Talisker Distiller’s Edition (2007/2017, OB, 45,8%)

Finalmente, dopo quasi due settimane di astinenza per colpa di influenza particolarmente rognosa, torniamo ad annusare ed assaggiare l’amata acquavite di cereale: e lo facciamo con un whisky che definire “un classicone” pare francamente riduttivo. Si tratta del batch 2017 del Talisker Distiller’s Edition: il 10 anni ‘normale’ (e che bella normalità…) con un ulteriore passaggio in barili ex-Amoroso, una varietà di sherry particolarmente dolce. Abbiamo ricevuto una bottiglia in omaggio da Saporideisassi.it, un sito di e-commerce con base a Matera cui vi suggeriamo di dare un’occhiata: la selezione dei distillati ha prezzi molto interessanti, e il reparto dedicato all’alimentare, ricco di prodotti del territorio, è francamente da acquolina in bocca. Ma torniamo al whisky, suvvia.

talisker-whisky-the-distillers-edition-2007-bottled-2017N: rispetto al DE del 2010 che avevamo assaggiato in una fase preistorica di whiskyfacile, qui stupisce una spiccata marinità, con note costiere, di aria di mare, di alghe, veramente evidenti. Poi c’è una nota di torba sporca, che ci fa venire in mente il gasolio, lo smog. Spostandoci sul versante della ‘dolcezza’, versante su cui complessivamente è sbilanciato questo naso, troviamo note di zucchero di canna, tarte tatin, caramello, qualcosa che ricorda la melassa. Arancia candita, proprio quella del panettone – e un ricordo di panettone, nel suo insieme. Un ulteriore fondo un po’ greve di vaniglia e pasta di mandorle.

P: molto coerente con il naso. Acqua di mare e marmellata di arancia sono fuse in un particolarissimo e rutilante tourbillon, tenuto assieme da un fumo di braci accese, di copertoni bruciati. Fino a qui, tutto bene, con note salate molto piacevoli. La dolcezza è ancora una volta ‘eccessiva’, tra cola, vaniglia, ancora zucchero di canna, caramello e tarte tatin (mele rosse). Buono, piacevole.

F: molto affumicato e bruciacchiato, pieno di caramello e uvetta. Un vago senso di marinità.

Il lato veramente convincente è quello costiero – è quello di Talisker, insomma. A dirla tutta, ci pare strano: è un whisky eccessivo, complessivamente, vive di tanto mare, di tanto bruciato, di tanta dolcezza – e a venire un po’ penalizzate, se vogliamo, sono le sfumature. Ma in fondo che ci frega, è Natale: è un dram che piacerà a tanti, pure a noi, da bere con spensieratezza – non stiamo a sottilizzare. 84/100. Su saporideisassi.com costa 74€.

Sottofondo musicale consigliato: Slaegt – I Smell Blood.

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Degustazione “Classic Malts da sogno” (Harp Pub Milano, 27.5.17)

Nell’ormai lontano 1987 la United Distillers, antesignana dell’attuale colosso Diageo, lanciò una serie di sei whisky scelti tra quelli presenti nel suo portafoglio. Questi malti dovevano provenire ciascuno da una zona diversa della Scozia ed essere degni rappresentanti delle sue specificità. Insomma, terroir comes first, come direbbero oggi i sovranisti di ogni dove. Negli ultimi 30 anni i Classic Malts hanno largamente contribuito a far conoscere a un numero sempre crescente di persone il mondo straordinariamente variegato del whisky di malto e ancora oggi sono uno dei cavalli di battaglia di Diageo; tuttora vengono considerati come una delle più importanti strategie commerciali di ‘educazione del bevitore’ mai messe in atto su così larga scala. Sabato 27 maggio, grazie al paziente lavoro di raccolta di Angelo Corbetta, che da 40 anni colleziona whisky da dietro il bancone dell’Harp Pub Guinnes, avremo la rara opportunità di assaggiare gli imbottigliamenti che hanno segnato l’alba della mitica serie, ovvero le primissime release ancora a 75cl, importate da BEMA. 

