Intervista a Mark Watt, Campbeltown Whisky Company

Screenshot-2019-05-07-at-16.16.39[ENGLISH VERSION HERE] Dallo scorso novembre e dopo quasi 10 anni, Mark Watt non è più il General Manager di Cadenhead’s, in virtù di una separazione consensuale, affrontata con il consueto riserbo britannico. Noi abbiamo conosciuto Mark durante una sua calata italiana anni fa, quando fu presente al Milano Whisky Festival, e da lì varie volte l’abbiamo incontrato, per lo più a Campbeltown. Oltre ai magnifici – e offuscati – ricordi delle degustazioni in warehouse, siamo legati all’approccio di Mark, che pur essendo un professionista di altissimo livello si è sempre preso poco sul serio, e ha sempre affrontato le degustazioni e la comunicazione del suo lavoro con grande ironia e rilassatezza. Da poche settimane ha annunciato insieme alla moglie Kate la Campbeltown Whisky Company, che imbottiglierà whisky sotto il marchio Watt Whisky. La notizia ci ha stuzzicato, e abbiamo pensato di approfittare del tempo libero della quarantena per fare quattro chiacchiere con lui e farci raccontare che cosa bolle nel suo pentolone… Siccome ci pare che questa sia la prima intervista che rilascia negli ultimi mesi, abbiamo pubblicato anche la versione originale in inglese.

Ciao Mark, che bello risentirti. Dunque, tu hai avuto una bella carriera nel mondo del whisky, per circa dieci anni sei stato il “Whisky Man” di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente Scozzese. Se dovessi riassumere una carriera in tre concetti chiave, quali sarebbero?

Essere aperto e trasparente, fare le cose nel modo più naturale possibile (colore naturale, ecc.) e tenere i propri standard sempre alti. È una risposta sensata?

mark2Beh, sì! E senti, da un paio di mesi hai lanciato la Campbeltown Whisky Company, e hai appena annunciato il marchio Watt Whisky come imbottigliatore indipendente. Ti va di spiegarci quali sono i tuoi piani e i tuoi obiettivi con la tua nuova creatura?

Il piano è di iniziare a fare l’imbottigliatore indipendente col marchio Watt Whisky, sì; come sapete, le regole del 2009 stabiliscono che a meno che in una bottiglia di whisky ci sia esclusivamente whisky distillato a Campbeltown, non si può scrivere l’indicazione “Campbeltown” in etichetta. Non si può neanche fare un sito web!, e questo vale per tutti i nomi che coinvolgono una delle zone di produzione dello Scotch: per questo il marchio sarà Watt Whisky. Io e Kate speriamo di imbottigliare qualcosa come 15 barili all’anno: stando su numeri bassi possiamo permetterci di offrire sempre qualcosa di diverso in ogni release. Sempre unchillfiltered e a colore naturale; la maggior parte di quello che faremo saranno single casks a gradazione piena. Non abbiamo intenzione di stravolgere il mondo del whisky, ma solo di imbottigliare le cose migliori che ci capitano sotto tiro. All’inizio sarà solo whisky, poi pian piano ci apriremo anche al rum, e poi chissà!

Ci è sempre piaciuto di te l’approccio molto ‘rilassato’ al whisky, senza prendere né te né il whisky stesso troppo sul serio. In che modo porterai quest’approccio nella tua nuova compagnia?

Beh, non vedo ragioni per cambiare approccio… se non il fatto che beh, questa volta devo consultarmi con Kate! Io credo che se un whisky è buono, non c’è bisogno di essere troppo seri. Alla fine il whisky è una bevanda alcolica fatta per essere goduta – possibilmente con amici. Possiamo fare i nerd sul whisky quanto vogliamo, e a me per primo piace farlo, ma in generale una buona compagnia in un’atmosfera rilassata fa sempre sembrare il whisky più buono.

MarkWattQualche anno fa ci raccontavi del grande momento per gli imbottigliatori indipendenti: è ancora così? Qual è l’ostacolo maggiore per una start-up. in questo ambiente? E per quel che riguarda te: cercherai di essere più tradizionale o più sperimentale?

