Clynelish 12 yo (G&M, anni ’80, 57%)

Va in scena oggi l’ultima recensione di questo 2019, un anno che nella caotica redazione di whiskyfacile (incredibile quanto caos riescano a produrre sole due persone!) sarà ricordato con affetto. Anzitutto per l’ottavo anno consecutivo abbiamo aumentato il numero di visite totali sul blog, sfondando per la prima volta quota 100 mila utenti. Sono soddisfazioni. E poi la fine del 2019 porterà con sè novità significative per questo virtuale

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Belle facce per il Tasting Facile 2019

spazio alcolico; vi chiediamo solo un po’ di pazienza prima di scoprire le carte di quella che per noi è una piccola grande rivoluzione. Per celebrare in pieno la fine del decennio ci sembrava giusto concludere pescando da una distilleria a noi molto cara come Clynelish, con un imbottigliamento aperto durante un evento che è ormai un classico senza tempo e che ci ha fatto compagnia in tutti questi anni come il Tasting Facile. Per chi non conosce la storia della distilleria, sappia che è una delle più confuse e paradossali nel panorama del whisky: Clynelish, storica distilleria del nord delle Highlands, chiuse nel 1969 dopo che una nuova e più moderna Clynelish fu costruita proprio affianco. Tuttavia DCL, antesignana di Diageo, ebbe proprio in quel periodo un accresciuto bisogno di whisky torbato per la ricetta del Johnnie Walker. Siccome i whisky di Islay non bastavano- il 1968 fu un anno particolarmente secco su Islay e la produzione ne risentì- si pensò di

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Parterre de rois

riaprire la vecchia Clynelish, cambiandone lo stile in heavely peated e il nome in Brora, il villaggio adiacente al mare dove sorge la distilleria. Oggi beviamo un 12 yo imbottigliato nell’84, anno in cui G&M rileva, facendone una licensed label, l’etichetta storica del Clynelish 12 yo che era stato prodotto per tutti gli anni ’70 dalla vecchia Clynelish. Questo invece è con ogni probabilità un Clynelish prodotto dalla nuova distilleria nei primi anni di vita, più o meno nel 72, quando sfornarono alcune delle bottiglie più acclamate dagli appassionati di Clynelish. Insomma ci sembrava un modo decoroso per fare gli auguri di buon anno!

IMG-20191229-WA0015N: odora di vecchio, di emeroteca, carta logora e ingiallita. Ci sono nuances molto difficili, di grasso del prosciutto, lana bagnata, moquette, fieno umido. Sì, abbiamo esagerato, ma già questo delirio basterebbe per gridare al capolavoro. Poi ci sono altre dimensioni, da quella fruttata (mela gialla appena tagliata e limone) a un’altra grassa e ingolosente, tipo pasta frolla cruda, cioccolato al latte. Cereale umido da panico, il tutto inserito in un contesto polveroso, una patina che tutto ricopre e tutto nobilita.

P: l’alcol si sente più che al naso. In generale ci muoviamo nell’ambito di un whisky secco. A sorpresa ha una spiccata nota agrumata amara (nocciolo e scorza di limone). Ancora tanto vivo, con una bella acidità che fa salivare. Tanto malto semplice, molto presente e che richiama una mineralità e una sapidità d’antan. Si sente un filo di torba leggermente affumicata.  Liquirizia pura e mirtilli. L’acqua gli giova e lo rende meno tagliente, facendo uscire tanta frutta (mela gialla, ananas).

F: polvere, sale, limone, chicco d’orzo, fumo sottile. E ancora mirtilli, per lo stupore dei più. Ma ancora più stupefacente è la suggestione di mele conservate per l’inverno in un vecchio mobile.

Questo Clynelish è un whisky ostico e sfidante, difficile, ma davvero vale la pena di sfidarlo, cadere sconfitti, rialzarsi e affrontarlo altre mille volte. Resta un’esperienza memorabile, una testimonianza irripetibile del whisky che fu e non possiamo davvero dargli meno di 93/100. Noi ci rivediamo a gennaio per continuare a bere malti incredibili come questo, malti imbarazzanti, malti introvabili, i malti del supermercato che la zia vi ha regalato a Natale. Insomma tutto quello che avrà la sfortuna di ritrovarsi nei nostri Glen Cairn… Buon anno!

