Talisker Distiller’s Edition (2007/2017, OB, 45,8%)

Finalmente, dopo quasi due settimane di astinenza per colpa di influenza particolarmente rognosa, torniamo ad annusare ed assaggiare l’amata acquavite di cereale: e lo facciamo con un whisky che definire “un classicone” pare francamente riduttivo. Si tratta del batch 2017 del Talisker Distiller’s Edition: il 10 anni ‘normale’ (e che bella normalità…) con un ulteriore passaggio in barili ex-Amoroso, una varietà di sherry particolarmente dolce. Abbiamo ricevuto una bottiglia in omaggio da Saporideisassi.it, un sito di e-commerce con base a Matera cui vi suggeriamo di dare un’occhiata: la selezione dei distillati ha prezzi molto interessanti, e il reparto dedicato all’alimentare, ricco di prodotti del territorio, è francamente da acquolina in bocca. Ma torniamo al whisky, suvvia.

talisker-whisky-the-distillers-edition-2007-bottled-2017N: rispetto al DE del 2010 che avevamo assaggiato in una fase preistorica di whiskyfacile, qui stupisce una spiccata marinità, con note costiere, di aria di mare, di alghe, veramente evidenti. Poi c’è una nota di torba sporca, che ci fa venire in mente il gasolio, lo smog. Spostandoci sul versante della ‘dolcezza’, versante su cui complessivamente è sbilanciato questo naso, troviamo note di zucchero di canna, tarte tatin, caramello, qualcosa che ricorda la melassa. Arancia candita, proprio quella del panettone – e un ricordo di panettone, nel suo insieme. Un ulteriore fondo un po’ greve di vaniglia e pasta di mandorle.

P: molto coerente con il naso. Acqua di mare e marmellata di arancia sono fuse in un particolarissimo e rutilante tourbillon, tenuto assieme da un fumo di braci accese, di copertoni bruciati. Fino a qui, tutto bene, con note salate molto piacevoli. La dolcezza è ancora una volta ‘eccessiva’, tra cola, vaniglia, ancora zucchero di canna, caramello e tarte tatin (mele rosse). Buono, piacevole.

F: molto affumicato e bruciacchiato, pieno di caramello e uvetta. Un vago senso di marinità.

Il lato veramente convincente è quello costiero – è quello di Talisker, insomma. A dirla tutta, ci pare strano: è un whisky eccessivo, complessivamente, vive di tanto mare, di tanto bruciato, di tanta dolcezza – e a venire un po’ penalizzate, se vogliamo, sono le sfumature. Ma in fondo che ci frega, è Natale: è un dram che piacerà a tanti, pure a noi, da bere con spensieratezza – non stiamo a sottilizzare. 84/100. Su saporideisassi.com costa 74€.

Sottofondo musicale consigliato: Slaegt – I Smell Blood.

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Talisker 20 yo (1981/2002, OB, 62%)

Oggi assaggiamo un imbottigliamento iconico di una distilleria iconica: il 20 in sherry di Talisker, edizione limitata messa sul mercato nel 2002, esaurita rapidamente e ora oggetto di culto per i collezionisti (valore stimato attorno a 1500€, per intenderci). La gradazione (inusuale per Talisker) è di 62%. Quando il buon Pagani si è avvicinato ad uno di noi, durante il Milano Whisky Festival, brandendo un bicchiere con questo whisky, alla domanda fatidica “che cos’è?, indovina!” mai avremmo risposto con Talisker. Ora lo riassaggiamo con calma, suvvia, sperando in sensazioni più coerenti.

talob-1981N: la scena: una barchetta dal mare avanza nella nebbia fitta cercando la riva. Nel bicchiere infatti c’è tanto mare e un’atmosfera rarefatta di torba umida, un senso pesante di vapore e di amido. Acqua di mare, certamente, e un filo di fumo da un falò. Giunti a riva, il meritato ristoro del marinaio: bacon, ma sopratutto tantissima confettura di fragole e mirtilli, more. Il lato fruttato è veramente succoso e a dir poco esuberante. Liquirizia e cenere, uva nera e cioccolato, pepe e torba, in un continuo disorientamento olfattivo, come migliaia di storie raccontate sulla spiaggia attorno al fuoco.

