Whiskyfacile… al Milano Whisky Festival!

14976636_1242433639149438_2123820976059888283_oCome da tradizione, per la quinta volta quest’anno parteciperemo al Milano Whisky Festival stando dietro al banchetto di Beija-Flor… e come da tradizione, l’importatore ci ha messo a disposizione il suo intero portfolio per farci scegliere 13 percorsi di degustazione, 13 terzetti che saranno proposti in assaggio con la formula del ‘bevi tre, paghi due’. Qui sotto mettiamo i manifestini per 12 percorsi, con qualche indicazione: innanzitutto, quest’anno è il 175° anniversario di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente di Scozia, e per quanto buona parte degli imbottigliamenti celebrativi non siano più disponibili abbiamo costretto Maurizio a mettere in assaggio qualche chicca, pescando soprattutto tra le release del 2017 (attenzione a due single cask per i punti vendita di Cadenhead’s…). Rispetto agli anni scorsi ci sono poi alcune novità: Bladnoch in primis, con le Lowlands finalmente rappresentate, poi l’irlandese The Whistler e, con grande gioia nostra, il bretone Armorik. Inoltre, spiccano alcuni imbottigliamenti esclusivi per l’importatore, ad esempio (udite udite) un GlenDronach del 1992 in Oloroso, o due Kilchoman, uno in bourbon e l’altro finito per sei mesi in Pedro Ximenez.

Sopra però abbiamo parlato di 13 terzetti, e qui sotto ce ne sono solo 12… Ebbene sì, ce n’è uno fuori lista, fatto di soli imbottigliamenti “almost rare“, ovvero usciti come ‘normali’ qualche anno fa e nel frattempo diventati piccoli oggetti di culto. Eccolo qui:

  • Kilkerran Work in Progress 1st edition (2009, 46%)
  • Longrow 10 yo (anni 2000, 46%)
  • Kilchoman 2007 SC Oloroso per Beija-Flor (2013, 58%)

Insomma, dovreste trovare malto per i vostri denti, o no? Noi vi aspettiamo, anche solo per quattro chiacchiere!

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Tomatin 12 yo (2016, OB, 43%)

Tomatin ha di recente vinto un premio per la distilleria “più cresciuta” a livello d’immagine negli ultimi anni – in effetti la veste grafica delle loro bottiglie è cresciuta moltissimo con l’ultimo cambio di packaging, rendendo più appetibile un prodotto che era già eccellente di suo (ma si sa, le allodole vogliono specchietti talvolta, e anche l’occhio vuole la sua parte, e tanto va la gatta al lardo). Il 12 anni ufficiale è sì composto: botti ex-bourbon, refill hogsheads, sherry butts, dopo 11 anni e mezzo viene tutto mescolato e tenuto per 6/9 mesi in refill Oloroso, e dunque è un finish, tecnicamente. Dimentichiamo le sirene del packaging e torniamo a indossare parrucca e toga e colletto, corrucciamo la fronte con aria grave e andiamo a giudicare.

N: molto vario ed espressivo: in effetti la pluralità di legni si traduce in una pluralità di storie… Sicuramente una narra di bella frutta secca (noci e nocciole); un capitolo è dedicato all’arancia e alla scorza d’agrume, mentre un’astratta frutta giallorossa si fa largo senza faticare tra le pagine. La storia principale è però dedicata ad un malto caldo, forse addirittura lievemente torbato (note minerali), a tratti davvero esuberante.

P: qui la trama è forse meno intricata, con un proemio delicato e leggermente fruttato (ancora frutta gialla indistinta) e poi ancora un romanzo di formazione del malto, caldo, croccante e lievemente minerale (fette biscottate, qualche venatura acre di torba, soprattutto proprio il sapore dell’orzo assaggiato nei tour in distilleria). Ancora frutta secca (tra nocciola noce e perfino l’uvetta dello sherry).

F: di media durata, tutto tra malto, miele e un po’ d’uvetta.

Buono, un classico whisky d’introduzione, di quelli che sembrano semplici ma poi non così tanto. Con le sue sfumature minerali da vero whisky delle Highlands varia il tema principale, tutto incentrato sul malto, vero eroe di questo piccolo poemetto epico. 84/100 è un voto giusto? Secondo noi sì, d’altro canto è il nostro blog, quindi…

Sottofondo musicale consigliato: Jacob Bellens – Untouchable.