Sottofondo musicale consigliato: R.E.M.It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)

Macallan 18 yo 1971 (1989, OB, 43%)

Tra meno di una settimana ci troveremo per il settimo anno consecutivo ad aprire qualche bottiglia speciale e dei tempi che furono sotto le benevolenti insegne del Tasting Facile. La degustazione è sold out, ma siccome siamo sadici vi mettiamo comunque qui il link con le bottiglie in degustazione. Quest’anno purtroppo e stranamente rimarremo orfani di Macallan, una distilleria che siamo quasi sempre riusciti a inserire nel parterre, e quindi per aiutarci a elaborare il lutto, abbiamo pescato un campione superstite proprio da un Tasting Facile di qualche annetto fa. Quando ancora un 18 anni del 1971 non costava quanto un motorino. L’import è di Giovinetti.

de6f223c-8e37-11e6-8e32-2c08811f9246N: mamma mia, che spettacolo. Il profilo è quello dei vecchi Macallan, e fin qui siamo al pleonasmo. La cosa che più stupisce è una freschezza balsamica incredibile, profonda (eucalipto); poi per suggestione verbale, aceto balsamico, aceto di more. Si apre il quaderno della frutta rossa, con more, lamponi, cioccolato fondente alla frutta rossa; anche ciliegia sotto spirito, molto intensa. Escono, col tempo, note profonde di legno, di mobili vecchi, di tabacco da pipa.

P: eccellente, come previsto. Il corpo è pieno ma dalla la bevuta è molto facile. Sbalordisce l’intensità della frutta rossa, anzi: della frutta nera, con more in evidenza e una quantità inimmaginabile di marmellata di mirtilli. Uvetta, cioccolato fondente, scorza d’arancia rossa essiccata. Chinotto. C’è anche una nota evidente di nocino – sia detto con rispetto, eh. Resta ancora balsamico, con erbe aromatiche secche (timo forse?). Sopratutto verso il finale arriva una nota polverosa, da legno vecchio…

F: eccellente, lungo, infinito anzi: parte avvolgente e dolce, con marmellata di mirtilli e cioccolato, torna poi quella nota balsamica ed erbacea, qui più amara, che ci fa venire in mente addirittura un cenno di propoli.

Abbiamo sentito una volta un saggio decano del mondo del malto lamentarsi della serie dei 18 anni di Macallan perché, esclusi quelli più recenti, molti vintage tendono ad assomigliarsi e quindi, pur essendo tutti di qualità molto alta, alla fine non sorprendono. Ecco, quanto vorremmo anche noi aver perso quello stupore fanciullino, vedendolo evaporare dopo aver tracannato decine di questi vecchi Macallan. E invece a noi non resta che meravigliarci e inchinarci di fronte a un profilo unico per davvero: 93/100. Noi promettiamo che Macallan l’anno prossimo tornerà nel Tasting Facile: ma se vi capita sotto mano, spendeteli questi soldini per un dram, perchè ne vale la pena.

Sottofondo musicale consigliato: Diodato – Non ti amo più

Tasting Facile 2019

Eccoci, è di nuovo quel momento dell’anno: le vacanze sono finite, le scuole riaprono, le tangenziali tornano a riempirsi di gente… e il Tasting Facile si fa imminente! Quest’anno si giunge alla settima edizione, e siccome negli anni vi abbiamo abituato bene (qui potete leggere un riassunto delle bottiglie aperte nelle scorse edizioni), non possiamo che provare ad alzare l’asticella… La degustazione sarà come sempre all’Harp Pub, in piazza Leonardo a Milano: per facilitare la partecipazione di molti amici, stavolta la degustazione sarà domenica 22 settembre, nel pomeriggio, alle 16.00.

