Botti da orbi – Marco Zucchetti vs Game of Thrones pt.2

[Chiudiamo con la seconda parte dello straordinario reportage di Marco Zucchetti dedicato ai whisky che Diageo ha confezionato per celebrare l’ultima stagione di Game of Thrones. Dai che lunedì prossimo finalmente si massacrano…]

Talisker Select reserve, Casa Greyjoy (2019, OB, 45,8%)

L’accoppiamento perfetto: i signori delle Isole di Ferro hanno la loro roccaforte a Pyke. Da lì a Skye, casa di Talisker, il passo è anche letteralmente breve. Tra l’altro i Greyjoy sono pure soldati fieri e piuttosto ribelli, quindi il malto tosto di Talisker si addice loro come il lutto ad Elettra e lo spritz al Fuorisalone di Milano.

La piovra sullo stemma e sulla bottiglia suggerirebbe un whisky marino, “made by the sea”. Invece il primo olfatto è una pancetta affumicata da far venire l’acquolina come a Homer Simpson con le ciambelle. Tizzoni ardenti di un falò, alghe e salamoia per ricordare che comunque ci sono gli scogli in vicinanza. Ma è un mare dolce, anche al naso: frutti rossi (ciliegie), caramello bruciato e una confettura di prugne e arance. Ah, Theon Greyjoy (prima di finire evirato) dice di aver sentito anche una nota di peperone dolce grigliato. Ma non se ne assume la responsabilità eh, che non vuole che qualche altro recensore dissenziente gli tagli altri pezzi… In bocca è ancor più dolce, tra zucchero caramellato e sciroppo. È forse l’unico difetto (per chi lo considera un difetto, per carità) di un palato che sembra creato per piacere. Un po’ meno pepe del solito, un’aria di erbe officinali e un ritorno della carne grigliata (le costine glassate…). Un tocco di cuoio prima di un eccellente e lunghissimo finale di peperoncino, arachidi tostate e sale, ora molto netto.

È un Talisker carichissimo, più pirata che signore ma comunque professionista dell’amore, direbbe Julio Iglesias. Succulento e vibrante, pulp come Euron quando coperto di sangue stermina gente a caso tra le navi in fiamme. 85/100

Oban Bay reserve, Guardiani della Notte, (2019, OB, 43%)

La confezione è la più spettacolare della serie. Nera, con il giuramento dei Guardiani della Notte in rilievo sulla bottiglia. Qui è meglio confessare subito il conflitto di interessi del giudice: la bottiglia nera e i Guardiani gli vanno proprio a genio. Sarà in grado di essere spietato come Jon Snow quando impicca perfino un bambino?

Il naso ha qualcosa di riconoscibile (cioccolato al latte che pare di essere in Svizzera, non fra i ghiacci della Barriera e uvetta, arance candite e datteri). L’aria di mare di Oban si dev’essere congelata, ma viene sostituita da una frutta intensa e cerosa (uva rossa) e da un profilo eccentrico e divisivo. In tanti non hanno apprezzato le note di fieno umido, polvere da sparo e formaggio di capra (no, non siamo impazziti, né abbiamo fame) che emergono col tempo, ma non c’è che dire, il risultato funziona. In bocca non è poderoso, ma è pieno di sfaccettature. Parla molte lingue: quella minerale della grafite e di una torba da scamorza affumicata; quella piacevolmente e rotondamente fruttata fatta di arancia rossa e amarene Fabbri; quella speziata che si gioca fra cacao (i Pan di Stelle!), cannella e Morositas. E quella della frutta secca, con un bel croccante di arachidi salatine. Nel finale – piacevolmente lungo e fruttato – torna il formaggio di capra salato, con un filo di fumo e tante gelee alla mora.

Ora, se si rilegge il tutto viene da pensare a un quadro di Bosch o alla ricetta di un concorrente di Master Chef schizofrenico. Invece no, è un whisky profondo e godibile, carico come il Talisker ma con più coraggio. Con qualche grado in più sarebbe stato immortale, proprio come Jon Snow. 86/100

Lagavulin 9 yo, Casa Lannister (2019, OB, 46%)

Il bicentenario whisky di Islay, principe dei torbati, per la casata più malvagia, potente, spietata e luciferina di Westeros, i Lannister. I quali – parafrasando Beautiful – sono un po’ i Forester della serie tv: un padre spietato e puttaniere, due figli bellissimi che si accoppiano fra di loro perché nessuno gli ha spiegato che non si fa, un altro figlio nano e una sete atavica di potere. Di fatto, senza di loro Game of Thrones sarebbe innocua come Un posto al sole. Il carattere di Lagavulin – con cui condividono lo stemma leonino – ci sta a pennello.

