Monkey Whisky Night #6 (24.02.18) – Cadenhead’s

Con solo un mese di ritardo veniamo a rendere conto del sesto ritrovo del Monkey Whisky Club, ovvero l’incontrollabile creatura di un manipolo di appassionati di whisky e di semplici erotomani che organizzano degustazioni tematiche in una non meglio precisata abitazione milanese (sssh, location segretissima!!! Ma va’, scherziamo, per partecipare basta iscriversi al loro gruppo Facebook e giurare fedeltà alla Scimmia).
Questa volta il fil rouge della serata è stato l’imbottigliatore indipendente scozzese Cadenhead’s, che nel 2017 ha festeggiato i 175 anni di storia e ha fatto uscire una caterva di imbottigliamenti che a occhio e croce un assaggino lo meritano. I 5 whisky che abbiamo bevuto noi, a ogni buon conto, sono stati imbottigliati in annate precedenti nella serie ‘Small Batch’, quella con le bottiglie basse e schiacciate in stile vintage, per intenderci. Il clima era come al solito gioviale, tra il serio e il faceto senza disdegnare l’improbabile, l’assurdo, il grottesco e lo sconveniente; ciononostante siamo riusciti a prendere qualche nota di degustazione finché la rodata formula dell’auto mescita con refill libero per i 15 presenti non ha definitivamente tappato la vena descrittivista che ci contraddistingue. Ma andiamo di parterre!

light-creamy-vanilla-17-year-old-cadenhead-creationswhiskyCreations ‘Light creamy vanilla’ 17 yo (2014, batch #1, 46%): questo blended assemblato con whisky di Auchroisk, Clynelish, Ardmore e della defunta Caperdonich è piacione e facilone come l’Heineken su Tinder (qualsiasi cosa significasse, l’abbiamo scritto e fedelmente lo riportiamo). Vaniglia, torta paradiso e scorza di limone, con un discreto supporto sul lato terroso e oleoso delle distillerie Clynelish e Ardmore. È tanto saporito e un 85/100 ci sta tutto.

Dailuaine 11 yo (2016, 46%): frutta cotta, soprattutto pere. Le note di botte sherry in cui AA-Cadenhead2ha riposato per più di un decennio non sono così evidenti, e anzi si trovano sentori di whisky giovane (lieviti e canditi). Al palato è speziato e frizzantino. Sicuramente particolare ma si ferma a 84/100.

bowmore-13-year-old-2001-small-batch-wm-cadenhead-whiskyBowmore 13 yo (2014, 46%): qui si comincia a fare sul serio, con un Bowmore tipicamente marino e tropicale. Caucciù. Si presenta gentile ma non privo di una certa complessità. Il palato è molto spinto sulla dolcezza, con pacchi di liquirizia salata. Gradevole fino a 87/100.

Tobermory 21 yo (2016, 52,5%): i due bourbon hogsheads usati tobermory-21-year-old-1995-cadenheads-small-batchrestituiscono un whisky grasso, oleoso e tagliente. È un impasto compatto di noce di pecan, vaniglia, sale e cera. Al palato arriva un’ondata pazzesca di sapidità, assieme a frutta gialla e marzapane. Si percepisce una leggera torba e sul finale ci si ritrova il sale sulle labbra: semplicemente splendido. 90/100.

La serata si è poi conclusa in bellezza con un maestoso Bruichladdich 24 yo del 2016, di cui però non sopravvivono ricordi nitidi, al di là di una spiccata tropicalità, perché la convivialità e il consumo irresponsabile di alcol hanno decisamente preso il sopravvento. Sicuramente da riprovare in altri contesti, anche perché ci sembrava molto complesso.
Per concludere non possiamo che ribadire il nostro divertito assenso per il tipo di serata che il club della Scimmia del Whisky ha ancora una volta imbastito con molta naturalezza: un po’ degustazione domestica con qualche nozione a suggestionare i presenti, un po’ alcolismo smodato a suggestionare tutti. Avanti!

