Invergordon 1988 ‘Applewood Bake’ (2015, Wemyss, 46%)

Invergordon è una distilleria delle Highlands del Nord che, come quasi tutti voi lettori non potete certo dimenticare, è stata fondata in tempi relativamente recenti- correva l’anno 1959- dalla neonata Invergordon Distillers. Nel giro di pochi anni la società si espanse arrivando ad avere un portafoglio di tutto rispetto, con distillerie come Bruichladdich, Jura, Glenallachie, Tullibardine e Deanston. E il gruppo ebbe anche l’ardire di fondare due distillerie, Tamnavulin e Ben Wyvis. Oggi queste scorribande sono solo un lontano ricordo e l’impero si è disperso in mille rivoli, con Invergordon che svolge le mansioni di distilleria di grano (36 mln litri annui!) all’interno del gruppo Whyte and Mackay, a sua volta pesciolino all’interno della capiente pancia della filippina Emperor Distillers Inc. Andiamo dunque a delibare senza ulteriori esitazioni questo single cask, perché questa storia ci insegna che oggi viviamo, ma del domani non v’è certezza.

applewood-bake-1988-invergordon-wemyss-maltN: c’è un senso di acetone abbastanza brutale. Rimane quindi abbastanza spoglio, a tratti vegetale (piccoli arbusti verdi e clorofilla). Inattesa arriva una nota di albume, tanto inattesa che forse è la prima volta in assoluto che lo scriviamo. Per il resto si percepiscono, di tanto in tanto e abbastanza timidi, dei sentori di mele gialle, banana e zucchero glassato.

P: burro zuccherato e vinavyl, con una spruzzatina di alcol? Ancora ‘freschino’ d’uovo e pasta frolla cruda. Banana dolce e mele giungono a rendere un poco più gradevole l’esperienza, ma complessivamente rimane un po’ troppo grezzo, quasi grossolano. La cosa strana è come questi descrittori, solitamente accompagnati a profili molto grassi, in realtà stiano come appesi a un whisky abbastanza esile.

F: panna montata e noce di pekan.

Ora vi riveliamo un segreto: il barile che nel 1988 ha accolto qualche centinaio di litri di Invergordon era uno sherry butt. Noi non possiamo che crederci, ma davvero ci chiediamo che fine ha fatto (o quanto esausta fosse) la botte? Il distillato viene lasciato infatti libero di galoppare per questi lunghi 27 anni verso nuove e inesplorate vette di sfumature gusto-olfattive. Peccato che si tratti di un distillato di grano e che quindi il tutto si risolva in una sorta di strano distillato aromatizzato al whisky: 72/100. Costa sui 150 euro, se vi è venuta la curiosità.

Sottofondo musicale consigliato: Bob Dylan – Lay Lady Lay

Whisky Revolution “Il regalone finale” – Day 25

Blend-AboutUs-03Ieri siamo giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, e oggi andiamo oltre col mega regalone di Natale. Gli ultimi quattro campioni misteriosi infatti andavano bevuti tutti assieme, per essere scartati sotto l’albero la mattina del 25. E così abbiamo fatto. Un ultimo ringraziamento va ancora all’allegra macchina da guerra del Blend, che anche per quest’ultimo giorno ci ha regalato sorprese, affetto, trabocchetti e un gran finale.

Buon natale a tutti, abbracciamoci!

❤1 Kilchoman ‘Comraich’ (2007/2017, OB, 55,5%)

Molto buono, intensissimo. La marinità pesciosa, con una torba aggressiva e fumosa, ci 48412111_2001200100178065_1832716451337732096_nporta subito su Islay; per lunghi tratti è proprio pescioso, con note di peschereccio. Gomma ed etere, con sentori di tela cerata; diesel e smog. A grado pieno, diremmo, ma molto aromatico allo stesso tempo. Caramello, cola e tamarindo a sostanziare la zuccherinità. Verosimilmente giovane, con punte ‘verdi’, fresche, quasi balsamiche, tra eucalipto e clorofilla. Esplode al palato, dirompe un turpiloquio di sapori: la torba è ancora più aggressiva, con braci e legno in fiamme (chi non l’ha mai mangiato?). Si allarga un tappetone dolce, con zucchero di canna, caramello e tamarindo ancora. Il finale è proprio di aringhe affumicate, kippers di Campbeltown.

