Tobermory 22 yo (1995/2017, Valinch&Mallet, 51,5%)

Negli ultimi due anni presso gli imbottigliatori indipendenti si sono letteralmente moltiplicati i single cask di Tobermory, amena e discussa distilleria dell’isola di Mull, soprattutto di metà anni ’90 – e questa è una fortuna per gli appassionati… Con Tobermory non ci si annoia mai, anche grazie alle molte imperfezioni del distillato! Oggi posiamo gli artigli su una release dell’anno scorso da parte di Valinch & Mallet, indie bottler italiano in costante “crescita reputazionale”, per usare una formula orrenda: tutto merito delle ottime scelte di Fabio Ermoli e Davide Romano, che peraltro ringraziamo per il campione. Questo whisky è un single cask di 22 anni maturato in sherry, imbottigliato al grado pieno di 51,5%.

N: mamma mia, che spettacolo – è uno spettacolo tutto sballato, situazionista, ma è bellissimo! Si parte con una serie di descrittori eccentrici: si va da sentori ‘carnosi’, molto  meaty, a un senso di aria di mare, iodio, fino a pacchi di cacao, di carruba; legno umido di cantina. Il tutto appare sì eccentrico, ma si ricompone inaspettatamente in un profilo nel complesso elegante. Troviamo anche scorza d’arancia e caramello – c’è poca frutta ma tanta, tanta personalità e tanta opulenza d’aromi.

P: rimangono degli accenti sicuramente molto personali, con ancora sfumature sulfuree e di carne, però si normalizza verso note più fruttate. Frutta gialla gradevole e zuccherina (tipo confettura d’albicocca), poi ancora molto cacao e arancia. Molto tagliente, sottile, e pure molto compatto come sapori. In generale, la botte si lascia molto assaporare, e scommetteremmo che si tratta di un refill – così ci permettiamo di immaginare note di legno esausto, umido.

F: lungo, persistente, iodio ancora, poi cacao e ancora un legno suadente e setoso.

Molto interessante e senza dubbio molto divertente: un po’ scombinato, con note del tutto incoerenti, ma al contempo complesso, pieno di sfaccettature. La fase olfattiva resta la più goduriosa, mentre il palato – a dirla tutta – resta un po’ esile come corpo, per quanto non difetti in varietà e complessità. Probabilmente dividerà, perché per apprezzarlo appieno bisogna non temere note sulfuree e di carne: noi però non ci noveriamo in quella schiera di pavidi, e dunque appuntiamo un convinto 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Charles Aznavour – She.

Caol Ila 18 yo OB vs Caol Ila 15 V&M

Dal momento in cui abbiamo aperto il blog, sei anni fa (quasi sette, si invecchia anche da queste parti!), abbiamo sempre avuto almeno un Caol Ila a disposizione – ora con un gesto di arbitrio ineguagliabile, beviamo gli ultimi due superstiti e li beviamo insieme, a sfregio. Si inizia da un grande classico della distilleria di Islay, il 18 anni che abbiamo già avuto modo di assaggiare qualche anno fa, per poi passare a un recente single cask già esauritissimo di Valinch & Mallet: mondi lontanissimi, come nell’album di Battiato, che diventano vicini di casa… basta avere un po’ di fantasia (e di sete)!

Caol Ila 18 yo (2017, OB, 43%)

whisky-caol-ila-18-year-43-Al naso, è un Caol Ila fatto e finito, così come ce lo immaginiamo, compatto e solido: quindi una torba gentile, fumosa, poi un lato balsamico, con mentolo e aghi di pino. Tanta parte agrumata, con arancia fresca e pure marmellata d’arancia. C’è una morbida quota di vaniglia. Al palato si conferma di una bella cremosità compatta, davvero beverina e suadente – corroborante, oseremmo dire, se solo avesse un senso. Tanta dolcezza, sì, ma mitigata dagli spigoli di Islay, con marinità in netto aumento, così come il fumo. Liquirizia. Ottimo nella sua banalità. 87/100. Buono, tanto buono, al punto che forse al quinto bicchiere può pure stancare… Viene via con una novantina di euro.