Ohibò, che naso poco convenzionale per un Laga. C’è la torba, ma non è grassa. Molta aria di mare, caramello salato bretone, ma è la dolcezza a fare la voce grossa: pesca, vaniglia, buccia d’arancia e lamponi maturi non si trovano spesso da queste parti. C’è poi un che di erbaceo, tra la menta, foglie di tè e sigaro, che anticipa l’anima più animale del malto, tra wurstel e cuoio. In bocca è salato e grigliato. La torba prende le forme di banana bruciacchiata, tè Lapsang souchong e marshmallows sulla fiamma. L’alcol è bello pimpante, la frutta fa un passo indietro ma rimane presente (mirtilli, albicocca). Caramello, pan di zenzero e mandorle tostate salate chiudono il banchetto. Il finale si fa bruciato, piccante e giocato fra le note pungenti del malto giovane e il caramello.

Come dicevano l’Alto Passero e Andrea Giannone, le massime autorità morali di Approdo del Re e del Milano Whisky Festival: “Mai assaggiato un Lagavulin cattivo”. Anche questo non lo è, e ha anche il pregio di battere vie tutto sommato strambe per la distilleria. Paga dazio alla gioventù, ma sa di potenza e vittoria e non tradisce il dna isolano: la regina Cersei lo sorseggerebbe volentieri mentre vede scuoiare i suoi nemici. Atipico, ma tifiamo tutti per lui, come Tyrion. 86/100

Clynelish Reserve, Casa Tyrrell (2019, OB, 51,2%)

«Crescere forti», dice il motto dei Tyrell. Beh, questo è il malto a più alto grado infatti. Ma non basta a spiegare l’accostamento. Clynelish è malto ceroso, inconfondibilmente legato alle distese di erica delle Highlands nord-orientali proprio come la Casa Tyrell è legata all’Altopiano. Ecco, a dire il vero il vecchio Clynelish si sarebbe meritato una dinastia un po’ più coi controcazzi, eh, ma vuolsi così colà dove si puote, e non dimanderemo più altro.

Dal bicchiere spunta un gran bel naso. Si parte con una folata fresca di verbena, limone candito e mallo di noce. È assai minerale, buccia di lime e brina a sottolineare questa anima leggiadra come le vesti della bella Margaery dai capelli fulvi. Sotto le vesti ci sono le curve: mou, nocciole e frutta tropicale (maracuja), con un accenno delizioso di pasticcino al mandarino. Al palato è caldo – no, non cercate ancora dei doppi sensi con le scene di Margaery ignuda o mi costringerete a raffreddarvi gli spiriti con le immagini della vecchia Olenna -, ancora passion fruit e noci di cocco essiccate in un biscotto al malto e vaniglia. Il pepe dà un guizzo supplementare oltre la dolcezza miele e limone. Interessante la suggestione di semi di sesamo tostati che porta a un finale lungo, di nuovo pepato e che riempie la bocca di mango e spremuta di agrumi.

Non per riempire le recensioni di citazioni, ma chi dice che la gradazione non conta dovrebbe essere marchiato in fronte con la P di pirla. Qui, al netto del malto di qualità di base, il grado più elevato fa da amplificatore del gusto. Come se Margaery vestisse di latex. Ok, forza con le foto dell’ottuagenaria Olenna in pigiama, ce le siamo meritate… 87/100

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Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 16

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere un grande classico come Talisker 10, imbottigliamento un tempo molto diffuso anche nella grande distribuzione e oggi invece presente solo nelle enoteche. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, il rischio di cadute colossali è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #16

