Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 21

Il “calendario avventato” oggi ci fa bere Tyrconnell 10 yo ‘Madeira Finish’. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo: vediamo.

img_0911Difficile da interpretare, con una nota pesante da officina meccanica, cuoio e cuoio. Sotto questa coltre si agitano però demoni a forma di agrume e di una bella frutta (pesca noce, succo d’arancia). Viene il dubbio che sia un finish. Ogni tanto nella vita succede di farsi domande del genere. Al palato la dolcezza si prende tutto, con sentori di rum, frutta fermentata tropicale, agrumi. C’è una sensazione floreale.

Il tutto offre una sensazione abbastanza ‘artificiale’, per così dire, ma interessante – e tutto sommato gradevole. Non avevamo ipotizzato un irlandese (chi se ne aspettava quattro?!?), ma il finish l’avevamo beccato, quindi bravi Giacomo e Jacopo! Naso e palato non sono molto coerenti tra loro, ma neppure noi, e dunque andiamo di 84/100.

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Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 14

Il “Calendario Avventato” al giorno n.14 ci regala Kilchoman Port Matured 2018. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #14

Già dal colore ci parla di sé. È un oro rosa che suggerisce un invecchiamento in qualche botte non convenzionale: la sfumatura rosina ci porta a… Porto? La fragola in confettura c’è, se proprio dovessimo azzardare… E poi, poi, poi, la torba, che è potente, sferzante, ad alto tasso di ppm. In generale un whisky umido, con sensazioni di frutta troppo matura. Melograno lasciato lì, arancia rossa. In bocca ha una presenza importante con torba bruciata e liquirizia. Qua e là schizzi e spruzzi iodati. Tutto molto compresso e di una dolcezza straripante. Tanta arancia, zucchero bruciato, geleé alla fragola. Il finale a sorpresa rimane un po’ corto.

In tutta onestà, ma lo sapete già se ci leggete, noi non amiamo questi profili: torba e Porto (perché ci scommettiamo, è un invecchiamento in Porto) non sempre si sposano bene, e anche quando lo fanno a noi non convincono mai appieno. Detto ciò, non c’è niente di male a fare anche whisky del genere, ampliano l’universo del possibile: e questo è ben fatto, rimane con un suo paradossale equilibrio che, in ogni caso, non ci fa salire sopra agli 83/100. Ma è un problema nostro, you know.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 12

Il “Calendario Avventato” al giorno n.12 ci regala Appleton Estate Reserve Blend. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky (???) #12

I nostri amici del BLEND ci hanno teso l’ennesimo scherzetto… A meno che i nostri nasi si siano nel frattempo guastati e le papille interrotte (cit.), questo che abbiamo nel bicchiere è un rum! Il naso è molto piacevole e morbido, con una morbidezza vanigliata che arriva dal barile, presumibilmente, poi nette note viniliche. Una frutta semplice ma intensa e matura, diremmo litchees e pesche, con dei guizzi d’eucalipto. Il palato è meno appagante, a dirla tutta, sembra pagare una gradazione bassa che non supporta l’intensità della bevuta; tornano quelle note viniliche e quasi balsamiche, con arancia (diremmo addirittura un liquore all’arancia) e una frutta astratta, profondamente zuccherina (e a proposito di zucchero, come non citare lo zucchero di canna? Quello vero, però, in polvere). Il finale è intenso e piacevole, tutto caricato sulle spalle dello zucchero di canna, ma non proprio lunghissimo.

Come di consueto, quando si tratta di rum preferiamo non sparare dei voti, dato che la nostra esperienza è molto più limitata; detto ciò, è un rum piuttosto semplice e piacevole, e se dovessimo sbilanciarci punteremmo forte su un rum di scuola francese (ehm…) con una maturazione non altissima in botti ex-bourbon.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 11

Il “Calendario Avventato” al giorno n.11 ci regala Glenlivet 15 yo. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #11

Appoggi il naso sul bicchiere una prima volta ed è già amore. Da subito infatti si nota un velo minerale, delicato eppure molto presente, che ricorda la roccia bagnata e la terra umida. Tutto qui? Nemmeno per sogno, perché suadenti sono le note di crema pasticcera e vaniglia, di pastel de nata portoghese e cioccolato bianco. E poi frutta gialla matura e legno massello profumato. Al palato per fortuna è un mostro di continuità: stessa nota minerale in ingresso, ben integrata con sensazioni di crema pasticcera e cioccolato bianco. La frutta prende il volo, tra mela gialla, melone e frutti tropicali. Il corpo pare solido, c’è tanta intensità e tutti i lati si riverberano in un finale lungo, che lascia la bocca pastosa e ben ingrassata, tra un tocco elegante di legno, chiodi di garofano e una crema dolcesalata.