Caol Ila 15 yo (2002/2017, Valinch & Mallet, 52,8%)

Caol_ila_15_Valinch_&_Mallet_Single_Malt_Scotch_WhiskyAl naso, il lato torbato è molto simile al diciottenne, intenso ma non troppo aggressivo né particolarmente orientato al mare, salvo un sentore di pesce secco. Spicca una nota di risotto allo zafferano, e perfino un che di aceto balsamico. Il lato ‘dolce’ è vicino all’OB, anche se più scuro, decisamente più sbilanciato verso il bruciacchiato.  Al palato conferma questo spostamento, molto carico, con cuoio e liquirizia e miele evidentissimi. L’apporto dello sherry non è tanto sulla frutta rossa, quanto su una screziatura speziata (o una speziatura screziata, se preferite). Barbecue, pancetta sulla brace. 86/100. Buono, molto rustico, molto carico, ti deve piacere questo profilo, a tratti un po’ eccessivo forse. Pur nell’eccellenza complessiva, Serge lo definisce ‘impreciso’, e a dirla tutta siamo d’accordo: procede un po’ a strattoni, non ci sembra profondamente armonico; e tuttavia pare svolgere a pieno il compito di mostrarci ancora una volta come i single cask sappiano avere personalità da vendere e siano in molti casi degli abiti sartoriali, ad uno calzano a pennello, altri nemmeno ci entrano… ah lo si trova ancora sull’internet a 120 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Led ZeppelinThe Battle of Evermore

Valinch & Mallet goes to… 1930!

Dopo l’eccezionale appuntamento novembrino con Giorgio D’Ambrosio, sabato prossimo al 1930 si torna a parlare di whisky nell’ambito del progetto “L’alchimia del whisky“, di cui già varie volte abbiamo scritto su questo blog. Il 2018 si apre coerentemente con il desiderio di fare un passo avanti rispetto alle degustazioni degli anni passati: dopo aver introdotto la clientela del locale allo scotch whisky, dopo averle offerto degustazioni monografiche su singole distillerie, ora si passa all’affascinante mondo degli imbottigliatori indipendenti. E il primo a varcare la soglia di uno dei locali più esclusivi d’Italia sarà… Valinch & Mallet!

Marco & Marco

Fabio Ermoli e Davide Romano dialogheranno con il sempre attivissimo Marco Maltagliati, raccontando la loro storia, le modalità con cui scelgono i barili, quello che vanno cercando e quel che invece vogliono evitare… Insomma, una chiacchierata a ruota libera per spiegare la concezione che Fabio e Davide hanno del mestiere di imbottigliatore indipendente. Il tutto, come sempre, sarà affiancato da alcuni drink creati ad hoc da Marco Russo, che si sbizzarrirà con il consueto estro e l’abituale competenza. La base, cioè i whisky che verranno aperti, bevuti in purezza e miscelati – almeno alcuni, i dettagli saranno una sorpresa anche per noi – sono questi quattro:

Davide & Fabio

– Caol Ila 6 yo, Four Grain Koval cask, 47,8%.

South Shore Islay Malt 8 yo, 48,8%

Macduff 20 yo, 51,3%

– Heaven Hill 8 yo, 48,8%

Imperdibile, vero? E allora non perdetevelo, diamine! Per informazioni e prenotazione, scrivete a marcomalta34@gmail.com.

Macduff 20 yo (1997/2017, Valinch & Mallet, 51,3%)

Macduff è una distilleria poco quotata, il cui single malt è commercializzato con marchio Glen Deveron; come spesso accade con case produttrici poco note, le pagine meglio illuminate sono quelle scritte dagli imbottigliatori indipendenti – e a proposito di Macduff, ne abbiamo già avuto esperienza… Oggi assaggiamo uno degli ultimi imbottigliamenti di Valinch & Mallet, uno dei banchetti meritatamente più affollati durante il Milano Whisky Festival: bourbon hogshead, vent’anni di maturazione, pieno grado. Daje.