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shooting di fine serata by Laura Licari: all’insegna della sobrietà

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“Mullevardier” – BLEND Whiskybar, Castelfranco Veneto

Con questo post inauguriamo una collaborazione – che porterà a frutti diversi e saporiti, ma ne parleremo a suo tempo – con il BLEND Whiskybar di Castelfranco Veneto: si tratta di una realtà nuova di pacca, dato che hanno inaugurato lo scorso settembre, ma che sta avendo un successo strepitoso e che fa dell’hashtag #whiskyrevolution il suo marchio di fabbrica. Per darvi un’idea, oltre ad una bottigliera con oltre 300 etichette di whisky aperti, ci sono diverse liste con twist su drink classici – tutti a base whisky, naturalmente. Avremo modo di tornarci sopra, in futuro: intanto, a partire da questo mese i ragazzi del BLEND, guidati dai barman Dario e Daniele che si alterneranno nelle preparazioni, avranno una sorta di rubrica fissa sul nostro sito, fornendoci una ricetta a base scotch a cadenza mensile – ma non sarà così semplice, perché risponderanno sempre a una nostra proposta di base, che talvolta potrà essere un po’ provocatoria. Questo mese inauguriamo con un drink a base… rullino i tamburi… Tobermory 10 anni!

A risponderci è Dario Cerantola.

MULLEVARDIER

 

Ingredienti

Tobermory 10 anni – 4cl
Vida mezcal – 2cl
Oscar.697 vermouth rosso – 1.5cl
Bitter Martini – 1.5cl
Bitter al cardamomo – 2 dashes
Affumicatura cherry oak

Raccogliamo la sfida Tobermory!
Nel nostro Mullevardier cerchiamo di esaltare la vivacità e la piccantezza di questo single malt conferendogli una dolce fumosità accompagnata da zenzero, cannella e banana dati dal Vida Mezcal… Il tutto irrobustito da un Vermouth dalle spiccate note di rabarbaro e liquirizia in contrasto ad un delicatissimo bitter speziato e floreale. Conferiamo una nota lunga in chiusura con qualche goccia di bitter al cardamomo. Il valzer al naso ce lo giochiamo con un’affumicatura dolce di cherry oak. A voi il giudizio!

Ledaig 11 yo (2005/2017, Signatory Vintage ‘CSC’, 57%)

Durante lo scorso Freak Show dicembrino abbiamo aperto questo single cask di Ledaig, versione torbata di Torbermory, distilleria dell’isola di Mull. Negli ultimi tempi si trovano in giro sempre più barili di Ledaig, soprattutto delle distillazioni di inizio / metà anni 2000, e gli appassionati stanno iniziando a celebrare la qualità di un produttore che fino a qualche tempo fa era relegato al contenitore delle cose bizzarre: in questo caso è Signatory Vintage ad aver messo in vetro un barile ex-sherry invecchiato 11 anni. Nessuna colorazione artificiale, gradazione piena a 57%.

N: impressionante. Ha note di peperoncino Chipotle (o di Habanero Chocolate), a testimoniare la compresenza di una nota di peperone, vegetale e acida, e di una torbatura intensa. Salsa barbecue e pancetta fresca. La cosa pazzesca e davvero spiazzante è che insieme a tutto ciò c’è anche un massiccio apporto della botte sherry, con uvetta, ciliegia macerata sotto spirito; anche un panettone artigianale, stracolmo di burro. Scorza di arancia?, o forse rende meglio l’idea dell’insieme la suggestione del panforte. Ha in generale una ‘grassezza’ davvero potente, di cioccolato, di toffee, di butterscotch. Ad aggiungere complessità, una nota di mix di erbe aromatiche per arrosti (timo? rosmarino?), e pure un po’ di pepe nero. Eccellente. Ah, cavolo, dimenticavamo: la torba è marina, è catramosa, profonda, aggressiva. L’acqua apre ulteriormente sulla carne: stecchette di maiale secco. Carruba, ulteriore, e anche una tonalità medicinale, torbata, da antisettico, da pasta per dentista.