48374980_1998359833795425_8867382495704776704_nChe strano giovincello! Ha come uno schermo di eucalipto che lo rende fresco, agilmente erbaceo. Al contempo però sì palesa un lato farmy (provolone?), anche terroso. La torba sembra leggera, con un tocco di marinità. Mela gialla. Non cattivo, ma sicuramente poco complesso. Al palato si nota- inattesa- una certa eccessiva pungenza alcolica. Torba ‘verde’ in aumento e nitide note di malto e miele. In un secondo momento torna il mentolato, che regala un finale fresco e ancora un po’ spirity. Bene, oggi dopo aver scoperto di whisky si trattasse, ci siamo dovuti immergere fino al collo nel fatidico bagno d’umiltà. Questo Talisker, bevuto qui nel 2012 ci aveva decisamente convinto, perché lo avevamo trovato magistrale nel suo unire distillato isolano a ricche note fruttate e speziate in stile “tarte tatin”. A distanza di 6 anni e assaggiato alla cieca, invece ha prevalso una percezione di gioventù, quella freschezza e quella grande facilità di bevuta che tutti del resto riconoscono a questo imbottigliamento. Il voto di oggi è 81/100 (!!!) e a nostra discolpa possiamo solo dire che l’abbiamo bevuto cinque minuti dopo l’Hudson Manhattan Rye pubblicato ieri, dalla dolcezza sicuramente più spiccata e che quindi potrebbe aver preso a cazzotti i nostri sensi. Sia detto infine che su whiskybase la media di oltre mille votazioni è piuttosto bassina, circa 85 punti, ma comunque non possiamo autoassolverci e dobbiamo dichiararci in disaccordo con noi stessi. Insomma, se volete sfatare miti sul whisky ed evocare i vostri demoni interiori più incofessabili, la cosa migliore da fare è sicuramente degustare col bicchiere muto, solo voi e le infinite possibilità che questo distillato regala.

Talisker 2008 (2016, First Edition, 57,1%)

Sogno di ogni nerd del whisky che si rispetti sarebbe il poter seguire passo passo la maturazione del proprio single malt preferito: da quando, neonato, esce dall’alambicco a gradazioni stellari, fino ad ogni anno di evoluzione in barile (anzi: l’ideale sarebbe avere barili diversi, no?). Non potendo farlo davvero, almeno finché non ci regalate i soldi per comprarci un barile, ci accontentiamo di godere di uno dei trend degli imbottigliatori indipendenti degli ultimi anni: compaiono sempre più spesso, da almeno tre / quattro anni, barili di whisky molto giovane, che in tempi di vacche magre sarebbe stato tenuto lì in warehouse a maturare. Oggi è il turno di un single cask di Talisker di soli 8 anni: non che la maggior parte dei Talisker in commercio sia granché più vecchio, intendiamoci, ma qui – dato il colore, dato lo stile degli imbottigliamenti ‘First Editions’ – ci aspettiamo un distillato eccellente lasciato nudo e crudo davanti ai nostri occhi. Avremo ragione?

N: la gradazione scompare agli occhi delle narici (ehm, come?), svelando un panorama aperto e brumoso. Molto erbaceo, con il distillato giovane in primissimo piano: erbe aromatiche, ci vengono in mente la melissa, il timo, salvia e rosmarino… Qualcosa di balsamico, anche. Poi una punta di limone, anzi caramelle dure al limone, o nocciolo di limone. Molto ‘verde’. Poi non dimentichiamo la mineralità, evidente e gradevolissima, con note di sassi bagnati, di scogli, di sottobosco dopo la pioggia. E la marinità, e la torba? Ci sono, ci sono, molto leggeri, non invasivi, ma evidenti (tanto iodio e un lieve fumo acre).

P: che impatto! Molto pieno, avvolgente e tagliente allo stesso tempo, a la Talisker… Si parte con un impatto intenso, con pepe bianco e nero, ancora un fumo acre di torba e un bel po’ di acqua di mare (ti lascia le labbra salate). Balsamico, con eucalipto; buono buono. Salatino, non pescioso, e bruciacchiato (cenere). Fieno nitido, come suggerisce il sommo Zucchetti che degusta con noi. Una dolcezza astratta da zucchero liquido, tutta dal distillato e non dal barile.

F: lungo, lungo e pulito. Erbaceo, marino e ceneroso – o cinereo, fate voi.

87/100. È tutto distillato, e deve piacere quell’erbaceo lì – a noi piace, di brutto, ma sappiamo che è un sapore che può respingere anche i whiskofili più affezionati. Semplice forse, ma di una semplicità complessa e strutturata che ha solo Talisker: dalla nostra specola marginale speriamo francamente che Diageo colga il suggerimento di questi imbottigliamenti e provi a mettere sul mercato imbottigliamenti meno carichi…

Sottofondo musicale consigliato: The Ocean – Permian: The Great Dying.