Schermata 2017-11-14 alle 11.18.08N: uno splendido impatto, di grande intensità: si qualifica da subito come una potenziale bomba fruttata. Gli ordigni, nella nostra mente contorta, sarebbero dei cestini di pastafrolla, crema e appunto frutta… C’è un’ottima cremosità, da vaniglia, da crema pasticciera, da budino alla vaniglia! Poi, proseguendo la suggestione del pasticcino, ci viene in mente il pezzetto di ananas coperto dalla gelatina zuccherata… Succo d’arancia zuccherata – e poi una venatura erbacea, sottilmente balsamica, quasi. Una nota di zabaione, anzi: proprio tuorlo d’uovo. Zenzero candito. Molto buono.

P: molto coerente, e meno male! Risaltano ancora leccornie cremose, fruttate e zuccherine. Epifania: gelato alla banana. Cronaca spicciola: vaniglia, pastafrolla, crema pasticciera, pasticcino alla frutta… La bomba potenziale non esplode del tutto, parte pittosto una sassaiola di banana, confettura d’albicocche, moltissima mela gialla, bella dolce…

F: lungo e perisitente, tutto composto tra il maltoso e il brioscioso. Ancora mela gialla.

Non grasso, non oleoso, magnificamente fruttato e ‘dolcino’, l’epitome del single cask in bourbon dal cuore delle Highlands con deliziose venature erbacee, senza picchi, senza deviazioni, senza squilibri – che qualità signori! Complimenti a Fabio e Davide: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Anthony Joseph & The Spasm Band – She is the Sea.

Bowmore 15 yo (2002/2017, Valinch&Mallet per Mulligan’s Pub Milano, 53%)

Giuseppe dietro al suo bancone

Lunedì siamo stati al Mulligan’s per festeggiare i primi 50 anni di presenza della famiglia Bertoni in via Govone a Milano. Noi naturalmente non potevamo mancare, sia per il piacere di guardare le bottiglie esposte nelle vetrinette (un piacere in fondo masochistico, lo sappiamo), sia per assaggiare i tre imbottigliamenti celebrativi. Giuseppe Bertoni, storico proprietario del pub, si è affidato alle disponibilità degli amici Fabio e Davide di Valinch & Mallet: oggi pubblichiamo la recensione del whisky che più ci è piaciuto del trio, ovvero un Bowmore di 15 anni in bourbon – e noi ricordiamo bene come l’accoppiata V&M e Bowmore possa dare frutti spettacolari…

N: un Bowmore elegantissimo, con una torba profonda, da ‘stireria’: note di amido, intense. Il fumo c’è, è acre ma molto rarefatto, sottile, raffinato, perfino con sfumature di canfora. C’è poi una nota fruttata molto intensa e piacevole, al limite del tropicale, con pesche e mango. Impasto del pane, ma anche – a dirla tutta – qualcosa di più ‘dolce’, vanigliato: pastafrolla. Mandorle.

P: il corpo è molto ‘beverino’, certo non ti esplode sul palato. E però c’è una piccola deflagrazione di cenere, di pepe, molto più intensa di quanto il naso lasciasse presagire: con il tempo questo lato torboso si manifesta anche con una nota di cera deliziosa. Poi ancora frutta tropicale, limone, papaya e pesca bianca verso il finale.

F: lungo, elegante, tutto sulla cenere e su un mero ricordo di dolcezza fruttata (mela e pera).

L’avevamo anticipato: dei tre imbottigliamenti di Beppe, questo è il nostro preferito. Elegante, raffinato, giocato su delicati contrasti di mondi opposti: ci ha stupito il corpo molto beverino, ma non lo consideriamo un difetto – solo un pretesto per versarne un altro bicchiere, e poi un altro, e poi un altro ancora… 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Morrisey – Spent the day in bed.

Glen Keith 25 yo (1991/2016, Valinch & Mallet, 55,9%)

Davide Romano ci aveva pregato di aspettare, prima di recensire questo Glen Keith, perché quando ne abbiamo recuperato un sample era stato appena messo in vetro, e aveva bisogno di qualche tempo per stabilizzarsi. Sono passati più di nove mesi e adesso, come dire, è giunta l’ora fatale per questo campione. Distilleria chiusa nel 1999 e riaperta nel 2013, Glen Keith è famosa soprattutto perché teatro di esperimenti sulla produzione di single malt da parte della proprietà, Pernod, e del suo dipartimento “ricerca e sviluppo”.

valinch&mallet-geln-keith-25yoN: descrivendolo per sommi capi, ci stordisce subito un cestone di frutta: pesche gialle, mele cotte; poi dolciumi, quindi brioche con la marmellata (cioè confettura d’albicocca, per i secchioncelli), certe croste di torta quasi bruciacchiate… Strudel, e quindi cannella e mela cotta. C’è poi una particolare sensazione, come quando si mette lo zucchero a velo sulla torta calda, appena sfornata; poi, un sottofondo altrettanto ‘pesante’ da crema di marroni. Forse c’è una venatura minerale, ma compare solo a tratti. Marmellata d’arancia, in cottura.