Se dovessimo ipotizzare un imbottigliamento, diremmo An Islay Distillery 9 anni, Cadenhead’s Small Batch (tre barili di Laga, due sherry e uno bourbon). E invece no, di isolano si tratta, ma avevamo nel bicchiere Kilchoman Comraich, gli imbottigliamenti esclusivi dedicati ai locali/santuari sparsi per il globo: 87/100.

❤2 Vat 69 (2018, OB, 40%)

48411380_2001201660177909_8581649325208109056_nDifficile da inquadrare, a maggior ragione dopo la mangiata di questi giorni. Si sente la gioventù, profuma di distilleria, di lieviti, di alambicchi, di canditi… Ci viene il dubbio, percependo una patina dolce un po’ cheap e ‘alta’, che possa essere un finish. Un po’ di inchiostro. Il palato è debole di corpo, con sapori di liquirizia industriale, di inchiostro, e svanisce rapidamente. Il finale, scandalosamente corto, sa di… vodka, di distillato di cereali molto pulito.

Non riesce neppure ad essere pacchiano, con la sua dolcezza così “da discount”. Francamente è un 72/100.

❤3 Ardbeg Blasda (2010, OB, 40%)

Pesca bianca, oleoso (olio di lino, o di sesamo forse). Delicato e fruttato, con una patina di 48987057_2001202420177833_104990836327972864_nzucchero a velo. Mela verde, anche? Resta fresco e con un velo di torba leggera… Fine, elegante. Uva bianca. Al palato è molto vegetale, ancora, rivela di nuovo una cerealosità vegetale torbata. Il finale non è lunghissimo, ma il fumo di torba si riprende ancora un po’ di spazio sul cereale. Molto nudo, poca botte.

Potrebbe essere un Bruichladdich Islay Barley? Non ci fa così sensazione scoprire che invece si tratta di una delle creazioni più controverse degli ultimi anni in casa Ardbeg: 83/100.

❤4 Kilchoman 100% Islay (2012/2018, OB for Beija Flor , 59,1%)

48373414_2001203500177725_3640734766254260224_nTorbato giovane, con una mineralità marina (un po’ di scoglio, dice Zucchetti). Acidità limonosa. Zuccherino, ma di zucchero astratto (a velo), confetto. A suo modo timido, forse un po’ alcolico, molto onesto. Il palato è esplosivo, intenso, con limone e zenzero. È potente ed elegante al contempo, la gradazione è forse alta. Crema di limone, ancora fumo e braci.Finale molto lungo e intenso, con una bella sapidità.

Lagavulin 12? No, però non ci siamo andati molto lontano. In ogni caso, è un grande whisky. Il palato è sorprendente per ricchezza, dopo un naso tutto sommato quasi timido. Vai di 89/100!

 

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 24

Siamo infine giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, che hanno avuto la generosità di coinvolgerci in questa esperienza e inodarci di misteriosi sample in questo dicembre. Oggi dietro l’ultima casellina troviamo un Mortlach 13 yo imbottigliato da Cadenhead’s nel 2017 dopo 13 anni di invecchiamento in una botte ex sherry. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Intanto buon Natale!

48383186_2002707926693949_1795072497507368960_nVerosimilmente a grado pieno (in effetti è a 55,1%). Nota meaty, con punte sulfuree e un ficcante tabasco (sensazione tra l’aceto, lo speziato, il piccantino…). Arancia quasi andata. Fogliame umido, foglia di tabacco. Una mela cotta, anzi: una compôte di pesca. Fichi secchi, forse. Il palato rimane con note agrumate/acidule, con punte sporche… Ma ha anche note di frutta calda zuccherina, che ci fanno venire in mente una crostata troppo cotta, con la marmellata quasi bruciacchiata. Tanta ciliegia, frutta rossa e prugne secche (Zucchetti dice überfrutta, e noi gli crediamo) . Punte pepate. Il finale è lungo, si riverberano note acidule e di una composta di frutta rossa.

Avevamo in mente un imbottigliamento ben preciso, il Mortlach 27 di Cadenhead’s, Authentic Collection 1988, che abbiamo assaggiato nell’occasione in cui abbiamo conosciuto i ragazzi del BLEND… Abbiamo sbagliato di poco, ma resta il fatto che il Calendario avventato si conclude davvero col botto, con un whisky completo e che ha ben poco da invidiare a qualsiasi whisky della sua categoria (ovvero sherry monster esplosivi e con note graffianti). Il nostro voto è 90/100.

 

Whisky Revolution “Calendario avventato” – Day 22

Il “calendario avventato” oggi ci fa bere Hakushu 12 anni. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo: vediamo.

