Ledaig 14 yo (1997/2011, High Spirits, 46%)

da whiskynews.it

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I Ledaig sono la versione torbata del whisky prodotto nella Tobermory Distillery; distilleria che negli anni ’80, per dire, era un magazzino di formaggi. Ma tant’è, il luogo è ameno (ci dicono) e se foste interessati a scoprire perché, qui Claudio racconta di una sua visita –  c’è un angolo di Scozia in cui non è mai andato? Oggi assaggiamo un Ledaig del 1997, imbottigliato nel 2011 da High Spirits del grande, grandissimo Nadi Fiori (nella foto accanto, presa dal bel sito di Andrea, è insieme a Silvano Samaroli – e per chi non lo sapesse, Nadi è quello elegante coi baffi – e che baffi!). L’etichetta riprende il porto di Tobermory e i suoi colori; e il colore di questo whisky? Dorato chiaro.

33078N: rispetto al 10 anni ufficiale, il naso è davvero molto, molto simile: gli elementi in gioco sono proprio gli stessi, tra una torba acre e vegetale, stalla, aria di mare, malto, un che di limonoso… L’unica vera differenza è nelle proporzioni, dato che il lato ‘organico’ (cioè appunto torba e i sentori di ‘carne’) riesce un po’ più accentuato, così come le note di plastica fusa sono piuttosto intense. Accanto, però, anche una dolcezza (se qualcuno prova a dirci che “non si sente la dolcezza al naso” gli diamo uno schiaffo: lo sappiamo, ma non ce ne importa niente, ok?) vanigliosa e cerealosa. Tutto è più intenso e l’impressione è che la qualità complessiva degli aromi sia migliore.

P: di nuovo, simile al suo sparring partner, ma certamente ha più grip: l’attacco è aggressivo, sulla carne (estratto di carne, grazie a Maurizio per il suggerimento!), ma poi si aprono un lato dolce intenso e quasi vellutato (vaniglia, soprattutto) e un’affumicatura di gran personalità. Una nota di malto zuccherino, come nel 10 anni, così come una traccia di camomilla lasciata in infusione. C’è pure frutta, e chi se lo aspettava: pera e agrumi (limone).

F: tappetone affumicato (cenere, proprio) ed erba; decisamente dolciastro. Paraffina (e sì, amici che avete attraversato faticosamente i primi anni del millennio: abbiamo in mente proprio il fumo pacco).

Ha un’impronta decisa e marcata, con tutti i crismi ben schierati (da torba a malto…, a differenza dell’altro, che a tratti pareva un po’ sciapo); peccato che, concesso l’onore delle armi, a noi questo profilo, indubbiamente particolare e probabilmente ‘promettente’, con uno sguardo ad invecchiamenti più lunghi, non riesce a entusiasmare. Comunque, 82/100 è il minimo, sia chiaro.

Sottofondo musicale consigliato: Carole KingSo far away.

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3 thoughts on “Ledaig 14 yo (1997/2011, High Spirits, 46%)

  1. Carissimi ragazzi, con questo commento esco allo scoperto e dichiaro d’essere assiduo lettore delle vostre recensioni che mi divertono molto e arrichiscono, intergrandole, le mie personali percezioni e valutazioni. Ho peraltro sempre provato un profondo rispetto per chi come voi si mette in gioco e il fatto che siate anche molto simpatici chiude il cerchio. In questo caso, se posso esprimere un mio parere personale, trovo che vi siate soffermati un pò troppo sulla descrizione di note non positive di composti organici azotati (quelli che normalmente vengono definiti aromi di cereali riferendomi per lo specifico alle sensazioni di carnosità, ragù, maiale ), appartenenti, in verità, più ai whisky di giovane età che a quelli aventi quasi tre lustri d’invecchiamento come questo (peraltro mi sembra già una raggurdevole ètà senza bisogno d’aspettare oltremodo futuri promettenti). Tutto ciò trascurando completamente quello che è uno degli hallmark del Ledaig : la sensazione di chicco di sale che in particolar modo in questo whisky è percepibile sia in olfattiva che in una piacevole chiusura della gustativa. Sono, invece, anch’io convinto che si possa utilizzare il termine di dolcezza anche in olfattiva quale anticipatore d’una conferma gustativa (spesso mi trovo a descrivere al naso un whisky sapido). Infine, e lo dico con incondizionato affetto, col tempo imparerete che un degustatore esperto non ha un profilo aromatico di riferimento. Vi mando un caro saluto.
    pino perrone

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