P: esplosivo, deflagrante, complessissimo. Ha una nota iniziale, evidentissima, che ci ricorda una grigliata, col grasso di maiale che cola sulle braci e la salsa barbecue (o la Worchestershire, oppure ancora indiscutibile è un sentore di Tabasco Chipotle) vicina ad addolcire… E tabasco, e ancora peperoncino. Stando sulla dolcezza, rileviamo ancora una dolcezza in crescita, con frutta rossa (ciliegia e uvetta) ancora molto pesante, macerata, sotto spirito. Ancora erbe aromatiche, ancora il peperone: e l’acqua acuisce questa dimensione, con un peperone mai così evidente in un bicchiere di whisky. L’alcol diminuisce in aggressività ma non si perde neppure una dimensione di sapore.

F: in evidenza l’anima più wild, con tanta cenere, tanto peperone, una carne infinita… E un fumo devastante

Equilibrato nella sua sfrontatezza, nel saper coniugare sentori apparentemente incoerenti. Trovano un’inaspettata sintesi note piccanti e vegetal-torbate e la dolcezza liquorosa della frutta rossa di botte, e la dimensione più greve è sempre bilanciata da una freschezza di fondo. Semplicemente: molto buono. 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: New Order – Shellshock.

Tobermory 20 yo (1994/2015, Cadenhead’s, 57,8%)

In questi giorni che annunciano malinconici la fine delle vacanze ci piace pubblicare recensioni di single cask selezionati da imbottigliatori indipendenti. Siamo fatti così, che ci volete fare. Abbiamo iniziato con l’italiana Silver Seal, per poi passare a Cadenhead’s,  storica realtà scozzese che quest’anno festeggia i 175 anni di attività con una serie di barili da panico. Noi, più modestamente ci siamo bevuti questo Littlemill 24 yo del 2016 e oggi retrocediamo di un anno andando sull’isola di Mull, appena sopra la ben più celebre Islay, dove la Tobermory produce whisky indisturbata da circa 200 anni. Spesso questa distilleria mostra un carattere arcigno, con un distillato pungente e molto particolare, fieramente spigoloso. Vediamo se da questo barile di sherry è scaturito il classico ‘impegnativo’ Tobermory.

W193_67351N: l’alcol non è pervenuto, e come prevedibile, ci si trova di fronte a un profilo “o lo ami o lo odi”. Ci sono in particolare due note, due mondi che emergono nitidi nella loro ‘sporcizia’: da un lato una componente sulphury, metallica, ruginosa, molto netta ed evidente; dall’altro, una dimensione costiera (aria di mare sferzante, aria di porto) ancora più urlata, intensissima. Sotto a queste guglie aromatiche, un’architettura di frutta rossa, anch’essa molto intensa, ma fresca, matura e succosa: ciliegie, duroni, more. Un sostrato appena accennato di polvere di caffè.

P: ripropone perfettamente questa impossibile ma felice fusione tra una frutta rossa intensa, intensissima anzi, ed un lato sporco, sulfureo e metallico, altrettanto deciso – e però rispetto al naso, forse, tra i due litiganti gode di più la frutta… Dunque ancora ciliegie, confettura di frutti di bosco, prugne nere succosissime; anche del cioccolato. E poi, appunto relativamente defilato, anche il metallo.

F: rimane a lungo quel concertone di frutta rossa e nera che sovrasta tutto, persino quel lato sulphury così presente al naso.

Siamo di fronte all’ennesima eccellente selezione per un imbottigliatore che, ne abbiamo conferma, non sbaglia quasi mai. Molto buono e, anche se certamente deve piacere lo stile così particolare, al palato difficilmente risulterà poco accattivante. Noi ci assestiamo su un massiccio 90/100, ma ad ogni modo corre voce che uno dei due organizzatori del Milano Whisky Festival, perentoriamente detto Il Gerva, se ne sia stipata una cassa, per dire.

