Yamazaki 12 yo (circa 2013?, OB, 43%)

Questa è una boccia storica: di fatto è la prima ‘giapponesata’ ad essere stata commercializzata in modo massiccio nel decadente mondo occidentale, e per questo si è guadagnata uno status di tutto rispetto nel panorama del malto. Pioniere insomma, un po’ come Alexi Lalas nel Padova del 1995. Ora – o tempora o mores – anche questo Y12 è stato fagocitato dal mercato matto e disperatissimo, e sostituito da almeno un anno e mezzo da un più snello Yamazaki senza età dichiarata. Ringraziamo Alessandro, il vero brand ambassador del whisky nipponico in Italia, per il copioso sample.

N: un filo pungente, ci stupisce per dei profumi di legno fresco, appena tagliato, molto presenti fin dall’inizio. Al fianco c’è poi un’anima più decisamente fruttata, sulla mela gialla e in generale frutta ‘astratta’, tipo cesto di frutta o macedonia, forse un filino di arancia leggera. Si apre progressivamente su note più cremose, di vaniglia e crema pasticcera. Miele. Confettura di albicocca.

P: c’è un po’ quel profilo fresco e poco impegnativo del naso, tra vaniglia, miele, una frutta fresca in macedonia un po’ indistinta, dell’uvetta, e una sensazione di legno e tanta frutta secca, soprattutto nocciola. C’è anche un che di speziato, magari cannella. C’è tutto, anche abbastanza bilanciato, ma nulla spicca davvero: e l’intensità non propriamente esplosiva non aiuta.

F: abbastanza lungo, giocato soprattutto sulla frutta secca.

Fa il suo, intendiamoci: è un entry-level e come tale si comporta, con tutta la morbidezza che si conviene. Forse avevamo aspettative troppo alte, di certo ci siamo rimasti un po’ male per un profilo certo molto giapponese ma come ‘depotenziato’, con poco grip. Il prodotto c’è, è buono, per carità: non è forse il nostro dram ideale, diciamo. Siamo diventati dei fighetti? Nel dubbio, 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Apparat – Limelight 

 

Yamazaki ‘Mizunara’ (2013, OB, 48%)

Stavamo cercando un modo brillante per iniziare questa recensione, immaginando modi bizzarri per introdurre lo Yamazaki Mizunara parlando di uomo del Giappone, genitali pixellati, spazi angusti e fiori di loto, ma poi, per fortuna nostra e soprattutto vostra, cari venticinque lettori, abbiamo desistito. Assaggiamo dunque la versione 2013 di un NAS di Yamazaki, invecchiato in botti di legno Mizunara, molto poroso e molto giapponese. Una nota di costume? Non si trova in vendita a meno di 1100 euro.

Schermata 2015-11-03 alle 20.28.22N: il naso si rivela subito particolare, particolarissimo. Chiariamo subito: ci sono due anime, una rotonda, morbida e (se ci concedete la sinestesia) ‘dolce’, l’altra invece molto più pungente, minerale (ma non solo) e quasi ‘salata’. A note piacevolmente maltose, pienamente briosciose (croissant all’albicocca, di quelli artigianali, belli burrosi e appena sfornati) e molto fruttate (frutta gialla su tutto il resto, con escursioni tropicali tra cocco e ananas dolce) si accompagnano suggestioni di salamoia, di sottaceti (?), proprio di sale. Perfino un che di… succo concentrato di Aloe? Ci sono suggestioni legnose (Federico parla di sandalo, e ci convince) e speziate, come spesso accade coi giapponesi; e pian piano si libra in volo una nota tostata, lievemente bruciata (non legna, ma pane, diremmo). Molto particolare!

P: prosegue esattamente sulla stessa linea, forse sbilanciandosi ulteriormente verso le note più inusuali. Ancora salamoia, olio d’oliva, pane e lieviti; ci sembra di riconoscere addirittura delle note di… pane ramerino! Ma non si pensi a un palato del tutto unsexy: queste suggestioni sono infatti accompagnate da un ‘basso continuo’ di dolcezza, apparentemente in disparte ma vivissima (ancora croissant, forse qualcosa che va verso il cioccolato bianco). Curioso abbinamento, ma armonioso e persuasivo.

F: lungo, tornano le note di legno e torna il tostato. Pepe. Burro caldo.

Molto, molto particolare, e molto, molto convincente. Le due anime, apparentemente così lontane, riescono a convivere pacificamente e in splendida armonia; la magia del whisky ancora una volta è avvenuta. Il nostro giudizio numerico sarà di 88/100, e non perderemo tempo a fare ovvie considerazioni sulla bolla, sui prezzi dei whisky giapponesi, sui pixel sui genitali.

Sottofondo musicale consigliato: Aaron Neville – Hercules.

Yamazaki 1995/2010 (La Maison du Whisky, ‘Owner’s cask’, 54.9%)

shinjiro-toriiScuro come la notte, questo Yamazaki è stato l’ultimo dei whisky assaggiati sabato scorso, e di certo il più controverso. Questo malto proviene dalla più vecchia distilleria di solo whisky del Giappone, fondata nel 1923 dal Shinjiro Torii (cioè quel signore con la faccia austera che vedete qui a fianco). Abbiamo a che fare con un 15 anni, distillato nel 1995 e imbottigliato nell’anno del Triplete dell’Inter da La Maison du Whisky, nella serie ‘Owner’s Cask’. Affrontiamolo.

Schermata 2013-05-16 a 23.49.41N: non che il colore lasciasse dubbi… è uno sherry monster fatto e finito, anche se non privo di ‘deviazioni’. Tanta buona frutta rossa e pacchi di prugne secche (ma proprio pacchi). Albicocche disidratate, datteri; note di aceto balsamico. Poi, però, c’è anche un lato diverso, speziato, erboso e molto particolare: rabarbaro (Salvatore Mannino parlava di Fernet Branca, e in effetti…), tamarindo. Non molto ‘legnoso’. Tabacco aromatizzato ai frutti rossi (quello del narghilé). Snasata dopo snasata, ricorda prima un infuso d’erbe, poi prende il sopravvento la ‘dolcezza’… Bello cangiante.

P: uno shock. Il corpo, innanzitutto, pare un po’ slegato e ‘acquosino’; al di là di una bella frutta rossa che si riconferma (assieme a tante prugne secche), gli aspetti più particolari del naso si ripresentano sotto forma di incubi… La parte erbacea e legnosa vincit omnia, tannini a go go che donano un amaro ahinoi davvero schiacciante. Un senso di fondo di caffè (proprio quel residuo della moka), poi tè dimenticato in infusione, fave di cacao…

F: coerente col palato, purtroppo, in un primo momento; è però molto lungo, e dopo un po’ tornano suggestioni fruttate (diciamo mon cheri).

Il bifrontismo di questo Yamazaki lascia stupefatti: il naso è davvero molto buono, ma si scontra con un palato francamente deludente, in cui l’apporto della botte è andato decisamente oltre il lecito… E insomma, trasformando le parole in numeri, la media tra naso e palato sarà di 80/100; è comunque un’esperienza molto interessante, e se avete occasione, almeno, annusatelo…

Sottofondo musicale consigliato: Faith No MoreWar Pigs, cover dei Black Sabbath…