Ma insomma, eccoci con la line-up:

  • Balblair 5 yo (anni ’80, OB, 40%)
  • Singleton of Auchroisk 1981 (anni ’90, OB, 43%)
  • Linkwood 15 yo (inizio anni ’80, Gordon&MacPhail, 40%)
  • Port Ellen 1969 (1985, Gordon&MacPhail, 40%)
  • Ardbeg 1974 (1996, Gordon&MacPhail, 40%)
  • Clynelish 12 yo (inizio anni ’80, Gordon&MacPhail, 57%)

Visto il peso di alcune bottiglie coinvolte, il biglietto sarà più alto degli anni scorsi, a 80€, ma crediamo risulti ancora a buon mercato (non sono molti i luoghi al mondo, per tacere della sola Italia, in cui puoi assaggiare un Port Ellen del 1969 o un Clynelish full proof di inizio anni ’80, o ancora un Ardbeg del 1974 a meno di 20€ al dram – e anzi, se conoscete questi luoghi indicateceli, per favore). Come al solito, non abbiamo velleità di lucro, vogliamo solo assaggiare bottiglie che altrimenti non avremmo il coraggio di aprire. Cogliamo l’occasione per ringraziare Mauro Risso, dell’Enoteca Parlapà di Torino, che offre sull’altare del Tasting Facle la bottiglia di Ardbeg.

Per le prenotazioni, è necessario mandare una mail a info.whiskyfacile@gmail.com: attenzione, è l’unico modo per prenotarsi!

Tasting Facile 2018

Per il sesto anno consecutivo si terrà a Milano il Tasting Facile: una degustazione in cui apriamo bottiglie speciali, che vogliamo condividere con altri appassionati di whisky perché si sa, certe emozioni sono troppo grandi per essere serbate nel proprio intimo. Spinti dalla curiosità, abbiamo guardato al passato e siamo andati a cercare le bottiglie che abbiamo aperto nel corso dei cinque appuntamenti degli scorsi anni: Springbank 21 Archibald Mitchell, Rosebank 12 Zenith Import, Talisker 1947/1982 Gordon&Macphail, Linkwood 1946/1986 Sestante, Macallan 7 anni Giovinetti e Maxxxium, Macallan 18 anni 1971, Macallan 12 yo Giovinetti, Mortlach 1984/1996 Wilson&Morgan, Mortlach 16 Flora & Fauna, Ardbeg 1979/1991 G&M, Glendronach 1990/2001 Cadenheads, Glendronach 1990/2013 Silver Seal, Glendronach 15 Revival, Octomore Comus, Highland Park 25, Talisker 25 ed.2004, Kilchoman 2007/2013 Sherry Cask, Clynelish 14 Flora & Fauna, Clynelish 15 Tartan Collection, Port Ellen 1971/1990 G&M, Lagavulin 12 yo 2013, Tomintoul 1967/2000 G&M, Bruichladdich 16 “Cuvee E”.

Nessuna degustazione è mai costata più di 35 euro. Quest’anno, purtroppo, ci vediamo costretti ad alzare l’asticella del prezzo, che salirà a 50€: e però, francamente, speriamo che il parterre possa farvi accettare questo gettone con serenità – anche perché, come dire, c’è un Macallan del 1958 (anche se la banda col vintage è caduta, le caratteristiche dell’etichetta sono molto precise) qua in mezzo.

  • Bell’s 12 yo (anni ’70)
  • Glen Grant 10 yo (anni ’80)
  • Macallan 1958 Rinaldi (imbott. 1971)
  • Longrow 19 Cadenhead’s ‘Warehouse Tasting’ Single Cask
  • Lagavulin Jazz Festival 2017

Il Tasting Facile sarà il 15 dicembre, la sede è quella ormai consueta dell’Harp Pub Guinness a Milano, e il costo – come detto – sarà di 50€. La degustazione è riservata a 30 persone, e si prenota esclusivamente mandando una mail a info.whiskyfacile@gmail.com – per cortesia, se ci avete dato adesione a voce rimandateci la mail, perché se fate affidamento sulla nostra memoria cascate male.

Non dovremmo bere male, dai…

Tomintoul 1967 (2000, Gordon & MacPhail, 40%)

Direttamente dal Tasting Facile del 2017, eccoci alle prese con un Tomintoul del 1967: c’è un che di archeologico in una bevuta del genere, se si pensa che la distilleria dello Speyside ha iniziato a scaldare gli alambicchi solo nel 1965. Si tratta di una prestigiosa selezione di Gordon&MacPhail, dalla serie Rare Old, ed è stato imbottigliato ben diciotto anni fa, all’alba del nuovo millennio, proprio quando la proprietà passo da White &Mackey agli attuali proprietari di Angus Dundee. Trattasi di un barile sherry first-fill, curiosamente ridotto a 40%. Andiamo, e che Dio ce la mandi buona.