Sottofondo musicale consigliato: Eric ClaptonChange the world

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

Tobermory 18 yo (1994/2013, Wilson & Morgan, 54,3%)

Tobermory è l’unica distilleria dell’isola di Mull, a nord di Islay, e dall’anno remotissimo della sua fondazione, il 1798, ha avuto una storia caratterizzata da continue chiusure e riaperture. Il tutto senza che il pianeta ne risentisse poi più di tanto. La distilleria produce anche distillato torbato, che imbottiglia col nome di Ledaig, e che come il suo cuginetto sembra oscillare tra imbottigliamenti davvero speciali e altri davvero dimenticabili. In questo caso il finish in una botte di sherry Pedro Ximenez, scelto per la serie ‘Barrel Selection’ di Wilson & Morgan, cosa ci regalerà?

87N: alcolico e affilato. Superata questa prima barriera, c’è un nuovo ostacolo: un muro di aromi di roba andata, tra la carne, il dado e il marsalato. Suggestioni di verdura cotta si fondono a pesanti legnate zuccherose e sherrose producendo un effetto molto strano, quasi straniante. Si tratta di un naso caldo, dove il finish si fa sentire ed emergono anche note maltate e un po’ di frutta rossa sotto spirito (ciliegie). Arance rosse. Noce moscata e un po’ di legno umido di botte.

P: l’alcol è leggermente meno aggressivo che al naso; si prosegue il percorso ardito del naso, solo meno sporco e più aranciato. Ancora carnoso ad ogni modo. Sembra a tratti metallico e tragicamente melassoso, come un rum dappoco. Brioche non fresca. Forse c’è qualcosa di cremoso, ma comunque senza troppo spessore. Fanta e frutta nera (mora).

F: si mantiene aranciato e vegetalmente maltoso. Sapore di alcol e ancora quel senso di metallo.

La domanda finale del cappello introduttivo purtroppo trova una risposta a nostro parere davvero a senso unico: questo Tobermory è pieno di spine, di particolarità spinte e sorprese spiazzanti, ma molto probabilmente non rimarrà tra i ricordi più piacevoli della vostra esistenza. Intendiamoci, non si può certo dire che sia un whisky scialbo o privo di personalità; anzi l’incrocio con il Pedro Ximenez sembra aver prodotto una creatura contronatura, un Frankenstein alcolico che di certo non passerà inosservato nel bicchiere. E non escludiamo nemmeno che certe palati possano essere affascinati da un profilo così importante. Per noi invece è 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: The BeatlesAcross the universe

 

Tobermory 1972/1995 ‘De viris illustribus’ (Moon Import, 50%)

Dobbiamo mettere le mani avanti: questa recensione sarà molto lunga. Scusandoci già coi nostri ventisei lettori, promettiamo di essere rapidi nella premessa: e dunque, oggi assaggiamo una delle bottiglie più belle che ci siano mai capitate a tiro, ovvero un Tobermory del 1972 (anno magico del whisky, secondo Serge) imbottigliato nel 1995 dall’imbottigliatore italiano Moon Import (leggi: Pepi Mongiardino) nella serie ‘De viris illustribus’. L’etichetta è magnifica, e d’altro canto proprio Moon Import, con le sue serie di cinque/sei imbottigliamenti uniti da coerenza d’etichetta, ha imposto fin dagli anni ’80/’90 un modello di stile, oggi molto imitato (si pensi ai prodi tedeschi di Whisky Agency, ad esempio): a dimostrare una volta di più che gli italiani, quanto a gusto, non hanno rivali. Assaggiamo una bottiglia storica, perché qualche anno fa si è guadagnata un votone su whiskyfun: ed essendo Tobermory una distilleria non propriamente quotata tra gli esperti, la cosa ha fatto sì che le poche bottiglie rimaste in circolazione siano sparite subito, e a caro prezzo. Noi dobbiamo ringraziare Giuseppe del Milano Whisky Festival, che ne ha aperta una bottiglia alla scorsa riunione di Ospitaletto. Quindi: grazie, Giuseppe!

