Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 20

Il “calendario avventato” oggi ci fa bere Yoichi, il NAS della celebre e celebrata distilleria giapponese, primo frutto dell’inventiva del magico baffuto Masataka Taketsuru. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo: vediamo.

Davvero ricco, ha tanti lati. Frutta fresca: banana, ananas, cedro, pesche al limone e acqua di fiori d’arancio. Vi sembra poco? In tutto questo tripudio c’è però spazio anche per nitidi sentori di cereale (corn flakes), con uno standing da whisky di una volta. Quasi un velo minerale. Mineralità che poi troviamo anche in un palato dal sapore deciso e pieno, che è bello cerealoso e terroso, ancora con tanta frutta gialla fresca ma educatissima. Mela gialla e arancia. Il tutto in un cornice di grande freschezza e facilità di beva imbarazzante. Una punta speziata. Finale medio lungo.

Poco da dire, ottimo! Per noi è 87/100.

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Yoichi 10 yo (2017, OB, 45%)

Yoichi – e questo imbottigliamento in particolare – rappresenta una pietra miliare nella storia del whisky. Anzitutto la distilleria ci riporta a un passato antico che coincide con l’approdo del distillato di malto in Giappone: Yoichi, del gruppo Nikka, è infatti la prima distilleria fondata in proprio da Masataka Taketsuru, nel 1934, dopo il suo viaggio ‘di formazione’ in terra scozzese e dopo aver avviato al suo ritorno in patria, dieci anni prima, la distilleria Yamazaki, per conto di quella che sarebbe poi diventata la Suntory. Oggigiorno l’industria giapponese del whisky è dunque già quasi centenaria, per lo stupore dei più: per accorgercene abbiamo dovuto aspettare fino al 2001, anno in cui si compie l’altra storia, quella di questo Yoichi 10 anni, che vince il primo premio assegnato da Whisky Magazine. La giuria assaggia alla cieca e l’Occidente deve ammettere una volta per tutte che i giapponesi ci sanno fare.

N: un bel profilo pieno, abbastanza caldo e pure sempre con quel senso di acidità che spesso arriva dai dram del Giappone. Ci sono deliziose note di brioche all’albicocca (a dirla tutta, c’è un sacco di confettura d’albicocca!), c’è qualcosa di frutta candita (viene in mente la papaya candita, ma anche una più semplice arancia), c’è un appiccicume da miele. Ma non dimenticheremmo delle screziature minerali e leggermente torbate, con una gamma di note che vanno dalla candela spenta alla polvere da sparo, creando un profilo molto, molto interessante.

P: di grande impatto, tiene in primo piano quel lato più sporco, anche se dietro si dipana una dolcezza in costante crescita – sulle prime sembrava delicata, col tempo diventa sempre più intensa. E dunque di nuovo brioche, marmellata d’arancia dolce; c’è una crema catalana sempre più intensa, a proseguire quel senso di dolce-acido veramente degno di nota. E poi cenere, fuliggine, chiodi di garofano ancora…

F: un’infinità di legno speziato, con chiodi di garofano iper persistenti e un che di balsamico-salino che ci fa venire in mente (tenetevi forte) il dentifricio Neo Emoform. Qui la torba dura a lungo, ancora con cenere e braci spente. Ancora marmellata d’albicocca.

Volendo provare a intercettare il pensiero di un giurato qualsiasi di quelli che nel 2001 hanno assegnato il titolo di miglior whisky al mondo a questo Yoichi, beh questo pensiero farebbe più o meno così: “Ehi ma che ricco questo whisky, ha quelle caratteristiche dei whisky ‘di un tempo’, velati e minerali, eppure lo so, lo sento che è un whisky moderno, con quell’assemblaggio di botti così chirurgico e accattivante, guarda com’è speziato d’altronde. Questi non mi fregano, io azzardo: è un Benromach! E poi, e poi… dove avrò messo le chiavi della macchina? E quella hostess che ritira i bicchieri potrebbe essere mia figlia, ma accidenti quanto è debole la carne… ah Benromach, dicevo, non lo so non lo so, è il trentesimo whisky che assaggio! Ad ogni modo se avessi un blog di whisky gli darei un bel 87/100“.

Sottofondo musicale consigliato: Due Lipa – Blow your mind.

Taketsuru 21 yo (2013, OB, 43%)

masatakataketsuruIl Taketsuru 21 anni è un’istituzione, nel panorama dei whisky giapponesi: noi ne abbiamo tenuto un sample in fresco per troppo, troppo tempo. Adesso che i prezzi s’impennano, ci piace godercelo senza pensieri: si tratta di un blend di distillerie di casa Nikka, Yoichi e Miyagikyo, omaggio a Masataka Taketsuru, un signore pieno di baffi che nel 1918 decise di trasferirsi a Glasgow dal lontano oriente per carpire tutti i segreti della distillazione scozzese. La storia dice che ci è riuscito; vediamo se anche questo malto ce lo confermerà.

japan_tak1N: accoglie subito un aroma leggermente tostato, di malto biscottato e legno – appunto – tostato (anche un sentore di liquirizia, in questa zona). Non si nascondono mai, però, delle note piacevolissime di frutta cotta (prugne, soprattutto), uvetta, forse un accenno di sciroppo d’acero… Le note fruttate proseguono su un senso astratto di confetture in cottura (non d’agrumi, però). Pian piano emergono punte speziate, tra la cannella (molto lieve, per fortuna) e qualcosa di più ‘resinoso’ (ci viene in mente il legno delle vecchie case di montagna).