Tomatin 24 yo (1990/2015, Valinch & Mallet, 56,2%)

Ultimamente Tomatin sta rilanciando il proprio marchio: la mossa più evidente è il cambio del packaging, con nuove bottiglie (molto belle peraltro) e nuove etichette, ma anche le strategie commerciali paiono accodarsi al trend delle distillerie più quotate: single casks, release limitate, selezioni superpremium con invecchiamenti importanti e costi adeguati alla collocazione. Noi abbiamo sempre apprezzato Tomatin, ma con sgomento non ne conserviamo espressioni ufficiali tra i sample: per fortuna abbiamo un single cask di 24 anni, imbottigliato dai quei due mascalzoni di Valinch & Mallet (la botte è a metà con whiskybroker), da botte ex-sherry.

Schermata 2016-07-22 alle 11.40.52N: complice anche la gradazione monstre, ha un naso molto compatto e (sulle prime, per lo meno) difficile da penetrare. Prevalgono le note educate di frutta disidratata: dall’uvetta alle bacche di Goji (…), all’albicocca. Ha un che di minerale ed erbaceo, che assieme alla timida frutta ci fa immaginare persino un’acidula melagrana; se non sembrasse brutto da dire, potremmo spingerci a parlare di aceto bianco di mele, tutto giocato sull’ossimorico filo di una zuccherina acidità. Pian piano si apre su note al limite della vaniglia e della frutta gialla: davvero particolare e challenging, continua a cambiare e mai si concede uno sguardo ruffiano.

P: frutta rossa?, torte cremose?, un pizzico di malizia? Niente di tutto ciò, l’interazione con la botte ex-sherry (ipotizziamo: di non primo riempimento) ha qui portato a risultati inattesi: note di pera acerba, di vino bianco, passando per una multiforme suggestione di fieno, di uva bianca. Una venatura minerale? Un po’ di limone, forse anche di zenzero?, e uno strano e astratto senso che sta a metà tra il cioccolato e il mentolato. Con acqua, si fa un poco più dolce (si va verso la mela gialla) ma nel complesso lo preferiamo a grado pieno, più tosto e tagliente.

F: di medio-lunga durata, molto pulito, minerale e ancora dalle tinte gradevolmente acidule.

Beh, un whisky veramente sostenuto e talmente poco agghindato da sembrare nudo: Valinch & Mallet ci ha abituato a scelte peculiari, talvolta all’insegna della botte molto attiva, talvolta tutto all’opposto… Qui siamo decisamente in questa categoria, con un eccellente distillato in primissimo piano anche dopo 24 anni di interazione con un legno evidentemente levigante e poco attivo. La scelta ci piace, senz’altro, anche se – a onor del vero – dobbiamo avvertire che si tratta di un Tomatin che può risultare difficile, austero, soprattutto al naso: ma anche questa è una scelta che ci piace, no ai deboli di cuore, sì all’ardimento! 88/100, avanti il prossimo.

Sottofondo musicale consigliato: James Senese, Napoli Centrale – Ngazzate Nire.

Tomatin 8 yo (2006/2014, High Spirits for Gluglu, 50%)

Proseguiamo il nostro percorso alla scoperta dei giovinetti, cosa che, messa così, parrebbe richiedere come minimo la protezione delle alte sfere del Vaticano: ma, battutacce a parte, qui si parla di acquavite di cereali, e dunque assaggiamo un single cask di Tomatin di 8 anni, selezionato e imbottigliato da Glen Maur (animatore del whisky club Gluglu) nella nuova serie “Adventure Travel”, dedicata ai più entusiasmanti viaggi fatti dallo stesso Mauro. Occhio al packaging, peraltro: al festival di Milano, probabilmente, verranno presentate delle confezioni quantomeno sfarzose… Si inizia con un (favoloso, ammetterete) Como-Teheran-Como, 10000 chilometri percorsi nel 1976 a bordo del mitico Westfalia: noi, non potendo assaporare l’atmosfera dell’Iran prima di fedayyin e Khomeini, ci accontenteremo di questo dram…

Schermata 2015-09-09 alle 10.50.00N: alcol poco in evidenza. Porta i suoi pochi anni esibendo note asprigne (sarà che stiamo perdendo il controllo di noi stessi ma ci vengono in mente le bacche di goji, perfino l’alchechengi), poi di cereale fermentato (come nel Glenallachie, c’è un senso di mash tun). Poi però c’è anche un lato più accattivante, connotato essenzialmente da due suggestioni: un forte sentore di arancia secca, di oli essenziali d’agrumi; e poi un legno levigato, caldo, che sa di frutta secca (nocciola). Completano la marmellata d’albicocche e burro fresco. Via via si fa sempre più caldo e fruttato (uvetta, prugne cotte), pur se sempre in alternanza con grosse zaffate di malto giovane.