Proprio perché amiamo farci del male, azzardiamo che possa trattarsi di un whisky d’età medio-alta, sui 18 anni. Ci piace una certa complessità raggiunta e l’equilibrio tra le parti in causa, il fruttato, il cremoso e un qualcosa di inerte, molto elegante. Pur a grado quasi sicuramente ridotto, c’è ricchezza ed edonismo da vendere. Il pollice è in alto: 87/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 1

Il “Calendario Avventato” al giorno n.1 ci regala un grande classico, il Tomatin 12 anni, distilleria delle Highlands del Nord, poco distante da Inverness. Questa è la nostra IMG-20181201-WA0001recensione, tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky Advent #1

TOMATINIl “day one” si apre con un whisky senza tanti orpelli, che ti si presenta sincero così com’è. Il naso ha note che sembrano giovani, con tanti canditi, punte acide (tipo fermentazione); rivela anche però note ‘dolci’ di pastafrolla cruda, di burro e uovo e zucchero. Agrumato, con arancia, soprattutto. Qualcosa di fruttato, in disparte, come trattenuto (ananas candito?). Il corpo è molto fresco, si lascia bere molto piacevolmente. Complessivamente è più dolce, con dei mix di frutta essiccata (albicocca e ananas), con una sua cremosità, note di dolce di pan di Spagna. Ancora arancia. Il finale è medio, non troppo intenso, torna sul cereale – ha il gran pregio di invitare a un altro sorso.

Un whisky quasi sicuramente senza grosse particolarità d’assemblaggio, giovane e ben fatto. Mostra un po’ dei limiti in complessità e intensità, ma è sicuramente un whisky ‘da aperitivo’ più che godibile. 83/100

Botti da orbi – recensioni dal Whisky revolution festival

Torna la rubrica di recensioni di Marco Zucchetti, che ritroviamo ispirato come un trequartista brasiliano nelle giornate di grazia. Questa settimana lui e la sua folta barba tornano a Castelfranco Veneto, per la seconda parte del florilegio dal Whisky Revolution Festival (qui la prima, per chi se la fosse persa).

Clynelish 12 yo (2005/2018, Gordon&MacPhail, 55,1%)

Così come ti aspetti di finire con la bocca incendiata a pietire acqua e pane quando assaggi il chili messicano, ormai ti aspetti di immergerti nella cera appena ti avvicini a un Clynelish. Ma qui no, i refill sherry butt e l’alta gradazione funzionano da carta da regalo. Bisogna scartarlo. Senz’acqua al naso se la giocano note di miele d’erica e burro, con noce moscata e vaniglia. C’è della frutta (mango?) e dell’agrume, più arancia che limone. Forse un tocco acidino, non si sa bene se fruttato (mela renetta) o il burro che si fa rancidino. In bocca è dolce, malto fruttato, ananas, nocciole e di nuovo miele, ma stavolta biscotto al miele. Cioccolato al latte e un retrogusto di arancia amara. Bon, adesso però dato che per il 70% siamo fatti d’acqua, mettiamone una goccia. Sortilegio. Al naso ecco la cera, aromatica, con fiori di campo e una suggestione zuccherina di uva bianca. E in bocca, che miglioramento. Anche qui fiori, propoli, arancia e pepe bianco. Si rilassa, diventa confortevole e si lascia andare a un finale dolce, di mou, con zenzero e una frutta gialla matura. Senz’acqua è dignitoso, con acqua diventa un gran bel dram primaverile.