Talisker Distiller’s Edition (2007/2017, OB, 45,8%)

Finalmente, dopo quasi due settimane di astinenza per colpa di influenza particolarmente rognosa, torniamo ad annusare ed assaggiare l’amata acquavite di cereale: e lo facciamo con un whisky che definire “un classicone” pare francamente riduttivo. Si tratta del batch 2017 del Talisker Distiller’s Edition: il 10 anni ‘normale’ (e che bella normalità…) con un ulteriore passaggio in barili ex-Amoroso, una varietà di sherry particolarmente dolce. Abbiamo ricevuto una bottiglia in omaggio da Saporideisassi.it, un sito di e-commerce con base a Matera cui vi suggeriamo di dare un’occhiata: la selezione dei distillati ha prezzi molto interessanti, e il reparto dedicato all’alimentare, ricco di prodotti del territorio, è francamente da acquolina in bocca. Ma torniamo al whisky, suvvia.

talisker-whisky-the-distillers-edition-2007-bottled-2017N: rispetto al DE del 2010 che avevamo assaggiato in una fase preistorica di whiskyfacile, qui stupisce una spiccata marinità, con note costiere, di aria di mare, di alghe, veramente evidenti. Poi c’è una nota di torba sporca, che ci fa venire in mente il gasolio, lo smog. Spostandoci sul versante della ‘dolcezza’, versante su cui complessivamente è sbilanciato questo naso, troviamo note di zucchero di canna, tarte tatin, caramello, qualcosa che ricorda la melassa. Arancia candita, proprio quella del panettone – e un ricordo di panettone, nel suo insieme. Un ulteriore fondo un po’ greve di vaniglia e pasta di mandorle.

P: molto coerente con il naso. Acqua di mare e marmellata di arancia sono fuse in un particolarissimo e rutilante tourbillon, tenuto assieme da un fumo di braci accese, di copertoni bruciati. Fino a qui, tutto bene, con note salate molto piacevoli. La dolcezza è ancora una volta ‘eccessiva’, tra cola, vaniglia, ancora zucchero di canna, caramello e tarte tatin (mele rosse). Buono, piacevole.

F: molto affumicato e bruciacchiato, pieno di caramello e uvetta. Un vago senso di marinità.

Il lato veramente convincente è quello costiero – è quello di Talisker, insomma. A dirla tutta, ci pare strano: è un whisky eccessivo, complessivamente, vive di tanto mare, di tanto bruciato, di tanta dolcezza – e a venire un po’ penalizzate, se vogliamo, sono le sfumature. Ma in fondo che ci frega, è Natale: è un dram che piacerà a tanti, pure a noi, da bere con spensieratezza – non stiamo a sottilizzare. 84/100. Su saporideisassi.com costa 74€.

Sottofondo musicale consigliato: Slaegt – I Smell Blood.

Degustazione “Classic Malts da sogno” (Harp Pub Milano, 27.5.17)

Nell’ormai lontano 1987 la United Distillers, antesignana dell’attuale colosso Diageo, lanciò una serie di sei whisky scelti tra quelli presenti nel suo portafoglio. Questi malti dovevano provenire ciascuno da una zona diversa della Scozia ed essere degni rappresentanti delle sue specificità. Insomma, terroir comes first, come direbbero oggi i sovranisti di ogni dove. Negli ultimi 30 anni i Classic Malts hanno largamente contribuito a far conoscere a un numero sempre crescente di persone il mondo straordinariamente variegato del whisky di malto e ancora oggi sono uno dei cavalli di battaglia di Diageo; tuttora vengono considerati come una delle più importanti strategie commerciali di ‘educazione del bevitore’ mai messe in atto su così larga scala. Sabato 27 maggio, grazie al paziente lavoro di raccolta di Angelo Corbetta, che da 40 anni colleziona whisky da dietro il bancone dell’Harp Pub Guinnes, avremo la rara opportunità di assaggiare gli imbottigliamenti che hanno segnato l’alba della mitica serie, ovvero le primissime release ancora a 75cl, importate da BEMA. 

Come se non bastasse, alla degustazione sarà presente il Maestro Franco Gasparri, Master Ambassador Reserve di Diageo Italia e Keeper of The Quaich, massima onorificenza dell’industria del whisky a lui conferita proprio per l’incessante lavoro di divulgazione del re dei distillati portato avanti negli ultimi decenni. A lui il compito di raccontarci qualche segreto e qualche aneddoto sulla nascita della serie… Ad affiancarlo e a dialogare con lui ci saremo noi, Giacomo e Jacopo, ma soprattutto ci sarà una settima bottiglia, che arriva direttamente dal pantheon del whisky scozzese: un Lagavulin White Horse 12 anni imbottigliato negli anni ’80. Serve altro?

Line up:

– Glenkinchie 10

– Cragganmore 12

– Dalwhinnie 15

– Oban 14

– Talisker 10

– Lagavulin 16

– Lagavulin 12 White Horse

La degustazione si terrà sabato 27 maggio alle 16, e avrà un costo di 80 euro. Per ulteriori info e iscrizioni scrivete a rickyguinness@gmail.com. Ci vediamo là?

