Mackmyra Mack (2019, OB, 40%)

Mackmyra è distilleria svedese ormai storica, con 20 anni di distillazione alle spalle: si tratta di una distilleria seria, non una di quelle che da un giorno all’altro decidono di trasformare il loro alambicco di casa in un marchio di single malt, e negli anni questa serietà è stata premiata con un successo notevole, che ha aperto la strada ad altri svedesi ambiziosi. La distillery manager Angela D’Orazio è con ogni evidenza piuttosto italiana, e di recente ha rilasciato una bella intervista a scotchwhisky.com spiegando in cosa consistesse il progetto di far blendare del whisky… a un’intelligenza artificiale, nientemeno. Non bastassero il dna almeno in parte italiano e una vena sperimentale piuttosto spiccata, hanno anche fatto un blended per i Motorhead: non possono che esserci particolarmente simpatici. Oggi assaggiamo il Mack, entry level del core range di Macmyra, un whisky dichiaratamente semplice e che – dice il sito di Mackmyra – è stato ideato per essere bevuto in cocktail e con ghiaccio, senza pensieri. Noi lo berremo neat, perché così facciamo quando recensiamo, portate pazienza.

N: che dolcione! Ha passato la sua vita in legni aggressivi, sicuramente, ha delle cose che ricordano quasi dei bourbon… Ed è molto fresco, però. Marshmellow, succo di mela, cioccolato bianco (Galak!). Note erbacee balsamiche molto intense, con aghi di pino. Legno bianco, appena tagliato. Tutto molto sparato, un po’ urlato se vogliamo, non va di sfumature.

P: ancora coerente, ancora bourbonoso, con molto creme caramel in evidenza… Speziato, legnoso e balsamico, con note intense fruttate (mele e pere, poi cocco secco, cocco bello, cocco, cocco bello!). Il nostro caro vecchio cioccolato bianco è ancora lì, non si scosta. Di nuovo: è semplice, per carità, ma davvero piacevole.

F: non lungo, cocco e aghi di pino.

Il whisky è molto semplice e molto carico, e capiamo come possa funzionare molto bene nei drink e anche con un po’ di ghiaccio. Bevuto liscio non nasconde la sua natura di whiskone easy e piacione, un po’ da battaglia se vogliamo, e per questo il voto non supera gli 78/100. Sia messo agli atti che resta un ottimo dram: l’amico Corrado, che ce l’ha portato in omaggio, l’ha pagato meno di 30 euro, e a questo prezzo non può certo lamentarsi – noi, che non abbiamo versato neppure un soldo di cacio, tantomeno, e grazie Corrado. Abbiniamo del metallo svedese, altrettanto facile e piacione.

Sottofondo musicale consigliato: In Flames – Only for the Weak.

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Gotland Whisky – alla scoperta di una giovane distilleria svedese

[Ospitiamo oggi un reportage dell’amico Giovanni Zagni, stimato giornalista e filologo romanzo, che ci ha inviato questo reportage alla scoperta del whisky svedese di Gotland. Lo ringraziamo da una parte, ma dall’altra gli rivolgiamo tutto il nostro biasimo perché insomma, belle le parole ma anche del whisky non ci sarebbe dispiaciuto…]

schermata-2016-10-21-alle-16-41-57Ai primi di settembre, mi trovavo con un amico in viaggio sull’isola svedese di Gotland e, grazie a un colpo di fortuna, mi sono imbattuto in una nuova distilleria. Visto che qualche mese fa insieme a un Facile – Jacopo – ho avuto l’occasione di parlare del primo whisky italiano, approfitto dell’ospitalità dei Facili e scrivo qualche riga su un nuovo progetto, che dovrebbe sbarcare sul mercato solo tra un paio d’anni.

La scena, prima di tutto. Tre ore di traghetto a sud di Stoccolma, al centro del Baltico, Gotland è una meta turistica molto quotata nell’estate svedese – che ai primi di settembre, bisogna aggiungere, si è già conclusa da almeno due settimane – e i circa sessantamila abitanti mantengono una propria fiera identità. Il capoluogo, Visby, ha una cinta muraria medievale ottimamente conservata, e il museo locale testimonia il glorioso passato della cittadina come di una delle città più vive della Lega Anseatica, nonché l’episodio più sanguinoso della sua storia. Nel 1361, una forza di spedizione del re danese Valdemar IV invase l’isola e sterminò gli abitanti delle campagne sotto le mura di Visby. I caduti della battaglia furono sepolti in fretta in fosse comuni che, ritrovate ai primi del Novecento, sono una testimonianza unica per gli storici.

