Springbank 22 yo (1993/2015, Sansibar, 51,8%)

Sansibar è un marchio tedesco che sta appiccicato sulle cose più varie: traendo origine da un ristorante storico a Sylt, sull’isola di Rantum, in Germania, si è espanso fino a coprire capi d’abbigliamento, vini… Insomma, è un piccolo colosso: per fortuna degli appassionati di whisky di tutto il mondo, è da un po’ che Sansibar ha deciso di lanciarsi anche nel mondo degli imbottigliatori indipendenti. Da qualche tempo Max Righi importa il marchio in Italia, e l’ha presentato all’ultimo Spirit of Scotland: chiacchierando con Jens Drewitz, abbiamo ricevuto il caloroso ed entusiastico consiglio di assaggiare il loro Springbank 22 anni… L’abbiamo fatto, e subito dopo non abbiamo potuto esimerci dal portarne a casa un campione: come vedete, non siamo riusciti ad aspettare a lungo per berlo…

Schermata 2016-03-10 alle 23.24.31N: il primo impatto è già devastante, ed è un profilo che trovi solo a Campbeltown. Spiccano fin da subito zaffate di aria di mare, che ti arriva dritta in faccia in un giorno d’inverno; poi punte minerali acute, di gesso, di torba viva, fradicia, mista a sassi, rocce calcaree bagnate da acqua sferzante; una lana bagnata impressionante, ed anche pastelli a cera. C’è anche un lato ‘anticato’, di vestiti inamidati, di fiori secchi (e zuccherini: erica e viole); ha anche una nota metallica che ricorda certi profumi, certi dopobarba di una volta… Tè al bergamotto. Intense, anche se in disparte, le suggestioni vagamente zuccherine (proprio lo zucchero bianco, liquido); pesche bianche. Fantastico…

P: …e fantastico resta anche al palato, mostrando grande coerenza: ci muoviamo in un contesto di assoluta eleganza, pur nella violenza inaudita, spigolosa ed austera, degli elementi: c’è il mare e c’è la terra, la torba, che si scontrano; e volendo, c’è anche il fuoco, che rimane solo perché è spento e lascia un filo di fumo (cenere)… Ma facciamo con calma: tornano le note floreali del naso, con una dolcezza zuccherina che abbinata all’acqua di mare ricorda ancora un vecchio profumo; poi la mineralità, torbosa, acre (ancora amido, ancora lana bagnata) e lievemente metallica. Un pit di pepe.

F: lascia le labbra salate, innanzitutto; di nuovo fiori secchi, poi cenere; terra. Superminerale: un profilo francamente unico.

L’abbiamo appena scritto: è un profilo davvero unico, vi sfidiamo a trovare un malto simile fuori da Campbeltown. È violento, è compatto, è contundente: e ciononostante riesce al contempo a cullare suadente con note floreali, paradossalmente delicate ed eleganti. Chissà se al largo dell’isola di Rantum ci sono delle sirene… Di certo, quelle che Ulisse si ostinava a voler sentire dovevano avere questo odore, questo sapore. 92/100. Grazie infinite a Max e a Jens per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Jimmy Page & Robert Plant – The Battle of Evermore.

Annunci

Glen Scotia 15 yo (1999/2014, Cadenhead’s, 58,7%)

Il Glen Scotia di lunedì ci ha sconfinferato il velopendulo; decidiamo dunque, con gesto forte, di raddoppiare e ci sgargarozziamo un altro Glen Scotia, questa volta di Cadenhead’s – chi è passato al banchetto di Beija Flor all’ultimo festival romano sa che ci era piaciuto, ma adesso è il caso di fare le cose sul serio, con calma e per benino. Si aprano le danze, o meglio: i sample.

Schermata 2015-04-01 alle 12.43.45N: ci ricorda molto quello di Silver Seal… privato però di quell’intensa coltre heavily-sherried, intensamente fruttata. Questa maggiore, relativa nudità lascia emergere una nota minerale torbata e leggermente affumicata molto buona; ed anche una punta sulfurea – ferrosa (polvere da sparo e ruggine) che spicca molto più che nell’altro. Anche clorofilla (tutti annusate clorofilla, vero?). Poi, certo, non manca un aspetto più fruttato e brioscioso: fichi secchi, scorza d’agrume, confetture, brioche.

P: molto Glen Scotia, se la cosa può avere un senso. Rispetto all’altro, certo è meno succoso e più ‘pungente’, ma ha un bel corpo vivo e pulsante di lingue di sapore, di contro al monolite Silver Seal. Abbastanza semplice, se vogliamo, ma particolare e coerente col naso; le stranezze arrivano da un’accentuatissima polvere da sparo / ruggine, abbinata a un’arancia rossa mooolto matura e minerale. Aggiunge poi una sua personalissima rotondità con innesti briosciosi e maltosi davvero azzeccati.

F: medio-lungo, arancia andata e brioscia.

Il naso è meno complesso di quello Silver Seal, il palato però è più spigoloso e sfaccettato, meno imponente; il rapporto è dunque inverso, cambiano gli addendi e le tipologie, ma il distillato GS si rivela ancora in tutta la sua riottosa recalcitrante bislacca peculiarità. 87/100 anche per questo: consigliamo l’assaggio di entrambi, alcuni li troveranno estremi, altri li adoreranno. Noi, intanto, beviamo e godiamo. A venerdì.

Sottofondo musicale consigliato: Chic feat. Nile Rodgers – I’ll be there.