Trasformista. 86/100

Kilkerran 11 yo (2007/2018, Cadenhead’s, 58,1%)

In ogni videogioco c’è il mostro che non riesci a battere perché non trovi il punto dove colpirlo. Questo Kilkerran è un po’ così, il rompicapo del festival. Grado alto, sherry pesante, torba, marinità: mancano solo prosciutto e funghi per farlo diventare la pizza Capricciosa degli scotch. Intimiditi da tanta varietà di stimoli, ci si butta il naso. Olive nere arrostite, torba sporca ma piuttosto evidente. È umido, ti porta in un luogo tra la stalla (fieno umido) e la cantina. C’è del tabacco, i chicchi di caffè emergono nitidi insieme al caramello bruciato. La frutta è scura, prugne di ogni tipo e noci. Curioso tocco acido, come di vomito. Mi pare di sentire mia madre che si indigna: “Bleah, che schifo!”. Ok, allora bucce di prugne aspre. Con l’acqua la salamoia (marchio di fabbrica) si fa più netta, l’acidità diventa di vino. E anche divina. In bocca lo sherry è appiccicoso, caramello e caffè. Tantissima dolcezza, cioccolato (il caro vecchio Mars). È sciroppato, ma anche grasso. Pesce grasso affumicato, tannino sottoforma di chiodi di garofano. Sapori XXXL, pesi massimi che si confrontano fra dolcezza e bruciato. Vince la prima, con frutti rossi sciroppati, cioccolato al latte e un fumo che rimane a rassettare il campo di battaglia. Bella sfida, un gran bel casino sensoriale, come se Yin e Yang si prendessero a testate. L’acqua non gli cambia volto, rimane piuttosto omogeneo. La prepotenza con cui si impone la dolcezza non è bellissima, ma è uno di quei whisky che ti tengono compagnia per ore dopo averlo finito. Certo, devono piacere i rompicapi, i gusti estremi, i piercing, i formaggi puzzoni, il grunge, il calcio del West Ham. Se non volete regole e giornate facili, è fatto per voi.

Taglia forte. 87/100

Old Perth 2004 13 yo (Macallan and Highland Park, 43,8%)

Alla prima occhiata pensi di avere un problema di cataratta o daltonismo selettivo, probabilmente non vedi bene i colori, ma solo i liquidi. Ha 13 anni ma è scurissimo, di un mogano scuro che ben sta su rum e Armagnac. Appurato che la tua vista è ancora buona e che il colore è solo colpa di quel birbante dello sherry, dai una snasata. E pensi di avere un problema spaziotemporale: meglio controllare di essere ancora nel XXI secolo, perché dal bicchiere ti arrivano suggestioni ottocentesche di vecchia biblioteca, poltrone di cuoio, tabacco da pipa, un che di cantina. Quanta è bella giovinezza lasciatelo dire ai poeti rinascimentali, noi si preferisce la vecchiezza. Il naso non vuole staccarsi, ci pesca ancora more, uvetta, cioccolato fondente, chiodi di garofano, perfino un filo di torba e dei frutti scuri, tipo more. Sembra Benjamin Button, ha 13 anni ma dimostra i secoli. E cambia parecchio, in dieci minuti le note stantie si dissolvono e resta una dolcezza di panettone e amarena sciroppata. Forzandosi (il naso è tiranno, vorrebbe tenerselo tutto per lui), gli dai un sorso. Severo come la signorina Rottermeier, secco come la nota di una maestra. Lo sherry è sovrano, il legno impera. Ci sono le note amare dei Macallan (noci, caramello bruciato), il lato fruttato è limitato a un tocco di fragola, si gonfiano le spezie con pepe nero e cannella. La dolcezza è limitata al malto, ma anche se in secondo piano si avverte. Il fumo di Highland Park cuce insieme l’arazzo. E quando pensi di averlo capito, nel finale assai lungo ecco il sorprendente ritorno delle more (come le vecchie e care Big Fruit), un tocco di cola, uvetta a piene mani. Ecco, ci sarebbe da prendere un aereo, andare a suonare alla porta di Morrison&Mackay e implorarli di ritrovare quella botte, se ancora c’è. Buttare via il Billy dell’Ikea, la pianta che tanto viene l’inverno e di sicuro muore. Farle spazio e metterla in casa, come l’opera d’arte che è stata.

Storiografico. 90/100

Live Tasting @WRF Miltonduff 10 yo (2018, G&M, 43%)

Quando avete acquistato il biglietto per partecipare alle tasting notes live, probabilmente il brivido dell’ignoto ha solcato per un istante le vostre schiene, immaginando chissà quale swow pirotecnico. E invece oggi siete le vittime sacrificali di un sadico esperimento di metablogging, dove voi aprite il vostro cuore e ci confidate quello che provate (col whisky in mano) e noi lo sfruttiamo avidamente per i nostri bassissimi fini.