L’ostacolo maggiore è trovare i barili: comprarli è facile, trovare buone botti a un buon prezzo è la cosa senz’altro più difficile. Per me quest’avventura è una sfida: ho sempre lavorato per imbottigliatori con la propria linea di imbottigliamento, dunque questa sarà una direzione tutta nuova per me. L’altro grande ostacolo è il cashflow: come in ogni business, certo, ma le botti costano tanto e vanno comprate prima – per questo il successo del crowdfunding ci ha lasciato davvero a bocca aperta, perché davvero ci ha permesso di fare dei passi avanti molto più rapidamente del previsto. [A marzo è stato lanciato un crowdfunding per il primo imbottigliamento di Watt Whisky, che ha raggiunto e superato il target nel giro di meno di 24 ore, NdR]

Per quel che riguarda l’azienda, direi che saremo piuttosto tradizionalisti nel nostro approccio, quindi per lo più legni tradizionali e non molti finish strambi, etc. Detto ciò, se dovessimo trovare dei distillati bizzarri che ci piacciono, beh, li imbottiglieremo volentieri. Mettiamo letteralmente il nostro nome sulla bottiglia, quindi vogliamo essere sicuri che ci piaccia quel che ci mettiamo dentro.

Qual è il tuo approccio quando selezioni un barile? Cosa cerchi, cosa invece cerchi di evitare…?

Beh, è molto semplice: dev’essere buono! Non ogni botte prenderà 92 punti da Serge, e questo lo sappiamo, ma il whisky dev’essere un buon esempio di ciò che è. Mi piace anche essere sicuro che quando assaggi un whisky, il carattere della distilleria sia evidente e marcato, non coperto dalla botte. Detto ciò, non escludiamo nulla fintanto che sia qualcosa che noi stessi berremmo volentieri e che corrisponda alla filosofia colore naturale / non filtrato a freddo.

23376170_1877876352237339_6848510986637988645_n (1)Campbeltown è la più piccola regione di produzione del whisky in Scozia, anche se ha avuto un passato glorioso, ed è anche il luogo in cui hai deciso di vivere. Cosa c’è di così speciale a Campbeltown?

Adoro Campbeltown, e decisamente l’ho fatta diventare casa mia, scusami Speyside! È un luogo molto tranquillo in cui vivere e in cui far crescere dei bambini, tra l’altro sta per nascere il nostro secondo figlio in pochi giorni! Non abbiamo mai pensato di andare via. Mi piace il fatto che si respiri un’aria un po’ da isola, e il fatto che sia così isolata fa sì che ci siano più cose e servizi qui che in altre città simili Scozzesi. Detto ciò, se ci fosse un aereoporto più vicino non sarebbe male…

Hai visto diverse fasi del mercato del whisky. Come vedi il futuro? Ci sono minacce all’attuale boom, secondo te?

Ci sono molte minacce fuori dal nostro controllo – Covid-19, la Brexit, etc. Ormai sono 10 anni che tutti diciamo che la bolla sta per esplodere e non è successo, dunque è probabile che continui a crescere a lungo. Potremmo anche vedere più barili disponibili sul mercato. Penso che oggi il whisky sia sufficientemente forte per restare sempre sulla cresta dell’onda in alcuni mercati: la minaccia principale è la crescita costante dei prezzi dei whisky entry-level, che potrebbe rallentare l’ingresso di nuovi bevitori nella categoria del whisky. C’è anche un maggiore cross-over tra distillati per gli appassionati, sempre più persone bevono distillati diversi rispetto al passato, rum, cognac, mezcal, gin… Dunque in un certo senso il budget di un bevitore per l’acquisto di distillati è diviso in  categorie diverse.

69264349_2465506326803300_4390437942179397632_oSiamo tutti in lockdown, è un momento in cui l’intera industria del whisky e del beverage in generale sta preparando diversi scenari per colpa del Covid. Forse è troppo presto, ma come pensi che questa vicenda influenzerà il mondo del whisky?

Beh, se sapessi rispondere a questa domanda sarei un uomo molto più intelligente di quel che sono!