Talisker 20 yo (1981/2002, OB, 62%)

Oggi assaggiamo un imbottigliamento iconico di una distilleria iconica: il 20 in sherry di Talisker, edizione limitata messa sul mercato nel 2002, esaurita rapidamente e ora oggetto di culto per i collezionisti (valore stimato attorno a 1500€, per intenderci). La gradazione (inusuale per Talisker) è di 62%. Quando il buon Pagani si è avvicinato ad uno di noi, durante il Milano Whisky Festival, brandendo un bicchiere con questo whisky, alla domanda fatidica “che cos’è?, indovina!” mai avremmo risposto con Talisker. Ora lo riassaggiamo con calma, suvvia, sperando in sensazioni più coerenti.

talob-1981N: la scena: una barchetta dal mare avanza nella nebbia fitta cercando la riva. Nel bicchiere infatti c’è tanto mare e un’atmosfera rarefatta di torba umida, un senso pesante di vapore e di amido. Acqua di mare, certamente, e un filo di fumo da un falò. Giunti a riva, il meritato ristoro del marinaio: bacon, ma sopratutto tantissima confettura di fragole e mirtilli, more. Il lato fruttato è veramente succoso e a dir poco esuberante. Liquirizia e cenere, uva nera e cioccolato, pepe e torba, in un continuo disorientamento olfattivo, come migliaia di storie raccontate sulla spiaggia attorno al fuoco.

P: anche alla gradazione monstre di 62 gradi si lascia bere con una certa facilità. Totale, come ti aspetti che sia, ovvero buonissimo. Il corpo è grasso, ultra masticabile e il primo impatto è del tutto isolano, con torba, bacon e mare. Trionfa anche l’anima speziata di Talisker, con tripudio di pepe e noce moscata, giusto un attimo prima dell’apocalisse: le botti ex sherry squassano all’improvviso il palato e s’impone una dolcezza pesante, calda di tarte tatin, marmellate ai frutti rossi in cottura. Spruzzi di arancia. Aghi di pino? Aggiungete acqua e godrete per sempre.

F: lunghissimo e con una nota sporca persistente tra il bacon e il pepe. Cenere ma anche marmellata, ad libitum.

Il miglior Talisker mai bevuto dai vostri umili Whisky e Facile, per lo meno secondo le mutevoli e relativissime percezioni del qui e ora? Forse sì, anzi certamente: 94/100. Potenza incredibile, complessità in continuo movimento, costante ristrutturazione di un profilo aromatico che ad ogni snasata rivela nuovi sentori, tutti fusi assieme, tutti di volta in volta sotto ai riflettori: magistrale e squassante intensità, magistrale e delizioso bilanciamento. Riesce ad essere tutto sparato a mille da un lato, e dall’altro ad essere velato di una surreale eleganza, con quella rarefazione di cui parlavamo nella descrizione del naso… Magnifico. Grazie a Giorgio D’Ambrosio per il sample, grazie infinite!

Sottofondo musicale consigliato: Led Zeppelin – Thank you.

Talisker Skye (2015, OB, 45,8%)

È finalmente tempo che anche noi si beva il Talisker Skye con tutti i crismi della “degustazione a scopo recensivo”, per citare la barocca prosa del migliore di noi tutti, Il Bevitore Raffinato. Si tratta del NAS (No Age Statement, senza età dichiarata) che sostituisce (o sostituirà? onestamente, non ci abbiamo capito molto in tutto il rincorrersi di voci e rumors, e il 10 anni continuiamo a vederlo in giro) il tanto amato 10 anni, nave scuola per noi come per tanti appassionati del distillato di orzo maltato della terra di Alex Ferguson. Alcuni hanno speso parole al miele, altri al vetriolo: siamo francamente stupiti che siate riusciti a sopravvivere senza avere le nostre, di parole, ma tant’è, bravi voi. Colore: E150.

talob-non12N: il primo impatto riesce rassicurante e perturbante insieme: rassicura perché, a livello di descrittori, possiamo elencare quelle note che sempre devono esserci in un Talisker, e dunque un velo marino, delle note speziate e di pepe nero, perfino una sfumatura che ci ricorda il bacon. Perturbante, però, perché qui è davvero evidente una coltre di vaniglia, di marshmellows, di borotalco… Il tutto pare coprire una gioventù che però, siccome Talisker è sempre Talisker, è dura a morire (note di lieviti e canditi).

