albicocca). Noce; ancora tracce di cioccolato bianco.

F: resistono noce e malto; delicato e medio-lungo, tutto appunto su frutta secca (diremmo buccia di mandorla).

Stendere le considerazioni conclusive per questo whisky, lo ammettiamo, ci imbarazza un po’; di certo siamo di fronte a un buon whisky, che porta con una freschezza inattesa i suoi anni e che conferma la gentilezza del malto Tomintoul. Altrettanto certamente, però, non possiamo negare di essere rimasti un po’ delusi dalla relativa semplicità che caratterizza questo imbottigliamento (alcuni amici più esperti di noi come Davide e Pino hanno un ricordo più positivo del nostro, a onor del vero); semplicità che onestamente non ci pare appropriata all’attesa di 44 anni e – soprattutto – a un costo di più di 600 euro. Detto ciò, tenendo conto del solo bicchiere, il nostro giudizio sarà di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Andrew Bird – Sovay.

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Glenburgie 1980 (2009, Samaroli ‘Glen Cawdor’, 45%)

L’ultimo festival Spirit Of Scotland è stato occasione, oltre che per ritrovare amici, per fare nuove conoscenze: e senz’altro tra le persone con cui più volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere dobbiamo menzionare Francesco Saverio Binetti, cordiale responsabile marketing di Samaroli (che peraltro potremo ritrovare qui, ma ci torneremo). Tra i dram che ci ha proposto spiccava uno Springbank 15 anni del 1973, della serie Ageing Monography… Spettacolo puro! E molto interessante è stato provare il bicchiere ‘ufficiale’ di Samaroli: la settimana ventura tenteremo un esperimento, stay tuned! Ora iniziamo ad affrontare alcuni samples di questo storico imbottigliatore, e anzi: nei prossimi giorni cercheremo di fare una piccola sessione ‘italians do it better’, assaggiando uno o due whisky selezionati e imbottigliati da nostri compatrioti. Incominciamo proprio da un Glenburgie Samaroli di quasi trent’anni, imbottigliato nella serie Glen Cawdor, ovvero in bottiglie da 50 cl, e ridotto ai proverbiali – per Samaroli – 45%.

glenburgie_1980N: non si direbbe trentenne: un profilo fresco, anche se di grande intensità. Certo, il legno si sente, e si sente come ‘segatura’, ricordandoci la sensazione di quando si entra in uno studio di falegnameria (e per questa nota, solo per questa, ci ricorda certi Balvenie). Poi, tanta frutta intensa, quindi: albicocca, ananas, susine gialle, poi agrumi (buccia d’arancia, ma anche crema al limone). Un profilo affascinante, arricchito anche da delicati richiami floreali e speziati (sandalo, ma anche zenzero candito); ah, dimenticavamo, il tutto su un tappetone bourbon tra vaniglia e una clamorosa pasta di mandorle.

P: la sensazione del corpo è  un po’ deludente, inizialmente indistinto e quasi ‘acquoso’: in un secondo momento, però, la qualità dei sapori compensa una certa mancanza d’intensità. Frutta, frutta, frutta (il bouquet ci pare identico al naso, con coerente dominio di frutta gialla), poi ancora marzapane e ancora vaniglia. Un buon malto, che ha acquisito una certa personalità con gli anni. Camomilla zuccherata!

F: lungo e persistente ma delicato, con grande apporto del legno: la liquirizia perdura all’infinito… E poi nocciola, mandorla, ancora qualche suggestione fruttata.

Ottima qualità dei sapori e degli aromi, che vanno a sostenere un whisky rotondo, morbido e gentile, sempre bevibilissimo e impreziosito da un naso freschissimo, fruttato e floreale. A nostro giudizio, al palato il corpo pare forse fin troppo gentile e questo, se da un lato lo rende di beva assai facile, dall’altro lo tiene giù d’un paio di punti nel nostro “registro di classe”: la qualità è però alta, badate bene, e dunque un 87/100 ci sembra decisamente appropriato.

Sottofondo musicale consigliato: Vampire WeekendCape Cod Kwassa Kwassa.

