Wolfburn Northland (2017, OB, 46%)

Dopo tanto, troppo tempo torniamo a posare lo sguardo sulla microdistilleria di Thurso, indomitamente collocata nelle Highlands del Nord, a qualche manciata di metri dalla fine del Regno Unito (isole escluse). Come molte nuove distillerie, Wolfburn ha iniziato presto a imbottigliare il proprio single malt, praticamente non appena ne ha avuto la possibilità, seguendo il disciplinare della SWA. E così nel 2016, a tre anni esatti dalla prima distillazione, le bottiglie col lupacchiotto in etichetta si sono affacciate timidamente sul mercato. Timidamente perchè la distilleria ha una capacità davvero esigua, sui 100 mila litri, ma la cosa non ci aveva intenerito più di tanto allora ed  eravamo riusciti a mettere le mani su una bottiglia di Wolfburn Hand Crafted. Oggi assaggiamo un rilascio dell’anno successivo, anch’esso lasciato a invecchiare in botti che hanno contenuto whisky torbato distillato su Islay.

3156447_600x600N: è un copia incolla dall’Hand Crafted già pubblicato, eccezion fatta per la nota di pasta del dentista, che non ritroviamo. Meno salmastro dell’altro, ha un che di salamoia. Gomma, un’acidità da fermentato, da vinaccia, da aceto di mele. Giovane, ma privo di quelle note sbagliate che certi giovani hanno, rivela invece una gran bella personalità, con note di limone, foglie, zucchero liquido, leggera torba.

P: quanta intensità! Quanto corpo! Qui viene fuori l’equilibrio dato dal barile, con una dolcezza vanigliata e una torba più evidente, più fumosa e acre. Ancora un po’ di sale e pepe nero, ancora mare. Mousse di pera, yogurt alla pera.

F: torba vegetale, insalata iceberg, vaniglia e crema di pera. Lungo e persistente.

Finito il secondo Wolfburn della nostra vita, già ne vorremmo assaggiare un terzo, anche perché in questi anni è andato formandosi un core range di tre diversi imbottigliamenti. Anche questo Northland è godibilissimo ma non banale, e il metodo poco convenzionale della torba proveniente dai barili è utilizzato con intelligenza e non fa danni, anzi. Fa il suo con onestà, rimane ultrabeverino ma non cafone, e costa il giusto, sui 50 euro. Bravi! 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Billie Eilish – Bellyache

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Wolfburn Hand Crafted (2016, OB, 46%)

A Thurso ha sede Wolfburn, la distilleria più a nord della Scozia, isole escluse: noi la seguiamo virtualmente fin dalle primissime pietre posate, dato che dichiara di voler rispettare lo stile delle Highlands del nord ed ha produzione artigianale, e abbiamo atteso a lungo il loro primo imbottigliamento (cioè, a lungo: tre anni, e cosa sono tre anni se non una briciola nella pagnotta in costante lievitazione del tempo?). Qui potete leggere un sintetico e bel reportage di Yoav che vi racconterà qualche simpaticissimo aneddoto: tipo che il sistema di aria condizionata consiste in una saracinesca che si alza e si abbassa; che la fermentazione dura circa 67 ore; che gli alambicchi della piccolissima distilleria sono due, e la produzione annuale è di 115000 litri. Noi assaggiamo la prima versione ufficiale standard, un tre anni portato in Italia dai prodi Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival.

wfbob.non1N: molto aperto e privo di note alcoliche, rivela subito una grande intensità e una bella personalità, di quelle che ci piacciono: va bene la gioventù (con le sue note di foglie verdi, lieviti e limone), va bene l’invecchiamento (in bourbon, diremmo, ma quasi senza tracce di vaniglia: c’è piuttosto zucchero liquido, acino d’uva) – ma in realtà, se dovessimo caratterizzarlo con aggettivi, diremmo che è soprattutto salmastro e marino: ci sorprende che già dopo soli tre anni nel bicchiere si presenti tutta questa fierezza delle Highlands più selvagge… Salamoia, brezza marina, e a rendere ulteriormente variegato il profilo un che di medicinale, che ci ricorda la pasta del dentista; minerale, anche, con note di roccia bagnata (dev’esserci della torba qui, Watson!).

P: molto ‘pastoso’, il corpo non delude; da subito, in maniera preminente esplode ancora la marinità, con note saline davvero evidenti, e ancora salamoia e un poco di lieviti. La dolcezza è ancora elegante, anche se nettamente più marcata rispetto al naso: c’è un filo di pera (crema alla pera?) che trascina i sensi verso un profilo… da Caol Ila: il velo di dolcezza infatti, assieme a un fumo di torba molto più evidente che non al naso ma comunque gentile, ci ricorda da vicino quello stile, anche se – ovviamente – la torba è molto meno ‘viva’. Ancora un che di medicinale.

F: fa proseguire piuttosto a lungo le note di fumo, di sale e di una dolcezza vanigliata e zuccherina. Ancora la gioventù è lievitante.

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alambicchi lupeschi

L’avevamo descritto come un whisky già molto maturo, per la sua età, salmastro e sicuramente con evidenti influssi di torba. Dopo la degustazione, l’illuminazione è arrivata leggendo le caratteristiche d’invecchiamento: illuminazione che ci conforta, dato che si tratta soprattutto di botti quarter cask (in grado di accelerare l’invecchiamento) e per giunta che aveva ospitato whisky torbato di Islay (voci dicono si tratti di Laphroaig, ed effettivamente loro hanno proprio una release Quarter Cask…). Siamo tanto bravi, ma ancor di più quelli di Wolfburn, che hanno fatto un whisky che – se continua così – non potrà che essere campione. 86/100. [SVEGLIAAAAA!!!11!!1!!, il voto è alto per un tre anni!!!, dirà qualcuno: ma a noi piace proprio tanto, per fortuna siamo in buona compagnia e poi, in fondo: li decidiamo noi i voti, o no?]

Sottofondo musicale consigliato: Red Hot Chili Peppers – Dark Necessities.