5466-7727tomintoul1967-2000rareoldN: la presenza dello sherry è inconfondibile, ma si tratta di uno sherry non succoso, piuttosto tagliente e leggermente metallico, con note ruginose che si protraggono per l’intera degustazione. Si inizia con aromi di castagne, anzi di buccia di caldarrosta; poi uvetta sotto spirito, della marmellata bruciacchiata ai bordi della crostata… Noci e prugne; uno di quei dolci alla carruba. Particolare, ad un assaggio alla cieca potrebbe quasi sembrare un altro distillato (un Cognac, forse – lo dice pure Serge, che è un po’ più affidabile di noialtri). Dopo un po’, sviluppa come una nota vinilica, quasi di scotch (disambigua: nel senso del nastro adesivo), che ci ricorda un sentore erbaceo fasullo, come fosse chimico. Difficile immaginare cosa intendiamo, vero?

P: compie uno strano percorso: attacca sulla dolcezza, quasi succosa qui, tra il tamarindo, la marmellata di prugne, l’uvetta, ancora la castagna; sulle prime pare molto zuccherino, con caramello e ancora carruba. Dopo queste premesse, i 40% lo lasciano sfumare e cade nel baratro dell’anonimato. Poi il legno tende a prendersi la scena: si sente una sorta di astringenza legnosa che ci fa venire in mente il tè Pu-er, lasciato un po’ troppo in infusione.

F: tè e legno, legno e tè; ancora un che di metallico e un ricordo di prugna secca. Cacao amaro in polvere.

Se dobbiamo cercare un pregio in questo Tomintoul (distilleria che francamente ci ha abituato ai tiepidi entusiasmi), in fondo ne troviamo due, ancorché piccini. Innanzitutto, come dicevamo in apertura, rappresenta un’occasione più unica che rara per tornare alle origini di Tomintoul, quando ancora si distillava con due soli alambicchi; e poi il profilo complessivo, dalla ferrosità contundente e dalla dolcezza un po’ appassita, è certo non così frequente ai giorni nostri. Detto questo, francamente questo single cask finisce per deludere sia perché poco gradevole sia perché poco intenso. Serge non lo ama particolarmente, e noi meno: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: The André canta Habibi (Ghali cover)

THE FREAK SHOW @Harp Pub Guinness, 16.12.2017

Il Natale si avvicina e, con lui, ecco appropinquarsi una tremendissima sete, uno spleen alcolico, uno tsunami di inadeguatezza e pulsioni volitive affogate nel bicchiere. Senza alcun criterio – e soprattutto senza alcuna ragione apparente – decidiamo, forti dell’arbitrio dei forti, di aprire alcune bottiglie che immoralmente stanziano sul nostro scaffale tappate, sigillate e dunque dolorosamente inaccessibili, per celebrare in un rito collettivo la vaporosa vanità del tutto.

THE FREAK SHOW è una degustazione basata essenzialmente sul desiderio di assaggiare dei distillati particolari: ci saranno due rum (uno giamaicano, uno di Barbados) e quattro whisky (tre scozzesi, uno irlandese), e si tratterà di cose distillate dopo il 2000. Rispetto al consueto Tasting facile di settembre, in cui cerchiamo di mettere in assaggio solo bottiglie almeno un po’ vecchiotte, qui il focus vuole essere sulla contemporaneità: non è vero che tutto quanto era prodotto in passato era magnifico, e non è vero che tutto quanto è prodotto adesso è mediocre, inferiore, e immeritevole d’assaggio – anzi, è vero il contrario. Un po’ di fiducia nel futuro, ragazzi!

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quattro su sei – a dividere le bottiglie in due case è un tale macello…

Saranno sei assaggi stimolanti, saranno sei bottiglie rare, alcune neppure distribuite in Italia. Saranno tutti imbottigliamenti recenti, al massimo messi in vetro nel 2015. I due rum sono edizioni limitate di Velier, ed entrambe sono bottiglie già assurte al rango di oggetti da collezione: entrambe si guadagnano 90 punti o più su whiskyfun.com, e dunque speriamo possano non dispiacere a chi, come noi, alla canna da zucchero preferisce il malto. I quattro whisky, invece, sono tutti maturati in barili ex-sherry. Qui sotto la lista; il sesto assaggio lo sveleremo solo all’inizio della degustazione.

