Balcones ‘1’ Texas Single Malt spirit (2018, OB, 53%)

Piccolo preambolo storico. Quando i coloni britannici sbarcarono in America, ebbero varie sorprese. Fra le peggiori, il fatto che l’orzo tanto amato e ingrediente principale dell’uisge beatha non crescesse granché bene. I nostri non si persero d’animo e iniziarono a distillare qualsiasi altra cosa, soprattutto mais e segale, la base degli American whiskey. E tutti bevvero sbronzi e contenti. Questa introduzione spiega bene perché il single malt americano, come saggiamente si fa notare in questo interessante articolo, sia un nanerottolo che lotta per il suo spazio vitale fra due giganti, ovvero il bourbon e lo Scotch. A dire la verità sarebbero tre, dato che il Rye whiskey sta mettendo su muscoli come un giovane calciatore pompato ad anabolizzanti. Ad ogni modo, nel piccolo manipolo di distillatori di orzo che prova a calcare le orme di successo delle craft breweries, si è ritagliata una buona nomea la distilleria Balcones, con sede a Waco, cittadina texana finora famosa solo per essere stata teatro del massacro della setta dei davidiani, nel 1993.
Creata in un’officina meccanica nel 2008, Balcones ha debuttato con il “Baby blue”, primo whiskey texano dai tempi del Proibizionismo prodotto da “Blue corn”, una varietà locale di granoturco. Noi però qui si va ad assaggiare il Single malt, prodotto con solo orzo maltato distillato in un Pot still Forsyth e lasciato in balia delle temperature texane. Il metodo è particolare: è una combinazione di small batches invecchiati in botti di varia capacità e poi assemblati in un “big barrel”. Il suddetto prodottino che in giro per il mondo ha racimolato una settantina di medaglie che sarebbe noiosetto elencare. Un’unica postilla: il nostro sample dal calendario dell’Avvento di “Drinks by the dram” e reca la scritta “1 – Texas single malt spirit”, non “whiskey”. Verosimilmente, il periodo di maturazione è stato molto breve, di sicuro inferiore ai due anni.

N: molto interessante e – come prevedibile – molto concentrato. Si apre immediatamente su un fortissimo sentore di boero, di cioccolatino al rum… Legno di ciliegio, come la madia che aveva in casa Giacomo da bambino. Tantissimo cioccolato al latte, caramello e parecchia vaniglia (stecchetta). Banana cotta, agrumi maturi e bitter. Un sentore di incenso? Una spezia quasi balsamica? Tutto è possibile, in questo curioso mondo. L’acqua irruffianisce il naso, spingendo su una vaniglia tostata.

P: ahia, qui si picchia forte, non siamo mica nella California dei figli dei fiori. Al di là dell’impatto alcolico, che è devastante, ci sono molte note amare, che dipendono – diremmo – da un eccesso di aggressività del legno: caffè, tabacco di sigaretta, frutta secca tostata, ancora un bitter, chiodi di garofano… E poi riecco arancia dolce, pesca sciroppata, vaniglia, caramello e cioccolato. L’acqua qui non sposta troppo, arrotonda leggermente ma spinge anche, slegate, le note erbacee e legnose.

F: coerente col palato, ma depurato dall’astringenza del legno: vaniglioso e cioccolatoso, con qualche sentore di pepe e pandoro. Crema di marroni.

Senza dubbio un’esperienza intensa e coinvolgente. Come accennato, non è dato sapere i tempi di invecchiamento, ma come spesso succede con i whisky maturati in zone ad alta escursione termica, tutto appare accelerato. Sul sito di Masterofmalt le opinioni oscillano tra “phenomenal” e “undrinkable acetone”. Noi, immobili come solo un governicchio democristiano potrebbe fare, stiamo nel mezzo e ci fermiamo a 81/100, per un whiskey senza dubbio impegnativo, dallo stile molto robusto e quasi sgarbato ma senza difetti tecnici.

Recommended soundtrack: Johnny Cash – Ghost riders in the sky, che solo a sentirla vien voglia di alzare il voto a 90/100… Magie della suggestione musicale!