Westport 15 yo (2004/2019, Wilson & Morgan, 57,8%)

Westport è uno di quei nomi ricorrenti nel mondo degli imbottigliamenti indipendenti, cui però curiosamente non corrisponde nessuna distilleria: e quale sarà il segreto? Beh, come già avevamo scritto pochi giorni fa a proposito di Wardhead, si tratta di un malto “teaspooned”: in questo caso è Glenmorangie, con l’aggiunta di una goccina di un altro single malt (tempo fa si diceva fosse Glen Moray, ma ora che non fa più aprte del medesimo gruppo, chissà). Invecchiato per 15 anni in botte ex-sherry, il butt #900050, è stato imbottigliato da Wilson & Morgan.

wilson-morgan-westport-15-anni-sherry-wood-1531000-s506N: molto strano, parte un po’ chiuso e ‘sporco’, poco Glenmorangie a dirla tutta: c’è una nota di porta di legno umida con chiodi arrugginiti. Vi piace questa suggestione? C’è un sentore al limite del sulfureo, diciamo di ‘freschino’, di acqua termale. Legno macerato. Non mancano note di boero, di cioccolato; carruba e ciliegia sotto spirito.

P: molto aggressivo, l’impatto dell’alcol è innegabile. La suggestione che chiude i giochi è: cioccolato sulfureo. Anzi: un boero avvolto nel lardo di porco. C’è grasso di maiale, c’è ancora zolfo; c’è cioccolato, ci sono ancora ciliegie sotto spirito e uvetta. Dopo un po’ si ripulisce, e la parte sulfurea si sposta verso l’arancia troppo matura, anzi: l’arancia calda, in cottura, quando si fa la marmellata. Un po’ di spezie invernali, tra cannella e chiodi di garofano. Polvere di caffè? 

F: ancora una punta sulfurea, poi tanto zabaione. Polvere da sparo e liquirizia.

Il primo impatto sembrava un po’ sgradevole, dopo un po’ si ripulisce leggermente e non sembra così disastroso come all’inizio si poteva temere. Resta, a nostro gusto, un po’ troppo poco ‘Glenmorangie’ e un po’ troppo ‘sherroso’, e di uno sherry che alla fine non ci persuade fino in fondo – ma abbiamo amici che adorano questo stile, quindi dategli un assaggio, non siate timidi. 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Joan as a Police Woman – Holy City.

Wardhead 21 yo (1997/2019, Valinch & Mallet, 54,8%)

Il mondo della burocrazia e degli Azzeccagarbugli è molto piccolo. E anche in Scozia, terra proverbialmente attenta al denaro dai sesterzi di Adriano in poi, spuntano ovunque leggine e cavilli per tutelare i grandi marchi. Per esempio, da qualche anno è sempre più comune la pratica del “teaspooned” whisky. Letteralmente, significa “whisky con un cucchiaio da tè” e indica generalmente un singolo barile imbottigliato da un marchio indipendente, ma che la distilleria non vuole riporti in etichetta il nome originale. Per evitarlo, come immaginificamente ipotizza Serge, delle vecchiette di Dufftown alle cinque del pomeriggio – invece del loro caro Earl Grey – versano un cucchiaino di un malto di una distilleria gemella nel barile: il single malt diventa tecnicamente blended malt e tocca inventare un nome di fantasia e aggiungere la dicitura “undisclosed distillery”.

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Le signore di Dufftown si rilassano prima di assaltare a colpi di cucchiaino il barile di Glenfiddich

La pratica è utilizzata spesso dal gruppo WM Grant, proprietario di Glenfiddich, Balvenie e Kininvie. Nella fattispecie, “Wardhead” indica i barili di Glenfiddich con una piccola aggiunta di Balvenie, mentre il contrario si chiama “Burnside” (anche se recentemente anche questo nome è stato registrato e concesso in utilizzo alla sola Cadenhead’s, per rendere le cose più semplici…).
Noi da bravi anarchici alziamo le spalle davanti a questi vincoli che avrebbero tanto fatto arrabbiare Bakunin e ci limitiamo ad assaggiare questo 21enne bourbon hogshead selezionato da Ermoli e Romano, alias Valinch & Mallet, che ne hanno tirate 339 bottiglie.

 

vatted_war1N: molto elegante e vellutato, in pieno stile Speyside. Esibisce un naso fruttato e fragrante. C’è subito un senso di miele e limone, tanta frutta gialla e bianca: mela golden, arancia, ananas appena acerbo. Vaniglia e burro sciolto. Perfino un qualcosa di fieno caldo, o addirittura più fresco, come di erba falciata? Non sarà un mostro di complessità, ma di certo è una bevuta (pardon, una snasata) gradevolissima. Dopo un po’, sviluppa una nota minerale inattesa e accattivante che ci sorprende, ed è una bella sorpresa.

P: l’impatto qui è esplosivo, con una frutta fresca incredibile, che ci fa venire in mente subito la macedonia d’antan, con qualcosa – quasi – di tropicale. Se dicessimo ‘carambola’?, a dimostrare un frutto tropicale bianco e non troppo dolce, con un sentore acidulo… Comunque delizioso. C’è poi un bell’abito di cereale (torta di mele, biscotti alla crema), sotto il quale guizza una punta d’agrume (arancia), che poi va verso una frizzantezza minerale e polverosa, tipo Citrosodina. Prima di chiamare la neuro, almeno assaggiatelo, no?

F: lungo, si chiude molto pulito e delicato, con una vellutata zuccherina di pera. Una puntina di zenzero?

Quel vecchio Highlander di Giorgio Armani ama dire che “l’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”. Glenfiddich (dai, il re è nudo, si può dire) è per dna un malto delicato, ma ahinoi la scelta di diluire l’intero core range a 40% non li rende indimenticabili. Qui invece la gradazione più sostenuta regala incisività. La vivacità dell’anima fruttata è impressionante e stavolta è supportata da un’intensità tale da prolungare il finale. E la sensazione vellutata e pulita che rimane in bocca è francamente un piacere vero. Brave quelle vecchine con il loro cucchiaino da tè: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Steve’n’Seagulls – Thunderstruck, cover degli AC/DC realizzata suonando incudini e – ça va sans dire – cucchiai…