Ospitaletto Whisky Festival pt. 3 – Clynelish 1995 (2008, Samaroli ‘Coilltean’, 57%)

whiskyfacile live in clynelish distillery
whiskyfacile live in clynelish distillery

Tra quelli assaggiati sabato scorso a Ospitaletto, il terzo whisky di cui vi diamo conto era molto atteso dalla delegazione di whisky facile: era infatti un Clynelish di circa 13 anni, invecchiato nello sherry butt 6083. Come sapete, la distilleria gode di stima infinita e infinito apprezzamento da parte nostra, e l’imbottigliatore, lo storico Samaroli, è celebre per avere uno stile molto particolare nella scelta dei malti, mai scontati e sempre di qualità molto alta. Mettiamo questo whisky alla prova del bicchiere…

528185_355941397854141_1895735598_nN: intensissime note di marmellata di fragole! Splendido, con le consuete note di cera integrate in un profilo rotondissimo (albicocca, ciliegie sotto spirito), che non perde una certa austerità ‘minerale’ peculiare della distilleria. C’è qualcuno che ha pensato alle candele alla fragola dell’Ikea… Pian piano, accanto ad un’affumicatura delicatissima (Tom Ruszewski ha parlato di ‘vecchi motori diesel’), cresce il malto, con note di brioche davvero deliziose. Un naso splendido, in costante evoluzione. P: straordinario, semplicemente. Una nota fortissima, unica, di cera d’api e di paraffina apre un attacco bello forte; poi un tappeto di frutti rossi, fragole e lamponi soprattutto. Cresce col tempo una traccia di dolcezza maltata e cremosa molto intensa (crostata ai frutti rossi? Brioche con marmellata di fragole?). Poi, verso il finale, zucchero di canna e un tripudio di nocciola… F: scorzette d’arancia, poi ancora note biscottate. Lungo e intensissimo.

Semplicemente eccellente. Avrei voluto riassaggiarlo con calma a casa, e continuo a desiderarlo… Molto molto buono, uno sherry educatissimo che arrotonda sì quel carattere unico del malto Clynelish ma non lo snatura, anzi, lo rispetta fino in fondo, lasciandone intatte le particolarissime note di cera e leggermente minerali. Abbiamo visto che è stata pubblicato il programma della masterclass di Samaroli a Roma: è piuttosto costosa (e questo probabilmente ci farà rinunciare) ma di certo, potendo, sembra valerne la pena, non foss’altro per la presenza di Silvano Samaroli stesso. Intanto, a questo Clynelish daremo un 91/100 (sofferto, perché probabilmente avrebbe meritato di più, se assaggiato con calma). Qui l’opinione di Sjoerd.

Sottofondo musicale consigliato: Paolo Fresu’s Devil QuartetLa follia italiana.

Isle of Jura 1997 (2009, Samaroli, 45%)

Qualche tempo fa abbiamo assaggiato un intrigante Jura imbottigliato da Samaroli nel 2006; dopo averne cercato a lungo un sample per trasformare il desiderio di riberlo in azione, abbiamo miseramente fallito. Con grande gioia abbiamo però trovato, tra gli imbottigliamenti della selezione Glen Cawdor di Samaroli da 50 cl (lodevolissima iniziativa, ci vorrebbero più bottiglie così ‘piccole’), un altro Jura, più giovane, presentato nelle tasting notes ufficiali persino da una citazione da Petrarca… Siccome uno di noi è letterato, vogliamo vedere se l’abbinamento, per così dire, è appropriato. Il colore è paglierino chiaro.

N: tante, tante (forse troppe?) suggestioni di new make: grappa morbida, quasi, e una dolcezza indefinita (violetta?). Acetone, mandorla. Note vegetali (fiori appena recisi); zucchero di canna. Senz’acqua, è un naso curioso e sicuramente molto personale; onestamente, però, non ci fa impazzire. L’acqua fa emergere un limone che avevamo trascurato, e pur senza spostare molto attenua le punte più violente e ammorbidisce, facendo affiorare un po’ di vaniglia e qualcosa che pare una leggera affumicatura.

