Degustazione “Botte da Orbi” @La Corte dei Miracoli (8.11.2017)

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L’8 novembre 2017 sarà una data da ricordare, perché segna il giorno esatto in cui abbiamo scoperto un nuovo covo di whiskofili a Milano. A due passi dai Navigli, precisamente nella sede dell’associazione culturale La Corte dei Miracoli, il duo di appassionati di whisky composto da Corrado De Rosa e Alessandro Vigorelli Porro, ha infatti da poco iniziato a cimentarsi in serate a tema: beh, degustazioni di whisky, per l’appunto. L’approccio è molto conviviale, a partire dal proposito subito esplicitato di puntare al pareggio di bilancio e arricchire unicamente la bottigliera del locale con le bottiglie (eventualmente) sopravvissute alla serata. Noi abbiamo trovato uno zoccolo duro di amici e frequentatori dell’associazione che si affacciavano curiosi al mondo del distillato di malto. Insomma, un contesto informale dove tutti stavano sullo stesso piano, impegnati a snocciolare suggestioni a tutto spiano sui malti in assaggio, nel frattempo prodigandosi a demolire la credibilità dei prodi relatori, a loro volta all’unisono protesi all’autodemolizione alcolica della propria integrità fisica e morale. “Beh, capolavoro!”, direbbe qualcuno – e così diciamo noi.IMG-20171108-WA0032
Ma si diceva dell’8 novembre: la degustazione Botte da orbi era a tema wood finish, ovvero imbottigliamenti con maturazioni piene o parziali avvenute in botti “anomale” rispetto alla consueta dicotomia ex-bourbon / ex-sherry cask. Di tre whisky su quattro abbiamo steso le nostre note di degustazione in formato ridotto, per venire incontro una volta tanto ai fautori del “piccolo è bello”. Che – diciamocelo – in tempi di sistema-Paese, di globalizzazione e di maxi fusioni tra conglomerate cinesi, non se la passano tanto bene. Eh?

arran cask sauternes finish 2017Arran The Sauternes Cask Finish (2017, OB, 50%): 50 gradi e non sentirli. Dà subito una sensazione di cremosità (torta al limone). Marshmallow e miele. Poi si appalesa la frutta (albicocca, banana) ma anche un poco di legno tostato. In bocca si sente maggiormente l’alcol e purtroppo cresce anche un senso di gioventù, a base di legna fresca. Ancora frutta gialla, banana e vaniglia. Nel finale, ancora legno tostato. Pure troppo, diciamo. Questo Arran ti dà delle gioie nella fasi iniziali e poi via via va smarrendosi, ma si rimane su un dignitoso 82/100.

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Balvenie 14 yo ‘Old Caribbean Cask’ (2015, OB, 43%). E via di mela grattugiata farinosa e molto matura, con un profilo certo dolce ma non eccessivo. Legno di sandalo, mandorle e burro cacao. Ma resiste anche quella bel sentore di malto caldo di Balvenie. In bocca è a suo modo raffinato, con note di pesche, mele e miele. Frutta secca. In generale è tanto dolce, ma si ferma un attimo prima del troppo che stroppia: 84/100.

Teeling-Stout-Cask-Small-BatchTeeling Stout Cask Finish (2017, OB, 46%). Ebbene sì, trattasi di finish in botti che hanno contenuto birra prodotta dal birrificio “200 Fathoms Imperial Stout”. Non vorremmo dare l’idea di essere essere prevenuti, ma è a tratti imbarazzante: olio d’oliva, con note erbacee di foglia d’insalata e molto distillato nudo sugli scudi. Sciacquatura di piatti (alla pera). Caffè. La birra si sente, purtroppo: 74/100.

Il quarto whisky era un Port Charlotte 8 anni ufficiale, anni completamente trascorsi in una botte ex cognac. Ci è sembrato da subito molto interessante e che per questo meritasse un assaggio più meditato; così ce lo siamo portati a casa e prossimamente saremo ben lieti di tornarci. Intanto corre voce che la prossima serata alla Corte dei miracoli sarà dominata dai whisky indiani… Stay tuned!