Nuove distillerie nascono come funghi. È una cosa positiva o negativa, secondo te? Ci sono alcune ‘nuove’ distillerie in cui riponi una particolare fiducia?

Penso che sia una cosa positiva per l’industria, senz’altro, perché nuove distillerie in giro per il mondo aiutano a rinforzare il whisky nel suo insieme. Mi preoccupa un po’ il fatto che potrebbero esserci troppe distillerie, se dovesse esserci un cambiamento nel mercato, ma gli auguro tutto il meglio. Ci sono molti progetti eccellenti da seguire, me ne sto dimenticando sicuramente alcuni ovvii ma alcuni nomi che secondo me saranno da seguire potrebbero essere, senza un ordine preciso: Milk & Honey, Yorkshire Distillery, Bimber, Wolfburn, Ballindaloch, Ardnamurchan e ovviamente i ragazzi di Dornoch.

 

Annunci

Interview – Mark Watt, Campbeltown Whisky Company

Screenshot-2019-05-07-at-16.16.39Hello Mark. You’ve had a pretty interesting career in the whisky industry, and for almost a decade years you’ve been “the whisky man” for Cadenhead’s, the oldest Scottish independent bottler. If you had to resume a career in three key concepts, or three ‘secrets’, which would they be?

Be open and transparent, do things as natural as possible, natural colour etc and keep your standards high.

It’s just a couple of months that you’ve founded the Campbeltown Whisky Company, and you just announced the Watt Whisky brand as an indie bottler. Would you like to explain us what are your plans and your goals with your own company?

The plan is to start a small independent bottler under the Watt Whisky Brand, due to 2009 regulations unless all whisky is from Campbeltown is from Campbeltown that is in the bottle the name Campbeltown can not appear on the label anywhere – not even as a website, this is true of all names that include one of the whisky regions hence why the whisky will be bottled under the Watt Whisky brand.  Myself and Kate hope to bottle somewhere in the region of 15 casks a year so by keeping it small we will be able to keep what we are offer changing with each release.  We will always be unchilfiltered an natural colour.  The majority of what we will bottle will be single cask and at cask strength.  We are not looking to take over the world just to bottle the best whisky that we can.  Initially whisky and then moving into rum and then who knows!

mark2We’ve always liked your ‘relaxed’ approach to the business, without taking yourself and whisky too seriously. How this approach will be expressed in your new company?

I see no need for anything to change other than obviously now I have to answer to Kate.  I always feel if your whisky is good you don’t need to be too serious.  At the end of the day whisky is an alcoholic drink that is made to be enjoyed – preferably with friends.  We can all geek out on whisky and I enjoy geeking out too, but good company in a relaxed atmosphere always makes whisky taste better to me.

In the past you talked about the great moment for IBs: is it still the same? What’s the biggest obstacle for a start-up in this world? And about your new company: are you going to be more traditionalist or more experimental?

Biggest obstacle is getting casks, buying casks is easy, getting good casks at a good price is the more difficult bit.  This company is also a challenge for me as I have always worked for companies who have had their own bottling halls so this will be a total change of direction for me.  The other big obstacle is cashflow, as with any business, but casks are expensive and casks need to be bought in advance – this is why the success of the crowdfunder has blown us away as it really has allowed us to move forward a lot more quickly than we would otherwise have been able to.

As for the company I would say we will probably be much more traditional in our approach to doing things, mainly standard wood options and not too many wacky finishes etc – that said if we try some outlandish spirit that we like we will happily bottle it.  We are literally putting our names on the bottle so we have to make sure we are happy with what we put inside it.

mark2Which is your approach in selecting a cask? What do you look for, what do you try to avoid…?

Fairly simple here it needs to be good!  Not every cask will get 92 points from Serge and we are aware of that, but the whisky needs to be a good example of what it is. I also like to make sure that you get to taste the whisky, the distillery character needs to shine through rather than being masked by the cask.  That said nothing is off the table as long as it is something that we would be happy to drink ourselves and fits in with the natural colour / non chillfiltered philosophy.