Come se non bastasse, alla degustazione sarà presente il Maestro Franco Gasparri, Master Ambassador Reserve di Diageo Italia e Keeper of The Quaich, massima onorificenza dell’industria del whisky a lui conferita proprio per l’incessante lavoro di divulgazione del re dei distillati portato avanti negli ultimi decenni. A lui il compito di raccontarci qualche segreto e qualche aneddoto sulla nascita della serie… Ad affiancarlo e a dialogare con lui ci saremo noi, Giacomo e Jacopo, ma soprattutto ci sarà una settima bottiglia, che arriva direttamente dal pantheon del whisky scozzese: un Lagavulin White Horse 12 anni imbottigliato negli anni ’80. Serve altro?

Line up:

– Glenkinchie 10

– Cragganmore 12

– Dalwhinnie 15

– Oban 14

– Talisker 10

– Lagavulin 16

– Lagavulin 12 White Horse

La degustazione si terrà sabato 27 maggio alle 16, e avrà un costo di 80 euro. Per ulteriori info e iscrizioni scrivete a rickyguinness@gmail.com. Ci vediamo là?

Talisker 20 yo (1981/2002, OB, 62%)

Oggi assaggiamo un imbottigliamento iconico di una distilleria iconica: il 20 in sherry di Talisker, edizione limitata messa sul mercato nel 2002, esaurita rapidamente e ora oggetto di culto per i collezionisti (valore stimato attorno a 1500€, per intenderci). La gradazione (inusuale per Talisker) è di 62%. Quando il buon Pagani si è avvicinato ad uno di noi, durante il Milano Whisky Festival, brandendo un bicchiere con questo whisky, alla domanda fatidica “che cos’è?, indovina!” mai avremmo risposto con Talisker. Ora lo riassaggiamo con calma, suvvia, sperando in sensazioni più coerenti.

talob-1981N: la scena: una barchetta dal mare avanza nella nebbia fitta cercando la riva. Nel bicchiere infatti c’è tanto mare e un’atmosfera rarefatta di torba umida, un senso pesante di vapore e di amido. Acqua di mare, certamente, e un filo di fumo da un falò. Giunti a riva, il meritato ristoro del marinaio: bacon, ma sopratutto tantissima confettura di fragole e mirtilli, more. Il lato fruttato è veramente succoso e a dir poco esuberante. Liquirizia e cenere, uva nera e cioccolato, pepe e torba, in un continuo disorientamento olfattivo, come migliaia di storie raccontate sulla spiaggia attorno al fuoco.

P: anche alla gradazione monstre di 62 gradi si lascia bere con una certa facilità. Totale, come ti aspetti che sia, ovvero buonissimo. Il corpo è grasso, ultra masticabile e il primo impatto è del tutto isolano, con torba, bacon e mare. Trionfa anche l’anima speziata di Talisker, con tripudio di pepe e noce moscata, giusto un attimo prima dell’apocalisse: le botti ex sherry squassano all’improvviso il palato e s’impone una dolcezza pesante, calda di tarte tatin, marmellate ai frutti rossi in cottura. Spruzzi di arancia. Aghi di pino? Aggiungete acqua e godrete per sempre.

F: lunghissimo e con una nota sporca persistente tra il bacon e il pepe. Cenere ma anche marmellata, ad libitum.

Il miglior Talisker mai bevuto dai vostri umili Whisky e Facile, per lo meno secondo le mutevoli e relativissime percezioni del qui e ora? Forse sì, anzi certamente: 94/100. Potenza incredibile, complessità in continuo movimento, costante ristrutturazione di un profilo aromatico che ad ogni snasata rivela nuovi sentori, tutti fusi assieme, tutti di volta in volta sotto ai riflettori: magistrale e squassante intensità, magistrale e delizioso bilanciamento. Riesce ad essere tutto sparato a mille da un lato, e dall’altro ad essere velato di una surreale eleganza, con quella rarefazione di cui parlavamo nella descrizione del naso… Magnifico. Grazie a Giorgio D’Ambrosio per il sample, grazie infinite!