Sottofondo musicale consigliato: Queen – The Miracle

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Kilkerran 8 yo (2017, OB, 56,2%)

37. barili kilkerranEsattamente un anno fa, poco prima del Milano Whisky Festival, ci trovavamo a presentare il Kilkerran 12 anni, prima espressione stabile del core range della sorellina di Springbank – ad oggi, quella recensione è risultata la più vista sul sito nel corso degli ultimi mesi, e quell’imbottigliamento si è affermato a livello globale come una dellemigliori sorprese del 2016, un whisky dalla complessità straordinaria se si considera la fascia di prezzo in cui si posiziona. Per quest’anno Glengyle non offre nuove release autunnali, ma – attenzione attenzione – al nostro consueto banchetto avremo aperta una chicca, una bottiglia ormai oggetto delle mire dei collezionisti, che giunge dai tempi (non così lontani, in effetti) in cui Kilkerran era un marchio come un altro, con tutto da dimostrare. Su questo sveleremo di più domani, ma intanto ‘accontentiamoci’ di recensire l’edizione limitata primaverile, un 8 anni a grado pieno maturato in barili ex-bourbon, abbondantemente esaurita nel giro di poche settimane.

aa4167N: come da copione, troviamo un profilo unico: tanto minerale, tanta cera, tanta marinità. Simile al 12 anni ma più tagliente, più acuto, con una quota di ‘umidità’ in meno, se vogliamo. Note di shortbread (i biscotti al burro scozzesi, bestie ignoranti!) a condensare in un’immagine la parte più ‘dolcina’, e un pelo di burro fresco. Mela verde. Il lato vegetale ed erbaceo è molto raffinato, con anche una punta balsamica, di eucaliptolo o di menta piperita. Ha in evidenza una piacevole nota di lievito, o meglio, diciamo, di impasto per pane. Con acqua, trionfa l’hallmark (?) della mela verde.

P: di corpo agile, c’è una dolcezza semplice e immediata (vaniglia, zucchero a velo), ma certo non pacchiana, anzi contrappuntata da cereale, da una torba in netta crescita (qui diventa non solo terra umida, ma proprio fumo) e un senso sottile di cereali e lieviti. Poi certo ancora mela verde e zesta di limone. Il lato minerale si fa facilmente marino, sapido e fumigoso, con note di alghe. L’acqua spalanca le porte ancora alla mela verde e poi, soprattutto, a un sapore di mare veramente impressionante.

F: lungo e persisitente, incredibilmente pulito pur se pulito, chiaramente, non è: braci spente, cera, semino di limone.

Come sempre davanti a Kilkerran, non si possono non apprezzare l’unicità del profilo, certamente, e la solidità con cui questo profilo aromatico è perseguito: ci siamo innamorati dello scotch whisky per le sue imperfezioni, per i suoi spigoli, e qui ne troviamo in quantità. Apparente incoerenza sulla carta, straordinaria coerenza nel bicchiere… per un whisky di soli 8 anni! Detto ciò, a nostro giudizio il 12 anni a 46% resta imbattibile (o per lo meno imbattuto) per complessità e per la paradossale, sfumata delicatezza delle sue ruvide screziature, qui tutte presenti ma meno elegantemente bilanciate. Resta la qualità, e non si scenda numericamente sotto a 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – How it Gonna End.

Craigellachie 10 yo (2007/2017, Mulligan’s Irish Pub, 48,8%)

Passiamo ad un altro dei tre imbottigliamenti celebrativi del Mulligan’s Irish Pub di via Govone a Milano: dopo l’eccellente Bowmore, assaggiamo un giovane Craigellachie di dieci anni, ex-bourbon, evidentemente ridotto di gradazione a 48,8%. L’avevamo già assaggiato in anteprima in un’altra occasione, ora è tempo di dedicargli la giusta attenzione.

N: molto onesto nella sua gioventù, con una discreta acidità in primo piano e chiare note di lieviti, di washback… Molta frutta bianca e gialla (nel tempo notiamo suggestioni di uva bianca, di pesca bianca, di mele renette e di pere). Va aprendosi con un po’ d’aria, su note di pasta di mandorla, di mandorle fresche, di erba fresca. Lato erbaceo in crescita.

P: meno ‘lievitoso’ rispetto al naso, decisamente; appare complessivamente più ‘pronto’, più dolce, fruttato e bourbonoso. Resta in evidenza un ottimo sapore di cereale, poi ancora frutta secca (mandorla di nuovo pare dominante, anche un po’ di noce). Molto pulito, pian piano escono mele e pere e un senso piacevole e rinfrescante di limonata zuccherata.

F: un finale di media lunghezza, ‘verde’, tra note di cereali e di mandorle.

Come ha detto Davide Romano presentando questo single cask, si tratta di un “whisky da estate”, fresco e sbarazzino nella sua dichiarata e limpida semplicità – volendo fare una boutade (e vogliamo farlo, checcefrega) lo definiremmo un “Whisky de Table” de noantri, Approvato abbondantemente – i suoi pregi migliori sono anche i suoi limiti, ma non gli si può certo imputare di presentarsi come qualcosa d’altro rispetto a ciò che è: un’apparente supercazzola per dire 83/100.

Sottofondo musicale: Katy Perry – Swish swish.