Kilchoman ‘Caos Calmo’ (2011/2018, OB for RWF, 58,6%)

Questa ve la dobbiamo raccontare. Sapete che abbiamo un passato (e sprazzi di presente) da devoti del dio metallo, e condividiamo questa perversione con molti appassionati di whisky, tra cui l’insospettabile Pino Perrone – che non ha bisogno di presentazioni, vero? Dunque, tempo fa scopriamo che uno dei clienti fissi di Whisky&Co, splendida whiskyteca romana, è Taneli Jarva, tatuatore finlandese e soprattutto leggendario bassista dei Sentenced (degli sfigatoni mezzi romantici, che infatti Taneli ha abbandonato perché troppo melodici) e… degli Impaled Nazarene!, delicatissima band di metal estremo che ha deliziato le platee mondiali con album quali Tol Cormpt Norz Norz (autodefinitosi come “Exclusively Industrial Cyber Punk Sado Metal”) o Finland Suomi Perkele – gente con l’attitudine che ci piace, dei pazzi squilibrati, privi di alcuna morale apparente, con un gusto perverso per le bottiglie di whisky spaccate sulle proprie teste, un’infatuazione non sappiamo quanto goliardica verso il nazionalsocialismo, appassionati di rutti e Satana e birre nei parcheggi, insomma: dei simpaticoni. Qualcuno ha giustamente proposto Mika Luttinen come candidato al Nobel per la Letteratura – dev’essere per questo che hanno smesso di assegnarlo, chissà. All’ultimo Roma Whisky Festival, Pino ha presentato come imbottigliamento del festival un single cask di Kilchoman (da lui stesso ridefinito “Caos Calmo” in uno struggente e lirico pezzo sul blog del festival, purtroppo ora divorato dalle sacche di Google e da scellerate decisioni di web manager), e noi gli abbiamo chiesto di tenercene una bottiglia da parte: presente lo stesso Taneli al festival, non abbiamo resistito al fascino dell’autografo – la bottiglia perderà valore collezionistico, ma checcefrega, tanto la dobbiamo bere. Qui sopra, un’istantanea per eternare il momento storico dell’autografo. Rimandiamo ad altro momento le chiacchiere sul bellissimo tatuaggio che Pino si è fatto fare da Taneli e assaggiamo il Kilchoman, con grandi aspettative.

N: la gradazione forse chiude un po’, ma di certo non copre il diffondersi degli aromi. Spicca fin da subito un sentore nitido agrumato, di lime. Una nota contratta fruttata, forse oltre il limite del tropicale, prelude a una nota cremosa e vanigliata dal barile (effetto: crema al limone?). All’improvviso: una folgorazione di nachos con formaggio fuso e peperoncini dolci – ma forse è solo l’annunciarsi di Islay, tra sentori timidamente iodati e una torba bella generosa e cinerea.

P: l’attacco è ancora su un agrume elegantissimo e tagliente, che di nuovo ci ricorda il lime. Intenso ed esplosivo, dopo questo primo sentore scoppia il barile, con note di liquirizia, vaniglia, legno e fruttini dolci. Tante note bruciate, di torba cenerosa, dura, da braci appena spente. Borotalco. Una nota salina, appena accennata…

F:…accompagna verso il finale, tutto sulla cenere e sul legno bruciato, con ancora venature di agrume.

Le aspettative sono confermate per il barile 471/2011. Grande equilibrio, tutto giocato sulla virulenza del fumo, particolarmente scuro e denso in questo single cask, e una deliziosa e delicata acidità agrumata. L’apporto del barile, ex-bourbon first fill, si sente tutto, ma senza risultare stucchevole come talvolta può accadere. Equilibrio, intensità e grande soddisfazione finale sono i requisiti per appiccicare un 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Impaled Nazarene – Mortification / Blood Red Razor Blade.