P: ingresso un po’ alcolico… Di nuovo, quella sensazione dolceamara: domina la scena ancora una vaniglia molto imponente, con una dolcezza che vira al caramello a prendersi la scena con la forza. Liquirizia a blocchi, anche un velo di caffellatte; cioccolato. Solo a lato ritroviamo una forte affumicatura (forte come qualità, non come quantità: è bella torbosa, acre), ancora spezie e pepe e un qualcosa di vagamente erbaceo e mentolato. La marinità no, non pervenuta.

F: lungo, gioca tutto sulla liquirizia e sulla quercia bruciata. Cioccolato.

È indubbiamente lontano sia dall’ottimo 10 anni che da un altro NAS, geneticamente più simile, come lo Storm (che pure è concettualmente all’opposto): però provate a pensare alla sensazione di un neofita che si confronta per la prima volta con un single malt fatto di bordate contrapposte di vaniglia e fumo… Probabilmente anche lui se ne innamorerà, e da lì si innamorerà del whisky tutto, come a noi accade con il 10 anni: a Diageo questo qualcuno deve averlo capito, ed anche se l’asticella di ingresso al single malt è stata probabilmente abbassata, beh: ma non di molto, suvvia. 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Calcutta – Oroscopo.

‘Taste back’ – 1930 Milano, 5/04/2016

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FullSizeRender-28Come avevamo anticipato lunedì, ieri sera abbiamo partecipato (assieme a vips d’ogni genere, tra cui spiccava quell’alcolista di Federico) alla prima serata di Taste back, il nuovo format di degustazione proposto da Diageo in collaborazione con il 1930, affascinante speakeasy milanese ormai da anni sulla cresta dell’onda nel mondo della miscelazione di qualità. L’occasione era la presentazione per il mercato italiano di Little Bay, il neonato in casa Oban; accanto a questo imbottigliamento, assaggiato sia in purezza che miscelato, abbiamo messo naso e palato su cocktail a base Glen Elgin 12 anni, Lagavulin 16 e Talisker Skye, tutte ricette preparate per l’occasione da Marco Russo; e ogni cocktail era a sua volta proposto in abbinamento a (squisite) creazioni culinarie di Diego Rossi, chef della Trattoria Trippa. Questo concetto di degustazione intende portare il whisky nei bicchieri degli appassionati del bere bene, ma – per così dire –FullSizeRender-25 distraendoli dal whisky stesso: questa premessa è stata esplicita, e il senso dell’evento era appunto quello di far deporre al bevitore le remore talora provate di fronte al re dei distillati, per spiegargli il concetto dietro a ciascun imbottigliamento (con l’ausilio di vasetti aromatici ad hoc) e le possibilità offerte da quel profilo aromatico in sede di miscelazione. Questo, insomma, il concetto di taste back, ovvero di degustazione ‘al contrario’: si inizia con gli aromi puri, poi si passa al cibo, si scopre il cocktail, e infine si comprendono le caratteristiche del single malt.

FullSizeRender-32Non sveliamo nel dettaglio ricette ed abbinamenti, lasciando a chi vorrà il piacere di scoprire le scelte di chef e barman: di certo però dobbiamo ammettere che tutti e quattro i cocktail di Marco Russo erano deliziosi, riuscivano a sviluppare con grande coerenza le premesse stupendo anche i più noiosi e prevenuti “hooligans del whisky”con suggestioni aromatiche davvero incredibili (quella foglia aromatizzata all’ostrica ci ha folgorato… E che dire del drink a base Lagavulin, con tanto di nero di seppia?). Di certo, siamo di fronte ad un format ancora più distante dalle ‘classiche’ degustazioni rispetto al Whisky&Cocktail di qualche tempo fa: di fatto, è stata una serata di abbinamenti tra cibo e cocktail, dato che a parte l’Oban nessun whisky è stato presentato puro in assaggio. Un evento gourmet, insomma, di qualità molto alta, teso a stimolare le percezioni di un pubblico diversamente esigente rispetto al feticista del whisky. I single malt, però, paradossalmente non sono rimasti in secondo piano, fungendo da base creativa sia per cibo che per i drink e rimanendo dunque al centro della serata. Suona strano, detto così, ci FullSizeRender-27rendiamo conto, e forse l’unico modo per capire di che si tratta è andarci; a questo proposito, sulla pagina facebook del 1930 si trovano tutte le info per prenotare un posto alle prossime serate (la prima sarà sabato 9 aprile, la seconda il 7 maggio; costerà 30€). Dal nostro punto di vista, è stata una serata molto piacevole, all’insegna della qualità e del divertimento: di certo, è l’ennesima dimostrazione di come l’industria del whisky punti forte, fortissimo sulla miscelazione e sul suo appeal per ampliare il pubblico di bevitori di single malt. D’altro canto, si tratta di imbottigliamenti concepiti appunto a partire dagli aromi e dai sapori che si vogliono ottenere, e la formula della serata lo ha messo bene in luce: pare giusto che il destino di questi whisky sia (anche) quello di fungere da punto di partenza per suggestioni e combinazioni di sapore. Grazie davvero a Silvia e Franco di Diageo e a Marco Russo, con tutto il suo staff.

