Brora 28 yo (1982/2010, Whisky Agency for LMDW, 51,6%)

Oggi inizia la settimana che ci porterà all’evento più whiskoso dell’anno, la quattordicesima edizione del Milano Whisky Festival, che ogni anno attendiamo con trepidazione e sete massime. Tra l’altro quest’anno il festival raddoppia, fresco del record di presenze dello scorso anno, e occuperà ben due sale nella storica location dell’Hotel Marriott. Sembra quindi opportuno consumare la settimana di vigilia sganciando un paio di bombe a mano, qui nel nostro umile spazio internettiano, giusto per scaldare ulteriormente l’atmosfera. Di lunedì tocca a un Brora messo in vetro ormai quasi un decennio fa da The Whisky Agency, affermato imbottigliatore tedesco che ci ha regalato più di una gioia in passato. Questa bottiglia fa parte della serie “Private Stock” ed è imbottigliata per La Maison du Whisky. Parliamo di sole 222 bottiglie, un whisky ormai rarissimo, ma sapete che non ci fermiamo di fronte a nulla.

Brora-28-y.o.-Whisky-Agency-for-LMDW-e1432913499131N: possiamo dire fin da subito che il naso si è posato su un Brora con la B maiuscola, nel senso che ha tutti i crismi della distilleria. Da subito molto aperto: spicca un cereale minerale incontrastato, accompagnato da una patina cereosa evidente, favo di miele. Non è sporchissimo, nè tanto torbato (il fumo è solo flebile), però arrivano chiare le tipiche note farmy broresche, tipo balle di fieno, ma anche sala di consultazione di testi antichi. Finisce qui? Mavvaaaaa!!! Sfondano note di pasta di mandorle, buccia di pera, frutta gialla (pesca, albicocca). A suo modo delicato, e infatti pensiamo addirittura al gelsomino.

P: non delude, ma proprio per niente. Risulta allo stesso tempo dolce e ricco, ma è anche affilato, duro. C’è una grande masticabilità, a richiamare ancora la cera e il miele. Un cereale clamoroso, semplicemente delizioso, e ancora pasta di mandorle. La frutta è straripante: albicocca disidratata, mango, arancia, Su tutto aleggia un senso di libro vecchio, una farmyness a dire il vero non mostruosa, come altre volte ci è capitato con Brora, ma più su sentori di fieno caldo. Zaffatine di pepe nero.

F: rimane il sapore del chicco di cereale maltato con torba, secco e complesso. Molto sapido. Lungo, incantevole. Agrumato e delicatamente vegetale: sintetizziamo in albedo, anche se un po’ ce ne vergogniamo.

Un Brora di un’eleganza mostruosa, a suo modo fresco, diventato anziano in un barile ex bourbon che ha dialogato in maniera intelligente col distillato, senza prevaricarlo. La cera si riverbera infinita e vorremmo addormentarci per sempre con questo sapore in bocca. Dolce ma non eccessivo, broresco ma in maniera sussurrata, molto diversa dagli assemblaggi degli OB. Pare che gli ultimi anni a Brora si producesse malto meno torbato, e qui potremmo avere una parziale riprova. Il voto è alto e combacia con quello di IBR: 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Notorious B.I.G. – Mo Money Mo Problems

 

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Tomintoul 1968 (2012, Silver Seal, 45,3%)

Mentre a Praga entravano i carri armati, mentre l’Isola delle Rose si proclamava indipendente, mentre in Vietnam accadeva… il Vietnam, mentre Martin Luther King veniva assassinato, mentre gli studenti di tutto il mondo scendevano in piazza, mentre in Italia nonostante Valle Giulia la Democrazia Cristiana vinceva le elezioni e la nazionale vinceva gli Europei; mentre ogni cosa in giro per il mondo andava cambiando, alla Tomintoul Distillery tutto procedeva come al solito. Come al solito si susseguivano maltaggio, infusione, fermentazione, distillazione… e come al solito si riempivano le botti, ignare del proprio futuro. Una di queste, ex-sherry, era destinata ad essere aperta e svuotata nel 2012, per dar vita a un imbottigliamento congiunto di Silver Seal e The Whisky Agency. Assaggiamolo, dai.