P: a livello d’intensità ci siamo (anche se dopo qualche sorso il corpo tende a perdere un po’) e pure proseguono luminose alcune delle vie tracciate al naso: c’è ancora un lato agrumato non indifferente e ricompare tanta frutta secca (ancora nocciole); brioche all’albicocca, e un po’ di frutta cotta. Sentiamo anche l’apporto del legno, che se sulle prime ricorda la liquirizia, dopo un po’ sembra puntare diritto verso un più deciso amarognolo. Quel che però prevale è comunque il cereale, un malto diretto, che rivela appieno l’età del dram. Ancora burro fresco. Non è per niente male, forse patisce l’assenza di grossi punti esclamativi, alla lunga.

F: asprigno e legnoso, malto e frutta cotta (come scrive lo stesso GlenMaur su whiskybase).

Confermiamo il giudizio dell’altro giorno: anche i whisky giovani, poco invecchiati, sanno regalare soddisfazioni. A nostro gusto, il Glenallachie era un poco più strutturato e complesso rispetto a questo Tomatin, forse per una maggiore integrazione delle note maltose e dell’apporto del legno: ma dovessimo ritrovarci in Iran con solo questa bottiglia da bere, beh, non verremmo certo a lamentarcene. 81/100, e via verso una nuova avventura.

Sottofondo musicale consigliato: Rachid Taha – Rock the Casbah, non abbiamo trovato nulla di più improbabile.

Cena Gluglu – Grain Whiskies, 26/2/15

FullSizeRenderGiovedì scorso abbiamo avuto il piacere di partecipare per la prima volta ad un evento organizzato dallo storico Whisky Club Gluglu, attivo da quindici anni grazie soprattutto alla voglia e all’entusiasmo di Glen Maur, mattatore e mastermind del club. Il format è stato quello della cena-degustazione: sei (in realtà sette, in realtà otto…) whisky abbinati ad altrettante portate, raffinatissime, preparate dallo chef Mario Pozzi della Trattoria del Glicine di Cernobbio. Il tema era il grain whisky, genere solitamente sottostimato (“pff, roba da blended”) ma che sa regalare guizzi di genio: abbiamo assaggiato l’Haig Club (quello di Beckham); uno Strathclyde 12 anni (2001/2013) della serie Cask Strength di Chivas, a 62,1%; un Invergordon 21 di Cadenhead’s (1991/2013, 46%); un North British di Wilson & Morgan (1991/2014, cask #3325); un Girvan ancora di Cadenhead’s di 33 anni (1979/2013) a 46%; un Port Dundas ufficiale (Special Release di Diageo 2011) a 57,4%. Tra questi grain, che onestamente ci hanno complessivamente sorpreso positivamente (alla faccia di tutti i pregiudizi…), una menzione d’onore la diamo all’Invergordon, che ci ha stupito perché inusuale, meno dolce degli altri e più particolare, con note quasi torbate ed erbacee al palato; ma eccellenti erano anche il Girvan, molto complesso e strutturato, così come il North British; e lo Strathclyde, pure così giovane, aveva un’intensità al palato molto piacevole. Non ci spingiamo a dare valutazioni numeriche, ma di certo ora possiamo dirci anche appassionati di grain!

FullSizeRender-3Ma oltre a questi sei, abbiamo avuto il privilegio di assaggiare in anteprima un Tomatin 8 anni, selezionato da Gluglu nella neonata serie “Travel Adventures” (per cui si preannunciano confezioni speciali…): un gradevolissimo refill sherry butt, giovane e maltoso ma non privo di guizzi e di qualche nota ‘sporca’, come piace a noi. Presto lo recensiremo con calma, così come recensiremo la vera sorpresa della serata, per cui saremo sempre grati a Mauro: uno Springbank 1965/1990 selezionato e imbottigliato da Samaroli. Un whisky magnifico, semplicemente, con un naso veramente incantevole, di quelli che continuano a mutare, passando da note di cera e libri vecchi a frutta secca, frutta cotta, frutta fresca, tabacco… E si potrebbe andare avanti all’infinito – ma come detto, lo recensiremo presto con calma.