N: il naso è come Load dei Metallica, gradevole ma ti aspetteresti tutt’altro. Alla fine è strano incontrare un single sherry cask all’improvviso. Frutta secca, note di pasticceria industriale (brioscina confezionata zuccherina e un po’ artificiale). Cioccolato al latte, alla grandissima. Poi ha anche un lato acidino-agrumato (cedro e chinotto). Insomma se ci pensate è esattamente una Fiesta. Ha anche una marmellata di frutta rossa. All’improvviso parla un visionario: i mirtilli rossi dell’Ikea.

P: a 43% non ha un corpo devastante, ma lo definiamo “soave”, che va giù bene bene, insomma. Estremamente coerente col naso, secco anche se è in aumento un senso zuccheroso e pastoso di caramella mou, di mon cheri. C’è sicuramente scorza di agrume. E comunque è una stramaledettissima e godibilissima Fiesta. Una nota resinosa, lievemente balsamica.

F: non lunghissimo ma soddisfacente. Un poco minerale.

Il popolo del web si espone sul voto: 84/100. “Che buono, ma stanca”, dice qualcuno, qualcun altro “non sarebbe la prima che farei come un regalo”; molto beverino e facile, piacione e istruttivo – rappresenta bene la tipologia di invecchiamento in sherry. Per un neofita, ha un ottimo rapporto qualità/prezzo (costa circa 50€). Per essere un 10 anni, però, è molto piacevole, pieno e mostra un bel carattere.

Sottofondo musicale consigliato: Metallica – Ain’t my Bitch.

“Whisky Revolution Festival” – Castelfranco Veneto, 22-24.09.2018

Il BLEND WhiskyBar di Castelfranco Veneto è stata una delle novità più gradite dell’anno ‘scolastico’ appena trascorso. Dopo l’inaugurazione dello scorso settembre, i ragazzi si sono affermati rapidamente come uno dei punti di riferimento italiani per la miscelazione a base whisky: alla base ci sono concetti molto forti e la chiara volontà di svecchiare l’immagine del single malt, aggiornandola alle esigenze comunicative contemporanee ma senza perdere accuratezza e serietà in fase di divulgazione culturale del prodotto. In un certo senso, sono i principi che ci hanno portato, anni fa, a creare questo blog, e dunque non possiamo che sentirci in profonda sintonia con loro…

Siamo dunque molto felici di poter annunciare il Whisky Revolution Festival, una fiera dedicata – ovviamente – al whisky, organizzata a Castelfranco proprio dagli amici del BLEND tra il 22 e il 24 settembre, presso l’Hotel Fior. Si tratta di una tipologia di fiera del tutto nuova, diversa sia dallo storico Milano Whisky Festival che dalla fiera romana Spirit of Scotland / Roma WF: sarà all’aperto, nell’enorme giardino di un albergo, ci saranno le classiche isole con degustazione dei vari espositori, ci sarà un’area didattica affidata alle sapienti mani e menti di WhiskyClub Italia; poi uno spazio-museo gestito da Max Righi, un’area ‘esclusiva’ con bottiglie di fascia alta in degustazione, abbinamenti con cibo, una zona del whisky bar con miscelazione, after party in loco, musica dal vivo, un’area lounge e un ristorante all’aperto, masterclass prestigiose, dibattiti… Il tutto all’insegna del benessere più sfrenato. Conoscendo il modo in cui lavorano i ragazzi e l’entusiasmo con cui tanti espositori hanno aderito immediatamente, sappiamo che sarà qualcosa di eccezionale.

Anche i blogger italiani saranno protagonisti: insieme agli amici Giuseppe, Federico, Sebastiano e Valentina organizzeremo degustazioni ‘guidate’ e cercheremo di coinvolgere il pubblico con attività “socialmente utili”. Noi avremo anche il piacere di tenere una masterclass davvero eccezionale: una verticale con tutti e 7 le edizioni del Kilchoman 100% Islay e, in anteprima italiana (anzi: mondiale, galattica, universale!), anche con l’ottava release! Un’occasione davvero unica per assaggiare l’espressione più autentica della distilleria più artigianale di Islay.

Naturalmente vi terremo aggiornati sulle evoluzioni, intanto ovviamente vi raccomandiamo di dare un’occhiata al sito, appena messo online, e di seguire il BLEND e il WRF sui vari canali social (a partire dalle loro pagine facebook, qui e qui). Ci vediamo là!