wt0269i351-86_IM139213N: molto intenso e carico di aromi, con una nota di alcol molto morbida. Anche qui ci sono note speziate tipiche di invecchiamenti così importanti (un pit di propoli, erbe aromatiche, un che di tamarindo… ricorda un po’ certi buoni vermouth), ma poi però strabordano altre suggestioni. Da una arancia intensissima (sia la scorza che il succo) a un cesto di frutta matura e calda (mele rosse, prugne, anche secche, albicocche, perfino un che di tropicale); anche una deliziosa nota di legno umido, di cantina.

P: corpo bello oleoso e masticabile. Una curva aromatica elegantissima al palato, senza cedere di un passo in intensità. A ogni sorso cambia, ma la cornice che resta stabile è da ottimo vegliardo: note di propoli, erbacee (ancora quel vermouth di cui al naso), di cera d’api… Poi, un ampio spettro di sapori, tutti di una sobria, poderosa dolcezza: mela rossa, uvetta, mela cotogna, perfino bombette tropicali (mango), crema catalana… Di tanto in tanto, tabacco, cioccolato amaro. Top.

F: fruttato, splendidamente bilanciato da note amare di un bel malto attempato; un bel malto Tomintoul reso muscoloso dagli anni (cioccolato, propoli, tabacco).

Ottimo, davvero; non ci aspettavamo tanta grazia. Al naso lascia intravedere (intrannusare?) tutte le sue potenzialità, che si dispiegano appieno al palato: davvero puro piacere. Non è un profilo inusuale, ma colpiscono intensità, complessità e bilanciamento, senza che le note più erbacee prendano mai il sopravvento su una frutta cangiante e spettacolare. Bravi ragazzi: 92/100 è il nostro voto; costa attorno ai 200 euro. Ah, una domanda: si tratta di un refill sherry, vero?

Sottofondo musicale consigliato: Bjork – Violently happy.

Caperdonich 38 yo (1972/2011, The Whisky Agency, 58,4%)

La Caperdonich, ora chiusa e smantellata, era la gemella della Glen Grant, tanto che inizialmente era appunto chiamata “Glen Grant #2”; la subalternità della distilleria rispetto alla più famosa vicina era testimoniata dalla presenza della celebre whisky pipe, di fatto un tubo che collegava le due distillerie per consentire un comodo trasporto dello spirito dall’una all’altra. Tutto ciò per la gioia degli indigeni, che godevano delle perdite del tubo stesso… Pare che il 1972 sia stato un anno magico per la Caperdonich, data la qualità della gran parte dei distillati di quel vintage: distillati sempre più rari, com’è ovvio, e sempre più costosi. Noi abbiamo messo le mani su un sample di una release dell’anno scorso dell’eccellente imbottigliatore tedesco Whisky Agency (serie The Perfect Dram), 38 anni passati in una botte refill-sherry. Colore, ramato chiaro.

N: un tripudio di frutta (sia molto matura che no! raro trovare una gamma così ampia: marmellata d’arancia; tantissima albicocca; ma anche fichi, datteri, scorza d’agrume, mandarino, frutta tropicale… c’è l’imbarazzo della scelta). Strudel. Note di legno (cera per legno, ma anche quel profumo intenso della legna tagliata e lasciata al sole, magari dopo un temporale… stiamo esagerando?); punte quasi balsamiche (anice? una zaffatina di eucalipto?). Note di frutti rossi (fragola, lampone). Sullo sfondo, anche se man mano acquistano intensità, sentori molto ‘montanari’, diciamo chiodi di garofano e rabarbaro, che vanno di pari passo con note molto intense di cera (proprio cera d’api, non candele). Cioccolato, pesche sciroppate, marron glacé. Un capolavoro. Continua a cambiare! Di volta in volta, a dominare sono la cera e le spezie, poi il legno, il cioccolato, la frutta… L’acqua (non necessaria pur a 58,4%) non fa che prolungare il gioco.