Sottofondo musicale consigliato: Led Zeppelin – Thank you.

Talisker Skye (2015, OB, 45,8%)

È finalmente tempo che anche noi si beva il Talisker Skye con tutti i crismi della “degustazione a scopo recensivo”, per citare la barocca prosa del migliore di noi tutti, Il Bevitore Raffinato. Si tratta del NAS (No Age Statement, senza età dichiarata) che sostituisce (o sostituirà? onestamente, non ci abbiamo capito molto in tutto il rincorrersi di voci e rumors, e il 10 anni continuiamo a vederlo in giro) il tanto amato 10 anni, nave scuola per noi come per tanti appassionati del distillato di orzo maltato della terra di Alex Ferguson. Alcuni hanno speso parole al miele, altri al vetriolo: siamo francamente stupiti che siate riusciti a sopravvivere senza avere le nostre, di parole, ma tant’è, bravi voi. Colore: E150.

talob-non12N: il primo impatto riesce rassicurante e perturbante insieme: rassicura perché, a livello di descrittori, possiamo elencare quelle note che sempre devono esserci in un Talisker, e dunque un velo marino, delle note speziate e di pepe nero, perfino una sfumatura che ci ricorda il bacon. Perturbante, però, perché qui è davvero evidente una coltre di vaniglia, di marshmellows, di borotalco… Il tutto pare coprire una gioventù che però, siccome Talisker è sempre Talisker, è dura a morire (note di lieviti e canditi).

P: ingresso un po’ alcolico… Di nuovo, quella sensazione dolceamara: domina la scena ancora una vaniglia molto imponente, con una dolcezza che vira al caramello a prendersi la scena con la forza. Liquirizia a blocchi, anche un velo di caffellatte; cioccolato. Solo a lato ritroviamo una forte affumicatura (forte come qualità, non come quantità: è bella torbosa, acre), ancora spezie e pepe e un qualcosa di vagamente erbaceo e mentolato. La marinità no, non pervenuta.

F: lungo, gioca tutto sulla liquirizia e sulla quercia bruciata. Cioccolato.

È indubbiamente lontano sia dall’ottimo 10 anni che da un altro NAS, geneticamente più simile, come lo Storm (che pure è concettualmente all’opposto): però provate a pensare alla sensazione di un neofita che si confronta per la prima volta con un single malt fatto di bordate contrapposte di vaniglia e fumo… Probabilmente anche lui se ne innamorerà, e da lì si innamorerà del whisky tutto, come a noi accade con il 10 anni: a Diageo questo qualcuno deve averlo capito, ed anche se l’asticella di ingresso al single malt è stata probabilmente abbassata, beh: ma non di molto, suvvia. 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Calcutta – Oroscopo.

‘Taste back’ – 1930 Milano, 5/04/2016

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FullSizeRender-28Come avevamo anticipato lunedì, ieri sera abbiamo partecipato (assieme a vips d’ogni genere, tra cui spiccava quell’alcolista di Federico) alla prima serata di Taste back, il nuovo format di degustazione proposto da Diageo in collaborazione con il 1930, affascinante speakeasy milanese ormai da anni sulla cresta dell’onda nel mondo della miscelazione di qualità. L’occasione era la presentazione per il mercato italiano di Little Bay, il neonato in casa Oban; accanto a questo imbottigliamento, assaggiato sia in purezza che miscelato, abbiamo messo naso e palato su cocktail a base Glen Elgin 12 anni, Lagavulin 16 e Talisker Skye, tutte ricette preparate per l’occasione da Marco Russo; e ogni cocktail era a sua volta proposto in abbinamento a (squisite) creazioni culinarie di Diego Rossi, chef della Trattoria Trippa. Questo concetto di degustazione intende portare il whisky nei bicchieri degli appassionati del bere bene, ma – per così dire –FullSizeRender-25 distraendoli dal whisky stesso: questa premessa è stata esplicita, e il senso dell’evento era appunto quello di far deporre al bevitore le remore talora provate di fronte al re dei distillati, per spiegargli il concetto dietro a ciascun imbottigliamento (con l’ausilio di vasetti aromatici ad hoc) e le possibilità offerte da quel profilo aromatico in sede di miscelazione. Questo, insomma, il concetto di taste back, ovvero di degustazione ‘al contrario’: si inizia con gli aromi puri, poi si passa al cibo, si scopre il cocktail, e infine si comprendono le caratteristiche del single malt.