Sottofondo musicale consigliato: d’obbligo, data la presenza del sommo Alioscia, Casino Royale – Crx.

Talisker 6 yo (2008/2015, Hepburn’s Choice, 46%)

Oggi abbiamo voglia di assaggiare qualcosa d’insolito e la via per placare le nostre bizzose voglie ce la indica Hunter Laing, rinomato imbottigliatore di Glasgow. Sotto il nome di ‘Hepburn’s Choice’ sono stati giustappunto messi in commercio vari single cask dagli invecchiamenti insolitamente brevi, come questo Talisker di 6 anni, ma qui potete trovare molti altri imbottigliamenti curiosi di questa serie. Il colore è chiarissimo, d’un giallino flebile.

talisker-6-year-old-2008-bottled-2015-hepburns-choice-langside-whiskyN: di primo acchito acqua di mare e succo di limone. E tanto già potrebbe bastare per un riassunto quasi esaustivo. Diciamo che la gioventù è ben esibita, con note maltose (mashtun) e di canditi, assieme a una suggestione spumosa di mare molto Talisker style, per la verità. Risulta aperto ma tagliente assai, spigoloso nella sua solida nudità. Una coltre di pepe si fa largo. Zucchero a velo e borotalco.

P: giovane, grazioso e molto organico (?). Si sente la selvaggia natura di Skye! Ancora molto marino e con una torba fumosa in crescita; e poi nuovamente succo di limone zuccherato. Pepe. Serge parla di mezcal, e in effetti ricorda proprio quella strenua vegetalità bruciata.

F: erba e mezcal; fumo e nocciolo di limone; sale e pepe…

Diciamoci la verità, non basta esser giovani, spensierati e vitali per affascinare. Anche la giovinezza bisogna saperla portare con eleganza e questo Talisker pare avere imparato a dimostrare garbatamente i suoi pochi anni: è un whisky molto nudo e dal malto molto Talisker. Si potrebbe dire quasi didattico, anche se al contempo ha soddisfatto la nostra voglia di qualcosa di particolare. E 83/100 sia.

Sottofondo musicale consigliato: Jeff Buckley Grace

Talisker 35 yo (1947/1982, Gordon&MacPhail, 40%)

Sabato c’era il Tasting Facile, primo evento targato Forum dell’autunno 2014; non vogliamo trasformare questo post in una succursale variata del libro Cuore, quindi il nostro ringraziamento verso i partecipanti sarà generico e virile. Una menzione solo per Monica, che ci ha ospitato, e naturalmente un’altra, sincera e doverosa, per Giorgio D’Ambrosio, che di fatto ha tenuto la degustazione, correggendo i nostri errori e impreziosendo il racconto con aneddoti che solo uno che certe cose le ha vissute può donare alla platea. Passiamo ai fatti. Siccome siamo dei megalomani, per bissare l’esperienza dell’anno scorso abbiamo puntato su cavalli di razza assoluta: il programma della degustazione prevedeva, come prima bottiglia aperta, nientepopodimeno che un Talisker, distillato nel 1947 ed imbottigliato nel 1982 da Gordon & MacPhail. Ora, che la boccia sia rara è fuori discussione, basta fare una googlata e dare un occhio alle quotazioni; su whiskybase si nota come di imbottigliamenti di Talisker con vintage dichiarato degli anni ’40 ve ne siano soltanto due, entrambi di G&M; questo perché l’azienda storica di Elgin era la sola, anche negli anni della guerra, a rifornirsi di botti direttamente dalle distillerie. L’etichetta basta a togliere il fiato: è quella storica (simile alla prima versione della serie Connoisseur Choice), nera con scritta rossa e con l’aquila sopra il nome Talisker; reca l’indicazione dei prorietari, vale a dire ‘Dailuaine-Talisker Distillers Ltd’, già all’epoca parte di Scottish Malt Distillers (SMD, la società ‘bisnonna’ di Diageo, attuale proprietaria). Se date un’occhiata al sito di Serge, anche se cum grano salis, vi rendete facilmente conto che con la stessa etichetta sono stati imbottigliati alcuni tra i Talisker più buoni che ha bevuto, per lo più botti degli anni ’50 per Pinerolo, a grado pieno… Il livello del liquido in bottiglia era basso (e d’altro canto stava a riposare in vetro da più di trent’anni), quindi un po’ di timore per la conservazione del distillato c’era. Il colore è ambrato scuro.