P: se il naso era tutto giocato su suggestioni ‘cotte’, da dolciumi, da pasticceria, il palato è invece molto più fruttato – e certo non ce lo aspettavamo così… Esplode questo lato, si diceva, del tutto dominato dalla tropicalità: maracuja senz’altro, poi ananas maturo; pesche gialle. Ci vengono in mente i lokum (dolcetti turchi), e se dovessimo spingerci ad un’intollerabile divinazione, diremmo: lokum alla rosa. Poi, certo, resta una dolcezza bruciacchiata in sottofondo, ancora da torta dimenticata in forno quel minutino di troppo.

F: molto lungo e persistente, ancora molto fruttato e con note di torta.

È uno di quei barili in bourbon ‘eccessivi’, molto scuri, pesanti – almeno al naso, perché al palato svela una felice incoerenza e aggiunge un’ondata di frutta, soprattutto tropicale, molto piacevole e convincente. Non ci pare un mostro di complessità, ma punta tutto sull’intensità e questa, beh, è una fase che gli riesce molto bene: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ani DiFranco – Emancipated Minor.

Blair Athol 21 yo (1995/2016, Valinch & Mallet, 56,8%)

Ancora indipendenti, questa volta dall’Italia: Fabio Ermoli & Davide Romano sono Valinch & Mallet, e stanno in questi giorni annunciando le nuove release autunnali. Noi oggi ci soffermiamo su quelle ‘vecchie’, per così dire, e partiamo da un Blair Athol di ventun anni maturato in un barile ex-sherry. Single cask, a grado pieno, non filtrato e freddo e non colorato, ovviamente: ma non è anche per questo che amiamo gli indipendenti? Le premesse per un grande spettacolo ci sono tutte…

N: molto intenso, compatto e, se ha un senso, ‘cupo’. C’è una sensazione di frutta scaldata, appena uscita da un forno, come una crostata alle arance; oppure, proprio la marmellata (di arancia, ca va sans dire) in via di preparazione che ribolle nella pentola. Mela rossa, anche un che di pesca, sempre in versione ‘calda’. C’è poi un graffio minerale, sottile, come di legno umido (sa un po’ di warehouse) o forse di tabacco da sigaro; c’è la frutta secca (noce, nocciola), forse una polvere di caffè. Col tempo si scurisce, con anche cioccolato e una cola in crescita costante. Pane dolce all’uvetta.

P: anche qui si conferma compatto, difficile da sezionare; e però c’è una grande sovrastruttura che si coglie immediatamente, ed è un agrume pervasivo: arancia in marmellata, buccia di arancia, ma anche un liquore all’arancia. Abbiamo già scritto “arancia”, per caso? Ci sovviene, quindi, un’epifania di Fiesta: appunto agrumata, con pan di Spagna saporito e cioccolato. Poi c’è un sostrato di caramello, infinito, impastato con la frutta secca. C’è un senso di legno infuso, umido; carruba, e un velo di caffè, con uno sherry torbido, appena al qua del limite del sulfureo...

F: lungo e persistente, c’è una sensazione di pan di Spagna, frutta secca, ancora un sacco di arancia variamente declinata.

87/100: molto buono, intensissimo, piuttosto composito e impreziosito da quelle sfumature minerali che tanto ci piacciono. È uno stile di sherry cask ‘greve’, denso, aggressivo, pur senza essere il classico sherry monster – e il colore ce lo dimostra già alla perfezione. Ci piace rilevare come il nostro voto sia lo stesso di Serge e Sebastiano e Davide, e soprattutto – molto più importante – l’interpretazione complessiva e la descrizione siano assai simili.

