Bunnahabhain 20 yo ‘American Oak’ (1997/2017, OB Feis Ile 2017, 52,2%)

Già che eravamo a Bunnahabhain ci siamo detti: perché non assaggiare anche uno degli imbottigliamenti del Feis Ile del 2017, visto che ne è avanzato qualche campione per la vendita? Scriviamo “uno dei” perché Bunna l’anno scorso ha realizzato ben due imbottigliamenti, un torbato di 14 anni in botte di Porto ed un ventenne non torbato che ha trascorso la giovinezza in un barile ex-bourbon e poi, fatta la maturità, si è iscritto a un master di quercia americana vergine, per venire poi acclamato dottore proprio al Festival più torbato del mondo nel giugno 2017. Noi assaggiamo quest’ultimo.

N: un naso scuro, profondo, in cui l’alcol pare straordinariamente morbido e impercettibile. Molto scuro, dicevamo, con note di noce di Pecan, di agrumi scuri – ci viene in mente una scorzetta d’arancia candita e pucciata nel cioccolato fondente, ma anche una scorza macerata nell’alcol. Suggestioni speziate ondivaghe (chiodi di garofano) e a tratti una curiosa nota lieve di sedano. Un forte sentore tostato, di vaniglia, ma anche di toffee, di noce di Pecan – insomma, ricorda per certi aspetti un bourbon. Ma qualche suggestione di piccoli frutti rossi, forse di ciliegia sotto spirito. Molto nitida una sensazione complessiva di legno di castagno.

P: in ingresso soprattutto si registra un apporto di legno molto corposo, un po’ astringente e particolarmente speziato: chiodi di garofano, un velo di pepe bianco. Per lo stesso motivo, ci pare, esibisce anche un lato mentolato davvero indisciplinato. Per il resto si conferma una frutta tra l’arancia molto carica. Con acqua, si accentuano gli spigoli amari (con anche un po’ di noce moscata). Anche crema di castagne.

F: la crema di marroni perdura infinita, poi un senso di tostato e speziato.

Ci pare buono, per carità, anche se il contributo del legno è a nostro gusto fin troppo invasivo, come purtroppo spesso vediamo accadere quando entra in azione un barile di legno vergine: l’effetto è di un whisky molto carico, con tante spezie sia al naso che al palato e un’astringenza un po’ eccessiva che – nel nostro quadernetto degli assaggi – lo trattiene dalla gloria imperitura cui eravamo già disposti a consegnarlo. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Teho Tehardo & Blixa Bargeld – A Quiet Life.

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Deanston ‘Virgin Oak’ (2016, OB, 46,3%)

Una delle ultime release di una distilleria decisamente poco celebrata ma cui noi siamo molto affezionati, memori di una sosta inattesa nel nostro primo viaggio scozzese. Si tratta di un NAS, senza età dichiarata, maturato in bourbon e finito per qualche mese in barili di quercia vergine. Eccolo qui.

N: abbastanza alcolico per essere a 46%; profilo semplice, certo di una bella gioventù, e incentrato senza troppi fronzoli sul “cereale bagnato”, che nel nostro lessico personale vuol dire che sa di porridge. Non reca tracce eccessive del suo invecchiamento finale in botti vergini, con una leggera vaniglia e note di legno fresco (note proprio di segatura). Per il resto, è un po’ speziatino con tanto zenzero candito e un tocco di cannella, e col tempo cresce anche una timida frutta gialla (chips di mele, diremmo); agrumi vari (buccia d’arancia).

P: nuovamente un alcol un po’ sopra le righe. Si amplifica il lato, per così dire, della gioventù (lieviti, tanto porridge ancora), ed anche quello del legno (frutta secca, nocciole, mandorle e legna fresca). La dolcezza è un po’ vaga (caramella, oppure: fanta), contrappuntata da un’acidità forse un po’ troppo sparagnina per i nostri gusti e soprattutto slegata dal profilo complessivo (yogurt). Ancora spezie strane (cannella e noce moscata).

F: frutta secca, porridge e noce moscata.

Ci dispiace penalizzare Deanston, perché è una distilleria cui siamo immotivatamente affezionati, come abbiamo già dichiarato in avvio: e però questo whisky è francamente modesto, semplice e dolciastro – divertente da un certo punto di vista, dato che è a suo modo inusuale, ma non ne berremmo un secondo bicchiere. Poi oh, è una questione di gusti, ma noi ci fermiamo a 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: SOHN – Hard Liquor.