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Il luogo è ameno, indubbiamente (foto di Giovanni Zagni)

La battaglia di Visby era il motivo per cui stavamo visitando l’isola, ma speriamo di scriverne presto altrove. Percorrendo in auto una delle strade principali che attraversano l’isola, diretti verso uno dei campi di battaglia dell’invasione danese, abbiamo notato un vecchio edificio dall’aspetto semiabbandonato poco fuori dal paesino di Roma, su cui campeggiava la scritta Gotland Whisky. Incuriosito, abbiamo fatto qualche ricerca sulla via del ritorno e ho trovato un sito in svedese, da cui si intuiva che qualcuno fosse al lavoro per produrre il primo whisky dell’isola. Un paio di giorni dopo, grazie ai recapiti disponibili sul sito, abbiamo potuto visitare la struttura. Si tratta in effetti di una fabbrica dismessa, uno zuccherificio. La barbabietola da zucchero era uno dei prodotti agricoli più diffusi a Gotland, con circa 1.100 coltivatori nel periodo d’oro. La fabbrica, cominciata a costruire nel 1893, è stata chiusa nel 1997, quando era proprietà della società danese Danisco.

Per diversi anni l’edificio è rimasto inutilizzato, fino a quando, nel 2008, due imprenditori di Visby hanno avuto l’idea di sfruttare alcuni spazi per una piccola distilleria, la prima dell’isola. L’obbiettivo è produrre il primo single malt di Gotland, che soprannominano “Gotch”. La principale fonte di finanziamento è la vendita dei due milioni di azioni che compongono la società: chi ha creduto maggiormente nel progetto e ha comprato più di duemila azioni ha registrato il suo nome in una lastra metallica, all’ultimo piano della struttura che dovrebbe diventare uno spazio per le degustazioni.

Per gli amanti del potstill-porn, ecco gli alambicchi (foto di Giovanni Zagni)
Per gli amanti del potstill-porn, ecco gli alambicchi (foto di Giovanni Zagni)

Il nostro cortesissimo ospite era un energico signore sulla settantina, Marek Jönsson, che per molti anni ha lavorato come field manager dello zuccherificio. La storia della distilleria è appena agli inizi, infatti, ma è una sorta di continuazione in minore della vecchia fabbrica. Il distiller attuale, Peter Andersson, lavorava nello zuccherificio come operaio addetto alle riparazioni. La produzione è cominciata il 12 maggio 2012. La caratteristica distintiva del whisky di Gotland, almeno nelle intenzioni della società, è l’uso di un’acqua particolarmente dura, dato che scorre per le rocce calcaree dell’isola. Per questo sulle prime etichette è ben visibile la scritta Isle of Lime. L’impresa è stata avviata con l’aiuto di Henry Cockburn, consulente proveniente dalla scozzese Bowmore [lo stesso consulente che ha lavorato con Puni, NdWF], come scozzesi sono i due alambicchi, della celebre Forsyth. Per l’invecchiamento sono state usate inizialmente solo botti ex bourbon importate dal Kentucky, ma da circa un anno vengono utilizzate anche botti ex sherry.

progetto di bottiglia, sobria
la bottiglia, sobria

La decisione è stata di puntare subito alla produzione di un single malt nonché, per ovvie ragioni logistiche, su materie prime e macchinari locali: l’orzo viene tutto dall’isola di Gotland, la maltazione è una piccola fattoria una cinquantina di chilometri a sud della fabbrica, la macinatrice dell’orzo è un vecchio macchinario proveniente da un vicino mulino. Per l’affumicatura si utilizza torba che arriva dalla terraferma svedese. In ottobre gli azionisti riceveranno il primo batch, mentre il secondo dovrebbe arrivare loro entro Natale. I progetti sono di sbarcare sul mercato nel 2017-2018, inizialmente solo in Svezia.

E insomma, com’è questo whisky? Abbiamo potuto assaggiare – oltre a un newmake a 72 gradi – un first batch imbottigliato nell’aprile 2012 e proveniente da undici diverse botti. Vorremmo avere il naso e il palato dei Facili, ma purtroppo siamo degli assoluti dilettanti: l’unica cosa che ci sentiamo di notare, perché ci ha colpito, è che nel tre anni i lieviti si sentono abbastanza. Abbiamo insistito per avere un campione da sottoporre agli assai più esperti Facili, ma non è stato possibile. Vi lasciamo quindi con queste poche informazioni e la curiosità di sapere se il Gotch riuscirà a farsi un nome anche fuori dall’isola.