Schermata 2014-06-20 alle 11.09.23N: facile capire perché questa bottiglia sia nel mito: ti mette alla prova e quasi ti sfida a entrare nel suo mondo proteiforme. A livello generale, il pattern principale è di whisky estremamente fruttato e ‘dolce’, ma questo tema, già vario, intenso e levigato, è impreziosito e innalzato a livelli inusitati da una punta ‘sporca’, torbata e speziata, veramente eccezionale. Tutto è assieme, ma noi andiamo con ordine: si diceva di un bel cestone di frutta, intensa e succosa (albicocca, pesca, mela rossa; ma anche fichi secchi), ma troviamo anche marmellate, sciroppo d’acero, brioche e un gran miele. Poi la torba, che si sostanzia in lieve nota d’affumicato misto a un che di terroso, di pepe nero, di cenere di brace; poi ancora cera (sia candela che cera d’api), che nel complesso pare condurre quasi al farmy (pare di annusare un campo di grano…). Infine, un che di legno, con punte speziate ed erbacee (menta ed eucalipto secchi; cannella?). Insomma, un naso clamoroso: purtroppo la scrittura impedisce di rendere l’idea della simultaneità nervosa ma armonica di tutte queste suggestioni…

P: anche qui, andiamo prima di descrizione generale, perché la particolarità la esige. L’ingresso è ultradiscreto, anche nel corpo, e mette in evidenza il malto, ancora molto cerealoso e in più – inaspettatamente – molto limonoso; fin da subito una torba terrosa, affumicata e pepata. Ottimo, ma una domanda: e dov’è finito tutto il resto? La risposta, pochi istanti dopo; proprio inghiottendo esplode di nuovo tutto il lato fruttato, e continua a pulsare per secondi, quasi come un mal di denti: ancora frutta gialla a valanghe, un sacco di miele, mentre continuano le scorribande di un pepe raramente così acceso ma al contempo così integrato e poco urtante: esattamente come la torba ed il legno speziato (ancora cannella menta eucalipto). Fumo in aumento, che…

F: …si prende definitivamente la scena in un finale orgasmico e infinito, tra generose manciate di pepe e sommosse d’un malto d’antan (?).

Non sappiamo dire se sia opportuno spendere altre parole; forse l’unica cosa che va ribadita è che si tratta di un malto estremamente sfaccettato, affabile e nervoso, austero e morbido, intenso e beverino. Ci ricorda il profilo di certi Brora, e con questo abbiamo detto tutto; ah no, manca il voto: 95/100, e per oggi chiudiamoci in un rispettoso silenzio.

Sottofondo musicale consigliato: TrafficGlad.

Ledaig 10 yo (2012, OB, 46,3%)

Stiamo finendo le nostre italian sessions, per ora; abbiamo deciso di assaggiare un whisky che manca nella nostra lista, ovvero un Ledaig, la versione torbata della (non molto) quotata distilleria dell’isola di Mull, Tobermory. Nello specifico, abbiamo deciso di assaggiare un Ledaig del 1997 imbottigliato nel 2011 da High Spirits, storico marchio dietro cui si cela Nadi Fiori (di cui Davide ci parla un poco qui); siccome ci piace far paragoni, abbiamo pensato di sfruttare l’occasione per confrontarlo con un Ledaig ufficiale, il 10 anni di recente rilanciato. Buona norma vuole che i più giovani vengano seccati prima, e quindi, via: secchiamo ‘sto 10 anni. Il colore è dorato chiaro.

ID-ledaig-10-newN: avviso ai naviganti: qui siamo nel bel mezzo di un “o lo ami o lo odi”, e la soggettività sarà determinante. Ad accoglierci c’è una coltre acre di torba molto ‘organica’ (non molto affumicato, però), di stalla, dado, carne di maiale… Una nota iodata. Poi, ecco un altro protagonista, il malto: molto giovane e acerbo, con note di cereale macerato e lievito (ci viene in mente il porridge). Distinta, una traccia di scorza di limone, mentre l’unica altra suggestione fruttata è un che di new-makeish, zuccherino e candito: ma per trovarlo, bisogna impegnarsi… Col tempo – ma tanto tempo -, si apre un poco verso note diciamo vanigliate, biscottose, e decisamente diventa più rotondo.