FullSizeRender-2Insomma, un ingresso nel mondo Gluglu veramente ‘in pompa magna’: speriamo davvero di riuscire a organizzare qualcosa assieme, e, se non altro, possiamo assicurare che non sarà certo l’ultima riunione del club cui avremo partecipato… Slàinte!

Tomatin 35 yo (1978/2013, Cadenhead’s small batch, 44,1%)

Nel 2013 Cadenhead’s, imbottigliatore indipendente tra i più blasonati in Scozia, ha lanciato una nuova linea di imbottigliamenti d’età e distillerie varie. Le uniche caratteristiche fisse di questa linea sono la splendida bottiglia schiacciata dal sapore retrò, il vatting di pochissime botti (di qui il nome ‘small batch’) e, a quanto pare, l’elevata qualità media dei malti messi in circolazione con questa etichetta. Noi andiamo nelle Highlands e assaggiamo un Tomatin con un invecchiamento “importante”, come si dice in questi casi.

ob_24f195_tomatinsmallbatch1-copyN: ha un ego smisurato: i concetti generali che evoca sono la compattezza, l’intensità, la saturazione. Un whisky ‘grasso’ e questa immagine diventa suggestione di pastelli a cera, mai così nitida e reale. Sotto scalpita il distillato di Tomatin, che ci ha abituato a una certa tropicalità: qui c’è un mango totalizzante, accanto ad ananas (che in verità perde intensità nel tempo) e banana matura; poi frutta rossa marmellatosa (fragoline) e un che di pesca sciroppata. Stupisce l’assenza d’aromi legnosi e speziati, in un ultratrentenne. Burro caldo.

P: il profilo si ‘sgrassa’ un po’ e si avvicina di più al 30yo ufficiale, con una frutta tropicale sempre maestosa: ancora mango e ananas, goyaba ma anche una bella acidità (maracuja strepitosa). Una robusta nota di malto e un po’ di fragola completano un profilo certo non complessissimo ma di sicura intensità. Dimenticavamo la peculiarità del pastello a cera, di nuovo presente a mo’ di collante, davvero accattivante e particolare.

F: un bell’assolo di malto, con la band di frutta acidina e tropicale che diligentemente fa da sottofondo. Un pizzico di frutta secca (noce).

Siamo rimasti a bocca aperta quando, dopo la degustazione, abbiamo letto che le botti da cui è stato ricavato questo ‘small batch’ erano ex bourbon. Purtroppo il sample era finito e non abbiamo più potuto soppesare questo nuovo dato, rimanendo così tragicamente anche a bocca asciutta. Ad ogni modo questo Tomatin dal naso esplosivo, tentatore e succoso al palato, meriterebbe davvero un assaggio, se vi capitasse sotto mano. Se poi aveste anche il portafoglio troppo gonfio per farlo entrare in tasca, beh l’acquisto di una bottiglia potrebbe aiutarvi a ridurne lo spessore; costa attorno ai 300 euro, cifra impegnativa ma in qualche modo equilibrata per la qualità del prodotto. Noi tutto ciò lo traduciamo in un 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Luigi TencoLa ballata della moda

 

 

Tomatin 30 yo (2013, OB, 46%)

Proseguiamo nel nostro tour delle fonde di bottiglia riportate a casa dal festival (poche boccette stavolta, ma il nostro spirito accattone non ha subito danni), e proseguiamo con nientepopodimeno che un Tomatin di 30 anni. L’importazione di Tomatin (ne parla Andrea qui) è una fresca novità per il mercato italiano: vediamo se questo 30 anni tiene alta la bandiera della distilleria o meno.

Schermata 2013-11-21 alle 23.19.22N: bum! benvenuti ai Tropici! Sembra di annusare un succo di frutta tropicale: c’è tanta maracuja, poi ananas maturo, cocco… Spiccano però anche note di frutta rossa: ma in versione gelée ai frutti rossi (al lampone, diremmo); poi gelée agli agrumi… C’è una nota curiosa agrumata come di punch al mandarino, poi ancora zenzero candito. Le note ufficiali dicono mela verde, scopriamo, e in effetti… Freschissimo.

