Auchroisk 27 yo (1991/2019, Valinch & Mallet, 48,7%)

Abbiamo la sgradevole sensazione di aver già pubblicato questa recensione in passato: ma siccome il sito non ne serba traccia, beh, evidentemente ci sbagliamo. Dunque avviciniamoci a questo ventisettenne Auchroisk di Valinch & Mallet come se non lo conoscessimo già, come se non ne ricordassimo nitidamente le sfumature, il passaggio tra naso e palato, le sensazioni che lascia al finale… In realtà, anche questa è una menzogna: l’abbiamo bevuto tempo fa, la bozza era rimasta in canna e ci sembrava solo di averla già pubblicata. Insomma, che pasticcio, che pasticciotto. Mah.

N: molto, molto interessante. Parte su note maltose, di crosta di pane… Non si dimentichi l’arancia, e neppure la marmellatina di pesche, molto intense. Se dicessimo: pane tostato con marmellata di pesca, vi piacerebbe? Poi una venatura metallica, con punte leggere di rame, di ottone. Ci pare anche piuttosto erbaceo, diremmo con sicumera: artemisia. E questa punta leggermente formaggiosa, da dove viene? Avete presente certe caciottelle al timo? No? Peggio per voi. Dopo un po’, arriva una bella nota vanigliata, che diremmo di pandoro – pandoro impolverato.

P: che bel corpo, masticabile, cremoso, per niente esausto. La prima impressione è di un malto molto più fruttato che non al naso. Pesche e albicocche (secche) colpiscono il palato, poi mela cotta, forse anche un sentore di prugna secca. Non è una frutta fresca, è una frutta processata – dice chi se ne intende. C’è una parte evidente di cioccolato, che combinata con la freschezza erbacea e mentolata ci fa pensare, inevitabilmente, agli After Eight.

F: stupisce una nota salina inattesa; anche qui arrivano sentori erbacei, lievemente amaricanti, che completano un profilo veramente delizioso.

Ci sono sentori che tendono verso la decadenza, ma bisogna riconoscere che i selezionatori sono stati bravi e l’hanno acchiappato per i capelli, prima che scollinasse: e bene hanno fatto, perché questo è davvero un gran bel whisky, molto elegante. Il bottoncino del voto si incastra a 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Prince – Mary Don’t You Weep (Piano version).

Heaven Hill 8 yo (2009/2017, Valinch & Mallet, 48,8%)

Dopo il single malt americano assaggiato ieri, ci è venuta voglia di issare la bandiera sudista sul retro dell’Harley e partire per un viaggio on the road, manco fossimo Peter Fonda e Dennis Hopper in Easy Rider. Purtroppo il viaggio sarà solo immaginario, ma ci condurrà comunque attraverso vari stati dell’Unione per arrivare, finalmente, a Heaven Hill: per merito di Davide e Fabio di Valinch & Mallet, un single cask della storica distilleria del Kentucky si è intrufolato nel mercato italiano ormai un paio d’anni fa. Con il proverbiale tempismo che ci contraddistingue, lo recensiamo oggi, a bordo dei nostri chopper immaginari.

Heaven_Hill_8_descrN: molto piacevole e seducente, non sembra neppure un bourbon a tratti – non che sia un difetto sapere di bourbon se sei un bourbon, eh, ma insomma, ci siamo intesi. Ha una nota di erbe aromatiche molto spiccata, potrebbe essere maggiorana?, e poi resta molto floreale. Kirsch. Molto burroso: proprio burro fresco, ma anche (udite udite) burro di karitè. Vabbè, vaniglia.

P: ok, qui torna a essere un bourbon, anche se di certo molto personale: c’è una coltre di violetta che tutto copre, e che onestamente non ci aspettavamo, oltre poi a sentori di prugnola, albicocche acerbe, delle prugne gialle non troppo dolci. Legno e spezie del legno si fanno sentire.

F: lungo e persistente, molto legnoso e violettoso, ancora prugne gialle. Spezie dal legno sul finale, con zenzero e fiori misti.

La violetta ha un disturbo istrionico della personalità, e tende a prendersi la scena con la stessa sobrietà di Achille Lauro a Sanremo. Stupisce davvero questa componente floreale, qui molto presente (e che spesso abbiamo riscontrato anche nei Michter’s, ad esempio), che finisce per regalare nel bicchiere un bourbon che sa poco di bourbon, tutto sommato… 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Steppenwolf – The Pusher.

Glenburgie 10yo ‘Grey Cat’ (2019, Valinch & Mallet per Mulligans, 50,2%)

Beppe Bertoni, proprietario del Mulligans Irish Pub di Milano, aveva imbottigliato nel 2017 una piccola serie di malti celebrativi dei 50 anni di presenza della famiglia Bertoni in via Govone. Pochi giorni fa un altro anniversario gli ha permesso di replicare il piacevolissimo ‘giochino’: 25 anni del Pub, niente di meno! Quello che è uno dei templi milanesi dello scotch ha dunque aggiunto una bottiglia alla sua faretra: sempre messo in vetro da Valinch & Mallet, stavolta si tratta di un Glenburgie di 10 anni, barile ex-bourbon, ridotto a 50,8%, in edizione limitatissima da 60 esemplari. [EDIT: a dimostrazione che non ci capiamo niente, il barile è uno Sherry Hogshead… Grazie a Fabio per la segnalazione!]

N: da subito molto ‘whiskoso’, piacevole, con qualche nota acetica che controbilancia la componente più zuccherina. Molto piacevoli sono certe zaffatine di aceto di mele e agrumi (succo d’arancia, arancia molto matura), soprattutto. Poi, brioche all’albicocca e succo d’albicocca. Pasta di mandorla e vaniglia, a testimoniare una cremosità in crescita progressiva.

P: con un bel corpo, masticabile e godibile come solo certi corpi (sceglieteli voi però, non poniamo limiti sessuali), è decisamente coerente, molto rotondo e godibile: un perfetto whisky dello Speyside. Ancora brioche, burro, zucchero, toffee. Stupisce l’intensità dell’esplosione di succo d’albicocca, e l’albicocca in assoluto è la protagonista vera di questo dram (albicocca essiccata, a dar conto anche di una certa lieve acidità). Ancora arancia.

F: non lunghissimo, enormi note fruttate e zuccherine, molto piacevole; poi ecco un po’ di frutta secca, venature erbacee.

Un perfetto giovane whisky dello Speyside, come già scritto: fruttato, agrumato, cremoso, di buon corpo. Semplice, sicuramente, ma di una godibilità notevole e di una bevibilità pericolosa. Il segreto di questi whisky sta proprio nella loro onestà, nella loro incapacità di promettere cose diverse e dunque, in ultima istanza, nella loro incapacità di deludere. 85/100. Buon anniversario, Mulligans!

Sottofondo musicale consigliato: Rednex – Old pop in an oak.