Whisky #22

img_0969Molto aromatico, molto spinto sulla botte e sicuramente molto assertivo. Da subito esibisce grasse note di frutta gialla (albicocca) e persino tropicale (maracuja). Viene in mente il pasticcino alla frutta (con la crema, e la gelatina sopra). Al palato l’alcol si sente un po’ di più, in un profilo caratterizzato da un evidente apporto del legno; ancora molto fruttato. Peccato che la sensazione sia un po’ slegata… Il finale è di media lunghezza, con una punta di pepe.

Il naso è di gran lunga la fase migliore, promette tante cose che il palato non mantiene… Comunque promosso, intendiamoci! 84/100

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 21

Il “calendario avventato” oggi ci fa bere Tyrconnell 10 yo ‘Madeira Finish’. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo: vediamo.

img_0911Difficile da interpretare, con una nota pesante da officina meccanica, cuoio e cuoio. Sotto questa coltre si agitano però demoni a forma di agrume e di una bella frutta (pesca noce, succo d’arancia). Viene il dubbio che sia un finish. Ogni tanto nella vita succede di farsi domande del genere. Al palato la dolcezza si prende tutto, con sentori di rum, frutta fermentata tropicale, agrumi. C’è una sensazione floreale.

Il tutto offre una sensazione abbastanza ‘artificiale’, per così dire, ma interessante – e tutto sommato gradevole. Non avevamo ipotizzato un irlandese (chi se ne aspettava quattro?!?), ma il finish l’avevamo beccato, quindi bravi Giacomo e Jacopo! Naso e palato non sono molto coerenti tra loro, ma neppure noi, e dunque andiamo di 84/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 20

Il “calendario avventato” oggi ci fa bere Yoichi, il NAS della celebre e celebrata distilleria giapponese, primo frutto dell’inventiva del magico baffuto Masataka Taketsuru. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo: vediamo.

Davvero ricco, ha tanti lati. Frutta fresca: banana, ananas, cedro, pesche al limone e acqua di fiori d’arancio. Vi sembra poco? In tutto questo tripudio c’è però spazio anche per nitidi sentori di cereale (corn flakes), con uno standing da whisky di una volta. Quasi un velo minerale. Mineralità che poi troviamo anche in un palato dal sapore deciso e pieno, che è bello cerealoso e terroso, ancora con tanta frutta gialla fresca ma educatissima. Mela gialla e arancia. Il tutto in un cornice di grande freschezza e facilità di beva imbarazzante. Una punta speziata. Finale medio lungo.

Poco da dire, ottimo! Per noi è 87/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 18

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere Kilchoman Sanaig, assemblaggio di barili ex sherry ed ex bourbon lanciato qualche anno fa dalla distilleria di Anthony Wills. Tenete conto cheIMG-20181203-WA0013 l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #18

48361522_1999056140392461_5307003629801046016_nDiremmo di star leggendo un manuale che spiega come si fa un whisky isolano a prevalenza bourbon. Ci sono vaniglia, crema, limone, eucalipto, torba con alghe e mare. Ci cattura una suggestione di pastiglie Leone salvia e limone. In bocca è molto dolce ma si salva dalla stucchevolezza grazie a note agrumate e fresche che ricordano il lime. La torba è ben presente, sul legno bruciato, mentre la marinità completa senza strafare. Il corpo è un po’ debole, non ci sono guizzi di incredibile intensità, ma nel complesso ci sembra un whisky ben fatto, equilibrato, senza difetti. Caol Ila, forse? In ogni caso per noi è 83/100.

Dopo che ci è stata rivelata l’identità siamo soddisfatti a metà. Caol Ila e Kilchoman non sono poi distillerie così lontane per stile e quindi l’errore non è poi così catastrofico. Rimaniamo invece abbastanza perplessi nel rileggere le nostre tasting notes, perché non troviamo nessun riferimento all’invecchiamento in sherry, le cui botti sono peraltro in maggioranza nella “ricetta” del Sanaig; è pur vero che tutte le botti ex-bourbon sono come di consueto di primo riempimento e quindi molto fresche, ma accidenti qui ci tiriamo una bacchettata sulle mani da soli. Fa male, fa molto male…

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 16

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere un grande classico come Talisker 10, imbottigliamento un tempo molto diffuso anche nella grande distribuzione e oggi invece presente solo nelle enoteche. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, il rischio di cadute colossali è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #16