Spirit of Scotland, tra pochissimo

Riceviamo dagli organizzatori la richiesta di dar conto dell’imminente Spirit of Scotland, e siccome agli accrediti gratuiti proprio non sappiamo rinunciare, ecco qui – anche se siamo abbastanza convinti che nessuno dei nostri millemila contatti ne fosse all’oscuro… Anche quest’anno noi ci godremo la sortita romana dispersi tra il pubblico, e dunque coglieremo l’occasione di assaggiare qualcosa e di scambiare chiacchiere con i soliti noti, primo tra tutti – ovviamente – l’amico Professor Pino Perrone, uomo nato lo stesso giorno di Goethe. A giudicare dal comunicato stampa, l’attenzione verso la miscelazione sembra essere cresciuta ancor di più rispetto all’anno scorso, prendendosi praticamente tutto lo spazio – è il mercato, bellezza, noi supportiamo tutto quel che serve a diffondere il verbo e nel dubbio ci beviamo un Rob Roy.

Roma, 4 e 5 marzo 2017
c/o Salone delle Fontane all’Eur
(Via Ciro il Grande, 10)

Sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival: appuntamento per appassionati, neofiti e professionisti del whisky con eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, cocktail bar, tornei tra bartender, area gourmet e tanto altro

Si tiene a Roma, sabato 4 e domenica 5 marzo 2017, presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) la sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, il più importante festival di settore italiano. Programma completo al link www.spiritofscotland.it

locandina-spirit-of-scotland-rome-whisky-festival-2017-1Imperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è un evento ricco di eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati ad esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt”. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultants, Pino Perrone e la scozzese Rachel Rennie. La scorsa edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival ha attratto oltre 4mila visitatori, appassionati e neofiti e riunito operatori ed esperti nazionali e internazionali, con oltre 200 brand presenti, 10 masterclass, 5 seminari mixology e 10 guests internazionali del settore presenti.

La sesta edizione 2017 presenterà masterclass di brand quali Isla of Jura, Dalmore e Wemyss Malt. Tra gli ospiti del mondo della miscelazione, che terranno un seminario, figurano Erick Lorincz, Head Bartender dell’American bar del Savoy Hotel di Londra; Filippo Sisti, barman di Carlo Cracco e bartender internazionale; Fabio Bacchi, bartender, bar manager e fondatore ed editore del magazine specialistico BarTales e i bartenders dell’Oriole cocktail Bar di Londra, capitanato da Luca Cinalli e Gabriele Manfredi. Altro seminario previsto, Mezcal Vs Whiskey(y), che vedrà in una sorta di scontro a quattro rispettivamente Roberto Artusio e Cristian Bugiada dell’Agaveria La Punta da una parte e Antonio Parlapiano del Jerry Thomas e Pino Perrone, whisky consulting del Festival dall’altra. All’interno del Festival nella giornata di sabato 4 marzo si terrà la Balan & Partners Mixology Contest, torneo ad eliminazione diretta in cui 8 bartender selezionati da una Giuria di eccezione, tra coloro che avranno inviato la propria candidatura, si contenderanno il titolo a suon di cocktails. Gli 8 bartender si sfideranno proponendo delle preparazioni realizzate utilizzando distillati presenti a Portafoglio Balan combinandoli con ingredienti di loro gradimento. Primo Premio di mille euro al primo classificato.

pino-perroneTra i cocktail bar dell’area mixology che presenzieranno: Jerry Thomas Project; Argot; Freni & Frizioni; Madeleine; Propaganda e Litro. All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore che ha lavorato anche a Londra per Whisky Auction. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata, di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis, con la ricostruzione di un vero e proprio pub in stile scozzese con tanto di spine. Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte dell’altra, Rachel Rennie ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. Oggi la compagine è allargata con l’arrivo di Pino Perrone, Emiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

La sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è realizzata grazie alle partnership di: Visit Scotland (Ente del Turismo Scozzese) – Partner Istituzionali Italia / Scozia; Italian Chamber of Commerce for UK – Partner Istituzionale; Glencairn Glass – Glass Official Partner; Tiuk Travel – Travel Agency Partner.

Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida
Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono o per i bambini sopra i 12 anni e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.

Per informazioni:
www.spiritofscotland.it
info@spiritofscotland.it
tel. 06 50081251

 

Rosebank 1989 (1999, Spirit of Scotland, 40%)

Ci piace l’idea di trattarci bene, di lunedì, per alleviare le offese della settimana che inizia e ci ricorda che il tempo conduce inevitabilmente verso la fine di ogni cosa, noi compresi, nonostante la beffa dell’illusione di un segmento che si rinnova con la regolare cadenza dei sette giorni. Alla fine è giunta pure Rosebank, distilleria delle Lowlands chiusa da più di vent’anni e simbolicamente rasa al suolo e tramutata in condominio: oggi assaggiamo un dieci anni messo in bottiglia nel 1999, quando ancora tutto era possibile per noi che ci affacciavamo alle scuole superiori.
jun14-rosebankspiritN: scivola via agile nelle narici, rinfrescandole. C’è un cereale schietto, giovane e zuccherino, molto erbaceo. Anche le suggestioni fruttate sono in realtà tenui, dall’uva bianca al bianco del limone, dalla mela ai fichi d’india. Latte di mandorle. Sembra davvero di assecondare il clichè più trito delle Lowlands, ma qui i prati pieni di fiori profumati ci sono alla grande.

P: la gradazione condiziona un poco di più rispetto al naso e si ha un corpo leggermente scarico. Rimaniano nel magico regno delle piante, con erba fresca, fiori e orzo a gogo. Concordiamo con gli amici di whiskyroma su una spiccata nota di miele. A tratti vira addirittura su una nota amarognola, tra la buccia di mandorla e ancora bianco del limone che, veniamo a scoprire, si chiama albedo.

F: di media durata e pulitissimo, erba e miele.

A un naso di assoluta gradevolezza segue un palato meno convincente, sia per la gradazione che per una certa ostentata semplicità. Rimane comunque un ottimo breakfast dram e se pensiamo che all’epoca doveva essere un single cask “base”… beh che bel bere doveva essere: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Frank Zappa – Muffin Man.

Aultmore 25 yo (2016, OB, 46%)

L’ottimo 12 anni ci aveva solleticato il gargarozzo e accarezzato le sinapsi, grazie ad uno stile molto onesto, pulito e inatteso (per un entry-level dello Speyside): proseguiamo la scoperta delle recenti release ufficiali di Aultmore con il 25 anni, dall’accogliente colore ramato.

aulob.25yoN: molto aperto e ‘solido’, ha fin da subito in primo piano delle note di arancia (davvero tanta, in crescita e fresca) ed anche una certa frizzantezza da zenzero (anche candito). Pur dopo 25 anni, il malto ci pare rimanga bene in evidenza, e non si risparmiano nemmeno eleganti note floreali, di erica soprattutto. Ci sono note fruttate, sia di mele (rosse, anche cotte), sia di pesche sciroppate. Ha una schiettezza, tra il vegetale/erbaceo e il fruttato, veramente gradevole.

P: piacevolmente zuccherino, non è mai eccessivo o cafone né legnoso, anzi. Il primo impatto è sul miele, un miele floreale: è poi anche piuttosto maltoso, con note di biscotti ai cereali, e tornano anche qui quegli agrumi esuberanti e freschi che avevamo riscontrato al naso (arancia, ancora un pelo di limone). Ancora, una sfumatura di zenzero e un crescente senso di tostato. Poi, appena lo si manda giù…

F: …ci sono dieci secondi estremamente particolari, con l’emergere di note metalliche, di rame, molto evidenti: possono piacere o meno (a noi qui piacciono) ma di certo giungono inattese in un finale pulito, tra l’aranciato, la mela, ancora un pit di miele, anche un qualcosa di tostato.