P: senz’acqua, non è privo di spigoli: dopo un primo attacco alcolico e speziato (forse proprio pepe, poi tanta cera d’api), man mano che si spande in bocca butta fuori una frutta matura intensissima (marmellata d’albicocca!, uvetta, frutta tropicale, fichi freschi); biscotti al limone. In un invecchiamento così ben riuscito, il malto offre il meglio di sé. Legno fantastico (con un bouquet di spezie incantevole); saremo già ubriachi, ma qua e là ci sentiamo note di tè al bergamotto (il vecchio earl grey, no?). Con acqua, esplode la frutta rossa e ancora quelle note speziate straordinarie. Miele, di quelli meno dolci.

F: lunghissimo; dominano frutta amara (diciamo marmellata d’arancia), ancora cera d’api, legno… Chicchi di caffè? Ancora tè al bergamotto?

Abbiamo comprato il sample perché volevamo a tutti costi assaggiare un Caperdonich, e oltretutto di un vintage così rinomato; non sappiamo dire se l’aspettativa molto alta ci abbia influenzato, ma questo whisky ci è parso davvero splendido: straordinaria complessità, egregio apporto della botte, che – pur sentendosi, col suo apporto speziato – non prende mai il sopravvento, anche dopo 38 anni. Se avete la fortuna di assaggiarlo, dedicategli del tempo: la dolcezza fruttata e gli ‘spigoli’ si integrano magnificamente e meritano di essere ascoltati, in ogni singola battuta del loro incessante dialogo. 93/100, stesso voto che gli danno Serge e Ruben. Costava 200 euro, l’anno scorso all’asta già andava a 500.

Sottofondo musicale consigliato: Janis JoplinSummertime, un capolavoro assoluto particolarmente appropriato per questo whisky.

Highland Park 1986-2011 (The Whisky Agency for Sweden, 52,5%)

In passato abbiamo già incontrato l’eccellente imbottigliatore tedesco Whisky Agency, ed oggi lo rimettiamo alla prova assaggiando un Highland Park di 25 anni, imbottigliamento esclusivo per la Svezia cui abbiamo però potuto accedere allo scorso Milano Whisky Festival. Il fatto che siano solo 233 bottiglie, oltretutto come detto riservate al mercato svedese, lo rende un malto abbastanza difficile da trovare: al prossimo festival romano Spirit of Scotland (sul quale Davide ha scritto un bel post qui), però, questo imbottigliatore sarà presente, e con ogni probabilità ci sarà la possibilità di riassaggiarlo allora – oltre naturalmente alla possibilità di provare molti dei suoi eccellenti compagni d’etichetta. L’invecchiamento in una ex-bourbon hogshead conferisce al whisky un bel colore paglierino.

N: senz’acqua, è chiuso come la difesa dell’Inter del Triplete. Molto pungente, l’alcol la fa da padrone. Ha un carattere floreale, per ora un po’ indistinto però (erica?); un po’ d’anice. Molto, molto austero. L’acqua valorizza un po’ la dimensione erbosa e floreale, definendola meglio (fiori recisi? gerani? si sente un po’ quell’odore di quando si dà l’acqua ai fiori, di terra umida…); c’è un qualcosa di agrumato (limone? forse cedro, piuttosto). Olio d’oliva. Una flebile vaniglia fa capolino qua e là: è pur sempre una botte ex-bourbon!

P: senz’acqua, è un pugno. L’alcol si sente troppo, evapora immediatamente in bocca, lasciando solo qualche allusione ad anice ed un dolcino del tutto indefinibile. Con acqua non si apre granché, ma diventa più accessibile: fave di cacao, succo di limone senza zucchero (avete presente il “canarino”?). A dominare veramente è il lato minerale: posto che difficilmente sarete soliti mangiare sassi – “sei scemo o mangi sassi?” –, avete mai bevuto l’acqua di torrente, in montagna, con quel bel fondo ciottoloso? Ecco, appunto, minerale.

F: svanisce in fretta. Resta un dolce astrattamente erboso, ma per pochi istanti; ancora fiori, ancora minerale, ancora limone.