P: colpisce la compattezza, con un corpo di presenza e personalità molto solide, a dispetto della gradazione ridotta. Sostanziale coerenza col naso, con una rigogliosa flora tropicale (maracuja su tutti, ma ancora succo tropical mix); poi, zenzero, a rendere ancor più esotico e frizzantino il complesso. Lievemente più dolce del naso, con morbidi inserti cremosi e mielosi. Caramelle gelée, ancora.

F: lungo, intenso, juicy. Torna fuori il malto, con punte di nocciola, brioche, miele, cocco…

Supertropicale: certo non un mostro di complessità, ma bisogna dare atto a questo Tomatin che pare Dorian Gray, certamente non mostra l’età ormai relativamente avanzata… Freschissimo, davvero: succoso come pochi altri, ricorda caramelle gommose di ogni qualità; il tripudio tropicale del naso, poi, non ha rivali. Il nostro voto sarà di 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Giuni RussoMaracaibo.

Tomatin 35 yo (1976/2011, Wilson & Morgan, 51%)

Ormai ci stiamo avvicinando al prossimo Milano Whisky Festival, il più importante evento dedicato al whisky nel nostro contraddittorio paese. Pian piano i programmi delle diverse masterclass vengono pubblicati, e sono tutte molto interessanti: tra queste, oggi ci sentiamo di consigliarvi quella di Wilson & Morgan (imbottigliatore indipendente italianissimo, nonostante il nome), perché – a nostro giudizio – propone il miglior rapporto qualità / prezzo. Il programma prevede cinque malti di tutto rispetto, tutti a gradazione piena e non colorati: un Laphroaig 21 anni in sherry, un Bunnahabhain del 1968, un Port Ellen del 1982, un Glenlivet del 1975… e questo Tomatin di 35 anni, distillato nel 1976 e imbottigliato nel 2011, dopo 35 anni passati nella botte #10 di sherry Oloroso. Il colore è ramato.

N: l’alcol quasi non si sente. Ha una grossa personalità, gloriosamente strutturata sotto forma di uno sherried ben invecchiato, con un fascino d’antan. Vale a dire: in un naso di grandissima complessità, questo è quel che ci troviamo: il profilo sherried è subito ‘sporcato’ da note – spettacolari – di legno umido, vecchia cantina, punte quasi erborinate, note di cera d’api, propoli… Poi però, pian piano, il naso si apre a molto altro, a frutta intensa e profondissima (pesche sciroppate, banana matura), poi note più attese (cioccolato, qualche nota di frutti rossi, marmellata d’arancia, torta di mele). A ogni snasata cambia leggermente: ci sono infinite sfumature, rabarbaro, chiodi di garofano, delicate note di marmellata di prugne, di menta; c’è una dolcezza ‘vegetale’ che non sappiamo mettere bene a fuoco. Delicato, intenso, sfaccettato. Fantastico. Qualche goccia d’acqua tende a ‘sfarinare’, rendendo il tutto più legnosetto.

P: Che spettacolo… Esplosioni di frutta, fiammate di sapori, tsunami di intensità. Il primissimo impatto è fruttato, molto caldo, con frutti rossi (ciliegia nitida) e frutta tropicale che di volta in volta si contendono lo scettro. Poi però arriva il legno, leggermente amaro, con note di cioccolato e tanta frutta secca; straordinaria è l’intensità dei sapori, con un corpo molto morbido. Note pepatine, zenzero candito; un po’ di vaniglia; punte agrumate (scorzette d’arancia).

F: decisamente fruttato, legno, frutta secca, vaniglia, ciliegia, cioccolato amaro, arancia… Lungo, intenso, insomma wow.

Il naso è semplicemente fantastico, di una incredibile complessità, pieno di diverse sfumature, in continua evoluzione; il palato è più ‘standard’ ma tutti i sapori hanno un’intensità davvero clamorosa. Se possiamo consigliare, non aggiungeteci acqua: in qualche modo, ci pare, banalizza un’esperienza davvero imperdibile. Il nostro umile giudizio è di 92/100. Per citare il grande Gianluca Gaudio, “non lo perdano!”.

Sottofondo musicale consigliato: sfidiamo i soliti moralizzatori a criticare la scelta di Wendy ReneAfter laughter come tears.