Come già il 12 anni, anche questo venticinquenne ci ha sorpreso: pare forse descritto in modo un po’ troppo povero, ma in effetti ci pare un whisky che va per sottrazione, non è burroso, non è legnoso, non è troppo rotondo (anche se una sua piacevole rotondità la sa conservare)… Ma non è affatto banale, e quelle zone lievemente metalliche e ruginose, inaspettatamente paicevoli, che sorprendono al finale ci restituiscono un’immagine diversa dal “classico venticinquenne”: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: The white buffalo – Oh darling, what have I done.

“Japan Fashioned” – Banana Republic, Roma

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Quest’anno lo Spirit of Scotland ha dedicato un intero salone alla miscelazione, invitando alcuni dei migliori locali di Roma e Milano e abbinando ad ognuno del whisky, soprattutto single malt. I barman hanno così creato cocktail appositamente per la manifestazione, inducendo non solo la sete di quanti volevano semplicemente bere un drink per spezzare le bevute impegnative del whisky liscio (c’era pure quest’anno chi si è “impegnato” davvero tanto nella sala principale), ma anche incuriosendo i connoisseur del whisky di malto: assaggiare un Old Fashioned o un Rob Roy con Highland Park o Benromach non è cosa di tutti i giorni, insomma. E quindi pollice alzato per questa bella novità rispetto al panorama italiano.

Schermata 2016-03-11 alle 14.42.42Tra i corner siamo stati attirati dallo spazio del Banana Republic, locale di culto sulla piazza romana e attivo oramai da 23 anni, che divideva lo spazio col milanese Casa Mia di Teo Stafforini. Il locale vede dietro al bancone praticamente dalla sua fondazione uno dei nomi più stimati del bartending italiano, Paolo Sanna, che a festival terminato abbiamo seguito nella tana del Banana e che senza pietà ha continuato a darci da bere, preparandoci una sua personale versione in salsa orientale dell’Old fashioned. Ecco ingredienti e spiegazione di Paolo:

Ingredienti

  • Nikka Blended
  • Umeshu Choya
  • Alpestre
  • Zucchero alla vaniglia

FullSizeRender(2)Come base alcolica ho usato il Nikka Blended, che mi dà quella pienezza di aromi, sapori e di corpo tipica dei whisky giapponesi. E proprio per richiamare la morbidezza di Nikka inizio la preparazione sciogliendo due spoon di zucchero aromatizzato alla vaniglia. Lo prepariamo direttamente noi qui al Banana sbriciolando 4 stecche per ogni chilo di zucchero e facendolo
riposare per una settimana. Per sciogliere lo zucchero, andiamo direttamente a pescare nella tradizione giapponese, utilizzando uno spoon di Umeshu della marca Choya, un liquore agrodolce a base di una varietà orientale di prugne, macerate ancora acerbe. A differenza di molti altri liquori conserva una bella acidità e va a bilanciare molto bene questo Old Fashioned. Al posto dell’Angostura uso poi l’Alpestre (uno spoon scarso), amaricante e con 34 erbe montane. Alla fine si aggiungono Nikka e ghiaccio a piacere con tre stir e scorza di limone finale, spargendone gli oli essenziali. Bisogna sempre avere presente che l’Old Fashioned consiste semplicemente nell’aromatizzazione di un whisky, quindi è importante scegliere un malto già con una buona personalità e poi dosare gli altri ingredienti per completare senza coprire, ingredienti che dovranno essere anche in grado di sopportare la diluizione portata dal ghiaccio durante la bevuta.  