(Rum)
– Foursquare ‘Tryptich‘, 2016, 56%
– Hampden ‘HLCF‘ Habitation Velier, 2010/2016, 68,5%

(Whisky)
Cooley 13yo 2003/2017, Creative Whisky Co. for The Whisky Barrel, 52,7%
Glenrothes 11 yo 2004/2015, Hepburn’s Choice, 46%
Ledaig 2005/2017, Signatory Vintage, 57%

La degustazione, riservata a 30 persone, costerà 35€, si terrà sabato 16 dicembre all’Harp Pub Guinness in Piazza Leonardo, a Milano. Per prenotarsi, come al solito vi preghiamo di mandare una mail all’indirizzo info.whiskyfacile@gmail.com.

Tasting Facile 2017

Come ogni anno, dopo l’estate ci piace ricominciare la stagione con un pomeriggio in compagnia davanti a bottiglie di un certo livello. I più smaliziati le definirebbero bottiglie “da collezionismo”. Lo facciamo per vedere gli ultimi pallidi ricordi della vostra abbronzatura che se ne va, digerire il fastidio dei primi venticelli freddi e per iniziare a pregustare le degustazioni che ci accompagneranno durante l’autunno e l’inverno. Non possiamo farci nulla, è più forte di noi.

Questo sarà il quinto tasting facile e volevamo festeggiare la ricorrenza in modo speciale. Speriamo di esserci riusciti con questa line-up:

  • Glendronach ‘Revival’ 15 yo (OB, 46%)
  • Bruichladdich ‘Cuvee E’ 16 yo(OB, 46%)
  • Tomintoul 1967-2000 (Gordon & MacPhail, 40%)
  • Macallan 18 yo (1971, OB, 43%)

La degustazione si terrà sabato 30 settembre dalle 16.00 all’Harp Pub Guinness di Milano (zona Piola). Costo: 35 euro. Per prenotare scrivete una mail a info.whiskyfacile@gmail.com e incrociate le dita affinché nessun impegno dell’ultima ora vi impedisca di esserci.

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Port Ellen 1971 (1990, Gordon&MacPhail for Meregalli, 40%)

Due settimane fa abbiamo avuto il piacere di organizzare la quarta edizione del Tasting Facile: volevamo scrivere un post apposta (…), ma siccome il rischio è l’autocelebrazione scomposta, gratuita e immotivata, rimandiamo alle impressioni dei tanti amici venuti all’Harp Pub lasciate sul forum singlemaltwhisky.it (comunque, lasciatecelo dire: in quattro anni abbiamo aperto bottiglie mica male, eh?, a costo di peccare di hybris vi sfidiamo a trovare degustazioni di pari valore agli stessi prezzi…). Siccome lunedì scorso abbiamo compiuto 5 anni come blog, pensiamo sia giusto celebrarlo con una delle bottiglie che abbiamo aperto al TF2016: trattasi di un Port Ellen del 1971, imbottigliato nel 1990 da Gordon&MacPhail per lo storico importatore italiano, il nostro concittadino Meregalli. Questa bottiglia l’abbiamo trovata circa un anno fa, dimenticata su uno scaffale di un bar milanese assieme a tante altre chicche: non abbiamo saputo resistere all’acquisto, e la tentazione di aprirla era troppo forte, anche di fronte al valore collezionistico della boccia stessa… Quindi quale occasione migliore del Tasting Facile?

img_4737_3N: delicato ma intensissimo anche a 40 gradi e dopo 26 in anni in bottiglia. Come ci aspettavamo è molto complesso: la frutta ad esempio è imponente e variegata (mele gialle, pesche mature, cocco e persino una punta di frutta tropicale sfumata), non mancano gli agrumi (succo d’arancia dolce) e nemmeno un lato più propriamente zuccherino (vaniglia). C’è poi una bella patina di torba minerale e di iodio con un velo di fumo acre e di inchiostro, ma quella setosità vegetale tipica di molti Port Ellen ultrainvecchiati viene qui un po’ sottaciuta in favore di uno spirito più gagliardamente fruttato e profumato, come si diceva sopra. La sensazione è che ci sia qui un bell’apporto delle botti; il malto in realtà è ben presente- delizioso, per inciso- ma ricorda piuttosto un cereale caldo e dolce. Per il resto, sconfina volentieri nel ‘farmy’, in un gioco incantevole di riflessi tra frutta e isola.

