Tullibardine 24 yo (1993/2017, Claxton’s, 52%)

Tullibardine, Tullibardine, quante volte ti abbiamo visto far capolino dal ciclio dell’autostrada A9, a metà strada tra Perth e Sterling, e ti abbiamo sottovalutato. Non capivamo, noi francamente non pensavamo, non ci passava nemmeno per l’anticamera del cervello che una distilleria potesse trovarsi in uno dei posti meno ameni dell’amenissima Scozia. E invece, già dal 1949, Tullibardine è sorta dalle ceneri dello storico birrificio Gleaneagles, affermandosi ben presto come una distilleria consacrata alla produzione di whisky per il blending. Dopo un lungo periodo di inattività, dal 1994 al 2003, un consorzio di investitori ha impresso una prima svolta, sottoponendo buona parte delle warehouse a una massiccia operazione di recasking, prima che Tullibardine passasse nel 2011 al gruppo francese di vini e spiriti Picard. Il resto è storia quotidiana, con un core range ancora oggi basato su un uso disinvolto dei legni, anche non convenzionali (Burgundy e Sauternes), nell’attesa di avere stock sufficienti. Noi invece assaggiamo un single cask di Claxton’s, invecchiato per 24 anni in un ben più convenzionale hogshead ex bourbon.

tullibardine-24yo-claxtonsN: molto pungente e secco, curiosamente poco aromatico.  Si presenta nudo senz’altro, mostrando note di alcol, di punte viniliche e vegetali (erba fresca), perfino un che di resinoso. Cartone bagnato. Una punta di polvere. Poco altro, qui e là vengono fuori note di legno, con brioscina e un che di astrattamente fruttato. Strano profilo, sicuramente, ma non ci convince.

P: pera al sapore di whisky, whisky al sapore di pera. Poi un’infinità di frutta secca (nocciola) e un po’ di spezie (pepe bianco). Molto, molto secco. E molto, molto poco d’altro.

F: tanto legno e frutta secca. Felpa la bocca di una drastica nota whiskosa semplice semplice, che non lascia troppo spazio all’immaginazione.

Ci sembra un whisky messo in bottiglia non per cercare il consenso delle masse, non per piacere a tutti, grandi e piccini. Piuttosto esibisce toni ruvidi, soprattutto al naso, dove i 24 anni di botte non sembrano aver più di tanto ingentilito le asperità del distillato. Il palato è invece decisamente più gradevole del naso, anche se tutto sommato abbastanza banale. Per noi bisogna registrare un 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: DezolentGone ft. Mona Moua

Milano Whisky Festival 2018: i terzetti

Finalmente, l’evento più atteso dell’anno whiskofilo è arrivato: sabato e domenica ci sarà il Milano Whisky Festival, come sempre al Marriott, in via Washington a Milano. Per il sesto anno di fila noi parteciperemo attivamente, e non solo passivamente sventolando il bicchiere davanti al povero standista: saremo infatti al banchetto di Beija-Flor, importatore di Cadenhead’s, Springbank, GlenDronach, Arran, Kilkerran, Tullibardine, Kilchoman, Bladnoch, Tomatin e Glenglassaugh, a diffondere la nostra malintesa sapienza e la nostra contagiosa passione a quanti avranno voglia di bersi un dram con noi.

Anche quest’anno abbiamo selezionato, nel portfolio dell’importatore, dei percorsi di degustazione, dei terzetti da proporre con la formula del “bevi 3 paghi 2”: come potete vedere qui sotto, ci saranno imbottigliamenti davvero ghiotti… Insomma, ci sono tutte le premesse per divertirci, no? Vi aspettiamo!

Tullibardine 24 yo (1993/2017, Valinch & Mallet, 52,1%)

Tullibardine è distilleria difficile: un tempo concentrata esclusivamente sulla produzione di materiale per blended, oggi sta cercando di rifarsi l’immagine e – contestualmente – di innalzare la qualità del distillato, stante una fama non proprio radiosa. Il vintage del 1993 è il più frequente disponibile presso gli imbottigliatori indipendenti, se si dà una rapida occhiata al whiskybase: oggi assaggiamo un single cask ex-bourbon selezionato da Valinch&Mallet, italianissimo giovane top player nel mondo dell’imbottigliamento indie.