48374980_1998359833795425_8867382495704776704_nChe strano giovincello! Ha come uno schermo di eucalipto che lo rende fresco, agilmente erbaceo. Al contempo però sì palesa un lato farmy (provolone?), anche terroso. La torba sembra leggera, con un tocco di marinità. Mela gialla. Non cattivo, ma sicuramente poco complesso. Al palato si nota- inattesa- una certa eccessiva pungenza alcolica. Torba ‘verde’ in aumento e nitide note di malto e miele. In un secondo momento torna il mentolato, che regala un finale fresco e ancora un po’ spirity. Bene, oggi dopo aver scoperto di whisky si trattasse, ci siamo dovuti immergere fino al collo nel fatidico bagno d’umiltà. Questo Talisker, bevuto qui nel 2012 ci aveva decisamente convinto, perché lo avevamo trovato magistrale nel suo unire distillato isolano a ricche note fruttate e speziate in stile “tarte tatin”. A distanza di 6 anni e assaggiato alla cieca, invece ha prevalso una percezione di gioventù, quella freschezza e quella grande facilità di bevuta che tutti del resto riconoscono a questo imbottigliamento. Il voto di oggi è 81/100 (!!!) e a nostra discolpa possiamo solo dire che l’abbiamo bevuto cinque minuti dopo l’Hudson Manhattan Rye pubblicato ieri, dalla dolcezza sicuramente più spiccata e che quindi potrebbe aver preso a cazzotti i nostri sensi. Sia detto infine che su whiskybase la media di oltre mille votazioni è piuttosto bassina, circa 85 punti, ma comunque non possiamo autoassolverci e dobbiamo dichiararci in disaccordo con noi stessi. Insomma, se volete sfatare miti sul whisky ed evocare i vostri demoni interiori più incofessabili, la cosa migliore da fare è sicuramente degustare col bicchiere muto, solo voi e le infinite possibilità che questo distillato regala.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 15

Il “Calendario Avventato” al giorno 15 ci regala Hudson Manhattan Rye, una chicca

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il calendario avventato entra nel vivo!

prodotta dalla Tuthilltown Spirits, distilleria dello stato di New York fondata nel 2001. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #15

48045808_1997398670558208_1679498260466630656_nDiremmo che non si tratta di scotch single malt, ha più un profilo da whiskey sull’altra sponda dell’Atlantico. Zenzero fresco, matita temperata, solvente tipo varnish, banana matura. Una sensazione di granaglie dolci. Grain? Bourbon? Rye? Un drammatico scherzo dei ragazzi terribili del Blend? Beh comunque è gradevole. In bocca stupisce la mancanza di cremosità, mentre dominano ancora sentori legnosi, di spezie e di solvente: bitter all’arancia. La dolcezza ricorda il mais, che si alterna di continuo a un lato più amaricante di legno tostato e buccia di mandorla. Particolare, spiazzante, da provare, oppure da miscelare per non pensarci più. Il voto, sempre ipotizzando si tratti di un whiskey, è più che lusinghiero e si attesta su un 85/100. La bottiglia è costosetta: siamo sui 40 euro per 35 cl.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 13

Il “Calendario Avventato” al giorno n.13 ci regala Kilkerran 8 yo Cask Strength. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #13

Che bel profilo terroso e minerale, la torba leggera pennella un velo che va e viene. Ah, il fascino del vedo non vedo. Lascia presagire una bella sapidità. Il lato fruttato è di frutta bianca fresca e zuccherina (mela, pera, melone bianco). Vaniglia il giusto e un bel chicco d’orzo. In bocca è pazzesco l’impatto salato, davvero sferzante. Pulito, maltoso, con un bel corpo esplosivo e avvolgente. Arriva poi una dolcezza burrosa quasi da ganache bianca, cioccolato bianco, ancora vaniglia. La torba si fa leggera e insiste sul terroso. Zenzero e pepe bianco. Un whisky senza difetti e con tanti pregi: personalità, spigoli da scotch vero.

Assaggiandolo così alla cieca, ci orienteremmo verso quei sentori tipici dei whisky di Campbeltown… Uno di noi si è messo a collezionare Kilkerran, e scommetterebbe i suoi due centesimi proprio sull’amata microdistilleria: l’altro conferma, ed entrambi siamo concordi nel puntare sull’edizione 8 anni Cask Strength, vista l’evidenza dell’alcol (se fosse a grado ridotto, sarebbe un problema). Nel non volerci sbilanciare troppo, rosi dal dubbio della cantonata, ci sentiamo di dare un 88/100.