P: i 40 gradi sono forse un po’ al limite e qualcosa cede in intensità. La trama però è ancora molto fitta e ben integrata: il lato più sporco, farmy e torboso è sicuramente in primo piano e si conferma pure una bella sensazione marina, di liquirizia salata. Incantevole poi è il sapore ancora una volta caldo del malto, le cui vene zuccherine sembrano un passo avanti a quella frutta che al naso avevamo percepito invece così rigogliosa. Cioè, meno frutta (mela gialla, tropicale misto) e più cereale, ma invertendo l’ordine degli addendi l’orgasmo non cambia, se ci è permesso dire.

F: lungo, ancora un crescendo di torba e cereale elegantemente zuccherino (formaggio dolce? Carruba?), in un’esaltazione sperticata del palato. Inchiostro e fumo di sigaretta.

Un naso super complesso e avvolgente, da 95 punti pieni; rispetto agli imbottigliamenti ufficiali più recenti che abbiamo potuto assaggiare, ha in più quel lato farmy, simile solo ad un altro PE bevuto, e ‘in meno’ un lato vegetale e fruttato, ‘verde’. Il nostro voto finale cede un paio di punti sul palato, che ripropone in una scala più in miniatura il capolavoro del naso e che forse ha perso qualche grado per strada: 93/100 come giudizio dunque, in uno scatto di sobrietà istituzionale. Grazie a tutti gli amici venuti al Tasting Facile, grazie a quanti ci hanno fatto gli auguri, e ovviamente… grazie a GP per la bottiglia!

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave & The Bad Seeds – Brother my cup is empty.

Glendronach 1990/2001 (Cadenhead’s, 57,9%)

Il primo malto del Tasting Facile di sabato pomeriggio era un single cask di Glendronach, imbottigliato nel 2001, quando la distilleria era chiusa (è rimasta silent tra il 1998 e il 2005). Si tratta di una singola botte refill-sherry, e – lo anticipiamo già – è stata la bottiglia meno apprezzata dai presenti: facile da prevedere, forse, vista la qualità del parterre…!

a0ni1iNiCFK6zgs1V-LOZnjy8bvkMT9wDHc7wvwFiVgN: nonostante la gradazione, non si nasconde, restando bello aromatico e svelando una certa maturità: il grande accordo tra botte e distillato trova un primo risultato in una pienezza più matura del previsto. Questo connubio unisce tante diverse sfumature di frutta, mai ruffiane: da note di frutta cotta (mela/prugna) a suggestioni eteree di frutti rossi (anzi: more, confettura di fragole); perfino arancia candita. Il malto, zuccherino e brioscioso, si accompagna a piacevolissime note di warehouse, di legno di botte, che ci pare a tratti dare note leggermente sporchine e tabaccose.

P: semplice ma intenso, ha la peculiarità di colpire in modo regolare, compatto, senza fiammate di sapore. Come al naso, attacca sullo zuccherino deciso e pesante, ma non eccessivo: qui le suggestioni sono di pesca sciroppata, zucchero di canna e caramello; ci pare di sentire frutta rossa un po’ in disparte, e invece ancora note di malto e legno, che ci rappresentiamo con una bella frutta secca (nocciola). Purtroppo sono presenti, avulsi da tutto ciò, anche pesanti ritorni alcolici che rovinano un quadretto altrimenti piacevole. L’acqua, da sconsigliarsi, sembra accentuare l’alcol e qualche sua connotazione vagamente metallica.

F: buccettina della mandorla. Amaro e maltosissimo.

Diciamolo senza scrupoli di sorta: il problema di questo Glendronach è il palato, lì l’alcol resta slegato dal resto, si sente molto più che al naso e l’acqua, invece di migliorare la situazione, la peggiora. Detto ciò, siamo di fronte a un whisky discreto, didattico, con un distillato più maturo della sua età grazie all’educato apporto di una botte per niente eccessiva, certo di buona qualità. Da annusare, soprattutto: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Mogwai – Hardcore will never die, but you will.