FullSizeRender-32Non sveliamo nel dettaglio ricette ed abbinamenti, lasciando a chi vorrà il piacere di scoprire le scelte di chef e barman: di certo però dobbiamo ammettere che tutti e quattro i cocktail di Marco Russo erano deliziosi, riuscivano a sviluppare con grande coerenza le premesse stupendo anche i più noiosi e prevenuti “hooligans del whisky”con suggestioni aromatiche davvero incredibili (quella foglia aromatizzata all’ostrica ci ha folgorato… E che dire del drink a base Lagavulin, con tanto di nero di seppia?). Di certo, siamo di fronte ad un format ancora più distante dalle ‘classiche’ degustazioni rispetto al Whisky&Cocktail di qualche tempo fa: di fatto, è stata una serata di abbinamenti tra cibo e cocktail, dato che a parte l’Oban nessun whisky è stato presentato puro in assaggio. Un evento gourmet, insomma, di qualità molto alta, teso a stimolare le percezioni di un pubblico diversamente esigente rispetto al feticista del whisky. I single malt, però, paradossalmente non sono rimasti in secondo piano, fungendo da base creativa sia per cibo che per i drink e rimanendo dunque al centro della serata. Suona strano, detto così, ci FullSizeRender-27rendiamo conto, e forse l’unico modo per capire di che si tratta è andarci; a questo proposito, sulla pagina facebook del 1930 si trovano tutte le info per prenotare un posto alle prossime serate (la prima sarà sabato 9 aprile, la seconda il 7 maggio; costerà 30€). Dal nostro punto di vista, è stata una serata molto piacevole, all’insegna della qualità e del divertimento: di certo, è l’ennesima dimostrazione di come l’industria del whisky punti forte, fortissimo sulla miscelazione e sul suo appeal per ampliare il pubblico di bevitori di single malt. D’altro canto, si tratta di imbottigliamenti concepiti appunto a partire dagli aromi e dai sapori che si vogliono ottenere, e la formula della serata lo ha messo bene in luce: pare giusto che il destino di questi whisky sia (anche) quello di fungere da punto di partenza per suggestioni e combinazioni di sapore. Grazie davvero a Silvia e Franco di Diageo e a Marco Russo, con tutto il suo staff.

Sottofondo musicale consigliato: d’obbligo, data la presenza del sommo Alioscia, Casino Royale – Crx.

Talisker 6 yo (2008/2015, Hepburn’s Choice, 46%)

Oggi abbiamo voglia di assaggiare qualcosa d’insolito e la via per placare le nostre bizzose voglie ce la indica Hunter Laing, rinomato imbottigliatore di Glasgow. Sotto il nome di ‘Hepburn’s Choice’ sono stati giustappunto messi in commercio vari single cask dagli invecchiamenti insolitamente brevi, come questo Talisker di 6 anni, ma qui potete trovare molti altri imbottigliamenti curiosi di questa serie. Il colore è chiarissimo, d’un giallino flebile.

talisker-6-year-old-2008-bottled-2015-hepburns-choice-langside-whiskyN: di primo acchito acqua di mare e succo di limone. E tanto già potrebbe bastare per un riassunto quasi esaustivo. Diciamo che la gioventù è ben esibita, con note maltose (mashtun) e di canditi, assieme a una suggestione spumosa di mare molto Talisker style, per la verità. Risulta aperto ma tagliente assai, spigoloso nella sua solida nudità. Una coltre di pepe si fa largo. Zucchero a velo e borotalco.

