Kavalan Tasting

Kavalan, l’oggetto nascosto del desiderio. In realtà la distilleria della fu Isola di Formosa, oggi Taiwan, non è che si nasconda tanto da quando è stata fondata nel 2006. Infatti la produzione annua ammonta a 9 mln di litri (pare che a Taiwan si beva come dei

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disperati) e 900 mila persone la visitano ogni anno; quindi più di tutte quelle che varcano le soglie delle distillerie di tutta la Scozia. Ecco come e dove va il mondo. Di fronte a tali stravolgimenti della Storia, ci sembrava brutto non rinfrescare la nostra opinione su Kavalan, che oramai fa incetta di premi nelle competizioni internazionali, e abbiamo approfittato della splendida opportunità offertaci da WhiskyClub Italia e dall’importatore Velier, che hanno organizzato di concerto un tasting nell’elegantissima cornice del Baxter Bar, letteralmente a due passi dal Duomo, quello della Madunina tuta dora e piscinina, sì proprio lui. Erano presenti anche due ambasciatrici della distilleria, con la simpaticissima Emma Lin oramai veterana dei whisky festival italiani.

Kavalan Single Malt (2018, Nas, OB, 40%)

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L’entry level senza età dichiarata della distilleria è composto da 8 tipi differenti di botti, sia sherry che bourbon e sia first che second fill. Al naso parte subito senza troppe timidezze su note di banana, zucchero bruciato, frutta secca dolce tipo mandorle. In bocca ha tanta vaniglia e ancora un qualcosa di tropicale. Il finale è brevino, con una leggera sensazione di caramelle al rabarbaro e all’orzo. È semplice ma non piatto. Spensierato, gradevole, anche se non può dirsi un mostro di profondità. Sicuramente l’angel share di 10-12 punti percentuali all’anno aiuta accelera e dona personalità a un whisky che a mala pena toccherà i 5 anni. 83/100

Kavalan ex bourbon oak (2018, Nas, OB, 46%)

Si tratta di un whisky senza età dichiarata, diluito a 46%, che è

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stato invecchiato esclusivamente in botti ex bourbon (mavvà!) di primo riempimento provenienti da Buffalo Trace Bourbon e Heaven Hill Distillery. Al naso a sorpresa è fine e con una certa eleganza. Si impone poi una gran bella nota di uva americana e fragoline. In bocca ha un bel corpo, è cremoso (vaniglia e panna cotta) e tropicale. Arriva anche un leggero pepe bianco. In generale è bello fruttato e ricorda un po’ certi Arran.
Alla lunga forse un po’ troppo bourbonoso e alla cieca si potrebbe anche cadere in inganno, ma è sicuramente un dram che merita un assaggio (anche due o tre): 84/100, la nostra affilata sentenza.

Kavalan Solist Vinho Barrique (2012/2016, OB, 56,3%)

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Veniamo ai pezzi forti, ovvero sia i single cask della serie Solist. La botte W1207227039A ha avuto l’impareggiabile onore di essere riempita con whisky Kavalan dopo aver contenuto un vino non meglio specificato di un non meglio specifico Paese tra Francia, Usa (California), Sud Africa. Quattro anni di invecchiamento possono bastare a Taiwan e poi- voilà!- ecco pronte 238 bottiglie a grado pieno. Ci viene detto che le botti sono ampiamente recharred e (sarà la suggestione) il whisky al naso si presenta effettivamente compatto, scuro, profondo, con note “tostate” davvero poderose. L’alcol si sente pochissimo e invece si sentono mille cesti di ciliegie tutti assieme. Tanto pepe nero e liquirizia. in bocca è secco, vinoso, speziatissimo. Si iscrive nella categoria whisky estremi e ovviamente la materia prima va un po’ a farsi benedire. Ma c’è a chi piace: noi, che già avevamo apprezzato un Solist in sherry, lo premiamo per la particolarità dell’esperienza: 87/100. Ah, diciamo che non viene via proprio con due noccioline, considerando che costa circa 230 euro.

Kavalan Solist Sherry 70° anniversario Velier (2010/2016, OB, 58,6%)

Questo single cask, di cui esistono 518 bottiglie e che costava circa 180 euro, fa parte degli imbottigliamenti celebrativi dei 70 anni di attività di Velier, lo

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storico importatore genovese. Forse anche per lo stile davvero particolare (ebbene sì, è ancora più estremo del Vinho di qui sopra!) questo barile ha prevalso tra quelli proposti dalla distilleria per festeggiare la ricorrenza. Allora, non è carico, depppiù!!! Ha chiari sentori balsamici e frutta nera. Aceto di more, ci pare una sintesi felice. Ancora una spremuta di ciliegie, a cui in bocca si aggiungono cacao amaro e caffè, oltre a una strana sensazione vegetale (tipo sedano), che molto probabilmente è data dal tannino. In effetti è molto astringente, tende all’amaro nel momento stesso in cui ancora rimbomba violentissima la frutta nera. Pazzesco nelle sue intemperanze. These violent delights have violent ends: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Vita di Pi – Piscine Molitor Patel (eh sì, il regista Ang Lee è taiwanese)

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Kavalan ‘King Car Conductor’ (OB, NAS, 46%)