P: qui si rientra nell’alveo dell’ordinario, con un gradevole profilo più tipicamente da “torbato”: l’affumicatura cresce, con acri note torbate intense, ma meno ‘urtanti’ che al naso. Ci sono ancora intense tracce di cereali (muesli) affiancate – questa volta – da una dolcezza zuccherina (zucchero di canna) piuttosto intensa e quasi cremosa.

F: non lunghissimo, su muesli, zucchero di canna, ‘gas di scarico di macchina’, che detto così pare brutto ma in realtà è meno spiacevole di quel che si pensi.

Con tempo e un po’ d’ossigenazione decisamente si arrotonda un po’, soprattutto al naso, che comunque resta ostico e senz’altro molto particolare. Il whisky più simile (relativamente) che ci è capitato di assaggiare è senz’altro il Longrow, ma comunque anche quest’ultimo è piuttosto distante e meno ‘organico’. Onestamente, ne abbiamo apprezzato la diversità e senza dubbio ne consigliamo un assaggio (secondo noi, alcuni potrebbero impazzire), ma non ci sentiamo di perdere la testa per questo imbottigliamento, che resta piuttosto semplice. A voler dire una sciocchezza senza rete, però, siamo ora curiosi di assaggiare versioni più invecchiate; probabilmente il tempo in botte influirà su certe asperità ‘giovanili’ e aggiungerà complessità, e chissà che non si arrivi a vette – per intenderci – broresche… Ma forse è solo un sogno. Il voto, comunque, sarà di 79/100, e Serge (che parla di “farmiest peat ever”) la pensa così. Grazie a Luca per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Guns N’ RosesCivil War.

“Le isole della Scozia”, Ospitaletto: riunione singlemaltwhisky.it

Sabato sera ho avuto il piacere di partecipare a Ospitaletto alla prima convention nazionale del forum singlemaltwhisky.it, popolato da un numero sempre maggiore di appassionati di whisky e vero punto di riferimento in Italia per chi voglia condividere la sua infatuazione per il nostro caro distillato. A questo proposito, senza eccedere in retorica, vorrei ringraziare innanzitutto Gian Paolo e Dameris, splendidi padroni di casa; poi naturalmente Claudio di I Love Laphroaig e Davide di Angelshare, maestri di cerimonia che hanno saputo intrattenere i partecipanti, travolgendoli con una straordinaria passione, autentica e coinvolgente. Davvero complimenti, siete stati bravissimi! Last but not least, congratulazioni ai presenti: se la serata è stata davvero riuscita, beh, è stato soprattutto merito vostro (nostro, dai…)! Prima di passare a quello che abbiamo bevuto, una considerazione molto rapida: sarà che l’oggetto della passione comune è il whisky, e quindi a un certo punto si è tutti “più leggeri”, ma è davvero bello trovare sempre persone così cordiali e alla mano. Abbiamo pubblicato alcune foto sulla nostra pagina facebook.