P: il primo impatto è un po’ straniante, perché a una decisa intensità olfattiva segue un corpo un poco blando, vittima forse della bassa gradazione. Tutto piacevole, comunque, e tutto sommato coerente con il naso, di cui replica l’interazione tra note di cereali tostati, frutta cotta (ancora prugne, mele e pere) e un legno mai invadente, pur se certo non dissimulato. Un intenso ‘che’ di vaniglia pervade il palato, dopo un po’. Semplice, in fondo, ma gradevole.

F: non lunghissimo ma buono, replica pedissequamente le direttive di naso e palato.

Non si può dire che non sia buono: tutto è gradevole e armonioso, e soprattutto il naso giova di qualche nota leggermente sporca davvero piacevole, che va a complicare un profilo molto pieno. Peccato che il palato sia un po’ blando, altrimenti avremmo alzato un voto che comunque resta più che dignitoso: 86/100, e ci vediamo là.

Sottofondo musicale consigliato: As I lay dying – Electric Eye.

Piove whisky vol. II

pizzul-2Come direbbe Bruno Pizzul, “tutto molto bello”: abbiamo ripescato da una sezione dimenticata del sito qualche ‘sentenza’, che pare perfetta per rimpolpare la scandalosa rubrica delle recensioni multiple. E ovviamente non c’è da aspettarsi una vera recensione, ma solo un paio di impressioni, buttate lì, e un voto. Tanto non è che a qualcuno importi davvero delle nostre personali opinioni, o no?


Longrow 10 yo (1994/2004, OB, 46%)

Lo assaggi e lo sai: questa è Campbeltown! Personalissimo come ogni Longrow, con le sue note torbose, minerali e ‘sporche’, ma meno spumeggiante di altre espressioni. 81/100

 

Isle-of-Jura-SuperstitionIsle of Jura ‘Superstition’ (2010, OB, 43%)

Saremo trancianti. Non fidatevi delle parole di chi ve lo proporrà come autenticamente godibile: è solo sciocca superstizione. Ruffiano e dolciastro, ma il bersaglio era altrove. 75/100

 

japan_yoi3Yoichi 15 yo (2011, OB, 45%)

Sarà l’influenza dell’occhio a… mandorla, ma c’è davvero un sacco di frutta secca; cremosissimo. Un biscotto allo zenzero? Peccato che queste espressioni siano destinate a sparire… 86/100

 

Caol Ila Friends of the Classic Malts (2007, OB, 43%)

Annusi un giovane Caol Ila, tipico, calmo: ancora non ti aspetti il disastro del palato: alcolico, acido e sciapo. Amici amici, poi ti rubano la bici. 70/100

Yoichi 20 yo (1988/2008, OB, 55%)

logo-200Yoichi è forse il più famoso marchio giapponese di single malt: quando questo vent’anni (non proprio questo: si era un paio d’anni prima) vinse il premio come miglior whisky del mondo ai World Whisky Awards di Whisky Magazine, tutti aprirono gli occhi sul Giappone. Persino i più rozzi addetti ai lavori dell’industria scozzese, che pensavano che quei signori con gli occhi a mandorla fossero solo bravi a disegnare cartoni animati e a sfruttare i tafferugli tra obesi come pubblico intrattenimento, furono costretti a ricredersi e prendere atto di avere a che fare con dei grandi artigiani nell’ambito del whisky. Assaggiamolo, suvvia.

1N: che gentilezza, alcol morbidissimo. In generale, è sia delicato e discreto che intenso; caramellato e piacevolmente zuccherino, con grandiose note di malto (è leggermente torbato, a impreziosire un profilo già molto complesso). Ci sono poi tabacco, spezie (pepe, chiodi di garofano) e tanta frutta marmellatosa (tarte tatin, lamponi, albicocca) e assai cremosa. Zaffate di quercia. Pare fresco, a suo modo, ma di grande importanza e greve personalità. Tracce tenui di erbe aromatiche (origano e lavanda); ricorda un po’ il profilo umido e ‘cantinoso’ di certi Brora…

P: c’è grande coerenza col naso, fortunatamente: un’affumicatura crescente e avvolgente è accompagnata da molte spezie (ancora pepe, cannella, chiodi di garofano). Di nuovo, quelle sensazioni di ‘malto di una volta’, alla Brora (per dire) e un malto zuccherino molto spinto, fuso con sentori decisi di quercia. A dire il vero non sfaccettatissimo, ma tutto quel che c’è è al top di bontà: deve piacere, ma piace. Caramello, un po’ di frutta in marmellata; un misto non del tutto nitido tra albicocca, frutta rossa e un che di tropicale. Piccantino, con note di zenzero e quasi di tabacco.

F: lungo e con una bella affumicatura profonda e umida; il distillato continua a ‘respirare’ in gola; ancora pepe e ancora un buon malto.

Davvero molto buono: la cura dei particolari e l’attenzione al rispetto della tradizione, tipiche dei giapponesi (alla Yoichi, tanto per intenderci, i forni sono riempiti di carbone e mantenuti in temperatura a mano) hanno fatto centro. Questo whisky, riassaggiato con calma, a noi pare – per ora – il migliore della degustazione, e all’appello mancano solo i due Chichibu di tre anni… Ci stupiranno? Mah; nel frattempo, a questo non possiamo dare meno di 91/100, perché è davvero complesso, intenso e con continue fiammate. Serge è un po’ più cauto e la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: una canzone agghiacciante, ovvero AnekaJapanese boy. Scusa, Giappone, non volevamo.