Campbeltown is the smallest whisky region in Scotland, even if it had a glorious past; and it’s also the place you decided to live in. What’s so special about Campbeltown?

I love Campbeltown and very much have adopted it as my home, sorry Speyside!  It is a very relaxed place to live and to bring up Children, we have our second child due in a few days!  There was never any thought of leaving here.  I like that it has an island feel to the place and there is actually more here than there would be in similar towns throughout Scotland due to the fact that it is so far away.  That said if it could be a little closer to a proper airport etc it would be nice.

23376170_1877876352237339_6848510986637988645_n (1)You’ve seen a few phases of whisky business. How do you see the future? Are there any potential threats to the current boom of the industry?

There are many threats outside our control – Covid-19, Brexit etc, I think we have all been saying for about 10 years now that the bubble is going to burst and it hasn’t so long may that continue.  I think we may see some more casks becoming available on the market also.  I think whisky is strong enough now that it will always do well in established markets, the main threat is with prices continuing to rise for entry level whiskies it may slow the rate of new whisky drinkers coming into the category.  I think there is a lot more cross over all for drinkers these days more and more people are also drinking other spirits, rum, cognac, mezcal, gin etc than perhaps in the past people were much more singularly minded – so peoples available spend on spirits is perhaps being shared amongst other categories a bit more.

69264349_2465506326803300_4390437942179397632_oWe’re all in lockdown, so it’s a moment in which the whole industry is trying to prepare to different scenarios due to covid. It’s maybe too early to know, but how do you think this will affect the whisky world?

If I knew that I would be a much cleverer man than I am!

New distilleries are popping up like mushrooms. Is it positive or negative, in your opinion? Are there some recent distilleries you particularly trust?

I think it is good for the industry, new distilleries all over the world just help to reinforce whisky as a whole.  I worry slightly that there may be too many new distilleries if there is a down turn but I wish them all the best.   There are many excellent new projects to follow and I will probably miss some obvious ones out here but ones to watch for me would be in no particular order, Milk and Honey, Yorkshire Distillery, Bimber, Wolfburn, Balindalloch, Ardnamurchan and obviously the guys up in Dornoch.

Dream Whisky – un’intervista

Da qualche mese per l’Italia si muove una nuova realtà esplicitamente dedicata alla diffusione del verbo whiskofilo: si tratta di Dream Whisky, di cui abbiamo avuto modo di parlare in passato qui sul sito e anche sui nostri vari canali social (per i più distratti: qui c’è Instagram, qui Facebook). Un mesetto fa abbiamo incontrato Marco Maltagliati e Federico Mazzieri, i due ragazzi al timone di questo sogno, e in mezzo a una quantità a posteriori indefinibile di dram abbiamo realizzato questa intervista. Il grado etilico della serata ha compromesso la linearità della conversazione, e ci è voluto circa un mese per mettere insieme questa lunga intervista e per darle una struttura. Speriamo possa essere interessante e, soprattutto, intellegibile…

Ciao ragazzi, noi abbiamo già partecipato ad alcuni dei vostri eventi, degustazioni e cene, sappiamo come lavorate e cosa avete in testa. Avete voglia di spiegare chi siete e quali obiettivi avete anche ai nostri problematici lettori?

F: Dream è nata con l’idea avvicinare al whisky tutti quanti amano mangiare e bere bene, ma senza avere la pretesa o l’interesse di approfondire a un livello estremo. Quando Marco mi ha introdotto al mondo del whisky, facendomi innamorare di questo mondo, ci siamo chiesti se non fosse possibile far vivere la stessa esperienza a tutti… La sensazione è che in tanti siano come respinti dal whisky, anche per la cultura che ci sta dietro: noi vorremmo cercare di offrire un approccio più informale, per trattare seriamente il whisky, liberandolo però da tante di queste barriere. Noi cerchiamo di proporti la nostra selezione in un certo modo, puntando su quelle caratteristiche che a te, cui piace bere bene ma che non hai interesse o voglia di studiare il mondo del whisky, possono interessare e possono essere rilevanti e seducenti. Il whisky è emotività, è convivialità.