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Highland Park 18 yo (1996/2015, Malts of Scotland per Spirit of Scotland, 56,8%)

Oggi torniamo indietro nel tempo, ma solo di qualche settimana: magicamente ci ritroviamo all’Eur, nelle sale dello Spirit of Scotland… Assaggiamo due tra gli imbottigliamenti ‘nuovi’ più apprezzati dal pubblico durante la kermesse romana, entrambi due Highland Park: per primato d’ospitalità, si inizia con il ‘padrone di casa’, ovvero un single cask (#MoS 15004) imbottigliato dall’imbottigliatore tedesco Malts of Scotland (di cui già avevamo conosciuto qualche chicca) per lo stesso festival romano. Sospettiamo ci sia lo zampino di Max Righi, dato che è lui che importa per l’Italia i prodotti di MoS e che, grazie al tempio Whisky&Co, ha messo più d’una radice nell’Urbe…

Schermata 2015-04-27 alle 14.48.05N: mostruosamente ben strutturato e con un’evoluzione che ne rivela a poco a poco la complessità. Il primo impatto è magnificamente costiero, con note di salamoia, di arbusti verdi, di erica; poi di torba vegetale, con un velo di fumo, crescente col tempo; e soprattutto rimane costante una nota incantevole di burro fresco. Pian piano, poi, si abbatte sui nostri sensi un’altrettanto poderosa ondata zuccherina, dal marzapane (e che marzapane!) alla confettura d’agrume, fino all’albicocca e al miele, il tutto integratissimo col resto e perfettamente bilanciato. Vaniglia, cioccolato bianco. Top. Ma a riannusarlo ancora c’è banana verde, poi una cosa tropicale, poi quasi zucchero filato…

P: boom! All’inizio l’attacco esplosivo – ma elegante al contempo – pare sancire la prevalenza di un carattere orgogliosamente orientato al distillato, con una torba dura, un’indomita brezza costiera e minerale, con anche un pit di cera; anzi, notiamo anche un fil di fumo in aumento. E invece San Gennaro Single Cask fa il miracolo, squadernando pure una batteria di bombette fruttate (c’è chi dice banana, chi cocco, di sicuro albicocca disidratata) A completare lo show, cereali, noce moscata e una spruzzata di pepe. E il limone? Sì, c’è pure lui; solo non si vedono i due liocorni.

F: ancora perfetta armonia tra le complesse identità: cera e torba e fumo (di candela) e marzapane e banana e cereali.

Aspettiamo di assaggiare il secondo HP per fare un commento vagamente strutturato: adesso vogliamo solo annusare il bicchiere vuoto, e nel dramma del rimpianto singhiozziamo un 93/100. Grande Spirit of Scotland, e grande Pino Perrone: quest’anno avete scelto un imbottigliamento con cui ‘vincere facile’!

Sottofondo musicale consigliato: The National – Graceless.

Tutti i percorsi portano a Roma!

Siamo pronti, siamo carichi; anche quest’anno come dei barbari caleremo su Roma per lo Spirit of Scotland, il festival del whisky daa Capitale. Come dodici mesi fa, e come già agli splendidi festival milanesi, Beija Flor ci ha chiesto di preparare dei percorsi di degustazione ad hoc pescando liberamente nel suo portfolio – dei terzetti da proporre poi in mescita  con la formula del “paghi due bevi tre”. Come vedete dall’immagine qui sotto, ci sono percorsi di introduzione alle diverse anime dello scotch, ci sono selezioni di whisky a seconda delle zone di produzione, del tipo di invecchiamento, altri con prodotti di ‘fascia alta’ per i palati più esigenti… Insomma, ce n’è per tutti i gusti!

In ogni caso, terzetti o no, noi saremo al festival: se volete passare per un saluto, una chiacchiera, un dram in compagnia, noi siamo lì!

Schermata 2015-03-06 alle 11.21.44

Clynelish 19 yo (1993/2012, Silver Seal, 53,5%)

Inizia oggi la settimana che porta allo Spirit of Scotland, e vorremmo prepararci adeguatamente… Mentre portiamo a termine gli ultimi ritocchi ai percorsi che, come l’anno scorso, metteremo a disposizione al banchetto di Beija Flor, e mentre attendiamo da Roma i sample da assaggiare (pare che qualche pazzo ci abbia inserito in giuria, assieme a tanti altri più esperti giurati, per il premio Whisky & Lode… ce la tiriamo un po’, dai!), stappiamo un Clynelish imbottigliato ormai 3 anni fa da Max Righi, vale a dire Silver Seal: come sapete, la distilleria è una delle nostre preferite, l’imbottigliatore è uno dei nostri più antichi feticci, Max ha messo più di una radice a Roma… La combo è perfetta.

