Smokehead ‘Sherry Bomb’ (2019, Ian MacLeod, 48%)

Insieme ad alcuni amici abbiamo organizzato un piccolo blind tasting su Zoom (il vero protagonista di questi tempi strani): ci siamo inviati a vicenda 4 samples, ciascuno siglato col nome di una città e un numero, senza dichiarare né il mittente né, soprattutto, il contenuto. Lunedì sera abbiamo affrontato la prima sessione di 7 assaggi: pian piano, nelle prossime settimane, pubblicheremo le recensioni che abbiamo scritto… Rigorosamente, lasciamo le note come le avevamo scritte, tenendo anche qui e là qualche speculazione sul possibile contenuto, se trascritte dallo scriba designato. Oggi partiamo da “Topeka“, che conteneva Smokehead ‘Sherry Bomb’, la versione invecchiata in sherry del celebre torbatone dal look aggressivo di casa Ian MacLeod. Il colore è un rame carico.

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N: si nota subito una punta sulfurea da botte sherry; poi una sostanza di carne alla griglia, in generale di maiale: bacon, cheeseburger, maiale in agrodolce… La torba c’è, ovviamente, ma resta tutto sommato integrata; braci della griglia. Giovane, con molta probabilità. Aceto sulla griglia. Ha una sua parte agrumata. Molto teso, interessante, certo un po’ ruffiano.

P: le promesse ruffiane del naso sono purtroppo confermate. Molto molto dolce, con una legnata di fumo di torba (per niente marina); sparisce però il tocco succulento del naso, che era una delle cose più interessanti. C’è una dolcezza da sherry PX molto appiccicosa, con marmellata di fragola e lamponi, arancia bruciata, zucchero sempre bruciato. Cioccolato al caramello – mars. Pesca al forno con amaretto. Tanta liquirizia. Complessivamente banalotto, molto carico.

F: super dolce, abbastanza rapido e balsamico, fumo e caramello bruciato.

Il naso, tutto sommato promettente con la sua carica di grasso di maiale bruciato, è deluso dalle altre fasi, legate tra loro dal solo fatto di essere ipercariche: ma in fondo è un po’ indeciso, è uno nessuno e centomila. Non colpisce particolarmente, anche se non mostra un carattere particolarmente distintivo. Nel complesso ci è parso un po’ banalotto: non cattivo, per carità, ma non dice granché. Una bevuta che immaginiamo interessante soprattutto per chi si avvicina a questo stile di whisky, un po’ come il black metal sinfonico negli anni ’90: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dimmu Borgir – The Insight and the Catharsys.

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Laphroaig ‘Lp8’ (1998/2017, Elements of Islay, 53,5%)

Stimolati dal Laphroaig bevuto ieri, ne cerchiamo un altro che possa essere in qualche modo avvicinabile: dopo una ricerca scientifica, dopo quindici tabelle excel con millesettecento variabili incrociate, abbiamo deciso di bendare il gatto e scegliere il primo sample cui si fosse avvicinato. Il gatto sa, il gatto è infallibile: il gatto infatti ha scelto un Laphroaig di quasi vent’anni, maturato in barili ex-sherry, imbottigliato da Speciality Drinks nella serie incantevole e medicinale “Elements of Islay“, siglato Lp8. Bando alle fregnacce, si beva, diamine!

N: il profilo è ancora una volta inusuale, anche se molto diverso dal Laphroaig di ieri, ed è piegato ai desiderata del cask: fava tonka e radice di Ginseng sono le prime note che ci vengono in mente. Poi, una profonda dolcezza da datteri e arance rosse, il tutto davvero molto zuccherino e appiccicoso. Legno tostato e torba medicinale a fare da contorno, senza però sovrastare alcunché, anzi.

P: che esplosione di sapore! C’è una sensazione molto cremosa, come di pralina, di caramello, mentre una certa acidità vinosa (ricorda proprio uno sherry, anche se forse più un Pedro Ximenez che un Oloroso; ma anche arance rosse, ancora) esce fuori vibrante e mantiene il whisky vivo in bocca. La torba è molto impattante, con tanto legno bruciato. Mare e medicine di Laphroaig non pervenute.

F: lungherrimo, sapido e bruciato con una dolcezza caramellata di fondo.

Un esperimento riuscito e d’impatto: abbiamo ormai capito che le botti ex-sherry tendono un po’ a snaturare la violenza selvaggia di Laphroaig, ma d’altro canto ne cavano fuori una nuova creatura strana, che ci piace. Anche se forse, a essere sinceri, tutta questa dolcezza, tutto questo carico, alla lunga rischiano di stufare un po’ – ma si sa, dipende dal tempo, dall’umore… Quindi uscite e regalatecene una bottiglia. Adesso. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fu Manchu – Slow Ride.