foto-3-2N: appena messo nel bicchiere, molto aperto e volatile, quasi: sembra leggero e sempliciotto… Ma la bestia è stata in gabbia per più anni di quelli che noi abbiamo trascorso al mondo, diamogli tempo. Pare subito molto succoso, fin troppo rispetto a quel che ci aspettavamo: lo sherry è molto evidente, con lussuriose note di ciliegia e amarena, di frutti di bosco, quasi diremmo “pasticcini ai frutti di bosco”. Poi però, a ben altra avventura siamo destinati: come nello Springbank, troviamo note di ‘chiesa’, tra una lievissima cera, torbosa, e un che di rarefatto, che definiamo come libri vecchi, vecchia carta… E qui scopriamo una delicatissima affumicatura; ma ecco che una nuova snasata ci svela nuove dimensioni “dolci”, tra il caramello, la cola; note legnose e speziate (cannella in evidenza), agrumi maturi e succosi; cioccolato ai frutti rossi… Prugne rosse, dolci e mature; uva americana (incredibili suggestioni proprio di uva nera, matura… mai sentita così forte!). Siamo abituati ad associare Talisker al pepe: qui non ce n’è traccia, solo resta un sentore di sale… Ma poi il lato ‘sporco’ ha nuove nuances: c’è una nota minerale, come di cloro di piscina… A tratti pare perfino farmy. Continua a cambiare e a stimolare, dolciumi esuberati si alternano continuamente a fascinazioni torbate, cerose… Leggere emersioni metalliche.

P: con onestà, certamente ha perso qualcosa in gradazione (c’era da aspettarselo), e questo ha un primo corollario: l’intensità risulta piuttosto penalizzata. L’avvio pare molto ‘povero’, tutto sul lato minerale; diciamo lana bagnata?, e su questo si erge solo un muretto di legno (un pit di rabarbaro). Se l’alcol porta zuccheri, qui un po’ d’amaro è da mettere in conto. Poi, mentre il whisky passa sulla parte posteriore della lingua, torna ad affacciarsi quella ricca dolcezza succosa che si prometteva al naso; due o tre botte di frutta rossa (uva, more, fragole, amarene), ma anche perfino di frutta gialla? Melograno dolce. Dopo poco si richiude sulla torba, sul minerale e vegetale. Nel complesso, la dolcezza fruttata è ben replicata al palato; manca tuttavia quella spettacolare esuberanza che al naso ci aveva fatto sperare nel miracolo.

F: discreto ma molto lungo. Replica gli aspetti più austeri del palato (torba, un pizzico di fumo, legno vecchio) diluendoli ad libitum con un succo di frutta delizioso.

Ah, una raccomandazione: il bicchiere vuoto è un’esperienza straordinaria, semplicemente. Non lavatelo, MAI! Dunque, dunque. Di parole ne abbiamo con ogni evidenza spese già fin troppe… Aggiungiamo solo una cosuccia: rispetto a queste tasting notes, redatte come di consueto a casa, durante il Tasting Facile abbiamo dovuto riconoscere maggior forza al palato: sarà stato merito della compagnia? In ogni caso, qui una valutazione non diciamo tecnica – non ne saremmo in grado – ma per lo meno ‘fredda’ lascia un po’ il tempo che trova: di fronte a un liquido distillato appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale c’è poco da dire, bisogna aver rispetto e ringraziare chi meglio si crede per averci dato l’opportunità di assaggiare un malto del genere. In ogni caso, che qualità: anche se la gradazione è un po’ scesa, resta incredibilmente aromatico, continuamente cangiante, non perde mai il vizio di stimolarti con nuove sfumature, fino al momento prima del tutto inattese. Ragazzi, che malto… E dunque, la valutazione numerica diventa un mero accidente, in questo caso (sempre, direbbe Pino), ma non possiamo esimerci dal nostro gioco preferito e dunque ci forziamo ad ergerci giudici e censori: secondo il nostro indice di gradimento, un naso da 93-94, un palato da 85-86, per un 90/100, ma dovessimo dar retta al solo cuore…

Sottofondo musicale consigliato: Henry Mancini – Charade.