2060342_1_N: le aspettative altissime sono subito confermate. Molto intenso e compatto, anche se la gradazione, soprattutto sulle prime, non si nasconde; veramente puro Clynelish, con abbondanti cera, salamoia (davvero molto salato e costiero) ed olio d’oliva. Sicuramente note di torba, minerali (zero fumo). Gradevolissimo e naked, senza intrusioni di legni esuberanti. Molto delicato, con fiori, note di ‘bosco di conifere’ ed aghi di pino; poi altrettanto piacevoli note più ‘dolci’, tra uvetta sotto spirito, chips di mele, pera. Un velo lieve ma profondissimo di crema pasticciera e biscotti al burro. Splendido.

P: che corpo! Davvero denso, molto masticabile; e che cera! Ancora olio, un raffinato senso di affumicatura lieve lieve, una sapidità e una mineralità davvero al top. C’è pure una bella nota maltata, dolce e matura e però vegetale, erbacea al contempo. Totalmente guidato dal distillato… Frutta gialla indistinta ma poderosa (ancora mele gialle, pera); con acqua, si aprono note di erbe infuse e fiori zuccherini.

F: si richiude su cera, torba e un malto pulito, mandorlato e quasi amarino; non lunghissimo ma veramente splendido.

Nella sua recensione Serge scrive: “minimal wood influence, perfect age, brilliant spirit, that’s why I’m into whisky”. Ogni altra parola sarebbe superflua, ma forse no: è esattamente il nostro tipo di whisky, impressionante intensità, pulito e sincero ma sporco e intrigante allo stesso tempo. Fantastico. Il nostro consiglio, come sempre, è di fermarvi a lungo allo stand di Max, all’imminente Spirit of Scotland: anche se probabilmente questo imbottigliamento è ormai esaurito, non si potrà rimanere delusi. 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong – Stars fell on Alabama.

Arran 15 yo (1998-2014, OB for Beija Flor, 55,9%)

Anche quest’anno lo Spirit of Scotland arriverà inesorabilmente marzolino e, sospettiamo, porterà una bella ventata di frizzantezza: l’evento cambia sede, si allarga, aggiunge un giorno dedicato al trading, s’invola sulla fascia, converge al centro e molto altro ancora. Noi il 7 e l’8, come da oramai felice consuetudine, saremo allo stand di Beija Flor, importatore italiano di tante distillerie sulla cresta dell’onda (su tutte Glendronach, Kilchoman e Springbank), col gioco dei percorsi guidati ‘bevi tre paghi due’. Con ogni probabilità l’Arran di oggi sarà inserito da qualche parte tra i percorsi; motivo? Semplicemente perché questo single cask ex bourbon sa il fatto suo, signori. Ma andiamo con ordine…

98_1132_page_lN: aperto e ricco: il classico connubio tra una botte molto marcante e un malto pieno di personalità come quello di Arran. Quest’ultimo è bello burroso (proprio burro fresco) e non nasconde note educatamente vegetali e biscottate. Si aggiunge poi una cremosità notevole, da torta e pasta frolla. Caramello e torta di mele. Si sentono anche zaffate leggere di legno e di tabacco di pipa (al solito, avete presente le bucce di mela nelle tabacchiere per inumidire il tabacco?). Crostata calda d’arance. Con acqua, la mela esplode, mentre in generale si fa più caldo e ‘croccante’.