Rispetto all’immagine degli Higland Park che abbiamo tramite gli imbottigliamenti ufficiali, l’assenza di quella tipica componente sherried si sente molto, sottraendo una dolcezza fruttata e concentrando l’esperienza sulla dimensione floreale, vegetale. Sappiamo che molti HP ex-bourbon hanno un profilo minerale, molto austero: questo appartiene esattamente a questa categoria, ed ha bisogno di molta acqua e di molto tempo. Pian piano però si apre e complessivamente resta molto particolare ma gradevole: un velo di delusione resta, perché ok la delicatezza, ok la subtlety, ma a livello di intensità dei sapori a nostro gusto è un po’ troppo debole. Un whisky ostico, che dividerà i palati: noi gli diamo 85/100, e di certo consigliamo di assaggiarlo, perché è davvero ‘inusuale’. Ne parleremo insieme allo Spirit of Scotland?

Sottofondo musicale consigliato: Lisa Hannigan – Be my husband (cover “austera” di una splendida canzone di Nina Simone).

Glenury Royal 37 yo (1973/2011, The Whisky Agency & The Nectar, 43%)

La Glenury Royal è una delle molte distillerie che, nonostante siano state chiuse da anni, continuano a regalare eccitanti soddisfazioni postume agli appassionati: la distilleria, nelle Highlands orientali, dopo essere stata chiusa nel 1983 oggi è demolita e trasformata in un complesso residenziale, ma ha una storia carina (che potete leggere qui, in fondo al post di Serge). Noi ci limitiamo a dirvi che il fondatore è il Capitano Robert Barclay Allardyce, amico della regina e gran corridore – un personaggio simpatico, pare. Oggi assaggiamo una delle pochissime espressioni disponibili, ovvero un 37 anni del 1973, invecchiato in una botte ex-bourbon, imbottigliato da The Whisky Agency e The Nectar (il primo è un eccellente imbottigliatore tedesco, ora distribuito anche in Italia da whiskyantique.com; il secondo è un importatore belga) e presentato al festival di Limburg di quest’anno. Anche nel 2010 è stato imbottigliato un Glenury Royal dello stesso anno, giudicato fantastico (superstuff, nello specifico) da Serge, chissà come sarà questo.

N: uh, ottimo. Molto caldo, dolce, cremoso; immediatamente, frutta molto intensa. Pera caramellata, torrone (beh, miele e mandorle…), forse un po’ d’arancia; lievi note di cera, accompagnate lateralmente da sentori floreali, erbosi, molto buoni. Il naso è in evoluzione, ma resta sempre caratterizzato da una dolcezza molto spiccata, oltretutto impreziosita da ‘spigolosità’ vegetali (fiori, campagna, fieno) che davvero lasciano a bocca aperta.

P: sfruttiamo la bocca aperta per berlo: uhm, diverso da quel che ci aspettavamo… è un po’ debole ma molto acido, erboso (forse tè); il limone spicca sul malto, concedendo spazio a lievissime impuntature di miele. Subito prima del finale, ecco delle note fruttate (tropicali? c’è chi ci trova nitidamente la maracuja, proprio in limine) e perfino un che di mentolato.

F: ottimo. Toffee, vaniglia; panna cotta. Note erbose all’inizio (fieno), una puntina di menta. Molto buono, costituisce una sorta di sintesi di naso e palato.

È un whisky strano, incoerente, a suo modo: chi si sarebbe aspettato un palato così aspro? A tratti ricorda il profilo di damerino  del Cragganmore 21 che abbiamo recensito qualche tempo fa, anche se con un’eleganza e un savoir faire (eh?) molto più raffinati, data l’età più matura. Jim Murray pensa che questo sia un malto ormai alla fine del suo regno, e trova l’influenza del legno fin troppo marcata: noi siamo d’accordo solo in parte, ma di sicuro ci sarebbe piaciuto assaggiare lo stesso whisky un paio d’anni fa. La nostra valutazione è di 88/100: un punto in meno per quel palato così inatteso. Qui potete leggere quel che ne pensa Ruben di whiskynotes.be.

Sottofondo musicale consigliato: Tito & TarantulaAfter Dark, dalla colonna sonora di Dal tramonto all’alba.