28928121_10155426680611958_1273406618_oN: all’inizio si rimane spiazzati dalla sconcertante datità del distillato: cioè dal modo assieme sereno e brutale con cui questo va incontro all’ignaro degustatore. E dunque sentiamo note lattiche, di yogurt bianco, e in generale sentori ‘acidi’ – per intenderci – e agrumati, di limone candito, poi di sfalcio d’erba. Solo a un secondo ascolto (ma come? al naso? SINESTESIAAAA HONESTAAAAA) e col passare dei minuti si rivelano le note più attese, pure se in punta di piedi, in stile bourbon hogshead: e quindi vaniglia, pastafrolla cruda. Tuorlo d’uovo. Non moltissimo d’altro, a dirla tutta. A tratti un po’ alcolico.

P: il corpo decisamente non esplode, anche se la componente alcolica è piuttosto evidente. Da un lato si normalizza, seguendo una via che va dallo zucchero bianco alla vaniglia, al frollino. Dall’altro, rispetto al naso quel lato erbaceo molto naked non arretra, anzi a tratti pare di ciucciare fili d’erba fresca. Lemongrass; in generale, piuttosto agrumato (scorza di limone).

F: di media durata, molto pulito e limonoso, sulla falsariga delle fasi precedenti.

Senz’altro molto particolare, molto erbaceo, molto nudo; rispetto alla valutazione di Serge, a noi ha convinto complessivamente un po’ meno, e se possibile l’abbiamo trovato ancor più guidato dal distillato, forse fin troppo dopo 24 anni, e in ogni caso senza che la nudità, qui, risulti un valore assoluto, in sé – anche se quella suggestione di pane che l’alsaziano propone diffusamente, a posteriori, ci pare decisamente azzeccata. 83/100. Grazie a Fabio e Davide per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Cesare Cremonini – Nessuno vuole essere Robin.

 

Whiskyfacile… al Milano Whisky Festival!

14976636_1242433639149438_2123820976059888283_oCome da tradizione, per la quinta volta quest’anno parteciperemo al Milano Whisky Festival stando dietro al banchetto di Beija-Flor… e come da tradizione, l’importatore ci ha messo a disposizione il suo intero portfolio per farci scegliere 13 percorsi di degustazione, 13 terzetti che saranno proposti in assaggio con la formula del ‘bevi tre, paghi due’. Qui sotto mettiamo i manifestini per 12 percorsi, con qualche indicazione: innanzitutto, quest’anno è il 175° anniversario di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente di Scozia, e per quanto buona parte degli imbottigliamenti celebrativi non siano più disponibili abbiamo costretto Maurizio a mettere in assaggio qualche chicca, pescando soprattutto tra le release del 2017 (attenzione a due single cask per i punti vendita di Cadenhead’s…). Rispetto agli anni scorsi ci sono poi alcune novità: Bladnoch in primis, con le Lowlands finalmente rappresentate, poi l’irlandese The Whistler e, con grande gioia nostra, il bretone Armorik. Inoltre, spiccano alcuni imbottigliamenti esclusivi per l’importatore, ad esempio (udite udite) un GlenDronach del 1992 in Oloroso, o due Kilchoman, uno in bourbon e l’altro finito per sei mesi in Pedro Ximenez.

Sopra però abbiamo parlato di 13 terzetti, e qui sotto ce ne sono solo 12… Ebbene sì, ce n’è uno fuori lista, fatto di soli imbottigliamenti “almost rare“, ovvero usciti come ‘normali’ qualche anno fa e nel frattempo diventati piccoli oggetti di culto. Eccolo qui:

  • Kilkerran Work in Progress 1st edition (2009, 46%)
  • Longrow 10 yo (anni 2000, 46%)
  • Kilchoman 2007 SC Oloroso per Beija-Flor (2013, 58%)

Insomma, dovreste trovare malto per i vostri denti, o no? Noi vi aspettiamo, anche solo per quattro chiacchiere!

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