West Cork 12 yo ‘Rum Cask’ (2019, OB, 46%)

West Cork Distillers, tra le millemila nuove realtà produttive del whiskey d’Irlanda, ha il merito di essere stata aperta ben prima che si intravedesse il boom in atto ora, avendo iniziato a riempire alambicchi nel 2003, anche se all’inizio non si dedicavano al nostro caro succo di malto. Vogliamo essere onesti: cercando informazioni online, sembra che abbiano iniziato a produrre whiskey dopo il 2007 (Compagnia dei Caraibi, che lo importa per l’Italia, dichiara 2008), e dunque non possiamo essere sicuri che questo 12 anni (finito in barili ex-Rum per meno di 4 mesi) sia frutto della loro produzione o – se la matematica non ci inganna – sia invece un sourced whiskey. Quella di West Cork pare gente seria, ma visto tutto il fumo negli occhi che normalmente viene gettato dai nuovi produttori irlandesi, ci permettiamo di mantenere un dubbio. Sapete chi non mente, invece, mai? Il bicchiere.

N: immaginate un mobile Ikea dolcissimo… Le note che arrivano pian piano sono di vaniglia, di zucchero a velo, di gelato industriale alla banana: molto semplici, molto nette. Poi, un senso di legno, di polish per legno, trementina, con note viniliche. Alla fine, l’orgoglio irlandese emerge con sentori di olio d’oliva, vegetali, erba fresca. Dopo un po’ troviamo anche note di mango disidratato.

P: più seducente del naso, comunque coerente ma deprivato di quella nota di polish che là era un po’ respingente. Vaniglia, vaniglia, budino alla vaniglia, poi vaniglia. Zucchero a velo, ancora banana. Un pasticcino alla crema con banana? Insomma, siamo lì coi descrittori.

F: non lunghissimo, ancora molto cremoso e vaniglioso, con qualche puntina amaricante dal legno.

Buono, per carità, ma in tutta franchezza molto semplice. Dominato da note dolcissime e zuccherine, vanigliose e bananose, appare in fin dei conti monodimensionale, anche se tutto sommato dignitoso e potabile. Non sappiamo dire se ne berremmo un secondo bicchiere. 80/100. Grazie a Davide per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Nicola Piovani – Il Marchese del Grillo.