P: giovane, grazioso e molto organico (?). Si sente la selvaggia natura di Skye! Ancora molto marino e con una torba fumosa in crescita; e poi nuovamente succo di limone zuccherato. Pepe. Serge parla di mezcal, e in effetti ricorda proprio quella strenua vegetalità bruciata.

F: erba e mezcal; fumo e nocciolo di limone; sale e pepe…

Diciamoci la verità, non basta esser giovani, spensierati e vitali per affascinare. Anche la giovinezza bisogna saperla portare con eleganza e questo Talisker pare avere imparato a dimostrare garbatamente i suoi pochi anni: è un whisky molto nudo e dal malto molto Talisker. Si potrebbe dire quasi didattico, anche se al contempo ha soddisfatto la nostra voglia di qualcosa di particolare. E 83/100 sia.

Sottofondo musicale consigliato: Jeff Buckley Grace

Talisker 35 yo (1947/1982, Gordon&MacPhail, 40%)

Sabato c’era il Tasting Facile, primo evento targato Forum dell’autunno 2014; non vogliamo trasformare questo post in una succursale variata del libro Cuore, quindi il nostro ringraziamento verso i partecipanti sarà generico e virile. Una menzione solo per Monica, che ci ha ospitato, e naturalmente un’altra, sincera e doverosa, per Giorgio D’Ambrosio, che di fatto ha tenuto la degustazione, correggendo i nostri errori e impreziosendo il racconto con aneddoti che solo uno che certe cose le ha vissute può donare alla platea. Passiamo ai fatti. Siccome siamo dei megalomani, per bissare l’esperienza dell’anno scorso abbiamo puntato su cavalli di razza assoluta: il programma della degustazione prevedeva, come prima bottiglia aperta, nientepopodimeno che un Talisker, distillato nel 1947 ed imbottigliato nel 1982 da Gordon & MacPhail. Ora, che la boccia sia rara è fuori discussione, basta fare una googlata e dare un occhio alle quotazioni; su whiskybase si nota come di imbottigliamenti di Talisker con vintage dichiarato degli anni ’40 ve ne siano soltanto due, entrambi di G&M; questo perché l’azienda storica di Elgin era la sola, anche negli anni della guerra, a rifornirsi di botti direttamente dalle distillerie. L’etichetta basta a togliere il fiato: è quella storica (simile alla prima versione della serie Connoisseur Choice), nera con scritta rossa e con l’aquila sopra il nome Talisker; reca l’indicazione dei prorietari, vale a dire ‘Dailuaine-Talisker Distillers Ltd’, già all’epoca parte di Scottish Malt Distillers (SMD, la società ‘bisnonna’ di Diageo, attuale proprietaria). Se date un’occhiata al sito di Serge, anche se cum grano salis, vi rendete facilmente conto che con la stessa etichetta sono stati imbottigliati alcuni tra i Talisker più buoni che ha bevuto, per lo più botti degli anni ’50 per Pinerolo, a grado pieno… Il livello del liquido in bottiglia era basso (e d’altro canto stava a riposare in vetro da più di trent’anni), quindi un po’ di timore per la conservazione del distillato c’era. Il colore è ambrato scuro.