P: anche alla gradazione monstre di 62 gradi si lascia bere con una certa facilità. Totale, come ti aspetti che sia, ovvero buonissimo. Il corpo è grasso, ultra masticabile e il primo impatto è del tutto isolano, con torba, bacon e mare. Trionfa anche l’anima speziata di Talisker, con tripudio di pepe e noce moscata, giusto un attimo prima dell’apocalisse: le botti ex sherry squassano all’improvviso il palato e s’impone una dolcezza pesante, calda di tarte tatin, marmellate ai frutti rossi in cottura. Spruzzi di arancia. Aghi di pino? Aggiungete acqua e godrete per sempre.

F: lunghissimo e con una nota sporca persistente tra il bacon e il pepe. Cenere ma anche marmellata, ad libitum.

Il miglior Talisker mai bevuto dai vostri umili Whisky e Facile, per lo meno secondo le mutevoli e relativissime percezioni del qui e ora? Forse sì, anzi certamente: 94/100. Potenza incredibile, complessità in continuo movimento, costante ristrutturazione di un profilo aromatico che ad ogni snasata rivela nuovi sentori, tutti fusi assieme, tutti di volta in volta sotto ai riflettori: magistrale e squassante intensità, magistrale e delizioso bilanciamento. Riesce ad essere tutto sparato a mille da un lato, e dall’altro ad essere velato di una surreale eleganza, con quella rarefazione di cui parlavamo nella descrizione del naso… Magnifico. Grazie a Giorgio D’Ambrosio per il sample, grazie infinite!

Sottofondo musicale consigliato: Led Zeppelin – Thank you.

Talisker Skye (2015, OB, 45,8%)

È finalmente tempo che anche noi si beva il Talisker Skye con tutti i crismi della “degustazione a scopo recensivo”, per citare la barocca prosa del migliore di noi tutti, Il Bevitore Raffinato. Si tratta del NAS (No Age Statement, senza età dichiarata) che sostituisce (o sostituirà? onestamente, non ci abbiamo capito molto in tutto il rincorrersi di voci e rumors, e il 10 anni continuiamo a vederlo in giro) il tanto amato 10 anni, nave scuola per noi come per tanti appassionati del distillato di orzo maltato della terra di Alex Ferguson. Alcuni hanno speso parole al miele, altri al vetriolo: siamo francamente stupiti che siate riusciti a sopravvivere senza avere le nostre, di parole, ma tant’è, bravi voi. Colore: E150.

talob-non12N: il primo impatto riesce rassicurante e perturbante insieme: rassicura perché, a livello di descrittori, possiamo elencare quelle note che sempre devono esserci in un Talisker, e dunque un velo marino, delle note speziate e di pepe nero, perfino una sfumatura che ci ricorda il bacon. Perturbante, però, perché qui è davvero evidente una coltre di vaniglia, di marshmellows, di borotalco… Il tutto pare coprire una gioventù che però, siccome Talisker è sempre Talisker, è dura a morire (note di lieviti e canditi).

P: ingresso un po’ alcolico… Di nuovo, quella sensazione dolceamara: domina la scena ancora una vaniglia molto imponente, con una dolcezza che vira al caramello a prendersi la scena con la forza. Liquirizia a blocchi, anche un velo di caffellatte; cioccolato. Solo a lato ritroviamo una forte affumicatura (forte come qualità, non come quantità: è bella torbosa, acre), ancora spezie e pepe e un qualcosa di vagamente erbaceo e mentolato. La marinità no, non pervenuta.

F: lungo, gioca tutto sulla liquirizia e sulla quercia bruciata. Cioccolato.

È indubbiamente lontano sia dall’ottimo 10 anni che da un altro NAS, geneticamente più simile, come lo Storm (che pure è concettualmente all’opposto): però provate a pensare alla sensazione di un neofita che si confronta per la prima volta con un single malt fatto di bordate contrapposte di vaniglia e fumo… Probabilmente anche lui se ne innamorerà, e da lì si innamorerà del whisky tutto, come a noi accade con il 10 anni: a Diageo questo qualcuno deve averlo capito, ed anche se l’asticella di ingresso al single malt è stata probabilmente abbassata, beh: ma non di molto, suvvia. 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Calcutta – Oroscopo.