Sottofondo musicale consigliato: Parcels – Overnight.

Linkwood 26 yo (1989/2015, Valinch & Mallet, 53,1%)

linkwood
c’è qualcosa di edipico in questa foto…

Davide Romano, una delle due anime di Valinch & Mallet insieme al baffuto Fabio Ermoli, ci ha sempre detto grandi cose su questo single cask di Linkwood messo in vetro l’anno scorso; noi l’assaggiamo solo oggi, sapendo che i due ci hanno abituati molto bene con le loro selezioni… Si tratta di un ex-bourbon del 1989, imbottigliato ovviamente a grado pieno e senza colorazioni, proveniente da una distilleria dello Speyside che ha la sfortuna di vedere pochi imbottigliamenti ufficiali a fronte di una produzione per lo più destinata ai blended di casa Diageo.

linkwood26_valinch__mallet_single_malt_scotch_whiskyN: incredibilmente fresco dopo 26 anni di botte, ben poco appesantito da legno e spezie, Ciononostante risulta di grande struttura ed esibisce un muro di frutta parecchio spesso. Dominano la frutta gialla (pere e albicocche succose) e gli agrumi (arancia ma anche cedro). Sulle note ufficiali del sito di Valinch ci sembra particolarmente felice l’intuizione del mirtillo, a cui ci piace aggiungere fragole fresche. Che ricchezza! Il senso di compattezza di questo naso è poi persino aumentato da una nota maltosa davvero pronunciata, di cereale caldo, di biscotto secco. Zenzero e un filo di tabacco.

P: davvero solido e con un alcol tutto sommato trascurabile. Rispetto al naso, si fa un poco più dolce e più ‘scuro’. C’è ancora la frutta gialla, con pere e mele, ma diventa più calda, quasi in marmellata. Si sente bene una tostatura che assieme alle note dolci ricorda lo zucchero caramellizzato o la torta bruciacchiata appena tolta dal forno. Di nuovo piacevolmente maltoso. Una sorpresa finale in un neologismo: eucaliptico.

F: lungo, maltoso e fruttato e ci pare persino di recuperare una nota minerale.

Eccellente. Offre tutto quello che si desidera da una distilleria dello Speyside, note fruttate intense e cereali croccanti (…) sempre in primo piano; la nota deliziosa leggermente minerale al finish offre un seppur minimo twist sul tema principale, e noi apprezziamo tanto. 89/100, bravissimi ragazzi.

Sottofondo musicale consigliato: De La Soul feat. Estelle – Memory of… (US).

Tomatin 24 yo (1990/2015, Valinch & Mallet, 56,2%)

Ultimamente Tomatin sta rilanciando il proprio marchio: la mossa più evidente è il cambio del packaging, con nuove bottiglie (molto belle peraltro) e nuove etichette, ma anche le strategie commerciali paiono accodarsi al trend delle distillerie più quotate: single casks, release limitate, selezioni superpremium con invecchiamenti importanti e costi adeguati alla collocazione. Noi abbiamo sempre apprezzato Tomatin, ma con sgomento non ne conserviamo espressioni ufficiali tra i sample: per fortuna abbiamo un single cask di 24 anni, imbottigliato dai quei due mascalzoni di Valinch & Mallet (la botte è a metà con whiskybroker), da botte ex-sherry.

Schermata 2016-07-22 alle 11.40.52N: complice anche la gradazione monstre, ha un naso molto compatto e (sulle prime, per lo meno) difficile da penetrare. Prevalgono le note educate di frutta disidratata: dall’uvetta alle bacche di Goji (…), all’albicocca. Ha un che di minerale ed erbaceo, che assieme alla timida frutta ci fa immaginare persino un’acidula melagrana; se non sembrasse brutto da dire, potremmo spingerci a parlare di aceto bianco di mele, tutto giocato sull’ossimorico filo di una zuccherina acidità. Pian piano si apre su note al limite della vaniglia e della frutta gialla: davvero particolare e challenging, continua a cambiare e mai si concede uno sguardo ruffiano.