P: temevamo eccessi di ‘grapposità’ e sapori melensi: ci sono, ma molto attenuati. Peccato che non ci sia molto altro, in arricchimento ad una sostanziale coerenza col naso. Il profilo ex-bourbon è un po’ accentuato da una timida vaniglia e dalla liquirizia. Lievissima torbatura (?) con note di cenere. Corpo un po’ sciapo. Con acqua, il palato risulta più dolce (mandorla) e ‘vegetale’.

F: legnosetto e un po’ allappante; limone, vaniglia, quasi cenere.

Beh, che dire. Come l’altro Jura (e, per quel che abbiamo potuto assaggiare finora, come molti imbottigliamenti di Samaroli) è molto particolare, di certo un po’ inusuale: a differenza di quello (e, per quel che abbiamo potuto assaggiare finora, a differenza di molti imbottigliamenti di Samaroli), però, questo non combacia con i nostri gusti e ci pare che ricordi troppo da vicino i new make, anche se a una gradazione più accessibile. La nostra valutazione sarà di 81/100, e solo perché l’aggiunta di acqua lo rende più accessibile (forse è a questo che alludeva il riferimento alle Chiare, fresche et dolci acque…).

Sottofondo musicale consigliato: La compagnia del Madrigale canta la versione di Chiare, fresche et dolci acque di Petrarca che Jacop Arcadelt ha inserito nel suo Primo libro delle Muse.

Benrinnes 1996/2008 (cask #4617, Samaroli, 45%)

Altra tappa fra gli imbottigliatori italiani di single malt. Un passaggio che è in realtà una sorta di ritorno alle origini, dato che proprio Silvano Samaroli nei primi anni ’70 fu tra i primi a proporsi nelle distillerie scozzesi, selezionando single malt per un mercato, quello italiano, fino a quel momento monopolizzato dai blended. Oggi assaggiamo un malto dallo Speyside della serie Coilltean, nello specifico un Benrinnes (single cask #4617, ridotto a 45%, come tutti gli imbottigliamenti Samaroli) dal colore scandalosamente (?) chiaro.

N: la prima impressione è di una spiccata vinosità (un vino bianco molto secco). Poi un delicato apporto di frutta, con pesca gialla, pera, uva bianca e una spruzzata di limone. Tanta mandorla, ma soprattutto tanti fiori: infuso di erbe e foglie di the. Note vanigliate e un che di anice; c’è una leggera ma evidente affumicatura, molto piacevole. Peccato che tutto rimanga fin troppo tenue, la frutta in particolar modo. Questo whisky sembra nascondersi, al naso. Timidezza? Speriamo si sciolga in bocca…

P: cominciamo dall’affumicatura, che è ottima e bilanciata. Ma nel complesso il palato è meno ricco del naso, purtroppo: lieve mandorla, vaniglia e liquirizia. La dolcezza, molto soft, sembra essere da zucchero. Tanto anice e… tanta grappa (ricorda, per queste note ‘grappose’, certo new make)! Un indistinto sapore di erba amara e suggestioni di susina acerba.

F: non lunghissimo e tutto sull’erba. L’affumicatura è scomparsa, mentre par di sentire un po’ di zucchero bianco.

Sulle prime il profilo quasi lowlander (forse dovuto anche alla tripla distillazione adottata dalla Benrinnes), unito a un fumo piacevole, mette a proprio agio. L’esplorazione di questo malto, che ci pare forse un po’ acerbo, non richiederà infatti molto tempo; d’altra parte il suo profilo, comunque particolare, non lo rende nemmeno un everyday dram. Un vero rompicapo, che, per quel che riguarda il nostro taccuino, pensiamo di aver risolto con un voto intermedio, né eccezionale né catastrofico: 82/100. In qualche modo ricorda il Jura di Samaroli assaggiato qualche tempo fa, anche se quello pareva più complesso, con più sfumature e personalità.

Sottofondo musicale consigliato: Stan RidgwayBig green tree, dall’album Neon mirage.