P: mettete a letto i bambini, questo è un palato che non fa prigionieri. Ha un’intensità esplosiva: già immaginavamo di raccontare un palato coerente ed equilibrato, invece si scatena a sorpresa un conflitto termonucleare. Viene sganciata infatti una gragnuola di bombe tropicali clamorose: cocco, ananas dolcissimo e maracuja. Ancora tante mele e caramello. Semplice, se vogliamo, ma devastante. Botte first fill? Ricorda proprio certi ottimi bourbon… Anche al palato l’acqua lo trasforma in un succo di mela, con una panetta di toffee sciolta dentro.

F: ancora fruttato (mele e cocco) e persistentemente dolce.

L’Arran selezionato da Beija Flor esiste per far capire bene a tutti, proprio a tutti, il concetto di single cask esplosivo, eccessivo in tutto, che non vive di sfumature. Veramente godurioso. Se un alieno arrivasse sul pianeta bisognerebbe fargli scoprire per la prima volta il sapore delle mele, belle succose e zuccherose, con un sorso di questo whisky. Scherzi a parte, 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: la splendida cover di Beck di Everybody’s got to learn something, colonna sonora dell’altrettanto splendido film Se mi lasci ti cancello.

 

Il Glendronach dei blogger: vince il “falso PX”

Eccoci qui. Come sapete, all’ultimo Spirit of Scotland noi e l’avanguardia del whisky-blogging italiano (Davide, Claudio, Andrea Fr, Andrea Fe, Federico, Francesco e il sommo, pantagruelico Giuseppe) abbiamo dovuto – è un duro lavoro, già – selezionare una botte di GlenDronach, in preparazione di un imbottigliamento che uscirà in autunno… Ecco com’è andata.

1658300_542706085844337_103057469_oA volte gli errori non sono così deleteri. Tratti in inganno dalle indicazioni fornite da GlenDronach, pensavamo che tra i quattro campioni ce ne fosse uno da botte ex-Pedro Ximenez; scherzi del destino, proprio il presunto Pedro Ximenez è risultato poi il campione selezionato. L’arcano è stato svelato da Beija-flor: anche il quarto cask era un ex-Oloroso, ma poco male. Il prescelto è dunque il Cask #35, con un punteggio di 125 su 150 disponibili (10 persone per una valutazione possibile di 15/15 per ciascun campione secondo le tre sottocategorie Naso Palato Finale). Al secondo posto il Cask #9 con 122,5 punti, al terzo posto il Cask #34 con 121, e chiude all’ultimo posto il cask #23 con 113,5. Si può sottolineare, anche in virtù di questi punteggi molto vicini tra loro, l’assoluta eccellenza di tutti e 4 i campioni, il tutto suggellato da una degustazione molto interessante anche da un punto di vista prettamente tecnico. I quattro ex-Oloroso butt first fill contengono whisky distillato il 15 gennaio 1993 e messo in botte alla gradazione alcolica tradizionale di 63,7%. Ma a cosa potrebbe essere dovuta la maggiore dolcezza del cask #35 che ci aveva fuorviato? Sicuramente la botte avrà avuto la sua enorme funzione, ma probabilmente avrà influito anche il differente habitat di maturazione: mentre la #35 riposa nella Warehouse 5, le altre tre giacciono nella Warehouse 3. L’imbottigliamento è previsto per il 15 Settembre 2014, al compimento di 21 anni e 9 mesi.

I blogger italiani ringraziano GlenDronach per la disponibilità; Beija-Flor, che ci ha dato la possibilità di fare qualcosa di unico nel panorama italiano e, perché no, internazionale; Massimo Righi di Silver Seal, che compartecipa all’acquisto della botte. Ringraziamo sentitamente l’organizzazione dello Spirit of Scotland per averci permesso di usufruire della saletta dedicata alla Masterclass in orari fuori festival e, non ultimo, Giuseppe de Il Bevitore Raffinato per l’abbinamento perfetto con i cornetti ai frutti di bosco per il post tasting. Esperienza eccezionale, che ci piacerebbe senz’altro rifare…