P: frutta rossa?, torte cremose?, un pizzico di malizia? Niente di tutto ciò, l’interazione con la botte ex-sherry (ipotizziamo: di non primo riempimento) ha qui portato a risultati inattesi: note di pera acerba, di vino bianco, passando per una multiforme suggestione di fieno, di uva bianca. Una venatura minerale? Un po’ di limone, forse anche di zenzero?, e uno strano e astratto senso che sta a metà tra il cioccolato e il mentolato. Con acqua, si fa un poco più dolce (si va verso la mela gialla) ma nel complesso lo preferiamo a grado pieno, più tosto e tagliente.

F: di medio-lunga durata, molto pulito, minerale e ancora dalle tinte gradevolmente acidule.

Beh, un whisky veramente sostenuto e talmente poco agghindato da sembrare nudo: Valinch & Mallet ci ha abituato a scelte peculiari, talvolta all’insegna della botte molto attiva, talvolta tutto all’opposto… Qui siamo decisamente in questa categoria, con un eccellente distillato in primissimo piano anche dopo 24 anni di interazione con un legno evidentemente levigante e poco attivo. La scelta ci piace, senz’altro, anche se – a onor del vero – dobbiamo avvertire che si tratta di un Tomatin che può risultare difficile, austero, soprattutto al naso: ma anche questa è una scelta che ci piace, no ai deboli di cuore, sì all’ardimento! 88/100, avanti il prossimo.

Sottofondo musicale consigliato: James Senese, Napoli Centrale – Ngazzate Nire.

Glen Grant 25 yo (1990/2015, Valinch & Mallet, 57,5%)

Sabato scorso abbiamo partecipato alla degustazione di Glen Grant al celebre speakeasy milanese “1930”: domani daremo conto della bella serata, ma intanto prendiamo spunto da lì per introdurre l’imbottigliamento che sezioniamo aujourd’hui. Trattasi infatti proprio di un Glen Grant, selezionato e imbottigliato da Valinch & Mallet, giovane imbottigliatore che ha riscosso consensi al suo esordio a Limburg, praticamente il Bernabeu degli eventi whiskofili: single cask ex-bourbon a primo riempimento, venticinque anni di invecchiamento. Il colore (sembra una battuta, a pensare alle campagne pubblicitarie di GG) è chiaro.

Schermata 2016-04-29 alle 19.06.59N: quando una distilleria è coerente… Pulito, pulitissimo: a grado pieno, è molto intenso e compatto ‘quantitativamente’ se pure delicato ‘qualitativamente’. I descrittori sono pochi e difficili da separare: c’è un bel malto croccante in primissimo piano (qui nella versione di ‘crosta di pane’); un sacco di marzapane; un po’ di frutta gialla profumata (mele); assi di legno. C’è anche un lato vagamente speziato, ma soprattutto erbaceo – che non sappiamo però sezionare e specificare (per compiacere Davide: “roba speziata ed erbacea”). Cioccolato bianco.

P: ha veramente classe; dopo 25 anni la botte si è comportata da gentildonna, infondendo decisi (ma non eccessivi) sapori di legno e tanto marzapane. E così, il malto si è potuto mantenere in vita, e di fatto risulta senz’altro il vero protagonista, croccante e concreto. Cosa vuol dire quest’ultima dittologia? Boh. Col tempo si apre, ed escono note decise di limone e cedro, forse di zenzero; mela. È sì dolce, ma questa dolcezza viene poi riagguantata da un legno non tanto amaricante, quanto ‘erbaceizzante’. L’acqua libera una dolcezza un po’ più ‘mielosa’.

F: pulito e lungo, sciroppo d’acero, tè verde, marzapane. Ancora una dolcezza fruttata molto delicata.

Il malto di Glen Grant riesce a emergere bene dai 25 anni in botte, sviluppando note erbacee e un po’ trattenute, austere, vegetali e limonose, con un apporto del legno davvero rispettoso nonostante il first-fill. Detto ciò, ammettiamo candidamente di non essere riusciti a dominarlo appieno, diciamo che abbiamo la sensazione di non averlo capito fino in fondo… Ragion per cui, condensando le nostre provvisorie impressioni in un 87/100, dovremo per forza riempirci un altro paio di sample per riassaggiarlo. Magari anche tre, dai.

Sottofondo musicale consigliato: Donald Fagen – I.G.Y. (What a Beautiful World).