foto-3-2N: appena messo nel bicchiere, molto aperto e volatile, quasi: sembra leggero e sempliciotto… Ma la bestia è stata in gabbia per più anni di quelli che noi abbiamo trascorso al mondo, diamogli tempo. Pare subito molto succoso, fin troppo rispetto a quel che ci aspettavamo: lo sherry è molto evidente, con lussuriose note di ciliegia e amarena, di frutti di bosco, quasi diremmo “pasticcini ai frutti di bosco”. Poi però, a ben altra avventura siamo destinati: come nello Springbank, troviamo note di ‘chiesa’, tra una lievissima cera, torbosa, e un che di rarefatto, che definiamo come libri vecchi, vecchia carta… E qui scopriamo una delicatissima affumicatura; ma ecco che una nuova snasata ci svela nuove dimensioni “dolci”, tra il caramello, la cola; note legnose e speziate (cannella in evidenza), agrumi maturi e succosi; cioccolato ai frutti rossi… Prugne rosse, dolci e mature; uva americana (incredibili suggestioni proprio di uva nera, matura… mai sentita così forte!). Siamo abituati ad associare Talisker al pepe: qui non ce n’è traccia, solo resta un sentore di sale… Ma poi il lato ‘sporco’ ha nuove nuances: c’è una nota minerale, come di cloro di piscina… A tratti pare perfino farmy. Continua a cambiare e a stimolare, dolciumi esuberati si alternano continuamente a fascinazioni torbate, cerose… Leggere emersioni metalliche.

P: con onestà, certamente ha perso qualcosa in gradazione (c’era da aspettarselo), e questo ha un primo corollario: l’intensità risulta piuttosto penalizzata. L’avvio pare molto ‘povero’, tutto sul lato minerale; diciamo lana bagnata?, e su questo si erge solo un muretto di legno (un pit di rabarbaro). Se l’alcol porta zuccheri, qui un po’ d’amaro è da mettere in conto. Poi, mentre il whisky passa sulla parte posteriore della lingua, torna ad affacciarsi quella ricca dolcezza succosa che si prometteva al naso; due o tre botte di frutta rossa (uva, more, fragole, amarene), ma anche perfino di frutta gialla? Melograno dolce. Dopo poco si richiude sulla torba, sul minerale e vegetale. Nel complesso, la dolcezza fruttata è ben replicata al palato; manca tuttavia quella spettacolare esuberanza che al naso ci aveva fatto sperare nel miracolo.

F: discreto ma molto lungo. Replica gli aspetti più austeri del palato (torba, un pizzico di fumo, legno vecchio) diluendoli ad libitum con un succo di frutta delizioso.

Ah, una raccomandazione: il bicchiere vuoto è un’esperienza straordinaria, semplicemente. Non lavatelo, MAI! Dunque, dunque. Di parole ne abbiamo con ogni evidenza spese già fin troppe… Aggiungiamo solo una cosuccia: rispetto a queste tasting notes, redatte come di consueto a casa, durante il Tasting Facile abbiamo dovuto riconoscere maggior forza al palato: sarà stato merito della compagnia? In ogni caso, qui una valutazione non diciamo tecnica – non ne saremmo in grado – ma per lo meno ‘fredda’ lascia un po’ il tempo che trova: di fronte a un liquido distillato appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale c’è poco da dire, bisogna aver rispetto e ringraziare chi meglio si crede per averci dato l’opportunità di assaggiare un malto del genere. In ogni caso, che qualità: anche se la gradazione è un po’ scesa, resta incredibilmente aromatico, continuamente cangiante, non perde mai il vizio di stimolarti con nuove sfumature, fino al momento prima del tutto inattese. Ragazzi, che malto… E dunque, la valutazione numerica diventa un mero accidente, in questo caso (sempre, direbbe Pino), ma non possiamo esimerci dal nostro gioco preferito e dunque ci forziamo ad ergerci giudici e censori: secondo il nostro indice di gradimento, un naso da 93-94, un palato da 85-86, per un 90/100, ma dovessimo dar retta al solo cuore…

Sottofondo musicale consigliato: Henry Mancini – Charade.