Linkwood 40yo (1946/1986, Gordon&MacPhail for Sestante, 40%)

Ed ecco il secondo matusalemme del Tasting Facile: si tratta di un Linkwood del 1946, imbottigliato 40 anni dopo (!) ancora da Gordon & MacPhail per Sestante (leggi Ernesto Mainardi). Sappiamo che Linkwood è stata una delle prime distillerie ad avere rapporti commerciali con G&M (entrambe di Elgin), tant’è che l’azienda della famiglia Urquhart ha imbottigliato, negli anni, perfino un Linkwood del 1938. Sestante negli anni ’80 seleziona vari malti della distilleria (almeno 12 diversi) tramite G&M, e sono sempre etichettati con l’immagine della distilleria e il bordino viola; a cambiare è solo il colore della banda dietro la scritta ‘Linkwood’. C’è un altro 40 anni imbottigliato negli anni ’80, ma senza vintage dichiarato. Questo, invece, lo reca bello in evidenza su un’etichetta sotto al collo. Basta parole adesso; il colore è ramato.

Schermata 2014-10-16 alle 11.37.58N: di una forza quasi commovente, di una vivacità, intensità e ricchezza che quasi ti piegano le gambe. Il tempo sembra non aver rubato nulla. C’è in primo piano tutto lo splendore di una frutta maestosa e odorosa, soprattutto tropicale: maracuja, kiwi e lime; ma anche fragole profumate, frutta sciroppata pesca, ananas. Questo lato è ulteriormente sviluppato da una cremosità fragrante, tra la crema pasticciera, la crema al limone; torta alla frutta, avete presente? Molto brioscioso e caldo, zuccherino, in un contesto di grande generosità. Brioscine calde. C’è anche dell’altro, forse a testimoniare l’invecchiamento quarantennale: una patina di legno caldo, molto aromatica, e un pit di mentolato. Non è assente neppure un senso di affumicato, anzi piuttosto di tostato. Ma c’è un lato profumato e inusuale che non sapremmo definire: carta d’Eritrea? Ma poi uvetta, marron glacé (avete presente quella zaffata aromatica che ci investe in apertura di sacchetto?).

P: ok, rispetto al Talisker questo è intatto: il corpo è perfetto, non pare aver perso niente né come compattezza né come intensità. Rispetto al naso, perde solo un po’ di quella cremosità avvolgente, conservando invece -e riproponendole con insistenza- le note più acidule e fruttate, assieme a una maltosità vegetale notevole. Quindi, dopo un attacco impreziosito da una delicata ma fantastica sfumatura di cera, inaspettata, ecco dispiegarsi una tropicalità dolce e asprina assieme (ancora maracuja come suggestione principe), con note di the zuccherato, di frutta gialla a piacere: albicocca acerba? Una lieve nota quasi metallica, ma meno di quanto registri Serge, che noi interpretiamo piuttosto come un lieve eccesso alcolico, una sfumatura graffiante in più.
F: solo apparentemente cotto: in realtà prosegue lungo e in sordina, quasi nascosto, su note maltose pulitissime e vegetali, con sfumature tostate.
Fantastico, ancor più convincente del Talisker, se possibile; a impressionare sono la roboante cremosità e la gioia immensa della frutta… I 40 anni in botte e gli altri 30 in bottiglia non ne hanno scalfito la vivacità, non hanno neppure iniziato a graffiarne la fiancata: ma non è solo la carrozzeria ad essere intatta, anche il motore gira a pieno e ruggendo aggredisce la strada della degustazione tagliando il traguardo, ma con un’eleganza che al giorno d’oggi è cosa rara. È la qualità del malto a fare la differenza, un malto distillato mentre l’Europa si andava risvegliando dall’incubo del nazismo: si svegliava avendo sete, pare. Eccoci al dunque: 91/100 è il giusto compromesso tra un naso da panico e un palato ‘semplicemente’ molto buono. Mamma mia, che Tasting!
Sottofondo musicale consigliato: Mike Oldfield – Foreign Affair.