Il tema della serata era “le Isole di Scozia”, esclusa Islay, per una volta; abbiamo dunque assaggiato sette whisky, uno per ciascuna distilleria situata sulle varie isole di Scozia. Nell’ordine, dalle Orcadi un Highland Park 12 yo Tartan Collection, selezionato da Claudio Riva, e uno Scapa 16 yo ufficiale; dall’isola di Skye, un Talisker 30 yo, imbottigliamento ufficiale del 2008; dall’isola di Mull ecco un Tobermory 15 yo, finito in botti di Oloroso; dalla dirimpettaia di Islay un Isle of Jura 1992/2006 selezionato e imbottigliato da Samaroli; da Arran, un imbottigliamento ufficiale Isle of Arran del 2006 finito in una botte di Trebbiano d’Abruzzo; infine, una vera chicca: il primissimo imbottigliamento di single malt della neonata distilleria Abhainn Dearg dell’isola di Lewis. Evidentemente una situazione del genere non è il massimo per analizzare e sezionare un whisky, ma nonostante questo ho deciso ugualmente di pubblicare, qui sotto, delle brevi note di degustazione della bottiglie bevute, stese bevendo e cogliendo le suggestioni di tutti. Se le nostre opinioni e i nostri giudizi (voti compresi) sono sempre da prendere con le pinze, in questo caso l’avvertimento è doppiamente valido; ma dato che questo blog è prima di tutto un diario delle nostre degustazioni ed esperienze, beh, non potevo certo esimermi. L’Arran e l’Abhainn Dearg sono i malti che vedono le note più scarse, ma erano anche gli ultimi due… La concentrazione e la voglia di star lì ad analizzare erano fisiologicamente diminuite, ma confido che chi legge saprà perdonare; tanto in fondo è un gioco, no?

Highland Park 12 yo (1999/2011, Tartan Collection, 46%)

N: molto profumato, floreale; ci sono intense note tipicamente ex-bourbon (vaniglia, frutta gialla); notevole il salmastro. Ci sono note speziate, e dopo un po’ tende a venir fuori un delizioso aroma di legno. P: noce? Molto cereale. Coerente con il naso (ne riprende le suggestioni), è un whisky ‘delicato’ ma i sapori si sentono molto bene, hanno una intensità che, ad esempio, manca al 12 anni ufficiale. F: non lunghissimo, ma tutto su cereali e una lieve torba. Complessivamente, un ottimo whisky, decisamente superiore all’omologo ufficiale. 85/100

Scapa 16 yo (OB, 40%)

N: rispetto all’HP, ha meno vaniglia ma i cereali si sentono di più; è un po’ più ‘vegetale'(note di anice, ma soprattutto fieno e orzo) e più fruttato (sempre frutta gialla, anche se a un certo punto ho creduto di sentire nitidamente della fragola…) P: ancora, tra cereali e frutta gialla molto intensa e saporita (pesca, soprattutto!, veramente nitida; anche albicocca e frutta tropicale). F: non lunghissimo, su liquirizia e malto. Complessivamente, non male; si sente molto l’apporto di botti first-fill, come notava giustamente Claudio. Più semplice rispetto all’HP (manca la marinità) ma con una squisita frutta al palato. Anche a questo darei 85/100

Talisker 30 yo (2008, OB, 49,5%)

L’insufficienza di queste note spicca dolorosamente per il Talisker: grandissima complessità, nelle tre ore della degustazione non ha mai smesso di cambiare. Speriamo tanto di poterlo bere ancora in futuro, per passare un po’ di tempo a ‘studiarlo’… Ne vale la pena! N: spettacolare, ci sono spezie dolci (cannella) e no (noce moscata), c’è caramello, c’è miele, ma quel che più mi colpisce all’inizio è l’intensità della cera e di alcune note ‘di stalla’ (legno, polvere, fieno… stalla, no?) che finora avevo trovato solo nei Brora. C’è di tutto e di più, vaniglia, spezie, frutta intensa (frutta secca, uvetta…), liquirizia, note agrumate. Il tutto contornato da un’affumicatura molto gentile (carbone, falò spento). P: fiammate di sapore. Liquirizia, marmellata d’arancia; spezie (zenzero, pepe nero), ancora cera; caramello naturale, frutta essiccata; salato, alla fine. Semplicemente ottimo. F: lungo, persistente, in continua evoluzione; prevalgono le note marine, direi. Il vincitore della serata: 91/100, ma solo perché non l’ho potuto bere con sufficiente attenzione, altrimenti ho la sensazione che il voto sarebbe stato più alto…

Tobermory 15 yo (2010, Oloroso sherry finish, OB, 46,3%)

N: il passaggio di qualche mese in sherry si sente subito; purtroppo a prevalere sono note pungenti molto intense (chi diceva acetone, chi parlava di cera per legno… io sentivo qualcosa di simile all’aceto balsamico), lasciando decisamente in secondo piano qualche piacevole aroma fruttato (frutta secca, ancora) e un lieve cioccolato al latte. P: praticamente senza corpo… dolciastro, ma non è malvagio; frutta rossa amara (Davide parlava giustamente di nocciolo di ciliegia), caramello, uvetta… Un po’ di liquirizia, forse. F: sulla frutta secca, ma non pare particolarmente persistente. Complessivamente, un malto non del tutto scombinato ma di certo facilmente dimenticabile. La maglia nera della serata: 80/100.