Talisker 25 yo (2004, OB, 57,8%)

A partire dal 2001 Talisker ha inserito nel core range un imbottigliamento di ben 25 anni, saltando qualche annata e in edizione ovviamente limitata e numerata. Noi ci siamo impossessati dell’imbottigliamento uscito nel 2004, oramai lontanuccio nel tempo e di difficile reperibiltà, ma a onor del vero con un numero di esemplari molto ampio rispetto ad altre annate, con ben 21 mila bottiglie rilasciate. Il vatting è composto da botti refill sherry e noi si muore dalla voglia di assaggiarlo.

talob.25yoN: pochi preamboli e zero fronzoli: un Talisker forgiato nelle dure rocce di Skye. Dopo un quarto di secolo è ancora tagliente, con una torba vegetale, aggressiva, con un misto di marino e catramoso acre. E pure pepato. Insomma, Talisker nel suo miglior abito. Ah, dimenticavamo di rilevare come l’alcol magicamente quasi non si senta. Col tempo, a sorpresa, si apre anche un lato dolce molto profondo e variegato, su suggestioni di marzapane, frutta rossa e soprattutto di liquirizia. Continua a evolvere nel bicchiere, è esaltante e difficile. Bastano poche gocce d’acqua per renderlo più ruffiano, più zuccherino e vanigliato.

P: che esplosione! Legno e liquirizia fanno da collante universale per un palato che mantiene splendidamente la dicotomia del naso. Non c’è conflitto tra pepe e frutta gialla, tra marinità pesciosa e agrumi (qui ben più presenti che al naso); insiste poi una torba acre, vegetale e fumosa davvero eccellente. L’acqua lo rende pure farmy, con note di cera spaventose e una dolcezza se possibile ancora più esaltante.

F: molto Talisker qui: secco, torboso, pepatino, ma senza perdere la dolcezza vanigliosa di cui sopra. Liquirizia, ancora, e cenere.

Tempo addietro avevamo recensito il 25 anni imbottigliato nel 2008, trovandolo ottimo e di grande complessità. Questo suo parente stretto ci è sembrato altrettanto sfaccettato, anche se un po’ differente per suggestioni organolettiche, ma soprattutto ci è parso superiore in quanto a intensità e qualità complessiva dei sapori: una vero inno alla pienezza, un’esperienza travolgente, insomma. Siamo di fronte al miglior Talisker che ci sia mai capitato di assaggiare e lo omaggiamo dunque con un bel 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Edeka (feat. Friedrich Liechtenstein)Supergeil

 

Talisker Storm (2013, OB, 45,8%)

E insomma, tanto tuonò che piovve. Nella cornice tanto chic della Triennale di Milano (Parco Sempione, verde marrone) martedì scorso Talisker ha presentato in pompa magna la tanto attesa nuova versione, lo Storm. Questa è senz’altro una buona notizia per l’Italia, perché se il whisky si ricorda del nostro vituperato paese e riporta a Milano eventi del genere, beh, che dire… alla grande! Lo Storm è una versione multivintage (formula, come ci ricorda Ruben, decisamente più di moda del solito NAS; comunque, senza età dichiarata) composta da un mix di botti “ringiovanite” e di altre refill. Informazioni vaghe, messe così, ma fa niente; assaggiamo e vediamo. Grazie a Federico per il sample.

talisker-storm-bottlecartonN: rispetto al 10 anni, beh, è più giovane e si sente: c’è una torba più potente e pungente, oltre a bordate di malto ben più evidenti (con note ‘giovani’, tipo lievito, canditi, washback… in una parola, quasi newmake-ish). Di certo prominente è il lato marino/iodato (tempeste sugli scogli… non potevamo non scriverlo!), così come note agrumate limonose che contribuiscono a ‘spogliare’ il distillato. Caramella al caffè, liquirizia. Tracce di legno speziato, un po’ indefinite; caramello.

P: rispetto al naso, l’attacco è più sul dolce (caramello, caffè zuccherato, frutta caramellata, cioccolato), così come l’affumicatura resta più intensa (proprio legno che brucia). Le note agrumate sono qui più calde (diciamo chinotto, o arancia candita) – questo profilo, così poco coerente con un naso naked, ci sorprende in positivo, anche se la marinità qui – pur presente, con tracce sapide – resta un po’ troppo in disparte. Resta invece il tipico pepe nero di Talisker.