F: Spesso le persone sono vincolate a un’immagine che hanno del whisky: portandole alle nostre degustazioni, queste scoprono un approccio diverso. Innanzitutto non bevi sei whisky, ne bevi due, e di quei due te ne bevi quanto ne vuoi tu, te lo porti a casa e te lo puoi ribere quando vuoi. Sei sempre tu che hai il controllo di quel che bevi, e contestualizzando quella bevuta all’interno di un’esperienza più ampia vai a perdere quel velo di autorevolezza e riverenza – in fondo: quelle barriere – che sempre suscita il whisky, anzi vai a godere di tutta quella piacevolezza che in potenza porta con sé un dram. Pensate all’abbinamento con il cibo…  Noi vogliamo fare arrivare a chiunque, all’appassionato, all’esperto ma anche al neofita, la qualità: quello è il valore.

Ok, quindi in realtà voi non volete lavorare solo con i neofiti, anzi: le vostre serate sono divertenti per tutti, e noi possiamo testimoniarlo…

M: Noi vogliamo rivolgerci anche a chi il whisky lo ama! Dream non ha l’ambizione di spiegare il whisky, ma di farlo vivere e condividere. Tutti possono spiegare il whisky, in Dream: è una chiacchierata! Attenzione però: nelle nostre degustazioni non è che manchino le informazioni, non è un puro cazzeggio. Il whisky va condiviso, ma va spiegato un minimo: secondo noi, per il pubblico cui ci rivolgiamo, non va scolarizzato, non va trasformato in una lezione frontale fitta di tecnicismi. Se incanali il whisky in una struttura fissa, didattica, lo vincoli, gli togli un potenziale emotivo, che è però anche e soprattutto commerciale.

F: Quando vuoi apprezzare un prodotto, più ti avvicini, più lo approcci in maniera tecnica, più rischi di togliergli l’anima – il nostro punto di equilibrio è cercare di portare una parte di cultura, ma senza appesantirla, provando a bilanciare quelle tre/quattro chicche che tu partecipante alle degu di Dream di porti a casa, con una componente esperienziale ed emotiva. Perché se ti faccio vivere una bella esperienza e nel mezzo ti offro qualche concetto, tu lo porti a casa: altrimenti uscirai pensando “quanto è difficile questo mondo”.

Questo tipo di approccio ci piace, anche perché, pur essendo dei nerd e degli iper-appassionati, ci rendiamo conto che anche nel percorso di un nerd del whisky si arriva a una fase in cui si sacralizza il prodotto, la bottiglia, ma poi si scollina, e si riscopre il piacere del puro piacere… Si apprezzano i blended, si apprezza la bevuta facile, si apprezza la convivialità pura e semplice. E questa è una caratteristica che è ovviamente più contagiosa!

F: In warehouseda Cadenhead, Mark Watt ci diceva: “io imbottiglio quando mi piace, non seguo schemi e non inseguo la perfezione, perché uno si rende conto della perfezione solo quando la si è persa, solo quando la curva è discendente”. Questa è una cosa che ci ha aperto gli occhi: a cosa bisogna dare peso quando si parla di whisky? A sé stessi, al proprio gusto, alla propria esperienza.

M: È in questo senso che Dream si approccia anche all’appassionato che vuole vivere una serata diversa con il whisky. Alle nostre degustazioni sono venuti in tanti, novizi e no, perché sono delle serate piacevoli: te le godi. Alcuni ci hanno perfino detto “abbiamo preferito bere un whisky ‘normale’ qui che non bere il sesto o il settimo single cask in una degustazione tradizionale”. Noi ti facciamo semplicemente assaggiare il prodotto, e tu diventi il protagonista, perché non ti diciamo cos’è: te lo godi, te lo annusi, lo assaggi, e sostanzialmente te lo vivi. L’assaggio alla cieca da questo punto di vista è fondamentale. Ripeto: bisogna riuscire a godersi l’esperienza del bere il whisky, senza barriere.