Dal 2005 è attiva a Taiwan una distilleria di whisky, un fatto che ha suscitato più di una risatina tra i cultori dello Scotch appena abituatisi alla fama dei whisky giapponesi. Va bene, passi per il Sol Levante che, ridendo e scherzando conta oramai su un’industria centenaria e della cui qualità nessuno può più dubitare; ma- dicevano- non prendiamoci in giro con il whisky a Taiwan, un’isola dal clima tropicale che renderà estremamente difficoltoso l’invecchiamento in botte. E invece, dopo una scarica non indifferente di premi internazionali, i sorrisini sono rientrati alla base: è successo infatti che il Solist, il malto prodotto dalla King Car distillery e imbottigliato in single cask, abbia dimostrato di essere molto interessante già dopo tre anni d’invecchiamento, aiutato proprio dal clima e da scelte molto oculate nella selezione delle botti. Oggi noi assaggiamo un vatting di distilleria senza età dichiarata che dovrebbe contenere una decina di botti.

taiwan_kin1N: aperto, fresco e di schiacciante intensità. Svela subito l’uso di botti molto attive, con un lato molto fruttato e cremoso che lo avvicina nel nostro immaginario a certi convincenti single cask di prima riempitura sfornati da Arran. Arancia dolce e succosa, pera, pasta di mandorle e frutta secca, il tutto amalgamato in un profilo misto di botti ex bourbon ed ex sherry.

P: saporito, pieno e convincente. Il paragone con Arran ci pare possa proseguire a maggior ragione: questo King ha una bella personalità, tra ricche note fruttate (frutta gialla, pera, mela e cocco), arancia super zuccherina e una certa cremosità. E non è esente neppure da intriganti speziature. Legna fresca.

F: la fase forse più debole, non lunghissima nè troppo intensa. Va spegnendosi ancora su frutta gialla e legna.

Se pure questo King Car risulta un whisky palesemente architettato per ottenere la massima resa nel minor tempo possibile, è inutile negargli una certa sfiziosità. Il palato in particolare è di quelli con una personalità decisa, che meritano sicuramente un assaggio. Una nota dolente, tipica di tutti gli imbottigliamenti della distilleria, è il prezzo, soprattutto se rapportato all’età. Questa Conductor costa sui 70 eurini, non proprio una bazzecola per un prodotto che comunque è concepito per essere un daily dram. Che poi basterebbe vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, per concederselo sempre… 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Chris CornellYou know my name (Casino Roayle OST)

Kavalan Solist ‘sherry cask’ (2013, OB, 58,7%)

Kavalan è una giovanissima distilleria taiwanese (attiva dal 2006), che negli ultimi anni sta facendo la parte del leone ai più importanti festival di whisky del mondo, Milano e Roma compresi. Lasciamo alle sempre impeccabili parole di Claudio un’approfondita descrizione introduttiva della distilleria, molto interessante a vari livelli; noi oggi mettiamo il naso su una versione di “Solist” (la serie di single casks della distilleria), nello specifico la botte di sherry (Oloroso?) numero S060626034. L’importatore europeo è – indovinate un po’? – La Maison du Whisky, specialista nella diffusione dei malti asiatici in Italia. Il colore è rosso rubino, intensissimo.

Schermata 2014-03-24 alle 10.27.41N: chi è costui? Senz’altro, è uno sherry monster fatto e finito, con incredibili capacità di nascondere l’alcol sui fondali del bicchiere. Ciò che evapora forte e chiaro, invece, è: fondi di caffè, cioccolato, cuoio, rabarbaro, ferrochina… Dobbiamo condividere con Federico la quasi assenza di frutta, che si palesa “solo” come una vagonata di ciliegia sotto spirito, con qualche punta di prugne secche e albicocche secche. Poca frutta dunque, ma ha una sua ‘dolcezza’, simile a certi rum ‘neri’; anche generose zaffate di legno speziato, forse sandalo?

P: gli addendi sono gli stessi, ma a variare sono le scale di intensità. C’è una ciliegia pienissima e succosa, in grande ascesa rispetto al naso, e come prevedibile la prova muscolare, monstre, del legno vira verso l’amaro, e ricorda ancora caffè, fave di cacao. L’astringenza verso il finale è a tratti deformante. Ancora alcol quasi assente, con sapori di un’intensità portata al limite del verosimile. Una nota: aggiungendo acqua, tutto si riequilibra molto, con una frutta rossa ancora più intensa e più dolce – anche se forse si rischia di snaturare la particolarità di un dram che a grado pieno è davvero senza compromessi.

F: astringente, amaro, erbaceo, con una lieve felpatura di frutta rossa; lieve sì, ma con rabbia.

Non abbiamo mai fatto cenni al malto e forse non è un caso; ci ha ricordato, per il suo approccio estremo alla vita, lo Yamazaki del 1995 che avevamo assaggiato al Bar Metro l’anno passato. Però, pur nella sua intransigenza, si inventa un colpo di coda che lo tiene al di qua del baratro dei tannini, e lo rende un whisky estremo, sì, ma buonissimo. Con qualche goccia d’acqua, poi, al palato è squisito. Per cuori temerari: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cradle of FilthQueen of winter, Throned, dallo splendido Vempire.