F: si torna alle asperità del naso, con un’accentuata marinità sapida, oltre a un malto francamente ancora acerbetto.

Incoerente tra naso e palato, questo Storm guadagna punti grazie al secondo, a nostro giudizio; non si comprende perché quasi dovunque costi (poco) più del 10 anni, che ci pare ancora imbattibile per rapporto qualità/prezzo. Ad ogni modo, è un bel Talisker, che mostra le caratteristiche più ruvide della distilleria, senza nascondere le componenti che giungono dal distillato più giovane presente nel vatting: 85/100 è la nostra opinione tradotta in numero, e questo è ciò che pensa Serge, mentre Davide ne parla un po’ qui.

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie teseParco Sempione, e solo per un attimo vi risparmiamo Thunderstorm dei Domine.

Talisker 10 yo (2012, OB, 45,8%)

Avevamo annunciato l’ultimo giapponese, e invece no: siccome abbiamo partecipato alla presentazione milanese del Talisker Storm (evento di cui parla con dovizia di subordinate il caro Davide, che mannaggiallùi sta su Islay, adesso), ve ne vogliamo parlare. Ma prima di assaggiare la tanto attesa tempesta, pare obbligatorio riempire un buco gigantesco che grava sulla credibilità di whiskyfacile: vuoi non recensire lo storico Talisker 10 anni? Una vera e propria leggenda, un malto che ha trasformato tanti bevitori occasionali in brutte persone appassionate di whisky, spesso dotate di taccuino e boccette e con la fastidiosa tendenza ad annusare il bicchiere decine e decine di volte prima di assaggiarne il contenuto.

Talisker_10_Yr_v2N: buonissimo, come sempre! Lato fruttato e isolano sono magnificamente bilanciati e combinati in modo armonioso: da una parte ci sono aromi di mela rossa, zucchero bruciato (diciamo tarte tatin, ma anche mele e pere cotte con la cannella), confettura di fragole, scorza d’arancia, arancia candita… La maltosità di Talisker è ancora bella nervosa, e sotto a una coltre assai speziata (cannella, chiodi di garofano, pepe nero!) ci sta una buonissima, lieve affumicatura – lieve perché pur se profonda e intensa è quasi incorporata in un profilo davvero molto compatto. Su tutto, aleggia la brezza dell’Atlantico, fresca e iodata. Davvero un bel naso, composito, complesso e al contempo del tutto affabile.

P: wow! Un sapore molto compatto e omogeneo, di fronte al quale verrebbe solo da esclamare “Talisker!”. Volendo sezionare, c’è tutto il naso, con sapori che ritornano con grande intensità, esplodendo sul palato. Quindi è molto complesso e variopinto: è pepato e speziato, delciatamente fumoso; ma riesce contemporaneamente a essere caldo, con una bella dolcezza maltosa e fruttata (ancora tarte tatin, confettura d’albicocca, fette biscottate); una menzione speciale alle note di tabacco di sigaro.

F: legno bruciato; pare di sentire una torba marina bruciare sotto al naso… e sullo sfondo, ancora una dolcezza caramellata e perfino cioccolato.

Questa mattina, al supermercato, abbiamo visto che questo Talisker costa 29 euro: senza ombra di dubbio, assieme al gorgonzola dell’Esselunga, è il prodotto alimentare col rapporto qualità-prezzo più alto in commercio: o per lo meno, insomma, a noi piace moltissimo. Bilanciato, complessso, intenso, caldamente consigliato a tutti: un Talisker 10 anni ci deve essere, sul ripiano in cui tenete le bottiglie aperte. Il nostro voto sarà di 88/100, e Serge la pensa così e Ruben così, Ralfy così.

Sottofondo musicale consigliato: Hank Williams IIIStraight to Hell / Satan is real.