F: In Scozia, il nostro approccio è un fatto. Il whisky va goduto. Citavamo prima le degustazioni in Warehouse da Cadenhead, o da Duncan Taylor: lì ti aprono un barile, manco ti dicono cos’è, e tu sei sedotto, sei preso dalla magia, l’età, la gradazione, la distilleria… Diventano un dettaglio, in quel momento non contano niente. E a questo punto, portare le persone in Scozia è il passo naturale.

Dovete divertirvi tanto a preparare queste degustazioni, però… Diteci giusto un paio di cose per far capire cosa uno si può aspettare venendo da voi.

F: Le nostre degustazioni hanno sempre degli abbinamenti, talvolta saranno quasi delle cene con degustazione, e saranno interattive fino in fondo: vogliamo che chi partecipa si diverta, e sia protagonista. Vi faccio un esempio: nella serata sul Gusto, di fianco a un whisky c’era una tartare di salmone neutra con quattro condimenti diversi: abbinando, scegliendo il condimento, ti potevi rendere conto di come cambiava la stessa percezione del whisky… Nella serata sull’Alcol, c’erano olii essenziali naturali che potevi ritrovare in un dram, e noi ti facevamo vivere l’esperienza del creatore di profumi. Così ti avvicini a quello che l’alcol fa dentro a una botte di whisky, e intanto ti porti a casa una boccetta di profumo per ambienti.

M: Voi avete appena partecipato ad una cena da Enjoy, Artigiani del Bere, in Porta Romana a Milano, che è diventata la nostra sede (e qui nasce una collaborazione che ci porterà molto lontano, ma aspettiamo a svelare tutti i dettagli): in quella cena, concepita un po’ al contrario, partendo dal dolce, voi siete stati bendati per assaggiare un favo di miele; vi siete preparati il drink di benvenuto, spezzando voi il ghiaccio e regolandovi le dosi secondo il vostro gusto; avete staccato voi i pezzi di parmigiano, vi siete confrontati, avete abbinato lo stesso whisky a frutta e a tè, a ostriche e a formaggio, vi siete goduti appieno un’esperienza guidata – ma i protagonisti siete stati voi, sempre voi, anche giocando con il whisky che avevate davanti e con il cibo che man mano arrivava.

Vi abbiamo interrotto prima quando stavate per parlarci dei viaggi: fatelo ora, o tacete per sempre.

M: Il viaggio è toccare con mano quel che si trova nel bicchiere, lasciando da parte il peso anche psicologico della bottiglia. Gli scozzesi vivono il whisky come noi viviamo il vino, è una questione culturale, e per comprenderlo appieno bisogna andare in Scozia, bisogna viverla. Se porti una persona in Scozia, le fai vivere quest’esperienza di contestualizzazione del whisky che poi va ad assaggiare, le cambi completamente la percezione. Il viaggio non è un tour di cinque sei distillerie: vai anche in distilleria, ma innanzitutto ti godi la Scozia al 100%, attraversando il territorio, conoscendo le persone, e traendo da tutte queste dimensioni il massimo.

F: Noi vogliamo dare la stessa importanza che diamo al whisky anche alla Scozia stessa, e alle persone. Noi studiamo tutto, ogni sosta, ogni tappa, cercando di toccare i luoghi nascosti e più emozionanti… E le persone! Noi ti facciamo parlare con Fergus, del cooperage di Duncan Taylor, un ragazzo di 20 anni che ogni giorno fa 14 botti, le smonta, le riassembla e le tosta all’interno: come 100 anni fa!, e dentro al magazzino c’è un profumo di bourbon, di legno… Perché usa le doghe rovinate per riscaldarsi, e queste spandono un profumo incredibile… Quando tu conosci una persone del genere, lo vedi nel suo habitat, lo vedi lavorare: ecco allora comprendi tanto del fascino di questo mondo.

Questo per ciò che riguarda il cliente finale, il privato. Il vostro progetto però ha anche una dimensione b2b, dedicata alle aziende, giusto?

F: Noi abbiamo un’ambizione difficile da realizzare, lo sappiamo, che però è quella di avvicinarci sempre di più al mondo della ristorazione, perché quello è l’unico anello mancante per chiudere il cerchio. Per ora però noi vogliamo fare consulenze e formazione ai distributori, agli agenti e ai locali, che spesso per le stesse ragioni di cui sopra (troppa complessità) possono incontrare delle difficoltà col whisky perché in qualche modo ne sono tenuti distanti.