Isle of Jura 1992/2006 (cask #5842, Samaroli, 45%)

Il dram più ‘strano’ della serata, con un colore paglierino chiarissimo. N: mandorla, uva? quel che domina però è il lato vegetale, erboso (tanto, tanto fieno); l’alcol si sente, forse un po’ troppo; una leggerissima vaniglia si sente sullo sfondo. P: ancora, molto erbaceo; mandorla, noce… la dolcezza iniziale si trasforma presto in amaro, con tutta l’attenzione concentrata sul fieno e un leggero cereale. Liquirizia? F: non lunghissimo (ma certamente la sua ‘leggerezza’ era penalizzata dal venire subito dopo il Tobermory, sherried e decisamente su sapori più intensi), ancora a prevalere è il lato erboso e la mandorla. Complessivamente, è un malto particolare, che certamente non sarà amato da tutti; un profilo così erboso a me personalmente piace molto, ma forse questo Jura è un po’ penalizzato dal non avere molto altro da offrire. Sarei felice di riberlo da solo, con più calma. Per ora, mi dispiacerebbe dargli meno di 84/100.

Isle of Arran single cask Trebbiano d’Abruzzo finish (2006, OB, 56%)

La vera sorpresa della degustazione. A questo punto della serata la mia voglia di prendere appunti era decisamente sommersa dai 5 malti già assaggiati, quindi le note saranno ancora più stringate. N: la gradazione si sente, c’è bisogno di un po’ d’acqua. Spiccano, molto intensi, vaniglia e frutta gialla; pian piano pare uscire un legno caldo molto buono, forse leggermente speziato. P: nei miei appunti ho scritto “fruttatissimo e legnosetto”… Nitidamente si sentono, con una intensità che mi ha davvero colpito, un po’ di vaniglia e soprattutto tanta frutta gialla (albicocche fresche, pesche sciroppate…). Molto fruttato, molto buono. F: ancora frutta, più un po’ di legno qua e là. Decisamente migliore rispetto alle note che gli ho dedicato: 88/100, e spero di poterlo riassaggiare in futuro.

Abhainn Dearg 3 yo (2008, OB, 46%)

Non ho steso note di degustazione; d’altro canto, questo è poco più che un new make, con un profilo davvero particolare e ancora molto poco definito. Spendo due righe solo per presentare la micro-distilleria, sorta sull’isola di Lewis nel 2008 per provare a dare visibilità alla comunità del luogo e per ricostituire la gloriosa tradizione della distillazione clandestina. Per fare un esempio, gli alambicchi sono la versione ‘ingrandita’ di quelli – estremamente rozzi – di proprietà del nonno del proprietario Mark “Marko” Tayburn; ancora, per dare l’idea, parte dell’orzo (ma il progetto è che diventi la totalità) viene coltivato direttamente nei campi adiacenti la distilleria. Più accurate parole sono però spese da Claudio sul suo sito: qui trovate il resoconto della sua visita all’Isola di Lewis, con belle foto e molte informazioni preziose. Senza voto, dunque, ma massimo supporto al progetto di Marko!

Appuntamento a tutti alla prossima riunione del forum… Per restare aggiornati sugli eventi di volta in volta proposti e organizzati, non dimenticatevi di iscrivervi e dare un’occhiata a questa pagina!

Sottofondo musicale consigliato: un po’ di swing per il clima di festa, Benny GoodmanSing, sing, sing.