Stratheden (2018, Lost Distillery Company, 43%)

La Lost Distillery Company, che detta così sembra una via di mezzo fra il Signore degli Anelli e i Pirati dei Caraibi, è un imbottigliatore indipendente che si è messo in mente di assoldare un team di archivisti per recuperare le ricette dei vecchi whisky di distillerie chiuse e un team di master blender per assemblare diversi single malt così da ricrearle. Il che è meritorio perché dà lavoro a due categorie da preservare come gli archivisti e i blender, ma non toglie che siamo sempre in territori profondamente controversi, in cui l’idea di marketing alla base è francamente discutibile… Dato questo nostro superfluo contributo alla discussione filosofica sui remake di malti del passato,  si dà però il caso che molti dei whisky assaggiati fossero buoni. Certo, occorre sfrondarli di questa tremenda aura da Indiana Jones alla ricerca del dram perduto. Quello di oggi è un blended malt chiamato Stratheden, che la narrazione vuole essere una distilleria di Fife, chiusa nel 1926. Ma non saremo complici dello storytelling e non proseguiremo oltre.

stratheden-1N: presumibilmente piuttosto giovane, troviamo note di agrumi canditi molto evidenti (limone e soprattutto arancia). Ha una tensione acida non indifferente, che ci fa percepire assonanze con un Sauvignon per quella mistura minerale un po’ sporca (c’è un filo di torba acre, non fumosa). Spunta un piacevole ricordo di salamoia. Buono.

P: l’ingresso è soft ma intenso, per nulla acquoso. La sensazione è che il palato sia molto più dolce di quanto il naso lasciasse presagire. Caramelle dure alla frutta, pastiglia Leone all’ananas – sempre ammesso che esista. Un accenno di violetta è la ciliegina sulla torta di un profilo parecchio ruffiano. Forse un velo di salinità riverbera anche qui, ma la chiusura è di aranciata zuccherata.

F: prosegue sulla strada della dolcezza molto marcata: zucchero bianco e caramelle. Ma quel che resta è una una lieve nota erbacea appena minerale.

Avete presente quei calciatori improbabili che improvvisamente si inventano un doppio passo, un sombrero o un tunnel e si involano verso la porta? Ecco, neppure il tempo di entusiasmarsi per la giocata e subito sprecano tutto con tiracci scomposti o traversoni immancabilmente sbilenchi. Qui è lo stesso: il naso è molto promettente, ma subito palato e finale scadono in una dolcezza eccessiva. Peccato: 79/100.

Sottofondo musicale consigliato: Of Montreal – Past is a grotesque animal.

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