M: La passione è condivisione, ed è contagiosa per necessità. Tu pensa a un addetto del settore che ti porta questo approccio, che ti porta questa passionalità nel lavorare su un prodotto… Bisogna saperlo trasmettere, perdere dei freni inibitori e lavorare solo sulla passione: questo renderà il tuo lavoro migliore, più contagioso. Più siamo e meglio è: ciascuno di noi porta il valore aggiunto che è la propria passione, e questo è un valore, anche per la stessa industria e per il mercato del whisky italiano, che a dispetto delle sue competenze è ritenuto marginale dalle aziende. Noi vogliamo cercare di aiutare il whisky a uscire dai suoi limiti…

F: Un’ultima cosa, cui teniamo molto. Noi collaboriamo con le aziende, ovviamente, ma siamo sempre noi a scegliere i prodotti all’interno del portfolio di un’azienda, non facciamo e non faremo mai delle marchette. La nostra credibilità si costruisce anche su questo.

Va bene ragazzi, chiudiamo con l’ultimo progettino di cui ci dovete parlare…

F: Noi vogliamo diventare un punto di riferimento: selezionare il prodotto e di renderlo accessibile a un pubblico che sia il più vasto possibile, guadagnandoci nel tempo la credibilità per farlo. E questo vale sia per i privati, sia per i locali, per le aziende… Faremo degli imbottigliamenti, ad esempio, ma su questo per adesso non possiamo svelare niente… Vogliamo aprire il mondo dei distillati di altissima qualità (e non necessariamente whisky, ma anche mezcal, distillati di frutta, rum: ne vedrete delle belle) ad un grande pubblico. Mossi dalla passione, vogliamo unire la parte più pura della ricerca e della passione per la qualità ad una proposta più semplice, più diretta.

M: La selezione non è legata alla distilleria, all’invecchiamento, all’età, alla tipologia… A noi interessa proporre dei profili, delle diverse filosofie, una qualità di un certo tipo, ma che siano valutabili semplicemente dal bicchiere. Dream a settembre uscirà con tre single cask. Buoni eh!, perché sono buoni, ma sarà un approccio diverso al single cask, non vogliamo svelare troppo… Il valore aggiunto è l’unicità del barile, non è la distilleria, o il barile: dentro al barile c’è tutto, la storia dell’orzo, delle persone, degli alambicchi, dei luoghi.

Ma non è un approccio antistorico?, in fondo questo è il mondo dell’iper specializzazione…

F: Sì, ma uno che assaggia per la prima volta un single cask si emoziona non tanto perché quello è il barile n° XY della distilleria GlenQualcosa, ma perché è un singolo barile! Uno solo, unico e irripetibile, con i suoi pregi e con i suoi difetti! Noi vogliamo far concentrare il nostro pubblico sulle componenti meno tecniche di un single cask, ma sulla vera magia che gli sta dietro. Poi ovviamente ti spieghiamo in etichetta di cosa di tratta, chi l’ha distillato, cos’aveva contenuto il barile… Ma non è quella la cosa più importante.

M: Tu ti approcci a una bottiglia di whisky solo in base al tuo gusto, perché in etichetta ti mostriamo un profilo, in un modo evocativo, ed è il tuo gusto che orienta la scelta. Lascia perdere le 5/6 distillerie più note… Tolte queste, a un bevitore ‘normale’ il nome di una distilleria dice poco o niente. Glengurbie o Miltonduff o Glendullan o Glentauchers?, solo un matto come siamo noi può fare distinzioni in base al nome. Noi vogliamo giocare su altre cose, perché sul lato tecnico, didattico e ‘nerd’, ci sono già tanti che lo fanno molto meglio di come lo sapremmo fare noi, pensa a Whisky Club, al Milano Whisky Festival, anche alle degustazioni che fate voi… Non potremmo neanche metterci in competizione.

E su questa mezza sviolinata, meglio chiudere. In bocca al lupo ragazzi!